,
feJP&fc y'r .k v 'i *:
Digitized by v^ooQle
Digitized by
ilHiyil
RAMAYANA
I
T?
O/VMlU tiUC^
Digitized by
Google
LA PRESENTE EDIZIONE SI TROVA DEPOSITATA
ALI A I.1BRERM DEI SIGNORI
BROCKHAUS E AVENARIUS,
IN PARIGI,
VIA RICIIEI.IEt', N° fig.
Digitized by AjOOQle
RAMAYANA
POEMA INDIANO
DI YALMICI
TESTO SANSCRITO SECONDO I CODICI MANOSCRITTI
DELLA SCUOLA GAUDANA
TER
GASPARE GORRESIO
SOCIO DELLA R. ACCADEMIA DELLE SC1ENZE DI TORINO
VOLUME PRIMO
PARIGI
DALLA STAMPERIA REALE
I’lilV AUTORIZZAZIONE DEL GUARDASIGILLl' DI UVANGIA
M DCCC XLIII
Digitized by AjOOQle
Digitized by
Google
A SUA SACRA REAL MAESTA
CARLO ALBERTO
RE DI SARDEGNA, DI CIPRO, DI GERUSALEMME,
ECC. ECC. ECC.
SIRE,
Un mezzo secolo appena addietro, aperla
f India ai commerzj delle genti Europee, s’ in-
cominciarono a scoprire diffusi per le remote
regioni del Gange i grandi e numerosi monu-
Digitized by AaOOQle
menti letterarj d un’ antica e splendida civilta
infino a quell’ ora appena presentiti. L’abbon-
danza, la varieta, e, per quanto da alcuni scarsi
saggj si poteva congetturare, la nobilta e 1’im-
portanza di que’ vetusti monuraenti d un po-
polo, che gia ai tempi della scuola Alessandrina
aveva fama di tanta sapienza, tutto induceva a
presagire, che da quella antica e vasta lettera-
tura dovesse emergere gran luce per una co-
noscenza piu compiuta dell’ antichita e delle
prische tradizioni, per rintracciare 1’avviamento
e il processo dell’ intelligenza umana, per isvel-
lere errori, che le scuole del secolo passato ac-
creditarono con maligno intendimento, per lo
studio intimo insomma della storia dell’ umanita.
Un nobile ardore s’accese immantinente tra gli
Europei : gli studj sanscriti impresi con grande
efficacia ed amore crebbero e si difiusero rapi-
damente per 1’Europa. Dentro pochi anni 1’In-
ghilterra, la Francia, 1’ Allemagna, edaltri paesi
settentrionali ebbero cattedre di lingua e lette-
ratura sanscrita: i nuovi studj trovarono cultori
egregj e valorosi, che li nobilitarono colle loro
opere; e gia i risullati corrisposero in gran parle
all’ espellazione.
Digitized by L^ooQle
A questo movimento degli ingegni europei non
s’ era per anco apertamente associato 1’ impulso
delle intelligenze italiane. Merce ia generosa e
splendida munificenza Vostra, o Sire, 1’ Italia
entra ora degnamente anch’ essa in possesso dei
nuovi studj, dai quali, se molto gia s’ e infino
ad ora ottenuto, molto piii ancora rimane ad ot-
tenersi. Voi, o Sire, incoraggiaste, proteggeste,
secondaste con ogni maniera di sovrano favore
questi miei studj; e piu che ogni altra cosa mi
fu sprone a coltivarli con perseverante lena il
desiderio e la speranza di pur produrre qualche
opera, che potesse riuscire non al tutto indegna
di comparire adorna e superba dell’ illustre ed
augusto Vostro Nome. Or ecco io ofFro e consa-
cro a Voi, Augustissimo Re , insieme col piu
reverente omaggio di venerazione e di ricono-
scenza, questa primiziadi studj faticosi e lunghi,
nata e cresciuta sotto i regali Vostri auspicj, base
d’ un gran monumento, che verro a mano a mano
continuando. E questo, o Sire, sara un nuovo
testimonio di quella regale amplissima Vostra
munificenza verso le lettere, le scienze, e le arti,
la quale celebrano ed ammirano sudditi e stra-
nieri, e per cui d’ opere insigni e durature fu
Digitized by
gia illustrato il Vostro regno; mentre la Vostra
eccelsa mente, o Sire, e il Vostro animo gene-
roso il fanno fiorente d’ opportune leggi e di
provvidi instituti.
Di Vostra sacra real MaestX
Ossequioso, devoto, e riconoscente suddito,
Gaspare GORRESIO.
Parigi, il di i° Gennajo i843.
Digitized by L^ooQle
\
INTRODUZIONE.
b
Digitized by L^ooQLe
Digitized by
INTRODUZIONE.
I soli monumenti di vera epopea antica, primi-
tiva, spontanea, nati di poco lontani dall’ eta, da
cui tolsero tema, colore ed impronta, e venuti a
noi con un nome consecrato dalla tradizione, erano
finora i poemi d’ Omero. D’ alcuni popoli antichi
non rimasero vestigie epiche, o debba ci6 attri-
buirsi all’ offesa del tempo, owero, siccome ei pare
piu probabile, alia loro epica infecondita : d’ altri
pervennero a noi racconti poeteggiati e canti po-
polari, per lo piu separati 1’uno dall’ altro e dis-
gregati; alcuna volta raccolti e riuniti insieme in
un gran corpo , ma con poca elaboratezza, con
leggero e tenue vincolo, cbe 1’ uno all’ altro li ran-
nodi, come si scorge nel Libro dei Re di Firdusi,
o per cbiamarlo con vocabolo proprio,
Ma gli uni piuttosto elementi d’ epopee, che poemi
compiuti, gli altri piu propriamente grandi compi-
lazioni di tradizioni s’ hanno a dire, che vere epo¬
pee : con vocabolo sanscrito le chiamerei jfrT^RTT:
ilihdsi, slorie tradizionali. Ne saprei come meglio
Digitized by L^ooQle
XII
INTRODUZIONE.
discernere tutte queste gradazioni di poemi e
scolpire il mio pensiero, cbe valendomi delle dis-
tinzioni adoperate nell’ India, il paese delle tradi-
zioni e della poesia. Gli Indiani chiamano
achyana un racconto, una leggenda, una tradizione
popolare poeteggiata; adicdvya un’ epopea
antica, primitiva, onde adicdvya e appellato il Ra-
mayana, ed adicdvya si pud pur chiamare la dilogia
epica d’Omero; jfcT^TH itihdsa un gran corpo di tra-
dizioni riunite, quale e nell’ India il Mahabharata,
e piu specialmente ancora nella Persia il Schahna-
meh o Libro dei Re di Firdusi; cdvya ogni
altro poema meno antico, in cui prevalga 1’arte,
o 1’ imitazione.
Un fatto illustre, un’ insolito evento, e la ten-
den za pressoche istintiva del popolo alle finzioni
maravigliose possono facilmente originare canti
popolari; ma piu condizioni essenzialmente si ri-
chieggono, e debbono concorrere alia creazione
d’ un’ epopea primitiva. Conviene cbe una gran
massa di moltiplici tradizioni si sia venuta accu-
mulando in un popolo, alle quali, sebbene alcuna
volta oscurate in parte od alterate, s’ abbia pur
tuttavia fede, e siano come alimento epico alia
mente del vale : cbe l’idioma svincolalo gia dai le-
Digitized by u^ooQle
INTRODUZIONE.
XIII
garni ieratici, e lasciata 1* antica e restia durezza,
corra piu sciolto e libero: che il genio guerriero
ed eroico vi si sia manifestato con tutti i suoi splen-
didi tratti: che qualche grande impresa nazionale
le somministri argomento e materia, dove innestare
le tradizioni patrie piu care alia reminiscenza po-
polare : che 1’ eta sia atta ad ispirarle quella spon¬
taneity, quella freschezza, quell’ alito di gioventu,
che sono le sue doti precipue, e per cui v’ ha un’
epoca nella vita de’ popoli, passata la quale quella
poesia non si puo piu imitare : che la natura, 1’ in¬
dole d’ un popolo sia fortemente temprata al sen-
timento della poesia, all’ amor dell’ ideale prodotti
ed alimentati da tutte quelle circostanze d’ origine,
d’instituzioni, di clima, che sogliono cotanto in-
fluire sul genio delle nazioni. Tutte queste condi-
zioni si trovarono mirabilmente riunite nella stirpe
greca, e dal loro concorso nacquero le due splen-
dide epopee orgoglio della Grecia, meraviglia de’
posteri. II difetto dell’ una o dell’ altra delle condi-
zioni soprammentovate puo essere causa che non
nasca tra un popolo alcuna grande e nazionale
epopea, e che la cronaca o la storia, sottentrando
all’ altrui udicio, prendano a raccogliere e narrare
nudamente quello, che 1’epopea avrebbe niagnifi-
Digitized by L^ooQle
XIV
INTRODUZIONE.
camente abbellito, avvivato del suo spirito, e popo-
lareggiato.
Nulla diro de’ poemi latini. Frutto di tradizioni
e d’ idee attinte in gran parte a straniera sorgente,
parto d’ una civilta invecchiata e d’ una lettera-
tura nata e cresciuta d’ imitazione, tali poemi,
qualunque possa essere il loro merito letterario,
non banno cbe fare coll’ epopea, che chiamo an-
tica, primitiva. II medio evo cosi fecondo di canti
popolari produsse alcune grandi storie poetiche,
che per 1’idea, 1’andamento, per certa ingenuita,
certo candor di narrazione, per forza e vigoria di
descrivere, per fierezza di caratteri vivamente de-
lineati, per 1’ innesto di varie e molteplici tra¬
dizioni, sembrano ritrarre dalla natura dell’ epo¬
pea primitiva, ed hanno con essa qualche aflinita
ed analogia; come le nuove societa, che al medio
evo s’erano venute ritemprando, ricostituendo tra
le invasioni e la commistione de’ popoli, pajono
oflrire sotto l’aspetto, per cosi dire, epico qualche
somiglianza con quelle societa eroiche della Grecia
concitate, ardenti, bellicose, amiche dei rischi e
de’ canti. Ma v’ hanno difierenze notabili, che se-
parano le storie poetiche del medio evo dalF epopea
antica. In questa si scorge una consuonanza d’ ele-
Digitized by
INTRODUZIONE.
xv
menti congeneri, un aggregate di parti connatu-
rali e consenzienti; tutto vi si accorda, vi si lega :
tradizioni, idee, credenze, simboli, miti, ognicosa
ritrae da un eta, da una civil ta, da un popolo senza
commistione d’alcun elemento dissimile. I poemi
del medio evo all’ incontro sembrano partecipare
del disordine dei tempi, in cui nacquero. Come si
mescolavano, si confondevano le nazioni; cosi si
confondevano spesso in quelle storie poetiche le
tradizioni de’ varj popoli conquistatori, di questi
e de’ conquistati. Ne cio solo : ma alle tradizioni
proprie nazionali si trovano frammiste tradizioni
antichissime, oscure, d’ incerta origine , derivate
da tempi e da regioni, di cui si spense perfino la
memoria presso i popoli che le conservarono; e le
ispirazioni del Cristianesimo vi si rinvengono so-
vente associate ai mitici avanzi del politeismo. E
come la forma seguita f idea, non e bisogno di dire
quanto in quelli essa si discosti dalla forma della
vera epopea. Al cbe s’ aggiunga, die rispetlo a
noi non molto lontani ancora dai tempi di quelle
storie poetiche, a noi, cui le reminiscenze di quelle
eta sono ancora presenti al pensiero come memo-
rie, per cosi dire, avite, que’ poemi, qualunque ei
sieno, non possono venir considerati siccome mo-
Digitized by L^ooQle
XVI
INTRODUZIONE.
numenti d’ epopea antica, perche il tempo non v’ ha
ancora disteso sopra quel velo, che drconda di tan la
maesta 1’epopea, ne conferito loro quel prestigio,
che i secoli imprimono alle opere umane.
Splendido e nobile monumento di vera epopea
antica, pervenuto a noi dalla prisca eta de’ poeti
teosofi e mitografi, s’avra quindi innanzi ad aggiun-
gere ai poemi Omerici la grande epopea di Val-
mici, il Ramayana. Tranne quelle differenze, che la
varia natura ed indole de’ popoli debbe di neces¬
sity imprimere in opere cosi fatte, le quali piu
d’ogni altra nevengono schiettamente improntale,
il Ramayana e rispetto all’ India quello, che i poemi
Omerici sono per la Grecia. Effigie non solo dell’
eta in cui nacquero, ma interpreti delle tradizioni
de’ tempi anteriori, il poema di Valmici e quelli
d’ Omero sono amendue monumenti slorici, un
eco fedele d’ eta antiche, grandi quadri, che com-
pendiano l’uno 1’antica Grecia, 1’altro 1’antica
India. Due memorabili imprese nazionali , che si
riscontrano per molte parti, hanno porto a que’
poemi il loro tema cresciuto in vasta mole per ag-
gregazione di moltiplici elementi. Il mito, il sim-
bolo dominano in amendue, compenetrano ogni
loro parte, sono la forma perpetua, che riveste il
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
XVII
pensiero. Essi, come attesta la tradizione, nacquero
a un dipresso alio stesso modo, alia stessa guisa si
conservarono, si propagarono, e vennero finalmente
raccolti ed ordinati. La loro poesia, sebbene disti
tra se di tutto 1’ intervallo, che separa il genio della
Grecia da quello dell’ India, manifesta pur nondi-
meno, siccome poesia d’un’ eta conforme e nata
d’una conforme ispirazione, tratti vivissimi di ras-
somiglianza. La lingua ancli’ essa ha nelle epopee
Omeriche ed in quella diValmici molta conformita,
una certa, direi, comunanza di fisonomia. Nel sans-
crito di Valmici, come nel greco d’Omero, baldezza,
vigoria, ardore, e a un tempo stesso semplicita,
candore, spontaneita : in amendue f imagine, la
pittura nel vocabolo, parole gravide di signilica-
zioni, che rivelano spesso tutto un ordine di cose
e d’ idee, di cui sono esse rimaste segni autorevoli
e fedeli, e un aspetto, un colore di vetusta tutto
loro proprio. Ma non e ora qui mio pensiero en-
trare nelf intima comparazione de’ poemi Omerici
con quello di Valmici. II confronto dei due grandi
epici dell’ antichita avra luogo piu opportuno nelf
Introduzione alia versione italiana del Ramayana,
nella quale mi propongo di svolgerlo piu ampia-
mente insieme con altre idee, che qui mi rimango
I. c
Digitized by
Will
INTRODUZIONE.
dall’ accennare. Perocche io penso, che il rawici-
nare e comparare 1’ uno all’ altro quegli antidii
poemi debba grandemente giovare a meglio di-
diiararne la natura, ed a collocarli nella vera e
propria loro luce. Tale suole essere il risultato fe-
condo delle comparazioni tra opere analoghe del
pensiero : che la mente umana, una nella sua es-
senza, sebbene varia e molteplice nelle sue qualita
acci den tali, suole essere simile a se stessa ovunque
e produrre in parita di circostanze effetti pur pari.
Dali’ epoca Alessandrina in poi i poemi Omerici
sono stati tema di continui e severi studj (sebbene
rimangono tutt’ ora in essi non poclie cose oscure).
Di piii s’ e dibattuto, svolto, chiosato ogni piu pic¬
colo avanzo del pensiero ellenico. La cosa sta ben
altramente rispetto all’ India : la letteratura e la ci-
vilta bramanica sono una manifestazione recente
e non ancora compiuta, una fase dell’ umanita che
1’ intelligenza europea lia posto mano a disvelare,
ma che si nasconde pur tuttavia in gran parte; che
la vita d’un popolo e troppo vasta e complicata
per poter essere compresa e rivelata tutta ad un
tratto. Molti problemi relativi alia letteratura sans-
crita non sono per anco stati tentati; di molti s’e
cercata gia, ma non trovata ancora la soluzione
Digitized by LaOOQle
1NTR0DUZI0NE.
XIX
compiuta, finale; pochi solamente si possono ri-
guardare come dilfinitamente sciolti.
Per quello che s’appartiene al Ramayana, ecco
in breve quel che s’ e fatto. Tra gli anni 1806-181 o,
furono pubblicati a Serampore da Guglielmo Carey
e Josua Marshman in quattro volumi i due primi
libri, ed il principio del terzo del testo sanscrito
con una versioneinglese. Quest’ impressione e dive-
nuta oltremodo rara, di non leggiero dispendio, e
al tutto fuori del comune commercio. Intorno al
merito di quell’ opera io nulla aggiungero al giu-
dizio severo, ma pur giusto porta tone dall’ illustre
Sig. Guglielmo di Schlegel, il quale trovo quel
lavoro fatto senz’ arte alcuna o discernimento di
critica, ridondante di difetti, cattivo in ogni sua
parte *. Vuolsi per altro considerare, che era quello
il primo lavoro che si tentava sul Ramayana, e che si
imprendeva sugli esordj degli studj sanscriti; il che
debbe escusare in parte i suoi molti difetti. Nes-
suna questione relativa al poema venne dagli edi-
tori di Serampore non diro discussa, ma neppur
toccata; le scarse note, che apposero alia versione,
oltrecche cadono sui luoghi men diflicili ed oscuri,
non hanno importanza alcuna per quello che spetta
1 Ramayana , Praf. pag. lxvi.
Digitized by
Gooq
XX
INTRODUZIONE.
alle questioni piu intricate, che nascono da questo
poema. Non ignorarono gli editori di Serampore,
che sussistevano due grandi e principali recensioni
del Ramayana, differenti Tuna dall’ altra, eseguite
da due diverse scuole. I manoscritti sanscriti del Ra¬
mayana rimangono fedeli ciascuno alia propria re-
censione. 11 pensiero piu semplice, piu owio pareva
dover esser quello di attenersi o all’ una o all’ altra,
e quella seguitare e produrre fedelmente. Essi nol
fecero; confusero insieme le due, e scompigliarono,
guastarono tutto. L’ idea semplicissima di fare 1’ una
o f altra recensione base del lavoro non fu messa
in opera che piu tardi, quando vent’ anni dopo il
Ch. Sig. di Schlegel pose mano ad ordinare il testo
sanscrito del poema secondo quella delle due re¬
censioni, che egli, sebbene impropriamente come
si vedra tra poco, appella dei commentatori , e di
cui pubblico tra gli anni 1829-1838 i due primi
libri in sanscrito colla versione latina del primo.
11 lavoro del Sig. di Schlegel porta 1’ impronta di
quell’ acume di critica, di quella profondita di giu-
dizio, di quell’ intimo senso dell’ arte, per cui
venne egli in fama. Ma sarebbe stato conveniente,
poiche egli s’ era proposto di pubblicare la re¬
censione da lui appellata dei commentatori, che
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
xxi
a quella ei si fosse intieramente attenuto, e non
v avesse intrapposte alcune cose tolte alia recen-
sione Bengalica; acciocche la sua impressione rap-
presentasse fedelmente la recensione di quella
scuola, che egli avea impreso a mettere in luce. Se
non che le cose tolte dallo Schlegel agli ordinatori
bengalici sono poche, e non di grande momento;
di modo che la sua impressione si pud considerare
come il testo genuino della recensione da lui detta
dei commentatori; e il solo desiderio che rimane
e, che il lavoro da lui incominciato con si hegli
auspicj possa essere condottoa fine; ondes’abbiano
del Ramayana le due grandi ed autorevoli recen-
sioni, necessarie 1’ una e f altra, come risultera
dalle cose discorse piu sotto, alia piena conoscenza
dell’ epopea indiana. lo pubblico schietta e genui-
na secondo i manoscritti di Parigi e di Londra,
di cui rendero ragione piu. innanzi, la recensione
Bengalica, ossia, per usare un nome piu appro¬
priate, Gaudana l .
Toccando piu sopra della recensione pubblicata
ed illustrata dal Sig. di Schlegel, f appellai, col
nome da lui adoperato, recensione dei commen-
1 Da Gauda, nome della regione centrale della Bengalia, e della
citta capitale di quella regione, dove questa recensione fu fatta.
Digitized by t^ooQle
XXII
INTRODUZIONE.
tatori. Innanzi di procedere piu oltre debbo av-
vertire, che quella appellazione affatto impropria
vuolsi omai abbandonare. Perche, siccome io penso,
non occorse al Sig. di Schlegel di rinvenire nelle
biblioteche di Parigi e di Londra manoscritti della
recensione Gaudana commentati, egli congetturo,
che quella scuola non avesse avuto commentatori,
come ne ebbe 1’altra; onde, per distinguerle, tolse
da essi il titolo e nome di quella, che egli s’ avea
proposto di pubblicare. Trovandomi or son presso
due anni in Londra per compiere e perfezionare
sui manoscritti di cola il testo Gaudano del Ra-
mayana, 1’ egregio ed illustre Sig. Wilson, al cui
nobile ingegno e vastissimo sapere questi studj son
debitori di tan to incremento e splendore, come mi
si dimostro in tutto oltremodo oflicioso e cortese,
cosi mi consegno ad usarne quanto mi bisognasse
un manoscritto stupendo della recensione Gaudana
suo proprio, non ancora veduto da altri, di cui
parlerd a suo luogo. Questo manoscritto porta un
commen to perpetuo di Locanatha, commen to pre-
gevolissimo per esattezza e chiarezza d’ esposizione.
Ne ci6 solo : ma il commentatore ha creduto suo
debito arrecare le opinioni altrui ogniqualvolta
esse differissero dalla propria, e cita quindi per
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE.
XXIII
nome piu altri com mentatori, che lo precedettero,
tutti della recensione Gaudana : tra questi Nara-
yana, Vimalabodha, Sarvagna. II fatto e adunque
provato, che la recensione Gaudana ha avuto i suoi
commentatori, come 1’ altra, e che il titolo di re¬
censione dei commentatori le potrebbe cosi bene
convenire, quanto a quella.
Vuolsi pertanto trovare alia recensione divenuta
anonima un nuovo nome, che meglio la qualifichi.
Se si pervenisse a provare, che essa e stata eseguita
a Benares, si potrebbe allora acconciamente chia-
mare Varanasia, il qual nome risponderebbe a
quello di Gaudana dell’ altra. Ma che ella sia stata
fatta a Benares non e finora che una semplice con-
gettura; onde convent soprassedere all ’ appellarla
dalla citta santa, per non averla forse poi a privar
di nome una seconda volta. Come ei pare potersi
tener per certo che essa fu eseguita nelle regioni
boreali dell’ India, io la distinguero qui col nome
di boreale. E intorno al titolo delle due recensioni
sia omai detto abbastanza. Qui s’affacciano ques-
tioni d’alto rilievo. Ma, stanteche il poema, da cui
elle rampollano, non e ancora universalmente noto,
ne ha ottenuto finora quella fama e quella popo-
larila che gli sono riservate, non sara, credo, fuor
Digitized by
XXIV
INTRODUZIONE.
di proposito tratteggiare rapidamente un sunto dei
due primi libri dell’ epopea, sui quali ha a volgere
raolta parte di questa Introduzione. Chi volesse
seguitar dirittamente il filo del discorso critico,
non ha che a trapassare d’un salto il compendio
che segue.
Sulle sponde della Sarayu si stehde un ampio e
bel paese, che s’ appella dei Cosali. Ivi e situata la
nobil citta d’ Ayodhya, regal sede di Dasaratha
discendente illustre dell’ antichissima stirpe degli
Icsvacuidi. Questi oramai provetto e privo di figli,
i quali perpetuino 1’inclita prosapia ed i funebri
riti, ordina con grande apparato un solenne Asva-
medha o sacrifizio del cavallo, a cui presiede il
venerando Risiasringa figlio di Casyapa, gia abi-
tator delle selve e trattone con arti di seduzione
descritte in un episodio del poema. Sul finir del
sacrifizio s’incingono di quattro portati le tre con-
sorti di Dasaratha, e maturati i parti ne nascono
quattro figli, porzioni della sostanza di Visnu, Ra¬
ma, Bharata, Lacsmana e Satrugna. Tra questi pri-
meggia e risplende il valoroso Rama, gioja ed or-
goglio del padre, delizia delle genti, destinato da
Brahma e dai Devi corrucciati a distruggere il
feroce e tracotante Ravana dominator della rea
Digitized by c^ooQle
INTRODUZIONE.
XXV
semenza dei Racsasi in Lanca (Ceylan). Ed accioc-
che, venuto il tempo della gran contesa, Rama
abbia pronti possentissimi ausiliarj all’ impresa cbe
si matura, i Devi creano una generazione d’esseri
soprannaturali, tremendi, atli a scuotere i giogbi
de’ monti, a squarciar la terra, a concilare l’Oceano,
che usano invece d’aste smisurati troncbi d’alberi
divelti, e invece di projetti grandi brani di rupi
Frattanto, pervenuto appena Rama al suo sedice-
simo anno, giunge alia reggia di Dasaratba Visva-
mitra personaggio venerato e temuto, il quale nato
nella classe dei Csatri o guerrieri s’innalzd con
inaudite austerita alia dignita di brahmano. Visva-
mitra cbiede a Dasaratba cbe gli conceda per breve
tempo Rama, accioccbe ei possa recare ad efletto
un suo sacrifizio, cbe gli viene turbato assidua-
mente dai Racsasi, a cui Rama solo e valevole a
resistere. Dasaratha esterrefatto prega, scongiura
Visvamitra che non gli tolga Rama giovanelto an-
cora ed inesperto alle battaglie, Rama in cui sono
raccolti tutti i suoi afletti, tutte le sue compiacenze,
tutte le sue speranze, Rama senza cui non potrebbe
ei vivere un solo istante. S’oflre egli stesso coll’ in-
1 Tutti questi esseri ridotti a naturali propor/.ioni non sono
altro che schiattc cl’ uomini montani forti ed agguerriti.
i. d
Digitized by L^ooQle
XXVI
1NTR0DUZI0NE.
tiero suo esercito a combattere i Racsasi, purche
non gli venga tolto Rama il suo diletto. Tutto e
indarno : Visvamitra rifiuta ogni offerta, ne vuole
con se altri che Rama; e Visvamitra e tale perso-
naggio a cui non si pud resistere impunemente.
Dasaratha adunque e forzato a concedergli il suo
primogenito, die s’ arma immantinente di tutto
pun to, ed accompagnato dal fratello Lacsmana suo
prediletto si mette in via con Visvamitra. A1 partir
di Rama spira un vento lene e soave, cade dal cielo
una pioggia di fiori, e s’odono per 1’ aria concenti
di timpani e di crotali, e canti e tripudj ; che quell’
andata di Rama e un principio dell’ imminente guer-
ra coi Racsasi. Giunli i tre vialori alia riva australe
della Sarayu,Visvamitra comunica a Rama duescien-
ze arcane, che debbono essergli quali egide protet-
trici; progredendo oltre pervengono essi al romi-
taggio dell’ Amore, di cui Visvamitra narra al gio-
vane guerriero la storia, poi alia selva infeslata dalla
terribil Yacsi Tadaca, in cui e forse figurata per
condensazione mitica qualche genia malvagia, che
infestava que’ luoghi. Di costei racconta Visvamitra
l’origine e i misfatti a Rama, il quale azzuflalosi con
essa 1’ uccide, e riceve allora dal brahmano guer-
riero il dono delle armi misteriose. Giungono essi
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
XXVII
infine all’ eremo perfetto, dove Visvamitra protetto
da Rama contro i Racsasi compie senza ostacoli il
suo sacrifizio. In questo mezzo s’ era sparsa la fama
d’un grande e solenne sacrifizio, che apparecchiava
Ganaca re di Mithila, a cui debbe condursi Visva¬
mitra con • tutti i Muni abitatori dell’ eremo per¬
fetto. Nella reggia di Ganaca si trova depositato
un arco maraviglioso, dono di Siva a Devarata, il
qual arco nessuno ancora e stato valevole a tendere
tra quanti vi si provarono giovani principi, desi-
derosi d’ottenere in isposa la bella Sita figlia di Ga¬
naca destinata a colui che avesse potuto incoccar
la saetta nell’ arco prodigioso. Visvamitra invita
Rama a venirne con lui alia reggia di Ganaca per
veder quivi il celebre arco e tentarne la tesa. Il
giovane guerriero s’awia adunque con Visvamitra
e cogli altri Muni alia volta di Mithila. Qui seguita
una serie di piu capitoli, ne’ quali Visvamitra,
quel saggio che tutto seppe, viene sponendo a Ra¬
ma, durante il viaggio, quante tradizioni storiche,
mitiche, cosmogoniche, geografiche si connettono
ai diversi luoglii che attraversa la schiera viaggia-
trice. Pervenuti alia reggia di Ganaca, e iterate le
liete accoglienze, Satananda maestro dei riti di Ga¬
naca narra a Rama in un lungo episodio tutla la
Digitized by L^ooQle
XXVIII
INTRODUZIONE.
stupenda storia di Visvamitra, affinche ei conosca
a quale grande ed eccelso personaggio egli sia stato
affidato. Ganaca intanto richiesto da Visvamitra or-
dina, die si tragga fuori 1’ arco divino, immenso,
il quale a grande stento e fatica viene quivi portato.
Rama lo solleva, lo tende, e nel tenderlo lo spezza
in due parti. L’ infrangersi dell’ arco rende tale
un suono strepitoso, die ne cadono stramazzati a
terra quanti si trovano spettatori di quella mirabil
prova. A1 giovane domator dell’ arco e dovuta ora
in isposa la bellissima Sita. Celeri messaggj an-
nunziatori dell’ evento sono inviati immantinente
a Dasaratlia, che muove issofatto da Ayodhya alia
volta di Mithila. Quivi accolto con grandissima
festa da Ganaca suo vecchio amico, rivede egli il
diletto suo Rama; e poco stante, sposte dall’ una
parte e dall’ altra le regali genealogie, fatti i doni
nuziali e il sacrifizio ai Mani, si compie il connubio
di Rama con Sita, di Lacsmana con Urmila altra
fanciulla di Ganaca, di Bharata e Satrugna con
Mandavi e Srutacirti figliuole di Cusadhvaga
fratello di Ganaca. Indi a poco si diparte per tor-
narne ad Ayodhya Dasaratlia con Rama e Sita e
tutta 1’ altra sua gente. Nel mezzo del cammino si
scorgono improvvisi per l’aria e sulla terra presagj
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
xxix.
paurosi, prorompe un gran turbine, il cielo s’ ab-
buja; ed ecco ad un tratto apparire un altro Rama
figlio di Gamadagni, gia terror della casta guer-
riera mentrecch’ ei visse, il quale, udito il mirabil
fatto dell’ arco spezzato, sorse a sfidar Rama a bat-
taglia offrendogli a tendere un altr arco dono di
Visnu piu prodigioso ancora del primo. I Devi
s’ assembrano per 1’aria spettatori di quel nuovo
cimento. Tutta la comitiva e muta di stupore e di
paura. Il giovane guerriero scocca dal terribil arco
la saetta, e fuorchiude a Rama Gamadagnio le vie
superne. Il cielo si riserena, i Devi celebrano per
l’aria Rama Dasaratbide ; la schiera si rawia e
giunge ad Ayodhya tra le feste e il giubilo del po-
polo esultante. Poco dopo Bharata ne va invitato
alia reggia d’Asvapati suo avo materno. Quivi ter-
mina il libro primo.
Dasaratha sente omai avvicinarsi il fine de’ lun-
ghi suoi giorni, e delibera di far sagrare Rama
consorte del regno. Quest’ e il suo supremo desi-
derio, conseguito il quale egli si dipartira con ten to
di quaggiu per irsene nel mondo dei Padri. Esplora
la mente del popolo, da cui prorompe unanime
un grido d’assenso, di favore, di gioja. Tuttavia
Dasaratha non e senza arcani timori. Da piu notti
Digitized by L^ooQle
XXX'
INTRODUZIONE.
egli e funestato da sogni spaventosi soliti a presa-
gire sventure ai re; e gli esploratori degli astri gli
annunziano awersa la sua Stella. Fa egli venire a
se in secreto Rama; gli apre i suoi pensieri, i
siioi timori, e 1* esorta a star cauto, a circondarsi
d’ amici fidati, ad aver l’occhio a tutto. Parti to dal
padre Rama si conduce alle secrete stanze della
madre Causalya, e la trova nel Larario domestico
attorniata da Sita, da Lacsmana e da Sumitra sua
genitrice, supplicante fausti gli eventi al caro figlio,
e meditante intenta il sommo Spirito. Quivi ella il
benedice; poi Rama e Sital entrano nel digiuno,
che il maestro dei riti Vasista loro prescrive per la
prossima consecrazione. In questo mentre s’ adorna
a festa la citti d’ Ayodhya; d’ ogni parte s’ inalbe-
rano vessilli, si spargono fiori, s’ ardono profumi;
ogni luogo echeggia di canti e di suoni; d’ ogni
intorno s’ aduna popolo in Ayodhyfi; principi illus-
tri vi sono convenuti; ne d’ altro si ragiona che di
Rama* amore e delizia delle genti. Caiceyi madre
di Bharata, la piu giovane e bella tra le consorti di
Dasaratha, aveva, nel venirne sposa ad Ayodhy^,
condotta con se dalla casa paterna una donna sua
fidata per nome Manthara, gobba e deforme di
corpo, di rea e maligna natura. Costei per ignote
Digitized by t^ooQle
INTR0DUZ10NE.
XXXI
cagioni era mortal nemica a Rama, e dominata da
rea ambizione avrebbe voluto veder Bharata con-
secrato re, perclie ne sperava favore e grandezza
siccome fida e devota a Caiceyi madre di lui. Ve-
duto essa dal! alto della reggia Tapparato festive
d’ Ayodhya per la sagra di Rama, discende imman-
tinente alle stanze di Caiceyi, s’accosta al letto di
lei ancora giacente; ed Oh! esclama, tu te ne stai
senza pensiero, o malaccorta, non sai tu quale im*
menso disastro ti sta sopra ? Dasaratha debbe oggi
far sagrare re Rama. Caiceyi, che amava Rama
quanto Causalya stessa, invece di mostrarsi con-
tristata, si rallegra di quella notizia, e toltosi di
dosso un ricco giojello f oflre come premio del
lieto annunzio a Manthara. Qui sarebbe lungo il
dire con quali arti orribilmente maligne Manthara
abbia intrapreso a sollevare, a travolgere la mente
di Caiceyi. Tutto cio, che puo commuovere, esa-
cerbare, invelenire un animo femminile, tutto fu
detto da Manthara per indurre Caiceyi a rompere
il disegno fatto da Dasaratha di consecrar Rama re.
Questo e certamente uno tra i bei luoghi del poema.
Tanto fece adunque, tanto disse Manthara, che Cai¬
ceyi, sopra cui pesava inoltre la maledizione d’ un
brahmano, rimase come fascinata e deliber6 d im-
Digitized by CjOOQle
XXXII
INTRODUZIONE.
pedire la sagra di Rama. Ma in qual modo venirne
a capo? Manthara ne trova il mezzo bello ed appa-
recchiato. Nella guerra dei Devi e degli Asuri, in
cui combatte pei Devi Dasaratha, venne questi gra-
vemente ferito; talmente che n’ebbe a perdere ogni
senso. Caiceyi, che 1’ aveva seguitato, fu quella cbe
lo salvo in quel caso estremo. Dasaratha riavutosi
tra le braccia di Caiceyi, compreso di riconoscenza
e d’ amore le promise, le giuro solennemente che le
accorderebbe, quandunqu’ ella il richiedesse, due
favori qualunque ei fossero. Or bene, dice Man¬
thara, rammenta ora a Dasaratha il suo giura-
mento, e chiedigli i due favori promessi, 1* uno la
consecrazione di Bliarata a re, 1’ altro 1’ esilio di
Rama nelle selve per quattordici anni; questo
tempo sara bastante perclie Bbarata si consolidi
nel regno. Detto fatto : Caiceyi entra nella camera
degli sdegni, dove usano condursi le consorti re-
gali allorche le stringe qualche grave corruccio,
si stende in squallida veste sulla nuda terra, ed a
Dasaratha accorso a lei per consolarla chiede osti-
nata, senza udire, senza voler altro, i due favori
promessi con giuramento, la consecrazione di Blia-
rata, f esilio di Rama. Dasaratha e stretto come una
vittima al sacrifizio; chiede, implora, scongiura,
Digitized by C^ooQle
INTRODUZIONE.
XXXIU
prosterne nella polvere la sua venerabil canizie; ma
non pud in alcun modo svincolarsi dalf inesorabil
volonta di Caiceyi. Non v ha scampo a quella fatale
sventura. Qui non imprenderd a narrare i lamenti,
i pianti, i gridi di dolore, onde risuona ad un tratto
la reggia di Dasaratha poc anzi si beta, il duolo,
le querele, gli sdegni di tutta Ayodhya, i rimpro-
veri, 1’ ire, le esecrazioni contro Caiceyi, che occu-
pano insieme molta parte di questo libro. Rama
intanto fermo- nel proposto di non voler render
spergiuro il padre, ordinati doni alle persone piu
a lui devote, veste in un con Sita e Lacsmana, a cui
dopo molte preghiere e reiterati rifiuti lia consen-
tito d’ andarne con lui compagni del suo esilio,
veste, dico, gli abiti di penitente e s’ avvia esule
alle selve, lasciando immerse nel dolore ed in un
silenzio di solitudine la citta e la reggia. Qui si
descrive il mesto cammino de’ tre esuli regali. Gran
numero di cittadini voile tener loro dietro; ma
giunto alle rive della Tamasa, Rama non consent!
che il seguitassero piu oltre. Pervenuto alle rive
del Gange accommiata egli pure Sumantra fidato
auriga e bardo insieme di Dasaratha, che per or-
dine del re 1’ aveva condotto sul piu splendido tra
i cocchj regali. Ora i tre giovani esuli Rama, Sita
Digitized by CaOOQle
xxxrv
INTRODUZIONE.
e Lacsmana soli per ignote regioni tragittando fiu-
mi, attraversando foreste pervengono alfine al
monte Citracuta, dove pongono loro dimora. In-
felice Dasaratha! ogni gioja e spenta per lui; un
solo pensiero incessante, acerbo, il pensier di Rama
il persegue, lo strazia, lo strugge. Sul finir d’ una
notte insonne voltosi a Causalya che gli stava ac-
canto cosi le parla : 0 Causalya, se tu vegli, come
vegl’ io, ascolta quali tristi presagj, quali acerbe
memorie mi van per la mente. Nel tempo della mia
prima et&, non t’aveva allora per anco impalmata o
mia diletta, passata la stagione delle pioggie rav-
vivatrici della natura, iva io pieno di baldezza e
d’ esultanza cacciando e scorrendo per le campa-
gne, che irriga colle belle sue acque la Sarayu. Una
notte, stando io appiattato presso le rive del flume
per coglier quivi al varco od elefante od altra belva
venuta a dissetarsi, ascolto improvviso un suono
come d’un vaso che s’ empia; dirizzo a quel suono
la saetta, aggiusto il colpo, la scocco credendomi
ferire una belva : Ahi! son morto, tale e il grido
che mi percuote istantaneo 1’ orecchio; balzo fuori
atterrito, accorro e veggo steso a terra, inondato di
sangue un garzoncello. Era quello il figlio unico
di due vecchj solitarj ciechi amendue. Essi mi ma-
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
XXXV
ledissero : E tu pure, o temerario guerriero, pro-
verai un di che cosa sia il dolore di perdere un figlio
caramente diletto. Oh Causalya! la maledizione
s’e adempiuta. Sento ormai consunto dal dolore
questo frale, i miei occlii non veggon piu lume,
ogni mio senso e distrutto. Oh Rama! oh Rama!
io non ti rivedr6 piu reduce dall’ esilio. E cost la-
mentando Rama si spense Dasaratha, come sparisce
appoco appoco al sopravvenir del giorno la luna.
Qui ululati delle donne, descrizione d’ un regno
privato di re, messaggj inviati a Bharata per ri-
chiamarlo ad Ayodliya, sogno funesto veduto da
Bharata, sua partenza ed arrivo ad Ayodliya. Ivi ei
prorompe in rimproveri acerbi contro Caiceyi sua
madre, attesta con giuramenti la sua innocenza
dell’ esilio del fratello, rifiuta il regno, che gli e
offerto, siccome dovuto a Rama, compie con mesta
solennita i funerali del padre, e si dispone con
tutto 1’ esercito, con Causalya e Sumitra ad andare
al Citracuta per ricondurne Rama e salutarlo re.
S’ apre intanto una larga via per monti e fo-
reste atta a potervi passare con tutta la sua mole
1’ esercito. Questo si mette in cammino condotto
da Bharata; rifa la via medesima percorsa dagli
esuli; e accolto con ospilalila da Bharadvaga, che
Digitized by
XXXVI
INTRODUZIONE.
descrive a Bharata il monte, dove Rama ha posto
sua dimora, e dopo lungo viaggio partitamente
descritto giunge al Citracuta. Meste accoglienze
dei fratelli, annunzio della morte di Dasaratha,
libagione ai Mani, abboccamento di Causalya e
Sumitra con Rama, Sita e Lacsmana. Bharata sa-
luta Rama re, e lo stringe colle piu calde istanze
perch’ ei ritorni in Ayodhya e pigli possesso del
regno. Rama e inflessibile : egli ha impegnata la
sua fede, sente esser suo debito sacro liberar dai
vincoli del giuramento il morto padre, ne lasciera
1’ esilio finche non siano compiuti i quattordici
anni. Consegna egli pertanto in deposito le insegne
regali a Bharata, il quale partitosi da Rama non
ritorna piu in Ayodhya, ma pone sua sede in Nan-
digrama; e quivi regnando in nome del fratello at-
tende il finir dell’ esilio, e 1’ esito degli eventi che
portera con se 1’ awenire. Ivi finisce il libro se-
condo. Tale e il sun to, o per meglio dire, il nudo
scheletro dei due primi libri del poema. Ora e
uopo penetrare addentro in alcune delle gravi
questioni che ne derivano.
Due eruditi scrittori, il cui giudizio e di gran
peso in questi studj, ed autorevole soprattutto nella
questione, in cui entro, i Signori di Schlegel e
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE.
XXXVII
Lassen hanno portato sulla recensione Gaudana del
Ramayana due giudizj in parte consenzienti, in
parte dissimili. II Sig. di Schlegel 1 concedendo
bensi che la scuola Gaudana ha potuto attingere
da speciali documenti antichi molte cose sue pro-
prie, le quali si debbono apprezzare, awegnache
differiscano dalla recensione boreale, venuto ad ar-
recar le ragioni per cui egli scelse questa, cost dis-
corre : « Molti e gravi argomenti mi persuadono che
«la recensione dei commentatori ha conservato
«piu fedelmente il primitivo e genuino aspetto del
«poema; che la Gaudana all’ incontro, lasciate le
«vestigie della veneranda antichita, molte cose ha
«per proprio arbitrio innovate coll’ intendimento
«di accommodare all’ uso dell’ eta sua la omai vieta
* locuzion del poeta 2 .» E piu sotto : «Veggo che
«i Gaudani han voluto talvolta tor via una certa
«scahrosita di favella, vocaboli vieti, costruzioni
«slegate, inline alcune licenze epiche, per cagion
«d’ esempio 1’ omission dell’ aumento al passato im-
«perfetto, la forma invece di nei gerundj dei
«verbi semplici; 1’ uso delle quali licenze e legitti-
« mato dal codice di Manu. Vollero eziandio prowe-
1 Praef. pag. lii.
2 Praef. pag. xxm.
Digitized by L^ooQle
xxxviii INTRODUZIONE.
«dere alia chiarezza ; tantoche non di rado nei
«luoghi piu diificili il testoGaudano puo essere util-
«mente adoperato invece di chiosa. Confesso tutta-
«via, che ben non comprendo qual utile abbiano
«essi creduto fare mutando; e penso nessun’ altra
«cagione averli indotti, fuorche la vaghezza d’ in-
«novare'.» A questo giudizio del Sig. di Schlegel
pienamente assente il Sig. Lassen. Ma esso va piu
oltre ancora, e scrive 2 : esser egli propenso a cre¬
dere che i Gaudani non ebbero sott’ occhio che
la recensione boreale, nulla ricavarono da fonti
proprie ed originali: di die arreca come prova il
non trovarsi, dice egli, nella recensione Gauda-
na cosa alcuna che le appartenga come propria,
il seguitare che ella fa passo a passo la recensione
boreale, cangiando solo qua e la vocaboli in cose
di nessun momento, scrivendo per caso d’ esempio
UrTST 5 3Jr3T invece di rTFT di-dH ^Tc^T, o mu¬
tando in altra simil guisa. In alcuni luoghi, pro¬
segue il Lassen, la recensione Gaudana differisce
bensi alquanto piu sostanzialmente dall’ altra; ma
queste differenze, se non consistono che nelT omet-
1 Prcef. pag. li.
2 Zeitschrift fur die Kunde des Morgenlandes, dritten Bandes,
zweites Heft; Gottingen, i84o.
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE.
XXXIX
tere e raccorciare, facilmente si spiegano per se
stesse; se nascono dall’ accrescere ed allungare,
debbonsi attribuire all’ intenzione manifesta dei
Gaudani di voler mutare il testo boreale, a quella
guisa che il grammatico bengalico Vopadeva voile
mutando introdurre tutta una nuova nomenclatura
grammaticale. Se una particolare tradizione orale
del poema fosse stata base alia recensione Gaudana,
questa sarebbe riuscita intieramente diversa dalla
boreale; d’ altronde quello che si sa della storia della
Bengalia mostra inverosimile, cbe possa essersi
quivi conservata una tradizione propria originale
del Ramayana, indipendente dall’ altra. La recen¬
sione Gaudana, afferma egli, e posteriore alia bo¬
reale, e gli indizj di questa posteriorita, come quello
del ringiovanir la lingua, accennano un’ eta cosi
recente, cbe pare incredibile possa essersi inlino a
quell’ ora mantenuta nella Bengalia 1’ anlica rapso-
dia. E conchiude dicendo, cbe quale possa essere
stata 1’origine della recensione Gaudana, egli crede
la boreale esser quella, che ha conservato e traman-
dato il testo piu antico del poema.
Il parere di due scrittori cosi versati in questi
studj, e internatisi per lungo lavoro nell’ intima
conoscenza del poema, tennelungamente sospeso il
Digitized by LaOOQle
XL
INTRODUZIONE.
mio giudizio sulla questione delle due recensioni.
Egli d vero, che quella sentenza mi parvefin sulle
prime ripugnante alia natura dell’ epopea antica.
Tuttavia, non volendo ne avere senza salde ragioni
un’ opinione mia propria differente da quella di
due si chiari maestri, ne anche assentir loro senz’
altra ricerca pel solo peso della loro autorita, tolsi
ad esaminare colla piix intenta cura il testo delle
due recensioni, cercai supplire all’ uopo con indu-
zioni logiche al difetto di dati positivi, solo mezzo
di pervenire a qualche buon risultato negli studj
dell’ India awolti ancora in molta oscurita ed in-
certezza, e riuscii ad un giudizio al tutto contrario
a quello dei Signori di Schlegel e Lassen. II mio
giudizio e : che la recensione Gaudana non pud es-
sere in nessun modo nata d’una rimutazione, d’un
rifacimento della boreale; che essa e al tutto indi-
pendente da quella, non rilavorata, rimpastata, ma
originale, autentica, e degna di fede quanto 1’ altra;
che ella attinse da sorgenti sue proprie, schiette, ed
autorevoli, quanto quelle della boreale, e rappre-
senta fedelmente un’ altra tradizione del poema;
che nulla muto per vaghezza d’ innovare, ma s’ at-
tenne religiosamente a quella tradizione epica, che
presead ordinare, tramandandola quale la raccolse;
Digitized by t^ooQle
INTR0DUZ10NE.
XLl
che amendue le recensioni vogliono essere pubbli-
cate col sincero rispettivo loro testo, afiinche il
Ramayana sia messo in piena e perfetta luce; ne
potersi dire assolutamente, che 1’ una meriti la pre-
ferenza sopra 1’ altra; sebbene si possa con tutta
verita affermare, che la recensione Gaudana ha
sopra la boreale il vantaggio d’ una migliore esecu-
zione : onde la forma del poema ne risulta piu per¬
fetta, senzacche pero punto ne venga alterato il
nativo suo aspetto. Aperto cosi il mio giudizio sul
proposito delle due recensioni, entro arditamente
nel mezzo della questione per isvolgerla in ogni
sua parte.
Tra le cose messe innanzi in favore della recen¬
sione boreale, alcune sono al tutto insussistenti e
vane, non sostenute da veruna pur leggerissima
prova; tantoclie si potrebbe con egual fondamento
oppor loro asserzioni onninamente contrarie. Si af-
ferma, che la recensione boreale debb’ essere piu
antica della Gaudana; ma quali ragioni se ne arre-
cano? Nessuna a flat to. Come si puo asserire cosi
recisamente, che 1’ una sia piu antica delf altra,
quando s ignora feta d’amendue? Sebbene qui non
ista il punto essenziale della controversia; e quand’
anche si pervenisse a provare che la recensione bo-
>• ./
Digitized by
Xl.ll
INTRODUZIONE.
reale sia piii antica della Gaudana, non si sarebbe
ottenuto un gran risultato in favore d’essa. Quello,
cbe maggiormente importa nella presente discus-
sione, non e gia l’eta piu o men remota della recen-
sione Gaudana, ma l’indagare e chiarire, se ella de-
rivi da fonti originarie sue proprie, autorevoli ed
autentidie; e quando questo, come spero, venga a
risultare dalle cose, cbe ne andro a mano a mano
ragionando, l’anticliita della recensione potrebbe
essere un argomento di pin in favor della sua au-
torita; ma questa non nasce, e non dipende da
qnella. Se i poemi d’Omero, invece d’ essere stati
raccolti ed ordinali all’ eta di Pisistrato o del fi-
glio Ipparco, non fossero stati recensiti cbe alcun
tempo dopo, verrebbero essi per cio ad avere
minore autorita di quella cbe hanno, ove le fonti
originarie della recensione apparissero sincere,
consecrate dalla tradizione, ed autentiche? Senza
alcun fondamento eziandio, anzi contrariamente al
vero si aflerma, cbe la recensione boreale meglio
ritrae il primitivo e genuino aspetto del Ramayana.
Se io chieggo quali siano gli indizj , per cui si
conosce cbe un monumento epico conserva il suo
primiero e inalterato aspetto, mi si dira : essere un
tenore semplice ed uniforme di poesia, i concetti,
Digitized by Google
1NTR0DUZI0NE.
XLItl
le imagini, i pensieri conformi e impronlati dello
stesso colore, dello stesso spirito d’ antichita, la
naturalezza, il candore, la spontaneita dello stile,
il frequente ritorno cbe fa il pensiero alle stesse
idee ed agli stessi vocaboli, il medesimo ordine
d’idee die domina per tutto il poema, lo stesso
alito che tutto il compendia, nessuna traccia d’es-
senzial inulamento o d’innovazione.Ora tutti quesli
indizj si discoprono manifesti nella recensione Gau-
dana, ond’ io dico, che la fisonomia del poema e
conservata in essa cost schietta e genuina, che
nulla piu. Accennero poi a suo luogo, come si tro-
vino nella recensione boreale alcune cose, cbe pos-
sono generare legitlimi dubbj sulla sua costante
schiettezza e sincerita.
Vengo ora ad un altro genere d’ asserzioni contro
Tauten ticita della recensione Gaudana non.piii so-
lamente vane od arriscbiate, ma apertamenle er-
ronee. La recensione Gaudana, dice il Lassen, nulla
ha, che le appartenga come proprio: una particolar
tradizione orale del poema avrebbe prodotto una
continua, intiera diflerenza nella recensione; ma
cio non addivenne: i Gaudani premono costante-
inente le orme dei boreali, contenti al mutar qua
e la alcuni vocaboli in cose di nessun rilievo; da cio
Digitized by
XI.IV
INTRODUZIONE.
conseguita, che essi non han fatto altro che variare,
ritoccandola, la boreal recensione. Certamente la
scuola Gaudana raccogliendo fedelmente una spe-
ciale autorevole tradizione del Ramayana non ha
mutato, ne poteva mutare fintiero aspetto o la
natura del poema. Ove cid fosse awenuto, la cosa
si ridurrebbe non piii a provare che f una e Y altra
scuola ha seguitato due tradizioni dilferenti, ma
autorevoli amendue e degne di fede; bensi a ri-
cercare quale delle due sia la vera, quale la falsa :
giacclie di due tradizioni alfatto diverse, una sola
potrebbe essere riputata sincera. La recensione
uscita da quella tradizione, che la scuola Gaudana
raccolse, e, come doveva esserlo, quanto all’ es-
senza consenziente colla boreale: il che prova ad un
tempo la sincerita dei fonti a cui attinse, e che
ella non mutava per talento d’ innovare. Ma tutte
quelle dilferenze, che si possono trovare tra due
tradizioni originali d’ uno stesso poema tramandato
oralmente e raccolto da due diverse scuole, tutte
le dilferenze, di cui egli e suscettivo senza venire
sostanzialmente alterato, senza essere trasmutato
in altro e perdere la sua propria natura, tutte
queste dilferenze si ritrovano tra le due recensioni,
e provano, che elle non sono nate f una dalf altra;
Digitized by L^ooQle
1ISTR0DUZI0NE.
XLV
rna die originali amendue ed indipendenti, rap-
presentano esse due tradizioni diverse del poema.
In generale ogniqualvolta le due recensioni dicono
le stesse cose, le esprimono pure nello stesso modo;
e solamente allora e differente la locuzione, la
forma, quando differisce o in tutto o in qualche
gradazione il pensiero: il che e nuovo indizio, che
i Gaudani non eran mossi dalla voglia d’ inno-
vare, ma seguitavano fedelmente la tradizione, che
avevano preso a raccogliere ed ordinare, consen-
tendo colla recensione boreale ogniqualvolta la loro
tradizione consentiva con essa, allontanandosene
quand’ ella se ne allontanava.
Ma qui e necessario che io entri ne’ particolari
e metta in rilievo le differenze, che corrono tra le
due recensioni, acciocche si vegga, se elle siano
tali da provare apertamente, che la recensione Gau-
dana non puo in nessun modo essere nata dalla
boreale, ma bensi derivare essa da una particolare
sorgente tradizionale del Ramayana. Sceglier6 al-
cune piu notabili differenze nei due primi libri
delle due recensioni; perche trovandosi ora questi
pubblicati schiettamente nel rispettivo loro testo, i
boreali dal Ch. Sig. di Schlegel, i Gaudani dallo
scrittor di queste pagine, potra facilmente ciascuno
Digitized by t^ooQle
XLVI
INTRODUZIONE.
riscontrare i luoghi citati. Non toccher6 delle dif-
ferenze, che s’incontrano nei capitoli, i quali ser-
vono come d’ introduzione al poema, e sono opera
dei diaschevasti; ne del capitolo detto Anucrama-
nica ossia serie delle cose, opera dei diaschevasti
esso pure, che manca nella recensione boreale, e
si trova nella Gaudana ad esempio del Mahabha-
rata, quale guarentigia, sebbene non sicurissima,
dell’ integrita del poema, a un dipresso come in
certi libri cinesi il novero dei caratteri, di cui si com-
pongono; e vengo alle differenze, che occorrono
nel corpo stesso del poema, non certo per notarle
tutte, ma per indicarne solo alcune piu principali.
Libro I. — II capitolo ix, intitolato Episodio di
Risyasrimja, dove sono narrate le arti e le seduzioni
messe in opera per trar fuori della selva il romito
Risyasringa, e di gran lunga piu copioso e lussureg-
giante di poesia nella recensione Gaudana, che nell’
altra sua sorella. Il Sig. di Schlegel, cui consenle
il Sig. Lassen, giudica che quell’ episodio e stato
altera to dalla scuola boreale, e che ei conserva
per conseguenza nella Gaudana la forma, che pare
essere la piu antica e sincera. Or se e cosi, convien
dire che i Gaudani 1’ ban ricavato da una fonte
Digitized by LaOOQle
INTRODUZIONE.
XLVIl
originaria loro propria, alia quale essi attinsero. La
diflerenza, che occorre in questo capitolo tra le due
recensioni, disparve quasi affatto dalf impressione
Schlegeliana, perche egli, trovato qui, come lo e in
pin altri luoglii, il testo Gaudano migliore, 1’ ante-
pose all’ altro.
Variano grandemente le due recensioni al capi¬
tolo xiii, dove si descrive il solenne sacrificio equino,
1’ Asvamedha. La recensione boreale contiene piu
riti e particolarita, di cui non e fatta menzione nella
Gaudana; all’ incontro alcune cerimonie, alcuni usi
si trovano in questa, che mancano in quella. 11
Sig. di Schlegel in una nota a questo luogo 1 scrive,
che questo capitolo e stato dai Gaudani sconcia-
mente guastato. Concorde al suo modo di vedere il
Sig. Lassen 2 dice, che da questa differenza appare
manifesto, che la recensione Gaudana ebbe origine
in una tarda eta, allor che molti riti dell’antico
culto erano andati in disuso e divenuti inintelli-
gibili. Io credo mol to piu probabile, che questa dif¬
ferenza derivi dai dilferenti rituali Vedici, secondo
cui fu descritto f Asvamedha : il che allora si potra
chiarire, quando tutto il complesso de’Vedi sara ve-
1 Ramayana voluminis primi pars altera, pag. 59.
2 Zeitschrift fur die Kunde, etc. 1 . c.
Digitized by CjOOQle
XLVIU
1NTR0DUZI0NE.
nuto in luce. II Colebrooke 1 arreca esempj di piu
formalita e riti nuziali tra di se different!, secondo
i differenti rituali Vedici, ma tutti legittimi e san-
citi dad’ uso, adoperati dai seguitatori di questo
o di quel Veda alia celebrazion del connubio solito
adempiersi nell’India con formole cost delicate ad
un tempo e sublimi: perche non potranno eziandio
trovarsi nei Vedi rituali differenti pei sacrifizj? Dell’
Asvamedha e de’ suoi riti e parlato nel bianco e nel
nero Yagurveda, ed il Colebrooke 2 afferma, cbe il
nero Yagurveda e piu copioso di Mantri od inni,
che il bianco : non potrebbero trovarsi altresi nelle
rispettive loro parti precettive due descrizioni dell’
Asvamedha, 1’ una piu abbondante di riti e di partico-
larita, 1’ altra meno, e le differenze delle due recen-
sioni esser nate dall’ aver esse seguitato due differenti
autorit^i Vediche? V’ aveano forse nell’ Asvamedha
due sorta di riti, gli uni necessarj, gli altri liberi;
a quella guisa, cbe secondo le dottrine indiane,
v aveano tra le espiazioni le soprabbondanti e li-
bereq?f, e le necessarie, e queste o speciali^lfHfHcR
1 Miscellaneous essays , vol. I. On the religions Ceremonies of the
Hindus .
2 Loc. cit. On the Vedas , or sacred writings of the Hindus ,
paff. I ' 1 -
Digitized by kjOOQle
INTRODUZIONE.
XLIX
per le particolari colpe, o perpetue fsrai per es-
piare, non foss’ altro, la vita L La recensione Gau-
dana adunque potrebbe aver omessi i riti soprab-
bondevoli e liberi dell’ Asvamedha, la boreale averli
minutamente descritti. Aggiungerd, che dalla so-
prabbondanza dei riti e delle particolarita parmi
non si possa giustamente inferire, che la descrizione
dell’ Asvamedha, quale si trova nella recensione
boreale, sia piu antica e sincera; cbe anzi se ne
potrebbe forse conchiudere il contrario. Quel so-
praccarico di riti e particolarita potrebbe ben
essere opera del soverchiante Brahmanismo, cbe
le veniva moltiplicando a bello studio. Ma tutte
queste cose allora soltanto potranno esser cbiarite
ed accertate, quando sara uscito in luce tutto
il corpo de’ Vedi. Se il Mahabharata al capo dell’
Asvamedha iJIHJvlfclchiH si fosse steso in piu ampia
descrizione del sacrilicio equino di Marutta,dal suo
attenersi alia recensione Gaudana o alia boreale,
ovvero dal suo differire da amendue si sarebbe certo
potuto derivare all’ uopo qualche legittima conget-
1 D’ esse parla Cullucabhatta nel commento alio sloco 53 del
lib. xi del codice di Manu :
■df^rtotiHrl) fdrd JTRT^IW
Debbesi adunque far perpetua espiazione a fin di purificarsi.
<J
Digitized by
l INTRODUZIONE.
tura; ma 1’ Asvamedha di Marutta e descritto nel
Mahabharata in soli cinque slochi:
HNIKJdHmilHI: I
H PfTOFfl ll c 3 II
^rrfrrr Hnwifir Fr^rar : 1
^7 (feMfl l tf Hr^U^II
^T^FT : g^T^nT57rR ^ H: I
7T7T: ^nrrfsT MhfWl fqa jflP T RH l fa ^ llRfll
^=m5=hdi(i afat tfwr jt fay?! i
<T tmtfr S qwdTfl ^ ^ II do||
^rsfTr*TT f dffeld^qfeid t ufd : I
snjrT: aif: UdmirM<TfatT: IId\II
Egli (Marutta) pio, forte al par di cento elefanti, e qual
altro Visnu presente, avendo a compiere il sacrifizio solenne,
ordin6 che s apparecchiassero innumerevoli aurei vasi splen-
didissimi, e condottosi al monte Meru sul fianco settentrio-
nale delf Himalaya, quivi sacrifice dentro spazioso aurato
ricinto. Sacri bracieri e vasellamenti e tegghie e seggi, di cui
non potrebbe dirsi il novero, apprestarono gli orafi. Pro-
pinqua al re fu disposla 1* area sacrificale : ove il pio re Ma¬
rutta signor della terra adempie conforme ai riti il sacrifizio
insieme con tutti i rettor delle genti congregati l .
Tra le difFerenze, che occorrono alcapitolo xix,
intitolato Nascita dei Dasarathidi, e essenziale e no-
1 Mahabharata, vol. IV, mucjllffe rerosr, sloco 87 e seg.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
Ll
tevole quella, che nella recensione Gaudana non si
trova descritto 1’ oroscopo, che sovrastette alia nas-
cita di Rama e de’ suoi tre fratelli, il quale oroscopo
e minutamente particolareggiato nella recensione
boreale, e fattavi espressa menzione dei segni zo-
diacali. M’ occorrerci piu sotto d’ aver a tornare su
questa particolaritii, perche si lega alia questione
cost vivamente agitata di fresco sulf origine ed
antichiUt del zodiaco. Pare al Sig. di Scldegel *,
che il non trovarsi nei Gaudani 1’ oroscopo di Rama
nuoccia alia convenevolezza ed all’ intelligenza di
quello, che si trova piu innanzi 1 2 e nella recensione
Gaudana e nella boreale a proposito della conse-
crazione di Rama al regno, per la quale Dasaratha
sceglie come favorevole e propizio quel giorno del
mese Caitro, in cui la luna entra nell’ asterismo
Puscio. Ma quello, che ivi e detto rispetto al punto
del cielo favorevole per la consecrazione, non ha
bisogno alfatto dell’ oroscopo natale, allinche ei
possa essere conveniente ed opportuno. Dasaratha
volendo associar Rama al regno e farlo sagrare,
1 liamayana voluminis primi pars altera. Excursus ad lib. II,
cap. iv, 20, pag. 2&8.
2 Libro II, capitolo intitolato , terzo della re¬
censione Gaudana, sloco 19; quarto della boreale, sloco 20.
Digitized by ejOOQle
MI
INTRODUZIONE.
elegge per quell’ atto solenne 1’ aspetto celeste, che,
secondo le ragioni astrologiche, gli pare piu propi-
zio. Nulla qui veggo, che non sia appropriato, o che
abbisogni di cose precedenti per essere inteso. Qui
almeno i riguardi astrologici hanno qualche fonda-
mento; poiche si tratta di eleggere tale aspetto ce¬
leste piuttosto che tale altro: laddove la descrizione
dell’ ascendente natale e affatto oziosa e superflua.
Al capitolo xxviii della recensione boreale, xxix
della Gaudana, detto Morte di Tadaca, molte parti-
colarita, molte meraviglie intorno al combatti-
mento di Rama colla terribil Yacsi trovansi nella
recensione boreale, di cui non e fatta menzione
nella Gaudana; per cagion d’ esempio, il turbine di
polvere da lei suscitato, la pioggia lapidea fatta
cader sopra Rama e Lacsmana, lo sparire improv-
visa per forza d’ arte magica, ed altri tali suoi pres-
tigj. Nella recensione Gaudana quel combattimento
e descritto in modo piu prossimo alia realta, a
quella guisa che alcuni combattimenti dell’ Odis-
sea; nella boreale predomina il maraviglioso, 1’ im-
maginario, come in alcune tenzoni dell’ Ariosto.
Nel capitolo xxxi della recensione boreale, intito-
lato Dimora nell’ eremo perfetto, leggesi senza vincolo
alcuno, che la leghi al contesto, anzi a dispelto
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE. uu
d’ esso, la descrizione in sedici versi d’ una incar-
nazione di Visnu in mendico fatta a richiesta di
Casyapa. Questo luogo svela un panteismo Visnui-
tico assai sospetto, analogo a quello del Bhagava-
dgita, del quale non credo avervi traccia in tutto il
Ramayana. Uno di questi versi dice :
gTtfrrre Mig TT fa TTVff I
Nel tuo corpo, o Signore, discerno tutto intiero quest’ uni-
verso.
Quest’ e puro Bhagavadgita. I Gaudani nulla
hanno di tutto cid al loro capitolo xxxn, die cor-
risponde al xxxi dei boreali.
Dopo lo sloco 19 del capitolo xxxvi della recen-
sione Gaudana, xxxv della boreale, intitolato Lodi
della stirpe di Visvamitra, seguitano in questa otto
versi di poca o nessuna importanza, i quali non si
trovano nella recensione Gaudana. Essa termina il
capitolo alio sloco 19 con quella stupenda descri¬
zione della notte sopravvenuta.
Differiscono le due recensioni al capitolo xliv
della boreale, xlv della Gaudana, che ha per titolo
Discesa del Gauge. I Gaudani, allorche Siva apre
attraverso le ciocche della sua chioma un’ uscita
alle acque, ne fanno discendere il solo Gange; i bo¬
reali ne fanno uscire sette fiumi, eccettuatine il
Digitized by
LIV
INTRODUZIONE.
Gange e 1 * Indo, tutti forse favolosi, guastando 1 ’ u-
nita e 1’ insieme di questo capitolo splendido di
maravigliosa poesia. Inoltre ne’ boreali il Gange
viene inghiottito e quindi rigittato fuori dal Muni
Gahnu : il che mira a render ragione d’ uno dei
molti nomi del Gange, quello di G&hnavi. I Gau-
dani nulla hanno di questo mito. Molte imagini
descrittive del Gange corrente dietro al carro di
Bhagiratha si leggono nella recensione Gaudana,
che mancano nella boreale.
Variano grandemente le due recensioni al capi¬
tolo xlv della boreale, xlvi della Gaudana, intito-
lato Origine dell’ ambrosia. Nella boreale il veleno
e vomitato fuori dalle bocclie del tormentato ser-
pente Vasuce, ed inghiottito da Siva condescen-
dente alle parole di Visnu. Poi, dal lungo esser
scosso per diguazzar 1 ’ Oceano e fame emerger Y am¬
brosia , si sprofonda nel mare il monte Mandaro :
di che turbati i Devi pregano Visnu di volerlo es-
trarre; ond’ egli, presa forma di testuggine, solleva
il monte col dorso. Nulla di tutto questo v ha nella
Gaudana. In essa il veleno emerge dalf Oceano agi¬
tato, non e vomitato da Vasuce; non 1 ’inghiotte
Siva, ma lo beono i Naghi o serpenti: e cid e nar-
rato in due soli versi. Sul finir di questo stesso
Digitized by VjOOQle
INTRODUZIONE.
LV
capitolo, nata contesa tra i Ditidi e gli Aditidi dis-
putantisi 1 ’ambrosia, i Gaudani narrano semplice-
mente, che gli Aditidi vinsero, e che Indra loro
duce ottenne per quella vittoria la suprema domi-
nazione. I boreali fanno qui di nuovo intervenire
Visnu, che rapisce 1 ’ ambrosia colla sua fallace
Maya od illusione MPTlMltSIW La qual
menzione della Maya, dell’ illusione di Visnu, no-
terd qui ancora come sospetta e tutta Puranica. Di
questa Maya o illusione Visnuviana e parlato nel
Bliagavata Purana:
FftHT f^cT:
Narraci , o saggio solitario, le belle istorie delle incarna-
zioni di Visnu, il supremo Signore, che liberamente adopera
tali gioclii per mezzo della propria Maya (illusione) 2 .
La Maya di Visnu ha conveniente luogo nel Bha-
gavata Purana; ma dubito, cli’ ella sia legittima nel
Ramayana.
A 1 capitolo xlvi della recensione boreale, xlvii
della Gaudana , intitolato Squarciatura del feto di
Diti, secondo i diaschevasti boreali Indra fa sole
sette parti del feto di Diti; secondo i Gaudani lo
1 Sloco 47.
2 Bhdgavala Purana , par M. E. Burnouf, liv. I, chap, i, si. 18.
Digitized by t^ooQle
LVI
INTRODUZIONE.
scinde in quaranta nove. Da queste parti del feto
dilacerato sono originati i vend, i quali dovranno
seguitar Indra figurato qui quale Divinita atmosfe-
rica, siccome in piu inni Vedici e rappresentato ora
qual Divinity cosmogonica, ora guerriera. Dalla
differenza di questo capitolo nasce quella del capi-
tolo che segue, rispetto all’ assegnare ai Marud o
vend le pardcolari loro sedi atmosferiche. La divi-
sione dei venti in quaranta nove e pur descritta
nel Visnu Purana \ ed il Ch. Sig. Wilson scrive in
una nota a questo luogo, che essa si trova in tutti
i Purani, ne’ quali 6 narrata la progenie di Casyapa.
11 capitolo lxiv della Gaudana, lxii della bo-
reale, intitolato Sacrifizio d’ Ambarisa, varia nelle
due recensioni e pel modo d’ esposizione, e per
alcune pardcolari ta. I boreali, per cagion d’ esem-
pio, fanno menzione di due Mantri o preci, 1 ’ uno
ad Indra, 1 ’ altro a Visnu, insegnati da Visvamitra
a Sunasepa, aflinche questi col recitarli nell’ atto
del sacrifizio ottenesse d’ esser liberato dal venire
offerto come vitdma. I Gaudani parlano solamente
d’un Mantra od inno ad Indra; di Visnu non fan
menzione. Ei sembra, che i boreali abbiano per
Visnu una particolar predilezione.
1 The Vishnu Parana, by H. H. Wilson, pag. i 52 .
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE.
LVIl
11 capitolo lxvh della recensione Gaudana, inti-
tolato Elevazione di Visvamilra alia dignitd. di Brah-
mano, differisce in piu cose dal capitolo lxv della
boreale corrispondente a quello. Noter6 questa sola
differenza. Nella boreale 6 narrato, che Indra si
present6 in sembianza di brahmano a Visvamitra
per tentarlo, chiedendogli il parco cibo, che quegli
s’ avea appareccbiato : di questa particolarita non
occorre menzione nei Gaudani, come n6 anchedel
timore, in cui entrarono i Devi, che se Brahma
ricusasse piu lungamente a Visvamitra la dignita di
brahmano, non fosse per nascere tutta una gene-
razione d’ uomini atea.
Nel capitolo lxx della recensione boreale, lxxii
della Gaudana, che s’ intitola Dimanda delle donzelle
in ispose, Vasista Purohito ossia maestro dei riti di
Dasaratha espone, secondo il costume indiano nei
connubj regali, la serie genealogica dei re d’ Ayo-
dhya all’ occorrenza del matrimonio di Rama. I dia-
schevasti boreali,giunti a Sagara uno degli antenati
di Rama, hanno una lunga leggenda intorno ad
esso, che tutta volge sul nome, che egli ha comune
col veleno : sagara significa veleno in sanscrito.
Questa leggenda, che che nepaja al Sig. di Schle-
gel, e qui affatto inopportuna e cerlamente intrusa.
I. h
Digitized by VjOOQle
XVIII
INTRODUZIONE.
Cosiffatte esposizioni genealogiche usano enume-
rare i soli nomi dei re con qualche epiteto di lode,
per dimostrare 1’ antichita e la nobilta della stirpe
ed adempiere una formalita prescritta, e non gia
narrarele tradizioni delle schiatte. I Gaudani non
hanno tale leggenda. Nella serie genealogica dei re
variano altresi, ma di poco, le due recensioni. Esse
differiscono quanto ai riti nuziali al capitolo lxxiii
della boreale, lxxv della Gaudana, intitolato Con-
nubio dei Dasarathidi. Quello, die ho detto piii ad-
dietro intorno alle ceremonie e particolarita dell’
Asvamedha, pud applicarsi a questi due luoglii, il
cui differire credo originato dalla medesima causa.
Una gran parte del capitolo lxxix della recensione
Gaudana e tutto il capitolo seguente lxxx, una
massa di cento versi circa, mancano nella recen¬
sione boreale. Si narra qui il congedo e la partenza
di Bharata dalla magion del padre per andarne
ospite al re Asvapati suo avo materno, l’ammaes-
tramento di Bharata in quelle scienze ed arti, che
si convengono a giovane principe indiano, il mes-
saggio inviato da lui al padre. La recensione bo¬
reale non fa che accennare in pochi versi f andata
di Bharata alia magion dell’ avo : nulla ha di tutto
il rimanente. Tutta questa narrazione c notata
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
LIX
d’inopportunita dal Sig. di Schlegel 1 .11 Sig. Lassen
1 ’attribuisce all’ intento ch’ ebbero i brahmani di di-
mostrare in essa la loro dignita e la necessita del lo¬
ro ammaestramento. Dissento da amendue. Questo
breve episodio non e quivi inopportuno; esso chiude
molto bene il libro primo, arrecando, conforme al
fare dell’ epopea, varieta ed intreccio nella narra-
zione; assegna all’ andata di Bharata alia magion
dell’ avo un degno e nobile scopo; mette in rilievo
un personaggio, che avra a rappresentare una gran
parte nel progredir del poema, e chiama sovr’ esso
1’ attenzione finora sempre concentrata sopra Rama:
al che s’ aggiunga, che quel breve episodio contiene
sull’ instituzione de’ giovani principi indiani rag-
guagli e particolarita, die non sono senza impor-
lanza. Quanto a cid che dice il Lassen, che quell’epi¬
sodio rivela il disegno fatto dai brahmani di mettere
mostra la loro dignita ed importanza, si ponga
menle, che 1’ idea della superiority brahmanica
emerge ben piu manifesta ancora da cento altri
luoghi del poema, ai quali si potrebbe per conse-
guenza applicare la medesima accusa: ne veggo qual
bisogno avessero i brahmani di questo episodio di
Bharata, per ineltere in rilievo la loro dignita, dopo
* IViuf. pag. uv.
Digitized by
LX
INTRODUZIONE.
il celeb re precedente episodio di Visvamitra, che e
l’estremo dell’elevazion brahmanica el’apoteosi, per
cosi dire, della casta dei brahmi. Ma la narrazione
dell’ educazion di Bharata non appare in nessun
modo originata da quel pensiero di preminenza
brahmanica, che vuole il Lassen : essa e l’esposi-
zione semplice e vera dell’ instituzione d’ un gio-
vane Csatro di stirpe regale. Fin qui il libro primo.
Libro II.—Nel capitolo i della recensione Gau-
dana, intitolato Deliberazionc di consecrar Rama al
regno , sono fonduti insieme con notabili differenze
i due primi capitoli della boreale. Le due recen-
sioni variano ancora al capitolo che segue, se-
condo neir una, terzo nell’ altra, detto Ordinamenti
di Dasaratha. In questo capitolo i boreali lianno una
prima descrizione del solenne apparato della con-
secrazione ordinata da Dasaratha, che vien da essi
poi ripetuta quasi verbo a verbo due altre volte,
Tuna al capitolo xiv, Y altra al capitolo xv, intito¬
lato Apparecchio della consecrazione, dove veramente
ha suo proprio luogo. I Gaudani hanno in questo
capitolo soltanto la descrizione dell’ apparato della
sagra, dilTerente in parte dalla boreale.
Dal capitolo ix lino al xvi della recensione Gau-
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE. lxi
dana, x-xx della boreale, occorrono tra le due re-
censioni differenze continue, ora piu ora meno no-
tabili, che io mi rimarr6 qui dal particolareggiare,
perche la materia mi crescerebbe troppo tralle mani.
II capitolo xxi della recensione Gaudana, inti-
tolato Placazione di Lacsmana, manca nella boreale.
11 capitolo, che porta in questa lo stesso titolo, cor-
risponde al xix della Gaudana intitolato Discorso di
Rama. II capitolo xxi Gaudano, che manca ne bo-
reali, e per altro opportunissimo; e pare richiesto
ad un tempo e da quel che precede, e da quello che
segue. Esso dovrebbe trovarsi tra i capitoli xxiii e
xxiv della recensione boreale, ov e ’1 suo luogo.
Rama viene in esso rammorbidendo i concitati
ed irosi spiriti di Lacsmana, e rintuzzando il suo
iracondo discorso del capitolo precedente. Quindi
ei manifesta in esso irrevocabile la sua delibe-
razione di andar esulando nelle selve, la qual
ferma deliberazione da luogo naturalmente al dis¬
corso di Causalya sua madre lamentante la sorte
di Rama e la sua, con che comincia nella re¬
censione boreale il capitolo xxiv, <T flsfoer
«Veduto lui (Rama) saldo nel suo proposto, ecc.»
il qual discorso, mancando il capitolo xxi dei Gau-
dani, rimane, per cosi dire, privo d’ addentellato,
Digitized by LaOOQle
LXII
INTRODUZIONE.
che lo connetta con quel che precede. Ma qui oc-
corrono nuove e notabili differenze. II discorso di
Causalya e la risposta di Rama, con cui inco-
mincia il capitolo soprammentovato xxiv dei bo-
reali, intitolato Consolazione di Causalya, si trovano
nei Gaudani al principio del capitolo xxv, che ha
per titolo nelle due recensioni Fausti voti per la par-
tenza. I capitoli xxn e xxiii dei Gaudani, intitolati
Parole di Causalya, Placazione di Causalya, mancano
intieramente nei boreali. Le due recensioni s’ awi-
cinano di nuovo verso la meta del capitolo xxiv,
che ha per titolo nei boreali Consolazione di Causa-
lyd, nei Gaudani Congedo per la partenza verso le selve.
Dopo il capitolo xxxm, che porta il titolo Parole
dei cittadini, seguita nella recensione Gaudana un
capitolo intitolato Lamento di Dasaratha, in cui sono
contenute parte delle querimonie , che i boreali
mettono in bocca di Dasaratha pin capitoli addietro,
allorche Caiceyi gli cliiese V esilio di Rama. Questo
capitolo, com’ e naturale, manca nei boreali, i quali
hanno poi, piu che i Gaudani, il capitolo xxxv, inti-
lolato Rampogne contro Caiceyi, che non si trova
nella recensione Gaudana; e granmerce se n’ abbia:
che di rampogne a Caiceyi gia ne vennero fatte
piu del bisogno nei capitoli precedenli.
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
lxiii
A1 capitolo xxxvii , intitolato II vestir degli abiti di
penitente, la recensione boreale ha un lungo discorso
di Vasista a Caiceyi autrice dell’ esilio di Rama:
ivi nuove rampogne a Caiceyi e ripetizione di cose
gi& dette a danno dell’ azione, die ristagna. Tale
discorso non si trova nella recensione Gaudana, la
quale forma di questo capitolo e del seguente, in¬
titolato nei boreali Commcndazione di Causalyd, un
capitolo solo. Di piu il discorso di Dasaratha, con
cui comincia ne’ boreali il capitolo Commendazionc
di Causalyd, e molto piu breve nei Gaudani. La re¬
censione boreale ripete qui di nuovo cose gia dette
piu addietro.
Variano le due recensioni al capitolo xxxix bo¬
reale, xxxvm Gaudano, intitolato Ammonimenti a
Sita. Nella recensione Gaudana dopo la risposta di
Sita consorte di Rama alle parole di Causalya, questa
ripiglia il discorso indirizzandolo a Sita prima,
quindi a Rama. Quel discorso di Causalya non si
trova nella recensione boreale. Piu sotto all’ incon-
tro il capitolo xlvii di questa, intitolato Ritorno dei
cittadini, manca nella Gaudana non solamente senza
discapito alcuno, ma con vantaggio del poema.
I Gaudani fanno con notabili diflerenze quattro
capitoli dei capitolo lii della recensione boreale.
Digitized by CjOOQle
LXIV
INTRODUZIONE.
che ha per titolo Passaggio del Gauge. Questi quattro
capitoli sono i xlix, l, li, lii, intitolati Mandati
di Rama, Mandati di Lacsmana, Congedo di Sumantra,
Passaggio del Gauge. Ma il contenuto del capitolo l,
Mandati di Lacsmana, in cui questi commette a Su¬
mantra quello die ritornando abbia a dire in nome
suo al padre Dasaratha, manca affatto nei boreali.
Nel capitolo lv, intitolato nella boreale Passaggio
del fiume Yamuna, nella Gaudana Posata in riva alia
Yamuna, differiscono le due recensioni in molti
particolari, che per brevita tralascio qui di notare.
Al capitolo lvi, intitolato Soggiorno sul monte Ci-
tracuta, oltrecche variano assaissimo le due recen¬
sioni e nella descrizione del monte ed in quella
del sacrificio di Rama, occorre inoltre questa no-
tevole diflerenza, che nell’ impressione boreale
del Signor di Sclilegel, come in quella di Seram-
pore, e fatta menzione d’ un incontro de itre esuli
regali Rama, Sita e Lacsmana con Valmici il can¬
tor del Ramayana, in un romitaggio del Citracuta.
Di tale incontro non & fatto cenno nei Gaudani.
Questo noto ora qui soltanto come variante di
recensione, senza volerne perd nulla inferire: avr6
a tornare su questo punto piu innanzi.
Manca nella recensione boreale il capitolo lxi
Digitized by LaOOQle
INTRODUZIONE.
i.xv
della Gaudana, intitolato Bimproveri di Causalyd, nel
quale il discorso di Causalya a Dasaratha assume
un carattere grave e severo, diverse dal tuono la-
men toso adoperato finora.
II capitolo lxii dei Gaudani, lxi dei boreali,
intitolato Lamento di Causalyd, diflerisce assai nelle
due recensioni. Nella boreale nulla e detto del
dolore di Causalya pel volontario esilio di Lacs-
mana, che voile generosamente farsi compagno al
fratello Rama, ed esular con lui nelle selve. II
rammarico di Causalya e il suo lamentare la sorte
di Lacsmana sono espressi nei Gaudani in pin
versi al cominciar di questo capitolo. La simili-
tudine dei brahmani, die ricusano di gustare gli
avanzi d’un convito funebre, a quella guisa, che
Rama reduce dalle selve rifiutera il regno stato
posseduto da Bharata, non si trova nei Gaudani,
i quali lianno in quella vece altre similitudini,
che mancano nei boreali. Sul finir del capitolo i
boreali parlano dei tre sostegni, irf?T, che lia quag-
giu la donna. I Gaudani spongono in vece i quattro
sostegni dell’ uomo.
Al capitolo lxvi della recensione boreale, lxviii
della Gaudana, che ha per titolo II soprassedere ai
funerali di Dasaratha, il lamento di Causalya sull’
Digitized by CjOOQle
LXVI
INTRODUZIONE.
estinto consorte e quasi intieramente diverso nelle
due recension i.
Difleriscono esse al capitolo lxxiii della Gau-
dana, lxxi della boreale, intitolato Ritorno di Bha-
rata. I nomi di piu luoghi attraversati da Bharata
sono diversi nelle due recensioni; diverse pure al-
cune particolarita geografiche : differente altresi e
la descrizione dei segni di mestizia, che Bharata
ravvisa nella citta d’ Ayodhya sull’ awicinarsi ad
essa.
Variano le due recensioni ai capitoli lxxviii,
lxxix della Gaudana, i quali corrispondono al ca¬
pitolo lxxv della boreale, intitolato Giuramenti di
Bharata. Dapprima, come dianzi ho indicato, la
Gaudana fa del capitolo unico della boreale due
capitoli, che han per titolo Rimproveri a Bharata,
Giuramenti di Bharata. Sul cominciar del primo
Bharata lamenta nei Gaudani la potenza del fa to,
che ha spinto Y incolpabile Rama negli amari passi
dell’ esilio, travolto la mente di Caiceyi cagion
di quella sventura, consunta di dolore f infelice
Causalya, condotto al sepolcro Dasaratha. Nei bo-
reali invece a quello stesso luogo Bharata manifesta
alia madre Caiceyi, che egli non vuole il regno
dovuto a Rama. Variano inoltre le due recensioni
Digitized by CjOOQle
1NTR0DUZI0NE.
LXVII
nei giuramenti, che fa Bharata per attestare die
egli e innocente dell’ esilio di Rama. Questa dif-
ferenza e notevole, in quanto che meglio fa cono-
scere, quali usi della vita piu rispettassero gli In-
diani, quali cose avessero piu venerate e sante,
quali maggiormente abborrissero. E qui m’ e parso
degno d’ essere additato un giuramento, cbe si
trova nella sola recensione boreale, alio sloco 3o.
qtWsftqTrTT I
fagmuT t -MWkTi !TfT: II
Avvolto in vcste di penitente con un cranio in niano erri
mendicando per la terra, qua! forsennato, colui, per istigazion
del quale n ando in esilio quel generoso (Rama).
Pare si faccia ivi allusione alia setta dei Sivaiti
detti Capalici, di cui si trova nel dramma Prabo-
dbacandrodaya un carattere espresso con vivissimi
colori, e cbe usavano appunto andare attorno con
un cranio in niano. Ma questa setta non e molto
antica nell’ India.
Mancano nella recensione boreale i capitoli lxxx,
lxxxi , lxxxii della Gaudana, intitolati Discorso di
Vasista, dove questi esorta Bharata a temperare il
dolore della morte del padre e a darsi pensiero dei
doveri estremi, cbe non furono renduti ancora all’
eslinto re; Lamento di Bharata , in cui esso s’ at-
Digitized by
lxviii
INTRODUZIONE.
trista della sventura, che s’ e aggravata sulla sua
casa; Entrata nell’ assembled, nel quale si delibera
degli ultimi ufficj che s’ hanno a rendere a Dasa-
ratlia. Questi tre capitoli precedono il capitolo in¬
ti tola to Funerali di Dasaratha, lxxxiii dei Gaudani,
lxxvi dei boreali. II qual capitolo e mol to men lun-
go e men particolareggiato in questi, che in quelli,
quanto ai riti ed alle ceremonie funebri.
Manca nella recensione boreale il capitolo lxxxv
della Gaudana, intitolato Dono dell’ accjua, dove si
descrive la ceremonia funebre dello sparger sul
corpo morto del re 1’ acqua lustrale attinta ai prin-
cipali fiumi dell’ India, la Sarayu, la Vipasa, il Sa-
tadru, il Gange, la Yamuna.
Dopo il capitolo lxxxvii della recensione Gau¬
dana, lxxx della boreale, intitolato Aprimento della
via, seguita in quest’ ultima il capitolo lxxxi, inti¬
tolato Entrata nell’ assemblea, che e una ripetizione
inopportuna di cose gia dette, ed e tutt’ altra cosa,
che il capitolo dello stesso nome, il quale trovasi
piu addietro nella Gaudana. Questa ha in quel me-
desimo luogo un capitolo tutto diverso, che porta
il titolo Commendazione di Bharata, in cui Vasista
invita Bharata ad accettare il regno, e questi il ri-
cusa come appartenente a Rama.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
LXIX
II capitolo xcm della recensione Gaudana, in-
titolato Dimande a Guha, manca nella boreale: seb-
bene esso sia quivi molto opportuno per la transi-
zione al capitolo seguente, che ha per titolo Dis-
corso di Guha.
Dopo il capitolo xcvn della recensione Gaudana,
lxxxix della boreale, intitolato Tragitlo del Gauge,
seguita nei Gaudani il capitolo detto Entrata nella
selva Praydga. Questo capitolo manca nei boreali.
Altre e pur notabili differenze potrei additare sul
finir del libro II; ma non proseguiro piu oltre.
Quello, che son venuto finora discorrendo, credo
dover bastare al bisogno. Non ho messo in rilievo
che le differenze le piu sostanziali, le piu impor-
tanti. Oltre quelle, altre minute differenze di pen-
sieri, di nozioni, d’imagini, di collocazione, d’or-
dine occorrono qua e la frequentissime nei poema;
e per addurne alcune, al libro I, capitolo xi delle
due recensioni, Dasaratha, neff incaricar Suman-
tra d’ invitare i brahmani all’ Asvamedha, partico-
lareggia nei Gaudani alcune condizioni o grada-
zioni brahmaniche, delle quali non e fattaparola nei
boreali, specificando, per caso d’ esempio, i brah¬
mani Srotriyi, Calatrini ed altri. Ai capitoli xxix e
xxx boreali, xxx e xxxi Gaudani, variano le due
Digitized by L^ooQle
lxx 1NTR0DUZ10NE.
recensioni nei nomi e nell’ enumerazione delle
armi e delle formole misteriose comunicate da
Visvamitra a Rama. A1 capitolo xxxvm boreale,
xxxix Gaudano, i boreali rappresentano il Gange
trasmutato in forma aerea per sottrarsi agli am-
plessi d’Agni (il fuoco) : i Gaudani non hanno
questa particolarita. A1 capitolo xl i boreali fan no
Indra rapitor del cavallo destinato al sacrifizio di
Sagaro; ne’ Gaudani, cap. xlii, Brahma manifesta
ai Devi, che il rapitore e Vasudeva, come lo era di
fatto. Al capitolo lxxi i Gaudani hanno quattor-
dici versi, che mancano nei boreali: si narrano ivi
le mutue accoglienze e i ragionamenti di Dasaratlia
e Visvamitra, e il conversar dei Muni nella reggia
di Ganaca. Nei capitolo lxxv boreale, lxxvii Gau¬
dano, e differente il discorso di Dasaratlia volto a
placare Gamadagnya apparso improvvisamente tra
spaventosi portend per combatter con Rama.
Al capitolo viii,lib. II, i Gaudani narrano d’ una
maledizione lanciata da un bralimano contro Cai-
ceyi ancora fanciulla nella casa paterna : i boreali
non ne fan menzione. Quell’ imprecazione brali-
manica e mentovata qui molto acconciamente per
alleviare f odio soverchio, che peserebbe sopra Cai-
ceyi, cagione di tante sventure alia real casa di
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
LXXI
Dasaratha, e fa intravedere in tutta questa catena
d’eventi una certa fatale necessita, che ne rende
la manifestazione piii efficace ed incisiva. A1 capi-
tolo xxxii, i Gaudani fan menzione di piu persone
impiegate a diversi ufficj nella reggia di Dasaratha,
cui Rama invia doni prima d’ andarne in esilio, le
quali non sono menzionate nei boreali. A1 capitolo,
dove si descrive la condizion d’ un regno privato
di re, differiscono assai di pensieri e d’imagini le
due recensioni.
Nell’ ordine de’ capitoli variano esse pure a quan-
do a quando; e per recarne alcuni esempj : lib. I, il
capitolo intitolato Generazione delle scimmie ( silvani )
si trova nei boreali dopo quello, che ha per titolo
Apparecchio del nettare; nei Gaudani sta piu conve-
nientemente dopo il capitolo detto Nascita dei Da-
sarathidi. Lib. II, il capitolo xliv boreale, intitolato
Discorso di Sumitrd, si trova nei Gaudani con nota-
bili dilferenze al numero lxiv. Alcuna volta anche
i miti sono variamente esposti nelle due recen¬
sioni, piu o meno svolti nelf una, che nelT altra.
Per caso d’ esempio : il mito di Surabhi piangente
la sorte de’ giovenchi suoi figli aggiogati all’ aratro,
il qual mito si trova al capitolo lxxvi dei Gaudani,
lxxiv dei boreali, e molto piu sviluppato e si dis-
Digitized by LaOOQle
LXXII
INTRODUZIONE.
tende in molti piu particolari in quelli, che in
questi. Ma qui m’ arrestero. Parmi aver dimostrato
evidente, che le differenze tra le due recensioni sono
ben altre, che di semplici parole e locuzioni, come
affermano i Signori di Schlegel e Lassen; che esse
vanno tant’ oltre, quanto il pu6 comportare 1’ iden¬
tity del poema; che non possono essere derivate da
voglia d’innovare, poiche quasi sempre, allorche i
Gaudani consentono appieno coi boreali nelleidee,
consuonano anche con essi nel modo di esprimerle,
vale a dire nella locuzione; che tali differenze in-
fine non possono essere state originate da altra
cagione, fuorche da una diversa tradizione del
poema.
Vuolsi ora esaminare un’ altra asserzione dei due
illustri critici: che precipuo scopo, cioe, della scuola
Gaudana, appare essere stato quello di toglier via
dal poema vocaboli anticati e forme men regolari,
di rinfrescarne e ringiovanirne la favella. M’ oc-
correra piu sotto d’ aver a parlare alquanto piu
distesamente della lingua del Ramayana : qui mi
ristringer6 a dimostrare, se sia vera od erronea 1’as¬
serzione soprammentovata. I Gaudani, cosi si af-
ferma, intesero a purgare il poema da alcune forme
insolite, da certe licenze epiche, per cagion d’ esem-
Digitized by L^ooQle
1NTR0DUZI0NE.
LXXIII
pio, l’omissione dell’ aumento al passato imperfetto,
la desinenza invece di ne’ gerundj de’ verbi
semplici, e da altre simili deviazioni. Veggiamo.
Libro I. — Al cap. xliii , si. ultimo, occorre la
locuzione , la quale presuppone una forma
antica, fuori d’uso nella lingua classica, ma con-
gruente all’ organismo del sanscrito, la forma, dico,
invece di^4. Tutti i manoscritti Gaudani, che
mi venne fatto di consultare, hanno la stessa lezione,
alia quale per altro si sarebbe potuto sostituire la
locuzione , che avrebbe a un dipresso,
avveguache meno eflicacemente, espressa la mede-
sima idea. Al capitolo xlv, sloco 25, s’ incontra
il vocabolo neutro unito in costruzione con
mascolino. Al capitolo xlvi, sloco 3o, si
trova la forma passato imperfetto senza au¬
mento invece di . Al capitolo lxvii, si. i5,
occorre il vocabolo nel senso di ^T^rtPT, se-
condoche l’interpreta il commentatore Locanatha,
il quale senso non trovo che abbia quel vocabolo
nella lingua comune; indizio cbe in tale signifi-
cato e quella una voce anticata, simile ad altri
vocaboli Vedici dello stesso genere. Al capitolo lxx,
sloco 3 , si trova la forma ITJTTfFrT , accusativo del
participio UStllttd , adoperata, a quel che pare, per
1 . k
Digitized by
LXXIV
INTRODUZIONE.
allungare la penultima sillaba del primo pado; seb-
bene in quella sede non sia la lunga punto neces-
saria : cosicclie si sarebbe potuto usare la forma
regolare MSLMHd.
Libro II. — A1 cap. xxv, si. 34, occorre il da-
tivo Vedico ^ del pronome A1 capitolo xxxm,
si. 3, s’ incontra in tutti i codici manoscritti Gau-
dani la forma ^z||di, la quale non si pud risol-
vere altramente cbe derivandola dalla radice ^ in
questo modo : ^ -+- ?IT -t- Ml . V’ hanno in
essa due irregolarita: 1 ’ una, cbe manca f aumento;
1 ’altra, die la radice ^ si trova adoperata all’ atma-
nepado contro le leggi dei dhatupati. A1 capi¬
tolo xxxiv, stanza 28 , si trova la forma gerundiale
% 5 T, alia quale si sarebbe potuta facilmente sos-
tituire nello stesso senso la forma regolare
ovvero elidendo la lettera fT, e mutando il
tsr in .
Libro III. — A1 capit. lxi, si. 18 , occorre la for¬
ma Jj^r invece della regolare La stessa for¬
ma s’ incontra di nuovo al capitolo xi del libro IV,
si. 19. Al capitolo lxxi, si. 11, si trova la forma
driyrj senza aumento. Al capitolo lxxiv, sloco 12,
occorre la locuzione *TT altro passato imper-
fetto senza aumento ; e qucsta irregolarita sarebbesi
Digitized by VjOOQle
INTRODUZIONE.
LXXV
facilinente potuta tor via sostituendo flT ssHld^, cbe
non avrebbe in nulla danneggiato il senso.
Libro IV. — A1 capitolo xlv, si. i5, si trova il
vocabolo dHMdti locativo di cRfarft non al tutto re-
golare. Ancbe qui si sarebbe potuto agevolmente
ridurre il testo a regola, sostituendo a <T dHM«yf
la locuzione fdfatddR. Al capitolo lxiii, si. 46, si
trova la locuzione *rf nuovo passato
imperfetto senza aumento; alia quale irregolarita
si poteva rimediare scrivendo .
Libro V. — Al capit. vi, si. 6 , occorre la forma
inascolina che sta invece della femminina
, die sarebbe richiesta dal nome con cui
s’accorda. Al capitolo xxxiv, sloco i4, si trova la
forma iNM^d priva d’aumento. Al capitolo xxxvn,
sloco 38, si trova il gerundio in luogo di
HfiirMI. Al capitolo lxxv , sloco 8 , il mascolino
JtTRJTFT: e fatto concordare col neutro^ 5 ri%; mentre
si sarebbe potuto rendere la locuzione regolare sos-
lituendo tJiddT: al . Tutte queste irregolarita
appartengono all’ organismo grammaticale.
Ma s’ incontrano eziandio nella recensione Gau-
dana irregolarita di metro. Al capitolo l\ del li¬
bro I, sloco 26 , occorre un verso soprabbondante
d’una sillaba, il quale si trova in tutti i manoscrilli,
Digitized by LjOOQle
LXXVl
INTRODUZIONE.
e che senza alcuna difficolta si poteva einendare.
Esso sta cost :
Sostituendo al ed ?r^f?r all’ 3 ^%, il
verso corre regolare, senzache ne venga in nulla
alterato il senso. Un altro verso con una sillaba
soprabbondante si ritrova in tutti i manoscritti al
capitolo lxvi del libro I, sloco 19 :
sFEftfa »j5T 1
Ad emendatori di testo intend a ridurre ogni
cosa a regola non sarebbe stato oltremodo diffi¬
cile rivolgere quel verso in altra guisa e renderlo
regolare. Ma tali irregolarita di metro forse erano
sancite dalla tradizione, e i Gaudani l’hanno rispet-
tata. Anclie ne’ Vedi occorrono sovente irregolarita
metriche. Piu altre forme o irregolari o insolite,
che si rinvengono nella recensione Gaudana, po-
trei aggiungere a questo novero. Ma fard punto
qui per non eccedere in lunghezza. Ora se si con-
sideri, che la lingua del Ramayana e generalmente
dal principio al fine stabile, regolare e conforme
alle leggi dei grammatici, non ridondante d’ano-
malie come la Vedica, ne ondeggiante e incerta
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE.
LXXVH
come l’Omerica, di che m’occorrera di ragionare
piu innanzi; che le sole un p6 frequenti deviazioni,
le quali s’incontrano nella favella del Ramayana,
consistono nell’ uso dell’ atmanepado in senso at-
tivo invece del parasmaipado, e nel non attenersi
sempre strettamente nelle inflessioni delle radici
verbali alle indicazioni di Panini e degli spositori
dei dhatupati, die concernono e definiscono la
varia natura delle radici :,
e 1’ uso loro proprio e speciale; che percorrendo
tutta quanta la recensione boreale non si perver-
rebbe forse a ricavarne maggior numero di forme
irregolari, che non ne contenga la Gaudana : se si
ponga mente, dico, a tutto questo, apparira evi-
dente, che i diaschevasti Gaudani non inlesero in
nessun modo a sceverare dal poema le irregolarita,
che vi si trovavano; ma lasciarono intatte tutte
quelle poche, che esso conteneva. Quanto al pre-
sumere, che i Gaudani hanno voluto rischiarare,
rinfrescare e ringiovanire il poema, dico che tale
giudizio non ha fondamento alcuno, ne si potra da
nessuno mai sostenere ed awalorare con prove. I
luoghi oscuri della recensione Gaudana, mi pesa
il confessarlo, sono molti pur troppo e piu fre¬
quenti assai, che non hisognerehbe; li indichero
Digitized by t^ooQle
LXXVI1I
INTRODUZIONE.
a mano a mano nella traduzione. Sfido poi chi die
sia di citarmi un solo passo di questa recensione,
dove appaja traccia d’una freschezza e d’ una gio-
ventu artefatta. Vuolsi vedere che cosa sia il rin-
giovanire, o per meglio dire, il raffazzonare una
poesia antica, si pigli il Raghuvansa, e si scorgera
che cosa sia diventata in esso la poesia Valmiceja.
Ma chi osera dire, che appaja pure il piu piccolo
vestigio di simile raffazzonamento nella recensione
Gaudana? Il poema mostra in essa per ogni dove
schiettissiina 1’ impronta d’un originalita primi-
tiva, e tutta la semplicita, la naturalezza proprie
d’un’ eta, in cui la poesia e una viva ispirazione
e prorompe libera dalla mente del vate; ne 1’ arte
colle sue sottigliezze, co’ suoi concetti elaborati,
col suo lusso d’ espressioni e d’ ornamenti e anco-
ra sottentrata alia spontaneita del genio. Nulla mu-
tarono dunque i Gaudani per vaghezza d’ innovare;
che se avessero pur voluto farlo, la frode non
avrebbe potuto rimaner nascosta; 1’ arte stessa e lo
studio posti a dissimularla, 1’ avrebbero disvelata;
che i modi di quella poesia antica, primitiva, so-
lenne, mal si possono contrallare, quand’ edilungo
intervallo trascorsa l’eta opportuna a produrla. Ma
i Gaudani intilolarono e proclainarono allamente
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE. lxxix
la loro recensione ram ay an a valmicejo, come i bo-
reali, per differenziarlo dagli altri minori poemi
dello stesso nome, che poeti piu recenti compo-
sero sulle orme del Ramayana antico; ne alcuno
mai nell’ India si sollevd a combattere 1’ autorita
della recensione Gaudana e a dichiararla falsata,
corrotta, illegittima, a quella guisa, per cagion
d’ esempio, che s’ agit6, si dibatte vivamente fra i
dottori indiani a proposito del Bhagavata Purana
la questione della sua eta, del suo autore e della
sua autenticita \ Ne vale qui 1’ esempio del gram-
matico bengalico Vopadeva, il quale introdusse
nella sua grammatica sanscrita, che ha per titolo
Mugdhabodha , una nuova terminologia differente
da quella delle altre scuole grammaticali che lo
precedettero. Ben altra cosa e mutare la termino¬
logia in un sistema nuovo di grammatica, e pre-
tendere di voler ritoccare, trasmutare, rifare un
poema antico senza alterarne in nulla il proprio e
nativo suo aspetto. Del primo modo di mutare,
dilungandosi dai predecessori, v hanno esempj
non solamente nell’ arte grammatica, ma in piu
scienze e soprattutto nella filosofia. Del secondo
1 Si vegga la bella e splendidissima prefazione dol Ch. Sig.
E. Burnouf al Bhagavata Purana.
Digitized by VjOOQle
LXXX
INTRODUZIONE.
non v’ ha esempio che io sappia; giacche non is-
timo mutare un poema antico il ridurne a forma
moderna ed usata 1’ ortografia, com’ e opinione
d’ un nobile ingegno mio concittadino 1’ illustre
Sig. Amedeo Peyron essersi fatto d’ Omero ioniciz-
zandolo, della quale autorevole opinione avr6 a
toccare altrove, e come piu recentemente s’e fatto
dei Niebelungen.
La storia della Bengalia, atteso, come io penso,
f eta riputata non molto antica in cui essa venne
occupata dalle famiglie brahmaniche, ha sommi-
nistrato al Lassen argomento di giudicare inve-
rosimile, che possa essersi quivi conservata una
particolar tradizione originale del Ramayana, in-
dipendente dalla boreale. Esaminiamo in breve
questo pun to. II Colebrooke, enumerando le classi
della societa indiana \ afferma, e vero, che le
presenti famiglie brahmaniche Bengalesi discen-
dono da cinque brahmani chiamati dal paese di
Canyacubga nella Bengalia da Adisvara re di
Gaura, il quale e detto aver regnato novecento
anni circa dopo G. C.; che da questi cinque capi
di schiatta furono originate cento cinquanta sei
1 Miscellaneous essays , vol. II, pag. 188. Enumeration of Indian
classes.
Digitized by AjOOQle
INTRODUZIONE.
LXXXI
famiglie, le quali sono ora disperse per tutta la
Bengalia. Ma il Colebrooke stesso soggiunge \ che
al tempo in cui que’ brahmani furono chiamati
dal re di Gaura, alcuni altri brahmani Sarasvati e
Vaidici gia risiedevano nella Bengalia, occupatori
pin anticlii della regione. Inoltre lo stesso scrittore 2
annovera in quella contrada dell’ India, che e detta
Gambudvipa, dieci classi di brahmani, i Maithili,
i Dravidi, ecc., i cui nomi sono tolti dalle varie re-
gioni ch’ essi occuparono. Fra quelli numera i
Gaudi, il cui nome debb’ essere derivalo esso pure
dal nome del paese gia occupato da loro. E quesli
Gaudi sarebbero appunto i brahmani anticlii della
Bengalia, appellata altramente Gauda. D’ essi aven-
do a parlare in altro luogo il Colebrooke scrive 3 :
«Egli e d’uopo notare, che sebbene Gauda sia il
« nome della Bengalia, tuttavia i brahmani, che
i s’ appellan Gaudi, non sono abitatori della Ben-
« galia, ma dell’ Indostan proprio, e risiedono prin-
« cipalmente nel Suba di Delhi. Egli e difficile il po-
«ter rendere ragione di questa discordanza. I brah-
« mani Gaudi allegano una tradizione, secondo cui i
1 MiscelL essays, vol. II, p. 188. Enumeration of Indian classes .
2 Luogo cil. pag. 179.
3 On the Sanscrit and Pracrit languages, pag. 26.
1. /
Digitized by
LXXXII
INTRODUZIONE.
«loro antenati migrarono al tempo dei Panduidi sul
« cominciar del presente Caliyuga.» Non e mio pro-
posito determinare qui 1’ epoca precisa, in cui le
famiglie brahmaniche occuparono la Cengalia. Ma
risulta dalla mentovata tradizione, che dai brah-
mani stessi indostanici si crede la Bengalia abitata
antichissimamente da stirpi brahmanicbe.
Altre regioni meridionali dell’ India e prossime
alia Bengalia furono ab antico occupate da schiatte
dell’ Indostan. I figli di Pururavas secondo re della
dinastia lunare, la dinastia delle grandi migra-
zioni, si stesero verso il mezzodi ai monti V indy a,
e al di la di quelli a Vidarblia o Berar *. Anticbe
relazioni strinsero insieme i reami del mezzodi e
del settentrione dell’ India : di che e prova 1’ al-
leanza del re di Gasi con Paundraca re di Pundra
contemporaneo di Crisna 2 . Confine inoltre alia Ben¬
galia e quasi parte d’essa e la regione di Tirhut,
1’antica Mithila cotanto celebrata nel Ramayana,
d’ ondeRama tolse a consorte Sita,la bella Mitliilese,
e dove regnava un ramo della schiatta degli Icsva-
cuidi. Come mai si pu6 credere che il Ramayana,
il quale, siccome e detto nel proemio, si recitava
1 The Vishnu Purana, by H. H. Wilson; Preface, p. 69.
2 Ivi, p. 598.
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
LXXXIII
con tanto favore da Cuso e da Lavo, antiche per-
sonificazioni dei rapsodi, per le citta e nelle reggie
indiane tliiyiHtq, non sia stato porta to da una tra-
dizione rapsodica a Mithila, sede di molti eventi
celebrati dal Ramayana, e intimamente unita alle
memorie consecrate dal poema? Sara esso pure
stato recitato e diffuso per tutti i regni meridionali
dell’ India confini alia Bengalia, e nella Bengalia
stessa; e quesla tradizione del Ramayana traman-
data d’ eta in eta, poi raccolta ed ordinata in
Gauda, avra dato origine alia recensione Gaudana,
mentre altri rapsodi cantando e difFondendo il
poema al settentrione nelle regioni dell’ Indostan
produssero la boreale. Tale debbe essere stata 1’ ori¬
gine della recensione Gaudana; tale e il traman-
darsi e diffondersi delle epopee antiche per rap-
sodia; in questo modo solamente credo potersi
comprendere e spiegare le due recensioni. Il dire
die la recensione Gaudana fu prodotta da un ri-
mutamento d’ un’ altra recensione gia sussistente,
lungi dallo spiegarne 1’origine, confonde tutle le
nozioni stabilite inlorno alia natura delle epopee
antiche, genera contraddizioni e di Hi col la inestri-
cabili. Non credo esservi esempio, che alcuno ab-
bia mai ritoccalo un monumenlo qualunque di
Digitized by L^ooQle
LXXXIV
INTRODUZIONE.
poesia antica senza alterarlo, scolorarlo, fame un
non so che contralfatto e difforme, senzache l’in-
novazione trapeli e si discopra : ma ne l’una cosa,
ne 1’ altra, si scorge nella recensione di Gauda.
Oltraccio come avrebbero i diaschevasti Gaudani
osato por la mano profana sopra il testo d’un poema
guardato con tanta religione nell’ India, impresso
nella mente, corrente per le bocclie di tutti? Si
sarebbe gridato al sacrilegio, e la memoria di
quella profanazione sarebbe stata perpetuata. Ma
tanto non osarono i Gaudani : clie anzi col loro
Anucramanica, ossia elenco del contenuto, mostra-
rono quant’ essi rispettassero quel gran monu-
mento nazionale, quanto stesse loro a cuore il
preservarlo incorrotto e puro d’ ogni innovazione.
Ma perche mai avrebbero i Gaudani per sola va-
gliezza d’innovare tolto a rimutare il Ramayana, e
non parimente altri monumenti antichi, i Vedi per
cagion d’ esempio, seppure e vero, come vuole il
Lassen, che essi ambissero d’avere testi ritoccati,
riordinati da loro, e fatti, in certo modo, quasi loro
proprj ? Conchiudo adunque che i Gaudani non
furono in nessun modo innovatori, ma veri diasche¬
vasti del Ramayana.
Ma qui nasce la queslione : come poterono due
Digitized by LaOOQle
INTRODUZIONE.
LXXXV
recensioni d’ uno stesso poema riuscire 1’ una dalT
altra cost differenti ? La cosa richiede una sposizione
alquanto larga. II vate, che in un’ eta antica si fa
cantor d’ un’ epopea, e men creatore della sua opera
poetica che interprete delle tradizioni, delle me-
morie nazionali, degli usi, delle instituzioni, delle
idee di quella civilta, in mezzo a cui egli vive, e di
cui egli lia, per cosi dire, attratti e incorporati a
se gli elementi piu vitali. L’idea, il concetto dell’
epopea appartengono a lui, sono opera del suo ge-
nio; ma gli elementi, che egli adopera, sussistono
gia in gran parte, lo circondano, lo compenetrano
per ogni lato. Se 1’ epopea venisse dal poeta conse-
gnata fin da principio alia scrittura, ne andrehbe
meno soggetta a mutazioni, sarebbe tramandala
d’ eta in eta piu schietta e genuina. Ma uscita ap-
pena dalla mente del vate viene ella confidata alia
memoria di poclie persone, che la consegnano alia
memoria d’altre, e cosi d’eta in eta si tramanda
essa per rapsodia. Che accade frattanto? L’ epopea
s’ era venuta formando in gran parte d’ elementi
nazionali preesistenti, come poc’ anzi diceva; ma
ella non avra certo potuto attrarne a se ed incor-
porarsene tutta quanta la massa. Tra quelli stessi,
cb’ella s’incorporo, alcuni possono essere slati in
Digitized by L,ooQle
LXXXVI
INTRODUZIONE.
questa od in quell’ altra guisa piii o meno modifi-
cati, ovvero esposti secondo una tradizione piut-
tosto che secondo un’ altra. La forma dell’ epopea,
atteso il suo organismo tutto intessuto di narrazioni
e d’ episodj, ammette facilmente addizioni e svi-
luppi. Stando le cose cosi, i rapsodi padroni dell’
epopea, e per lo piu, se non grandi poeti, buoni
verseggiatori ancli’ essi, cui debbe spesso ten tare il
favor popolare e la compiacenza di far qualche cosa
loro stessi, i rapsodi, dico, vanno innestando qua
e la nell’ epopea nuovi elementi anti chi, o modifi-
cando, svolgendo secondo altre tradizioni quelli
che gia vi si trovano: e questo tan to piu facilmente,
quanto il corso rapsodico del poema s’ andri dif-
fondendo per piu ampio tratto di paese, e la fonte
delle tradizioni sara quivi piu larga e copiosa, come
avveniva appunto nell’ India. E cosi, trascorse al-
cune generazioni, 1’ epopea antica si trova in parte
mutata da quel ch’ ella era alia sua origine; no e
credibile che un poema possa venire per molte
eta tramandato a memoria e conservarsi in ogni
sua parte scliiettissimo, quale usci dapprincipio
dalla mente del poeta. Ma gli elementi, ond’ egli
siviene accrescendo nell’ attraversar delle eta, sono
ancli’essi anticlii, popolari, ricavati dalle viscere
Digitized by LaOOQle
INTRODUZIONE. lxxxvh
stesse della tradizione, e in tutto connaturali a
quelli, ch’ egli s’ incorpord sul suo nascere. Ond’ c
die riesce oltremodo difficile, anzi sovente quasi
impossibile lo sceverare gli uni dagli altri. E questo
s’ awera massimamente nell’ India, dove per lo piu
1’ opera dell’ individuo sparisce dinanzi a quella
delle generazioni, dove i piu grandi monumenti
letterarj appajono frutto non d’ una sola intelli-
genza, ma di molte succedentisi nella stessa opera,
e come il risultato del pensiero assiduo di piii eta
successive. Ad un’ epoca piu o men lontana dall’
origine dell’ epopea appajono alfine i diasclievasti
a raccogliere e consegnare alia scrittura il poema,
quale si trova allora nella memoria e nella bocca
dei rapsodi. Ma il poema & stato dalla rapsodia in
diversa maniera, sebbene non sostanzialmente,
trasmutato; die non tutti i rapsodi dispersi sopra
vaste regioni poterono consentire nelle stesse mu-
tazioni. Che avviene allora? Che le recensioni dei
diaschevasti dovranno di necessita differire tra di
loro, secondoche eglino s’ attennero a questa od a
quella tradizione rapsodica del poema; e tanto piu,
ove esse sieno state eseguite a grande distanza di
paese 1’ una dall’ altra, come addivenne appuuto
della Gaudana e della boreale. Tale s’ ha a credere
Digitized by
LXXXVIII
INTRODUZIONE.
essere stata la cagione della dilFerenza tra quelle
due recensioni. Quando le varianti rapsodiclie d’ un’
epopea non sono in gran numero, ne di grande ri-
lievo, allora i critici sceverando, scegliendo, finis-
cono col ridurre ad unita il testo, come fu fatto
dei poemi Omerici, nelle cui impressioni correnti
le varianti sono poclie e leggere. Ma allorclie difle-
renze frequenti e notabili si trovano nella tradi-
zione d’ un epopea, debbono necessariamente ri-
sultarne recensioni difl'erenti, le quali poi sussis-
tono e si mantengono insieme, ma Tuna dall altra
distinta, come la recensione Gaudana e la boreale.
Oltre i codici manoscritti delle due recensioni
Gaudana e boreale si trovano altre variela di co¬
dici del Ramayana Valmicejo. II Sig. di Sclile-
gel 1 accenna una recensione chiamata australe
di cui e fatla menzione in un codice
della boreale all’ occorrenza d’ un capitolo di questa,
che e detto da uno scoliaste mancare nell’ australe.
Nessun manoscritto di tale recensione m’ awenne
di ritrovare, e non sono lonlano dal credere cbe
quella recensione non sia per avventura altra cbe
la Gaudana stessa, a cui si potrebbe ben applicare
eziandio il nome di australe. Mi conferma in questa
1 Praf. pag. xxxiii.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
I.XXXIX
opinione il vedere che quel capitolo stesso, indicato
colie parole iniziali <T ^TH:, il quale c detto dallo
scoliaste non trovarsi nella recensione australe,
manca appunto nella Gaudana. Se questa conget-
tura venisse ad avverarsi, sarebbe un nuovo argo-
mento in favore dell’ autorita della recensione Gau¬
dana, siccome riconosciuta e citata dagli scoliasti
stessi della boreale. V’ hanno del Ramayana codici
cbe il Sig. di Sclilegel chiamo eclettlci, perche se-
guitano ora i boreali, ora i Gaudani, ma assai piu
questi che quelli; onde si potrebbe dire non esser
essi altro cbe una gradazione della recensione Gau¬
dana. V’ hanno altri codici ancora, cbe non saprei
presentemente come distinguere, perche non mi
venne fatto di vederne ancora che una mostra, vale
a dire 1’ultimo libro del poema, V Uttarncanda. E
questo un manoscritto dell’ East-India-house, cbe
descriver6 a suo luogo. 11 testo di quel manoscritto
non e precisamente ne quello della recensione bo¬
reale, ne quello della Gaudana, ne quel de’ codici
eclettici : si diflerenzia da tutti. La diflerenza con-
siste per lo piu nella locuzione, non di rado nei
concetti; qualche volta in versi intieri, che man-
cano o soprabbondano ragguagliandolo agli altri
generi di codici. Ma tutta questa varieta di mano-
1. HI
Digitized by
xc
INTR0DUZ10NE.
scritti si pub facilmente ridurre all’ una o all’ altra
delle due recensioni Gaudana o boreale, le sole cbe
si distinguonoper differenze notabili ed importanti.
Poiche c difficile oltremodo, cbe dalla tradizione
d’ un’ epopea nascano piu di due recensioni nota-
bilmente differenti.
Ora se alcuno domandi quale delle due recen¬
sioni s’abbia a stimare piu sincera, meglio ritraente
la forma antica e il primitivo aspetto del Ramayana,
quale s’ abbia a tenere in maggior conto; rispon-
dero, cbe in tanta distanza d’ eta e scarsezza di
notizie positive e impossibile definire quale delle
due sia piii conforme al tipo primiero, originario,
e meglio rappresenti il poema cosi qual era, allor-
che Cuso e Lavo, i primi rapsodi, lo raccolsero
dalla bocca di Valmici, e cominciarono a divul-
garlo. Il solo mezzo atto a rischiarare questa ques-
tione era il confronto delle due recensioni. Ora tale
mezzo adoperato colla critica piu riguardosa, lungi
dall’ aver nulla provato in favore dell’ una o dell’
altra, ha dimostrato invece, che amendue conser-
vano lo stesso aspetto d’ antichita, la medesima im-
pronta d’originalita primitiva, ed hanno per con-
seguenza diritto alia stessa autorita, alia medesima
fede. Le due recensioni sono come due teste ere-
Digitized by LjOOQle
1NTR0DUZI0NE.
xci
sciute sur uno stesso tronco, un’ idra, per dir cosi,
nelT ordine delle produzioni intellettuali. L’ una e
1’ altra perci6 vogliono essere genuinamente pubbli-
cate, aflinche quel nobile monumento dell’ anti-
chita sia pienamente e perfettamente conosciuto.
Fra le due recensioni non v’ lia scelta possibile.
Non voglio per altro qui omettere di notare, che
si rinvengono nella recensione boreale, ed in questa
solamente non nella Gaudana, alcuni luoghi, la
cui schiettezza ed autorita si potrebbe gia di pre¬
sente mettere in dubbio, e si potra forse piu tardi
negare affatto. Ne citero alcuni. A1 libro I, cap. xix
dei boreali, intitolato Nascita dei Dasaratliidi , si
trova fatta espressa menzione dei segni zodiacali,
quali furono essi in uso presso i Greci. Ora, se ve-
nisse ad essere pienamente confermata e solidata
1’ opinione sostenuta con tanto vigore dal Cli. Sig.
Letronne \ alia quale con qualclie modificazione
s’ accosto 1’ Ideler, vale a dire, che il Zodiaco solare
colie figure e denominazioni greche fu introdotto
nelT India, non meno che nell’ Egitto, dai Greci,
ne risulterebbe per diritta conseguenza o che il
Ramayana nacque nell’ India dopo che i Greci v a-
1 Sur I’origine du Zodiaque grec , el sur plusicurs points de Tastro-
nomie el de la chronologie des Chaldeens, par M. Letronne.
Digitized by
XCII
1NTR0DUZI0NE.
veano porta to il loro Zodiaco, asserzione che non
si puo ammettere, come m’ingegnerA di provare
piu innanzi parlando dell’ antichita del poema, o
che tutto quel passo della recensione boreale e spu-
rio ed intruso. Ed appunto il non trovarsi menzione
dei segni del Zodiaco nella recensione Gaudana
parmi accresca autorita alia teoria del Sig. Letronne.
Giacche per qual cagione manclierebbe egli ne’
Gaudani quel luogo dei boreali, se non per quella
medesima che vi manca eziandio la menzione dei
buddliisti noverati nei boreali insieme cogli atei,
vale a dire percbe quel luogo non pare doversi ri-
putare sincero ed autentico? A1 capitolo lv, sloco 2,
tra le genti, che Sabala produce dal suo corpo per
opporle a Yisvainitra, sono dai boreali annoverati i
barbari. Non so se il significato di popoli bar-
bari, che s’ attribuisce qui a questo vocabolo, sia
molto antico. Il nome proprio, con cui il sanscrito
distingue le genti barbare, e . A1 vocabolo
non veggo attribuita nei dizionarj altra significa-
zione, che quella d’ una special pianta cost cliia-
mata. A1 libro II vengono dai boreali menzionati
i seguaci di Buddha, ed involti nello stesso anatema
coi ndstichi od atei. Questo luogo accenna
un’ epoca comparativamente tarda, in cui 1’ odio
Digitized by t^ooQle
1NTR0DUZ10NE.
xcm
tra i brahmani e i buddhisti s’ era gia venuto esa-
cerbando e manifestato in aperta guerra. II Sig. di
Scblegel giudicd dirittamente che tale luogo, il
quale non si trova nei Gaudani, doveva essere ille-
gittimo e intruso, e 1’ escluse dalla sua impressione.
Ma il trovarsi esso nella recensione boreale non e
certo una prova della costante e perfetta sincerita
di quella recensione.
Potrei qui annoverare alcuni difetti d’ esecuzione
che si trovano nei boreali, e non nei Gaudani. Ma
perche cio nulla conferirebbe alio scopo di questa
disputazione, cbe era di provare la legittimita e 1’ au-
tenticita della recensione di Gauda, e non dimos-
trerebbe altro se non die i diaschevasti Gaudani
si governarono con migliore critica cbe i boreali
nell’ ordinare il poema, mi rimarrd dal proseguire
piu oltre questa discussione cresciuta gia a troppo
maggior mole, che non m’ era presupposto; e con¬
ciliate omai in vincolo fraterno le due recensioni,
entro in una nuova indagine che le concerne e le
abbraccia amendue, quella, voglio dire, dell’ anti-
chita del poema.
A chi sia pur alquanto versato nella conoscenza
di questi studj non e bisogno che io accenni, che
la disquisizione in cui entro e piena di difficolta e
Digitized by
XCIV
INTRODUZIONE.
d’incertezze, da nessuna traccia ancora segnata,
distinta appena da alcuni deboli e scarsi indizj,
dubbia guida alia via. Dai Greci non e da chieder
lume, onde rischiarare la storia letteraria dell’ In¬
dia, e dissipare 1’oscurita cbe i secoli banno ad-
densato sui monumenti piu antichi della letteratura
sanscrita. Quello, che sulla fede dei Greci compa-
gni della spedizione d’ Alessandro, e principalmente
di Nearco e Megastliene, banno lasciato scritto sull’
India autori posteriori, e di poco o nessun sussi-
dio, quando si pon mano a smuovere le questioni
piu intime e recondite concernenti la letteratura e
la civil ta indiana. I Greci non penetrarono mol to
addentro nella conoscenza dell’ India : colsero essi
bensi alcuni tratti piu appariscenti di quel gran
corpo sociale, ma sfuggirono loro gli elementi piu
important del suo organismo. Eglino s’ applicarono
precipuamente a descrivere le regioni, i siti, la
temperie del cielo, le produzioni naturali dell’ Indi-
co suolo, il modo di vestire, d’ armarsi alia guerra,
ed altri simili usi de’suoi abitatori; dissero alcuna
cosa delle varie classi in cui e partita la societa >
indiana, e ritessendo le veccbie favole delle spe-
dizioni d’ Ercole e del padre Libero fecero buo-
namente questo primo institutore della civilta
Digitized by t^ooQle
1NTR0DUZI0NE.
xcv
indiana '. Nessun aiuto 6 adunque da sperare dai
Greci per giungere a discoprire 1’ eta probabile del
Ramayana, come nulla si pu6 concbiudere contro
la sua antichita dal non trovarsene menzione presso
quegli scrittori, cbe raccolsero le nozioni sulT India
dei compagni d’ Alessandro. Ne dagli scrittori stessi
indiani si possono ottenere dati precisi, improntati
di certa nota di storica verity, atti per se soli a sta-
bilire indubitabile 1’ eta del poema. Mancano per
lo piu dati cosiffatti sulle epopee antiche presso
que’ popoli stessi, dove la storia diffuse precoce il
suo lume; quanto meno s’hanno a sperare nell’In¬
dia , la dove le menti furono sempre piu propense al
meditare cbe al narrare, a slanciarsi audacemente
verso le regioni dell’ ideale e dell’ infinito, cbe a
consegnare alia memoria nella loro realta eventi
circoscritti in angusti confini, dove in una parola
la contemplazione e la poesia soffocarono la storia ?
Rimane adunque cbe con intento studio si rin-
traccino tutti quegli indizj, da cui pu6 emergere
qualche lume, e si tenti per essi di stabilire quanto
piu precisamente sia fattibile 1’ eta del Ramayana.
Al capitolo terzo del proemio, cbe ha per titolo
1 Si vegga il sunto di storia dell' India di Arriano, e il libro xv
di Strabone.
Digitized by L^ooQle
XCVI
1NTR0DUZ10NE.
Sunto del poema, e narrato che Valmici, dopo aver
tutto incarnato nella sua mente il Ramayana, lo
consegnd alia memoria di due figli di Rama, Cuso e
Lavo; che questi, raccolto dalla bocca del vate il
poema e cantandolo per 1’ India tra le adunanze
solenni di bralimani e di csatri, giunsero al cospetto
di Rama, il quale udi maravigliando le sue gesta
poeteggiate da Valmici. La tradizione adunque fa
nell’India Valmici contemporaneo di Rama, e pone
la creazion del poema in quella eta stessa, in cui
si compi6 la grande impresa cbe ne forma il sog-
getto. So che la tradizione sovente si compiace di
circondare di finzioni e di racconti favolosi le opere
piu antiche e venerate, e i nomi piu popolari ed
illustri, quelli soprattutto de’ grandi poeti; ma non
ne segue perci6 cbe tutte sieno inventate ed imma-
ginarie quelle notizie, cbe la tradizione ha traman-
date, risguardanti le opere antiche e i loro autori;
che nulla v abbia in esse di storico e di vero. I rac¬
conti favolosi inventati sui grandi nomi e sulle
grandi opere facilmente si distinguono al primo
aspetto; giacche per lo piu ei porlano con loro un tal
carattere di maraviglioso e di strano, cbe non con-
sente d attribuir loro altro valore cbe quello d’ una
finzione popolare. Tale c, per cagion d’esempio.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
XCVII
quello che e narrato nelf Adbhuta Ramayana, che
Valmici sessanta mila anni prima della nascita di
Rama aveva profetando composto un poema di piii
milioni di versi, del quale grandemente si dilettava
Brahma e tutta la sua corte celeste. Tale ancora e
quell’ altra finzione simile alia precedente, che si
trova nel Mahabharata 1 , che Dvaipayana compose
ab antico un Mahabharata gigantesco di sei milioni
di sloclii; della quale massa smisurata di poesia tre
milioni di sloclii formano il Mahabharata cantato
nel mondo dei Devi, un milione e mezzo quello che
si recita nel mondo dei Pitri, un milione e quat¬
trocento mila quello che si canta tra i Gandharvi,
e cento mila sloclii compongono il Mahabharata
umano, quello divulgato nel mondo di quaggiu tra
gli uomini. Ma la tradizione popolare, che fa Val¬
mici coevo di Rama, e narra tutti i particolari della
prima propagazione del Ramayana, non solamente
non ha nulla d’inverosimile, ma si mostra cosi pro-
babile e degna di fede, quanto qualsivoglia altro
fatto storicamente narrato. Ma v’ ha qui piu ancora
che una semplice tradizione popolare conservata
nel proemio del poema. Il medesimo fatto dell’ esser
stato Valmici contemporaneo di Rama vien confer-
1 Vol. 1, pag. j.
i. ^
Digitized by
XCVIII
INTR0DUZ10NE.
mato da alcuni luoglii del poema stesso, in cui
Valmici si noma e parla di se in terza persona,
come usano in simili casi parlar di se gli autori. A1
capitolo lvi del libro II dell’ impressione Schlege-
liana si accenna V incontro di Rama con Valmici in
un romitaggio del Citracuta.
E in tale guisa Sita, Rama e Lacsmana pervenuti al romi¬
taggio s’inchinarono atteggiati di reverenza innanzi a Val-
miei.
II codice devanagarico di Parigi m 1 fa di nuovo
menzione dell’ eremo di Valmici al libro II, nel
capitolo intitolato in quel codiceH<dl4=laj: Entrata di
Bharata. Bharadvaga descrive in esso a Bharata il
Citracuta dimora eletta da Rama, e tra le cose die
addita di quel celebre monte v’ ha il romitaggio di
Valmici:
f^Tt STSETI
E quivi, o Ragavo, ¥ eremo divino di Valmici il grande
Risci.
Questo fatto del sincronismo di Valmici e di
1 Si vegga sul finir delF Introduzione la descrizione dei ma-
noscritti.
Digitized by CjOOQle
1NTR0DUZI0NE.
XC1X
Rama conservato dalla tradizione nel proemio del
poema, e confermato da due luoghi del poema
stesso, pare dovrebbe servire come di fede di nascita
al Ramayana. Rama visse sul finir del tretayuga (in-
torno a cio non v’ ha dubbio), ed e per conseguenza
separato dall’ eta presente da una parte del cali-
yuga e da tutto il dvaparayaga. Non ignoro cbe tali
eta o cicli, cbe gli Indiani chiamano yuga, non sono
per anco ben eircoscritti tra certi limiti e raggua-
gliati concordemente all’ era nostra; e cbe per con¬
seguenza il dire cbe Rama visse sul finir del treta-
yuga, non e determinare con esattissima precisione
f eta in cui s’ abbia a collocare. Malgrado f indica-
zione cronologica soprammentovata, variano in-
torno all’ eta di Rama il Jones, il Bentley ed il Tod,
de’ quali il primo pone l’eroe del Ramayana all’
anno 2029, il secondo all’ anno g 5 o, il terzo al
1100 innanzi G. C. 1 Non e mio proposito entrare
ora qui in una lunga discussione cronologica; ne
pretendo determinare esattamente l’anno, il mese,
il giorno in cui nacque Rama. Bastimi, cbe 1 ’an-
tichita dell’ eroe del Ramayana & suflicientemente
dimostrata dal trovarsi esso (e in cio s’accordano
tutte le autorita) anteriore d un’ intiera eta ciclica,
1 Prinseps useful Tables, part. Il, pag. 78 c 95.
Digitized by
c
INTRODUZIONE.
il dvaparayuga, all’ eta presente che chiamano call-
yuga, la quale gli Indiani fanno incominciare piu
secoli innanzi 1 ’ era nostra. Che se avessi pur a dire
con maggior precisione in quale secolo innanzi
1 ’ era cristiana io tenga piu probabile aversi a porre
Rama, giudicherei doversi esso collocare verso il
tredicesimo secolo priina di G. C. Da Rama lino a
Sumitra contemporaneo, come appare, di Vicra-
maditya (anno 57 innanzi G. C.) si noverano cin-
quanta sei re suoi successori l . Dando secondo un
computo verosimile e fatto un ragguaglio generale
vent’ anni o poco piu di regno a ciascuno, si per-
verrebbe appunto al tredicesimo secolo innanzi
1 ’ era cristiana 2 . Ma a questo giudizio non intendo
attribuire altro valore, che quello d’ una probabile
congettura. Quanto I10 detto fin qui intorno all’ an-
ticliita di Rama, si potrebbe applicare a Valmici
autor del Ramayana, il cui sincronismo con Rama
e indicato, come dimostrai poc anzi, nel proemio
] Prinsep’s useful Tables, pag. 107.
2 Questo computo si trova confermato dalla serie dei re del
Casmir della prima epoca. La durata media di ciascun regno ri-
sulta di venti quattr anni circa. (Rddjatarangini, Histoire des rois
du Kachmir, traduite et commentee par M. A. Troyer, tom. II,
pag. 373.)
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
ci
del poema, e confermato da due luoglii del poema
stesso. In tale caso sarebbe recisa la questione e
dimostrata 1* antichita del poema, sebbene non de-
terminata con tutta precisione la sua et&: cosa dif¬
ficile non solamente pel Ramayana, ma pei poemi
stessi d’ Omero. Ma perocche non mancheranno
alcuni o piu increduli o piu ritrosi, ai quali parra
sospetta la testimonianza del proemio dell’ epopea,.
perclie opera dei diaschevasti e fondato solamente
sulla tradizione, e dubbia 1* autorita dei due luo-
ghi del poema, perche que’ luoghi non si trovano
nella recensione Gaudana, nella quale del sincro-
nismo di Rama e di Valmici non e fatta menzione
che nell’ ultimo libro, 1 ’ Uttaracanda, sulla cui au-
tenticita si muovono alcuni dubbj : e parra inoltre
a taluni poco probabile che Valmici contemporaneo
di Rama abbia potuto intessere finzioni poeticlie
ed eventi immaginarj nel suo poema, che cantava
un’ eroe tutt’ ora vivente e fatti pur allora succe-
duti e presenti alia memoria di tutti; come se non
fosse proprio della poesia epica lo slanciarsi istin-
tivamente nel maraviglioso, e stendere sulla realita
degli eventi un sottil velo di finzione; come se
questa finzione, questo maraviglioso non formas-
sero in un’ eta eroica la delizia d’ uomini d’ accesa
Digitized by VjOOQle
ch INTRODUZIONE.
fantasia, allora eziandio che e loro nota la verita dei
fatti recenti che poeteggia il vate; come se inline
non vi fossero esempj da noi non mol to lontani d’av-
venture e di fatti recenti favoleggiati nei poemi ca-
vallereschi del medio evo : per queste cagioni verro
qui condensando, quasi in piccola oste nella quale
ai forti sono frammisti i deboli, tutti quegli indizj
ed argomenti, che mi pajono confermare l’anti-
chita del Ramayana.
Attraverserd dapprima senza arrestarmi tutta
1 ’epoca puranica, quella, vale a dire, in cui se-
condo il giudizio di due illustri maestri di questi
studj, i Signori Wilson ed E. Burnouf *, furono
rimpastati e ridotti alia loro forma presente i Pu-
rani, epoca, siccome essi pronunziarono, compa-
rativamente recente, e con tale evidenza posteriore
all’ epoca epica del Ramayana, che non e qui mes-
tieri di lungo discorso. Lasciata adunque tale epoca
addietro, vengo al secolo di Vicramaditya (anno 57
innanzi G. C.). Trovo qui un poema che celebra
in gran parte, ma compendiati, i fatti stessi can-
tati dal Ramayana, voglio dire il Raghuvansa di
Calidasa. Quand’ anche la sua forma compendiata
1 Si vegga la prefazione al Bhagavata Puiana del Sig. E. Bur¬
nouf, pag. xxiv e seg.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
cm
non fosse sufficiente indizio della sua posteriority
al Ramayana, giacche i sunti sogliono venir dopo
le grandi esposizioni dei temi; quand’ anche la sua
posteriority non fosse dimostrata dalf arte con cui
e elaborata quella poesia, tanto distante dalla sem-
plicita e naturalezza della poesia Valmiceja, Cali-
dasa stesso nel proem io del suo poema rende aperta
testimonianza, che altri poeti anteriori a lui gli
schiusero la via in quel medesimo tema :
mm ^ |
wt % nf?r: n
Ma il mio entrare nelle lodi di questa stirpe, a cui poeti
anteriori m’ apersero coi loro carmi la porta, b quale 1’ entrar
del filo in una gemma perforata dal diamante
Ora credo appena necessario l’awertire che tra
questi poeti e compreso certamente Valmici, fonte
larga e primiera di tutti i carmi, che celebrarono
neir India le gesta di Rama. Nel progredir oltre al
di la dell’ eta di Calidasa mi si para dinanzi un
gran monumento epico, sterminato come le gio-
gaje dell’ Himalaya, a cui la tradizione attribuisce
nell’ India un’ antichita remotissima, fino a fame
1 Raghnvansa Kalidasa carmen, edidit Adolphus Fridericus
Stenzler, cap. i, si. 4 -
Digitized by t^ooQle
CIV
INTRODUZIONE.
autore Vyasa il compilator dei Vedi. Questo monu-
mento e il MahabMrata. 1 VT inchino davanti a questo
colosso epico : ma senza voler per6 nulla detrarre
alia sua antichita, non esito a dicliiararlo meno
antico del Ramayana. E qui dico dapprima, che
quando si ragiona dell’ antichita d’ un monumento
letterario, massimamente epico, convien distin-
guere gli elementi, onde si compone, dalla mano
ordinatrice die li raccolse e li dispose. Quelli posso-
no essere anticliissimi; e tali sono di fatto una gran
parte degli elementi del Mahabharata, come il sono
in gran parte quelli eziandio che si contengono nel
Ramayana : 1 ’ opera del riunirli, dell’ ordinarli pu6
essere piu o meno antica. Ed e quest’ opera ap-
punto di riunione, d’ ordinamento del Mahabha¬
rata, che io dico posteriore a quella del Ramayana.
Ove questa posteriority non fosse dichiarata dal
Mahabharata stesso, il quale annunzia che le gesta
di Rama sono gia state cantate da Valmici ispirato
da Narada, basterebbe a provarla il trovarsi incor¬
porate nel Mahabharata tutto intiero un sunto del
Ramayana Valmicejo collo stesso andamento, collo
stesso ordine, e sovente colie medesime parole *.
Oltraccio la storia ed il culto di Crisna svolti e ce-
1 Mahabharata, vol. I, pag. 775 , sloco 15877 e seg.
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE. cv
lebrati nel Mahabharata, sebbene il culto di Crisna
Mahabharateo, culto di fortezza, d’ entusiasmo e
d’ amore, debba riputarsi di gran tempo anteriore
a quel Crisnaismo degenerato e profano, tutto di
volutta, che k espresso nel Gitagovinda, la storia,
dico, e il culto di Crisna celebrati dal Mahabharata
indicano pure, siccome relativamente meno antichi
nelT India, un’ eta posteriore al Ramayana, in cui
di Crisna ne di Crisnaismo non appare menzione.
Potrei soggiungere cbe non pochi luoghi del Malia-
bharata sembrano additare 1 ’ anteriorita del Rama¬
yana, da cui pajono manifestamente imitati; ma
avro migliore opportunity di toccare questo punto
altrove. Una difficolta pare sorgere qui e contrap-
porsi a quanto sono andato teste discorrendo. La
tradizione indiana attribuisce a Vyasa la composi-
zion del Mahabharata. Se il raccoglitor dei Vedi c
desso pure l’ordinator del Mahabharata, la dispo-
sizione di quella gran mole epica sara dunque con-
temporanea a quella dei Vedi, che il Colebrooke
giudica essere stata eseguita al decimo quarto se-
colo innanzi 1’ era cristiana ', ed anteriore per con-
seguenza al Ramayana, dove i Vedi appajono gia
raccolti ed ordinati. Ma credo doversi omai consen-
1 Miscellaneous essays , vol. I, pag. 109 c 200.
1. 0
Digitized by
CVI
INTRODUZIONE.
tire tra gli indianisti, che quel Vyasa indiano e un
personaggio moltiforme e indeterminato, la com-
pilazione personificata dei piu importanti monu-
menti tradizionali dell’ India, come suona il suo
nome, un carattere poetico, come lo direbbe il Vico;
il quale percio puo convenire a tutte le eta, a quella
della collezion dei Vedi, come a quella della com-
posizion del Mahabharata, dell’ ordinamento dei
sistemi filosofici, della compilazion dei Purani.
L’ invenzion dello sloco attribuita dalla tradizione
indiana a Valmici nel proemio del Ramayana pare
dovrebbe confermare l’antichita del poema. Poiche
trovandosi scritte in questo metro opere sanscrile ri-
putate antiche per consenso di tutti i dotti di questi
studj, verbigrazia il codice di Manu, ne dovrebbe
risullare per diritta conseguenza, die piu antico di
quelle sia 1’inventor del metro, e piu antico il mo-
numento in cui 1 ’ adopero dapprima. Se non che
qui sorgono nuove diflicolta e nuovi dubbj, che
rendono sospetta ed incerta quella testimonianza
della tradizione. Osservo dapprima, che il commen-
tatore boreale Raghunatha Vacaspali 1 chiosa alle-
goricamente il fatto, ond’ ebbe origine 1’invenzion
1 Manoscritto b della recensione borcale. Si vegga piu sotto la
descrizione dei manoscritli.
Digitized by t^ooQle
INTR0DUZI0NE.
CVII
dello sloco; la qual cosa sembra annullare tutta la
fede storica di quel fatto : che 1’ allegoria e la storia
mal s’ accordano insieme. II primo sloco uscito im-
provviso ed impensato dalla bocca di Valmici per
compassione d’ un’ amorosa coppia d’ augelli svo-
lazzanti per 1’ aria, de’ quali uno venne subitamente
ucciso da crudel cacciatore, il primo sloco, dico,
improvvisato allora da Valmici, cbe uso poscia quel
metro a cantare le gesta di Rama, e il seguente 1 :
m thw rrfrrst 3W: snwt: mv. i
Non mai per volger d’anni, o crudel cacciatore, possa tu
venire in buona fama, posciache di tale amorosa coppia d’a-
ghironi uno tu uccidesti tutt’ acceso d* amore.
Ecco la cliiosa di Raghunatlia :
I JTff
^ tor ffirIRIHfM I rfFTT^ff I HtdT^I I 2TWT5^fl: I
aTCnwrfwfat UlftlHMTHfn I rtr^l flFTT^I ct I m
rT£1 ri| i I fill V4 H ^HITT Uf?T0T StTT d tfa fd
i
Atjhironc (indica) l estrema stenuazione in cui venne pel do-
1 Hamayana, cap. 11, sloco 17 della recensione Gaudana, 18
della borealc.
Digitized by
CVill
INTRODUZIONE.
lore della perdita del regno, del soggiorno nelle selve e per
altre pene la coppia Sita e Rama. — Uno d’ essa (coppia degli
aghironi) vale a dire Sita. — Perchb uccidesti vale a dire (tu
Ravana 1 ) gli fosti cagione di pene piu crudeli che la morte
stessa. — Per cib vale a dire atteso questo. — Ta (perderai ) la
baona nominanza vale a dire quella fama d’ eccellenza ne* tuoi
figli, nepoti e famigliari, che t’era stata accordata da Brah¬
ma nella citti di Lanca. — Tale b la sposizione del senso del
poema.
Ma tutto ci6 potrebbe non esser altro che vana
arguzia e fantasticheria del commentatore. Di mag-
gior rilievo e quello che segue. Dello sloco si trova
menzione nel Rigveda 2 :
Spandi colla bocca l’inno (lo sloco), distendilo a guisa di
pioggia.
E nel medesimo Veda 3 si trova pure gia usalo
il metro stesso dello sloco :
T& dlH ^TT
STfos qfqszjT fa-.SJSJT ^ II ecc.
1 Ravana, re dei Racsasi in Lanca (Ceylan), il grande avver-
sario di Rama, figurato, secondo il commento, nel cacciatore.
2 Rigvcda-sanhila, liber primus, Sanscrite et Luline edidit Fride-
ricus Rosen, in no 38 .
3 L. c . inno 80.
/
Digitized by Google
INTRODUZIONE.
cix
Stando apparecchiata la libagione esilarante, il sacerdote
sciolse cosi 1 ’ inno amplificatore : Tu fortissimo, fulminantc
(Indra), discacciasti dalla terra (il demone) Ahi. Ecc.
Ora come conciliare queste due cose in appa-
renza ripugnanti ? La tradizione narra che Valmici
fu inventor dello sloco e 1 ’ adoperd dapprima nel Ra-
mayana: ma nel Ramayana e parlato spessissimo dei
Vedi, dove gia si trova e menzionato ed adoperato
lo sloco. Da quel tanto, che s’ e pubblicato finora
dei Vedi, pare potersi con qualche probability con-
getturare che non tutte le parti, onde si compon-
gono, siano ugualmente anti che, e che siano entrati
in quella grande compilazione Vedica elementi di di¬
verse eta. Ove ci6 fosse, si potrebbe arrischiare la
supposizione che i due inni sovracitati possano es-
sere per awentura posteriori al Ramayana. Ma nello
stato presente degli studj sanscriti sarebbe soverchia
temerita il voler attribuire a quella supposizione
tale valore da conciliare mediante essa la tradizione
e la testimonianza dei Vedi. S’ aspetti adunque
maggior sussidio per uscire da questa difficolta.
Del Ramayana si trova menzione nel Radja-
tarangini '. Damodara secondo di questo nome tra
1 Jiddjatarangini, Histoire des rois du Kachmir, par M. A. Troyer,
lib. I, sloco 166.
Digitized by t^ooQle
cx INTRODUZIONE.
i re del Casmir venne maladetto da certi brahmani,
e fu da loro posto come termine a quella maledi-
zione il giorno, in cui egli avrebbe ascoltato tutto
intiero il Ramayana.
STHTST ft liurf$ril: II
Quando tu avrai ascoltato in un sol giorno T intiero Ra¬
mayana, avri fine allora la tua maledizione: cosi dissero essi
(i brahmani) placati.
Ora Damodara secondo, nella serie dei re del
Casmir, precede di cinque re Gonarda terzo, il
quale, conforme al computo del Sig. Troyer, tradut-
tore e chiosatore sagace ed erudito della storia Cas-
miriana, s’ ha a porre all’ anno 1182 innanzi G.C. 1
Da questo pun to risalendo lino a Damodara secondo
per l’intervallo di cinque regni, la media durata
di ciascun de’ quali e di 2 4 anni circa 2 , si perver-
rebbe al cominciar del quattordicesimo secolo in¬
nanzi 1’ era cristiana. Io son lungi certo dal voler
attribuire una massima precisione a tutti questi
computi cronologici; ne prelendo deterininare colla
piu stretta esattezza 1 ’ eta certissima del Ramayana.
1 Rddj alar any ini , tom. II, pag. 3 y 3 .
2 hi, i c.
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
c\i
Ma affermo che dal luogo citato del Radjatarangini
si puo con tutta sicurezza inferire la remota anti-
chita del poema. La quale anticliita confermano
eziandio le varie tradizioni popolari diffuse per tutta
1 ’ India sull’ epopea di Valmici, sui fatti che vi si ce-
lebrano, sui principali attori di quel gran dramma
epico; giacchele tradizioni, i racconti popolari non
sogliono appiccicarsi che ai monumenti antichi,
come le piante parassile s’ abbarbicano ai tronchi
delle vecchie quercie. Tutta 1 ’India e piena di cotali
tradizioni originate dalla celebrita popolare dell’
epopea di Valmici. La fama di Rama e d’Hanuman
suo valente alleato accompagnata da leggende
popolari ha penetrato nelle piu remote parti delle
regioni settentrionali dell’ India e fino nel Tibet 1 :
ed e tutt’ ora fra gli Indiani in grande vene-
razione il monte Citracuta 2 , dove Rama fece lunga
dimora durante il suo esilio, come canla 1’epopea
di Valmici. E prova dell’ anticliita del Ramayana e
1 ’ attingere che ban fatto al "ran fonte della sua
epopea molti poeti dell’ India e drammatici ed epi-
ci, non altrimenti che i poeti greci attinsero alle
epopee d’Omero. E provano 1 ’anticliita del Rama-
1 Radjatarangini, tom. I, pag. 4 ^ 5 .
2 Meghaduta, per H. H. Wilson, pag. i.
Digitized by LjOOQte
CXII
INTRODUZIONE.
yana le varie lezioni stesse che ne nacquero; che
un’ epopea debbe di necessita essere per lungo
tempo, per distanti regioni e per le bocche di mold
agitata, affinche ne nasca tanta varieta di lezioni,
quant’ e quella del Ramayana. E come un’ epopea
e imagine fedele delle credenze, del culto, degli
usi di quell’ eta in cui nacque, tantoclie il non tro-
varsi menzione di tal credenza, di tal culto, di tale
uso, e perfino di tal nome di regione in un’ epopea e
indizio molto probabile, che essi non sussistessero
al tempo in cui quella ebbe sua origine, e degno
d’ essere notato come nel Ramayana non si trovi
traccia di quella divozione mistica che tutte as-
sorbe le facolta dell’ uomo, di quel culto passionato,
ardente, che ebbe nome di bliacti, il quale non e
anticliissimo nell’ India, ma debbe pur risalire al
di la dell’ era nostra, poiche ne & menzione nel Ma-
habharata V’ hanno bensi nel Ramayana esempj
d’ austerita prodigiose; ma queste nulla hanno che
fare col culto che chiamasi bhacti, e derivano da
altra cagione, da piii alto principio. Esse appajono
originate da un intimo sentimento profondamente
radicato ed antico nell’ India; quello, cioe, che l’es-
piazione doveva reintegrare 1’ umana natura sea-
1 Bhdgavala Purana, par M. E. Burnouf; Preface, pag. cxx.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
CX1I1
duta. Ne anche si trova nel Ramayana lasciata
memoria di Buddha, ne di buddliismo, che sono
pure antichi nelT India; sebbene Buddlia Sachya-
muni sia nato, secondochc narrano i testi buddhi-
ci, nel paese d’Ayodhya sede del regno di Rama
e teatro di mold awenimenti celebrati dal Rama¬
yana, ed awegnachc si trovino nel poema di Val-
mici mentovate altre antiche credenze eterodosse,
vale a dire non conformi ai Vedi. Non mai nel Ra¬
mayana l’isola di Ceylan, contro cui c indirizzata
la spedizione di Rama, e di cui tanto si favella nel
poema, e chiamata ne Taprobane ossia Tdmra-
parni (dalle foglie color di rame), ne Palesimundu
ovvero Pdlisimanta (capo della legge sacra, come
ingegnosamente congettura il Lassen), nomi 1 ’ uno
e 1’ altro anteriori d’ alcuni secoli all’ era cristiana 1 ;
ne anche viene ella appellata mai col nome, dive-
nuto ora comune, di Sinhala (sede dei leoni), il
qual nome si connette all’ occupazione che fece
dell’ isola Vigaya alcuni secoli prima d’ Asoca, e
piu secoli innanzi l’era nostra 2 . Il nome, con cui e
1 Si vegga quello che scrive il Lassen, De Taprobane insula
veteribus cognila dissertatio; Bonnes , 18/12.
2 De Taprobane insula , etc . pag. 18.
Intorno al nome di Sinhala (sede dei leoni o del leone) v’ha
i- P
Digitized by Google
cxtv
INTRODUZIONE.
appellata Ceylan nel Ramayana, e sempre il primi-
tivo, 1 ’ antichissimo Lanca. Piu altre simili prove
congetturali dell’antichita del Ramayana potrei qul
arrecare, quella, per caso d’ esempio, dell’ indole
e dei modi al tutto anticlii dello stile, del qualifi-
car che egli fa, come Omero, di venerandi, almi,
divini il giorno, la notte, le selve, i monti, i fiumi,
tutti quegli oggetti che sogliono produrre piu pro-
fonde impressioni sopra vergini imaginative; ma
piu altre cose qui mi rimangono a dire, ed e
la nota leggenda di Vigaya nato d’un leone : onde dices! essere
derivato il nome di Sinhala all’ isola di Ceylan da lui occupata.
Questa leggenda si trova particolareggiata nel volume cinese inli-
tolato ^ Pa-hong-i-sse, uno della collezione che
ha per titolo Long-wei-pi-schu,* Libri secreti
«del dragone» (collezione secreta delF imperatore), all’ articolo
P°'l°’ men (hrahmani) :
V’avca anticamente ncll’India meridionale un rc, la cui figlia doveva mari-
tarsi ad un principe tT un regno vicino, ecc.
La stessa leggenda si trova pure nel Ragavali.
Il Lassen congettura mol to ingegnosamente che il nome di
Sinhala (sede dei leoni) sia stato dato all’ isola di Ceylan dopo la
conquista che ne fece Vigaya, per esser ella allora divenuta sede
dei Csatri o guerrieri (leoni). Quello che qui imporla si che
quel nome va unito alia storia di Vigaya ed & per consegucnza
anteriore d'alcuni sccoli all’ era cristiana.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
cxv
tempo ormai ch’ io cominci a pensare al termine di
questa prima Introduzione.
II Sig. W. H. Sykes, in una sua dissertazione
inserita nel Giornale della Real Societa Asiatica di
Londra 1 , dov’ ei compendia tutta la peregrinazione
fatta attraverso 1 ’ India dal celebre viaggiatore
cinese il buddliista Fa liian sul finir del. quarto
e il cominciar del quinto secolo dopo G. C. e de-
scritta nel Fo kue ki, il Sig. Sykes trovando che
il buddliista cinese giunto nel paese d’ Ayodliya
sede del regno di Rama non fa menzione lie di lui,
ne del Ramayana, crede potersi dubitare die il
poema gia sussistesse a quel tempo. Se non v’ ha
altra cagione che questa di dubitare dell’ antichita
del Ramayana, non e da starne in pena. Di fatto
che altro mai ha veduto il buddliista cinese nella
sua lunga peregrinazione attraverso 1’India, che
altro ha notato o descritto se non monasterj bud-
dhici, templi buddhici, sacerdoti buddhici, tradi-
zioni buddhiche, dottrine buddliiche, eterodossie
buddhiche? Ogni cosa che non avesse col buddhis-
mo qualche relazione o di consenso o di contrasto,
fu da lui trascurata come non confacente al suo
1 The journal of the Boyal Asiatic Society of Great Britain and
Ireland, volume the sixth, pag. 2^8 e seg.
Digitized by kjOOQle
CXVI
INTRODUZIONE.
scopo. Ora io chieggo se sia da aver maraviglia, che
il viaggiatore cinese non abbia fatto menzione di
Rama, ne del Ramayana, che certamente poco ave-
vano che fare col buddliismo; e se dal suo silenzio
si possa far qualche congettura intorno all’ eta del
poema. Ne posso qui trattenermi dal notare di pas-
saggio la stranezza della tesi, chel’autore ha preso
a sostenere in questo suo lavoro. Da quello, che
lascio scritto Fa hian sopra il buddhismo e il fiorir
che aveva fatto nell’ India piu secoli innanzi la sua
peregrinazione, il Sig. Sykes pretende inferire che
il buddhismo (e qui per buddhismo non si pu6 in-
tendere altra dottrina che quella predicata e diffusa
da Buddha Sachyamuni, la sola appoggiata ad au-
torita storiche), che questa dottrina, dico, e ante-
riore nell’India al brahmismo.Non entrerd qui certo
in lungo discorso su questo proposito per dimos-
trare come i principj stessi fondamentali del bud¬
dhismo presuppongano le dottrine del brahmismo :
cid sarebbe al tutto alieno dal mio scopo ed inop¬
portune. Non faro che indicare e ravvicinare alcuni
luoghi della dissertazione stessa del Sig. Sykes, o
per meglio dire, del buddhista cinese ch’ egli ha
tolto per guida e compendialo, e lasciero che altri
giudichi.
Digitized by kjOOQle
INTRODUZIONE.
CXV1I
Scrive il Sig. Sykes \ che in un sermone tenuto
a Benares Buddha Sachyamuni ebbe per uditori
brabmani e Brahma stesso. Piu innanzi 1 2 tra gli
awersarj del buddhismo, contro cui Sachyamuni
ebbe a combattere, sono annoverati i settarj dei
Vedi il monumento fondamentale del brabmismo,
i settarj della dottrina Vaisesica e della Sanchya
tutti sistemi usciti dal brabmismo. Piu oltre an-
cora 3 e citata una leggenda d’un brahmano svenuto
dalla fame, cui Buddha diede a mangiare le sue
proprie carni; ed un’altra in cui e narrato cbe
Brahma ed Indra Divinita brahmaniche accom-
pagnarono Buddha al Cielo, dove egli si condusse
per veder la madre. Non aggiungerd altre citazioni:
se da queste, cbe bo arrecate, si possa conchiudere
che Buddha Sachiamuni e la sua dottrina sono
anleriori al brabmismo, il giudichi chi ha fior di
senno.
Un’ apparente diflicolta sembra risultare dalla
menzione de’Yavani, cbe si trova al libro primo
del Ramayana, la dove Sabala evoca genti guer-
1 Luog. cit. Notes on the religious, moral and political state of
India before the Mahomedan invasion, etc . pag. 264 -
2 Ivi, pag. 267.
3 Ivi , pag. 28C.
Digitized by
Google
CXVIII
INTRODUZIONE.
riere per combattere Visvamilra. 11 norae di Yavani,
usato neir India ad indicare i Greci dopo il tempo
d’Alessandro, potrebbe quivi parere assai sospetto.
Intorno a ci6 si vegga quello che egregiamenie
scrisse il Sig. di Schlegel\ II nome di Yavani
debb’ essere stato anticamente usato dagli Indiani
a dinotare i popoli posti all’ occidente dell’ India :
piu tardi, vale a dire dopo il tempo d’Alessandro,
venne principalmente applicato ai Greci. In questo
modo penso s’abbia ad intendere quello che si trova
in una chiosa di Panini: Spn*TT vpyil ^=HI: «i Ya-
« vani usano mangiar coricati;»il qual uso, estraneo
ai popoli Asiatici, eproprio solo d’alcuniOccidentali.
Ma intorno all’ antichita del Ramayana potrebbe
qui sorgere un grave dubbio, il quale vuolsi at-
tentamente ponderare. Le epopee (intendo quelle
di cui qui si ragiona) sogliono nascere in tali eta,
in cui non s’e venuta ancora formando una lette-
ratura, ed in cui per conseguenza la lingua, sebbene
gia in parte coltivata e svolta, non ha ancora con-
seguita tutta la sua pienezza, ne ottenuta quella
regolarita, quella stabilita, quella perfezione, che
sono proprie d’ una favella pervenuta alia sua ma-
turila. L’ epopea, die nasce in eta cosilTatte, porta
1 Ramayana vohuninis pritni pars altera, pag. 168.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
CXIX
impressi i segni della condizion della lingua. II
suo idioma e fluttuante, incerto, irregolare, alcuna
volta rozzo; ritrae in una parola 1’essere d’una
favella non ancora pienamente formata e stabilita.
Parlo qui solamente della lingua dal lato del suo
organismo grammaticale: poiche quanto alia forza,
all’ espressione, talvolta anclie alio splendore delle
forme, delle locuzioni, 1’idioma di tali epopee e
sovente inimitabile, e serve di modello alia lettera-
tura die vien dopo. Esaminiamo per poco Omero,
quel gran tipo epico, per confermare con illustre
esempio quello die poc’ anzi diceva dell’irregolarita
e instability dell’ idioma delle epopee antiche. Con-
sento col Ch. Sig. Amedeo Peyron nelf opinione,
die egli ha con tanto acume d’ingegno e vigor di
critica stabilita \ vale a dire, che la lingua d’Omero
ha subito alcune mutazioni principalmente nell’
ortografia; che le venne impresso prima dai rap-
sodi, poi dai diaschevasti un certo colore ionico
che ne ha cangiato alquanto, senza per altro alte-
rarlo, il primitivo aspetto; che f odierna lingua
dell’ Iliade e dell’ Odissea insomma, per usare le
1 Origine dei tre illustri dialctti Greci paragonata con quella
dell eloquio illustre Italiano dell' ah. Amedeo Peyron socio della
R . Accademia delle Scienze di Torino, ecc. Torino, i 838 .
Digitized by
cxx
INTRODUZIONE.
parole stesse dell’ autore, dista assai da quell’ an-
tico dialetto eolo-dorico, in cui Omero detto i suoi
carmi. Con tutto cio quante vestigie manifeste non
rimangono ancora in Omero dell’ instability, dell’
ondeggiamento dell’ antica lingua da lui adoperata?
Quante forme proprie del suo idioma, irregolari
se si confrontano colla lingua greca quale venne
dall’ uso stabilita piu tardi, che non appartengono
ne al dialetto ionico, ne ad alcun altro dialetto
greco, che non si possono neppur chiamare va¬
riety di dialetto, poiche concernono la parte intima
della favella, ma additano un’eta, in cui 1’antica
lingua eolica non s’ era per anclie consolidata. Dico
lingua eolica, e non dialetto eolico come il Cli.
Sig. A. Peyron; giacche *non credo che si possa
rettamente chiamar dialetto un idioma primiero,
tutt’ ora instabile nelle sue forme, perche fluttuante
ancora ed indeciso. Cosi lingua Vedica, e non dialetto
Vedico, come fece il Bopp, penso doversi chiamare
1 ’ idioma dei Vedi. Ed all’ idioma dei Vedi appunto
pare potersi in qualche modo assomigliare, in
quella parte sola per altro che concerne 1’organismo
grammaticale, la favella d’Omero. Amendue rap-
presen tano quell’ eta della vita d’ una lingua, che si
potrebbe chiamare adolescenza. Arrechero qui al-
Digitized by c^ooQle
INTRODUZIONE.
CXXI
cuni esempj di luoghi Omerici. Lascio quelle flut-
tuazioni continue nelle vocali e nelle consonanti,
die Omero ora omette, ora raddoppia, ora scam-
bia, ora allunga, e toccbero solo d’alcune infles-
sioni usate da lui sia nel declinare, sia nel conju-
gare, siccome quelle ehe appartengono pin parti-
colarmente alia struttura della lingua.
E qui dapprima occorre quel la desinenza del
genitivo singolare, cosi frequentc in Omero, in
o to, clo, tco invece di ou, la quale credo potersi
spiegare in questo modo. La desinenza primitiva
del genitivo greco in qualsivoglia declinazione
usciva proljabilmente in 4, come in sanscrifo, il
quale 4 fu conservato nelle declinazioni greclie di
moltissimi nomi. In alcuni quel 4 dovelte can-
giarsi in u (mutazione frequente nel sanscrilo, dove
[as] spessissimo si cangia in [o], vale a dire
in jEf -1- 3 [a -h «]), in altri nell’ affine 0 ed &>; onde
0,0, eoo, 00, ed, inserto un 1, oto. Si trova usata qualche-
volta da Omero pel nominativo dei nomi della prima
declinazione la desinenza o. rimasla nel dorico, per
esempio ve£eAnygpero., 'itcvtotol 1 , nelle quali forme
parmi ravvisare il lema nudo senza segno carat-
teristico di caso, cosa non istraordinaria nella
1 I Hade, a oil, 33(i.
1. 7
Digitized by LaOOQle
CXXII
INTRODUZIONE.
prima eta d’ una lingua. E frequente nell’ idioma
Omerico la desinenza di certi casi in <fn, per esempio
cuvo^uevrifpi, /2(vi<pt\ desinenza rifiutata dalla lingua
greca posteriore. Questo <pi non credo essere altro
die lo o-Qi del pronome riflesso aggiunto antica-
mente come terminazione. Non rara e in Omero
la forma pronominale ct/A^g 2 , alia quale si pud
comparare la forma Vedica pronominale ( asme,
noi), che secondo Yasca si trova adoperata nei
Vedi in tutti i casi 3 . Frequenti pure sono in Omero
le forme del genitivo g’/Ag.&gy, o-g'^gy, g^gy, nelle quali
veggo ai pronomi g/Ag, <ri, e aggiunta come termi¬
nazione di genitivo la desinenza 3-gy solita nella
lingua greca posteriore ad unirsi ad altri nomi, per
esempio o)'x.odev.
Quanto ai verbi, usa talvolta Omero inflettere
alcune radici secondo un particolar modo di con-
jugazione in /a;, che non si trova piu applicato ad
esse nella lingua greca posteriore; indizio, che
non era ancora al suo tempo ben stabilito secondo
qual modo di conjugazione dovesse tale o tale altra
radice inflettersi. Cosi, per caso d’ esempio, trovo 4
1 Wade, / 618, <•' 34 i» 9 367.
2 Wade, G2 e altrovo.
3 Rosen-Rigveda. Adnotaliones, pag. xxvin.
4 Wade, ( 292.
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE. cxxm
la locuzione r 7rep\iaLfA.e\ict, dove la radice verbale veep
e inflessa secondo quella conjugazione greca, che
corrisponde alia dasse nona sanscrita frammet-
tente?fto RT (hi, nd ) tra la radice e la terminazionc,
r 7C6p h- vn ovvero-4- vet; sebbene la lingua greca
non usi piu ora inflettere secondo tale conjugazione
che le radici icpr/x e )up, siccome nota il Sig. Kuhn 1 .
In simil guisa occorrono sovente nella lingua Vedica
radici verbali adoperate secondo una maniera di con¬
jugazione different^ da quella prescritta dai dliatu-
pati, conforme alia quale vengono esse regolarmente
conjugate nella lingua sanscrita posteriore. Cosi,
per cagione d’ esempio, la radice si trova spesso
nell’ idioina Vedico conjugata conforme alia classe
quinta c^nfffH, mentre secondo le leggi dei dliatu-
pati s’ avrebbe a conjugare conforme all’ ottava
V’ba sovente incertezza in torn o al valore
dei tempi verbali usati da Omero, siccome ha no-
tato 1’ Heyne 2 . E per addurre un esempio, nd verso
seguente d’ Omero:
w Ev0ct x-xj/uC a, 7 roepcr£, vrdpot; tolSi spy a. yeve<rQcu 3
pare che 1’ aoristo dvroepo-e abbia il valore d’ un
1 De conjugationc in mi lingua Sanscrita ralione habita.
2 Excursus ii ad lliadis lib rum xvu.
3 Made, £ 348.
Digitized by
cxxiv INTRODUZIONE.
ottativo. Anche ne’Vedi s’incontrano non di rado
aoristi con un valore indeciso tra ottativo ed
imperative. Occorre assai frequente nelf idioma
Omerico 1’ omissione della lettera caratteristica dei
tempi, come in o-vyyea,<;, g^gct-v 1 ; frequente eziandio
la desinenza cun, invece di <r\ o per meglio dire
m, alia terza persona plurale dell’indicativo dei
verbi in /ju , la quale desinenza antica veggo ap-
prossimarsi alia desinenza (anti) del sanscrito.
Termina sovente Omero la terza persona singolare
del soggiuntivo in <n, che pare essere la desinenza
dell’indicativo appiccicata a quella del soggiuntivo,
per esempio g3e'Ari<nv, iWiv 2 (di cotali desinenze
ripetute v’ lianno esempj nei Vedi); e sembra prefe-
rire come desinenze dell’infinito le terminazioni ora
insolite fxe\<u, fxev, che pajono essere le piu antiche.
Ma bastino queste brevi indicazioni intorno alia
favella d’ Omero : avro forse opportunity altrove
di stendermi piu lungamente su questo proposito.
II Maittaire 3 imagind un dialetto poetico, al quale
riferi tutte le apparenti irregolarita dell’ idioma
Omerico; e v ebbe anticamente chi credette aver
1 lliade, o' 3 (> 6 , < 3/47.
2 Iliade , i 6(j*i , 701.
3 Cnvctv lingtuc dialed 1.
Digitized by L^ooQle
INTRODUZIONE.
cxxv
Omero niescolalo ne’ suoi poemi i caratteri di tutti
i dialetti greci: ''O/Anpos Ae£e/ ttoiic/Ati x-g^n^evo <;,
Tou$ ct7n> 7ni<rY\t, <ftd.Aex.Tou 'EAAwv«v ^cLpaucTripct^
iyKctrefAi^ev L’ uno e 1’ altro mi pare erroneo.
Ricorrere ad un dialetto poetico per render ragione
di certe forme d’ una lingua venute in disuso 6
tale trovato, che i nuovi e piu fecondi principj della
filologia non consentono piu d’ ammettere; credo
poi 1’ idioma Omerico anteriore alia formazione dei
dialetti propriamente detti. Meglio fecero rispetto
alia lingua dei Vedi Panini e Bhattogi, due gram-
matici archimandriti, de’ quali il primo si con-
tenta di notare a mano a mano colla sua formola
consueta, «cosi sovente ne’ Vedi,»
le forme proprie dell’ idioma Vedico, e il secondo
tratto della lingua dei Vedi in un luogo speciale
del suo Siddhanta-Caumudi. Per tornare ora al
proposito, diceva piu sopra che la favella d’Omero,
come quella generalmente delle epopee di cui qui
si discorre, e lungi ancora dal possedere quella
regolarita, quella stabilita che sogliono avere le
lingue pervenute alia loro virile maturita. Ma la
favella del Ramayana, tranne alcune leggere de-
viazioni che ho accennatepiu addietro, e, per quello
1 Mnittaire, fuog. cit. pag. /| 7 7.
Digitized by VjOOQle
CXXVI
1NTR0DUZI0NE.
che spetta al suo organismo grammaticale, una
lingua gia determinata e stabile. Avrassi forse da
ci6 a dedurre qualche congettura contro la sua
antichita ? In nessun modo. L’ adolescenza d’ una
lingua pub aver luogo presso differenti popoli in
tempi piu o meno remoti, e venire espressa e quasi
elligiata in monumenti di diversa natura : del che
non e qui luogo d’ indagare le cause. Tutto induce
a credere che 1’ eta d’ adolescenza della lingua
sanscrita abbia avuto luogo in tempi remotissimi,
e molto al di la dei primordj della lingua greca :
e quest’ adolescenza si trova nell’ India rappresen-
tata dall’ innografia Vedica; laddove nella Grecia
si vede precipuamente elligiata nei canti epici. Al-
lorche adunque apparve nell’India Valmici, seb-
bene in eta molto antica, trovo la lingua gia ela-
borata ed educata dalla piu antica innografia dei
Vedi. Ed in quell’ innografia oltre al lavoro dell’
idioma si ritrovano gib i primi movimenti, i primi
slanci dell’ ispirazione epica, come si pub scorgere
negli inni xxxn e xxxm del Rigveda, stupendi per
grandezza di poesia e bellezza di stile.
i*m sj 4l4i0t< uaimGi wtft i
let'emU II
Cantero ora le vittorie cT Indra, quelle che riporlo primicre
Digitized by t^ooQle
INTRODUZIONE.
CXXVII
ii fulminante. Egli uccise Ahi; vers6 (sulla terra) le acque;
aperse i fianchi de’monti 1 , ecc.
wh IRT ^TiT q^HNilr l II
Orsu appressiamci ad Indra noi che desideriamo abbon-
danza di vacche; ei largamente accrescc la nostra gioja : egli
l’invincibile ne accorda 1’ampia conoscenza (la fruizione?)
di questa dovizia di vacche, ecc. 2
L’ eta d’ adolescenza della lingua sanscrita era
dunque percorsa nell’ India coll’ innografia dei
Vedi: Valmici la raccolse e 1’ adopero gia adulta.
Ma il colore, 1* alito della poesia Valmiceja sono
pieni di gioventu e di freschezza immacolata.
Si muove, credo, qualche vago dubbio, se il set-
timo ed ultimo libro del Ramayana, 1’ Uttaracanda,
s’ abbia a riputare opera genuina di Valmici. A me
1 Rosen, Rigveda-sanhita, inno xxxii. Ho tradotto nel senso piu
stretto e letterale Y ultima parte della stanza. Il Rosen traduce :
« fluvios divisit montium;» il Westergaard, nella sua bell* opera
Radices Sanscrit®, « alas difTidit montium,»la qual versione allu-
derebbe ad un noto mito indiano.
2 Luog. cit. inno xxxm.
Cosi a un dipresso traduce la stanza citata il Rosen dietro la
guida del commentatore. Ma essa si potrebbe intendere tutt'
altramente; e ladiflerenza della versione risulterebbe dal lit, voca-
bolo, che tra i molti suoi significati, ha quelli di vacca e di dis-
Digitized by t^ooQle
CXXV1II
INTRODUZIONE.
non avvenne finora di trovare in nessun luogo aper-
tamente dicliiarato tale sospetto. Egli e vero che
1’ azione del poema si pu6 dire terminata col finir
del libro sesto. La gran lotta e decisa; 1’ avversario
di Rama, il terribile Ravana cadde combattendo;
Lanca e espugnata. Ma e vero altresi che gli avve-
nimenti narrati nell’ Uttaracanda si conneltono inti-
mamente cogli eventi anteriori, e ne sono come le
estreme conseguenze. L’ unita d’ azione puo essere
bensi offesa dal seltimo libro; ma egli si lega ai libri
precedenti assai piu strettamente che 1’ Odissea all’
Iliade. II settimo libro non venne compreso nel
sunto del Ramayana che si trova nel Mahabharata.
L’ Uttaracanda manca eziandio nel manoscriito w.
Ma da cio nulla si pud conchiudere contro 1’ au-
tenticitd di quel libro. Quanto al sunto Malia-
bharateo, e natnrale il supporre che si sia voluto
corso, Ecco la nuova versione della stanza, pigliando il it t nel senso
di discorso : «Orsu appressiamci ad Indra celebrandolo; ei larga-
« mente accresce la nostra gioja; egli rinvincibile ne accorda ampia
•* conoscenza d’abbondanti parole.»
Non ho la temeraria pretesa di credere che questa versione sia
la vera. L’ho indicata per dimostrare come sovente si possano i
Vedi interpretare in senso difTerente da quello dei commentatori,
che non sempre possedevano la vera tradizione. Ma il tempo di
tale liberta negli slndj Yediri non e ancora arrivato.
Digitized by LaOOQle
INTRODUZJONE.
CXXIX
abbreviare quanto piu si poteva quel compendio
del Ramayana, che sta cola a grande disagio, af-
fincbe colla sua mole non fosse di soverchio ingom-
bro. Quanto poi al non trovarsi Y Uttaracanda nel
manoscritto w, vuolsi considerare che v’hanno altri
manoscritti, i quali non conlengono die f una o
1* altra parte del Ramayana. Ma nel proemio del
commento del manoscritto w si legge : ftW =Rn*S*T-
Mch40<mi4'U«tKfl 3Tr*ftfo: « Qui Y autor dei sette li-
« bri del nobile Ramayana e Valmici;» e piu sotlo :
dMfiy: « Dal venerando Na-
«rada fu dicliiarata la sostanza dei sette libri (del
« Ramayana).» Inoltre lo stesso manoscritto w de-
scrive nel Y Anucramanica la serie delle cose conte-
nute nel settimo libro; e Y Uttaracanda si trova
sempre annoverato come parte integrale del Rama¬
yana, ogniqualvolta si ragiona di quel poema. Del
rimanente se m’ accadra di scoprire progredendo,
che il dubbio sovr accennato abbia qualche peso,
lalmente che abbisogni d un piu maturo esame,
torner6 su questo punto quando sard pervenuto
colla stampa al settimo libro del poema.
Debbo ora ragionare alquanto della disposizione
o partizion del Ramayana , e dire d’alcune contrad-
dizioni che si scorgono sia ncll’ Anucramanica, capi-
Digitized by
cxxx INTRODUZIONE.
tolo dov’ e sommariamente indicata la serie delle
cose contenute nel poema, sia tra questo capitolo
ed il testo dell’ epopea. Leggesi alio sloco i46 dell’
anucramanica , che la somma totale dei capitoli,
onde si compone il Ramayana, e di seicento venli:
g'W r qg titonfadm °hirdH i: i
Ivi si noverano seicento venti capitoli.
Ma fatto il computo dei capitoli, secondoche essi
vengono a mano a mano enumerati n e\YAnacrama-
nica stesso alia fine del sunto di ciascun libro, il
numero, che ne risulta, e di soli cinquecento ses-
santa. Ecco cio che scrive a questo luogo il.com-
mentatore Locanatlia 1 r
ttdnm srTrtr»ftfd
m m: tiw fttht wri
FTWRl Ip Wmi FTcTRtm I S 5T 3 tT-
sfqpi um p^: ^ iP
<jfl T <q=t4l4 T 5fP: \ f^i ^ ^Tf fflvyfrtq mt o K rw -
^ *TWt STOTtpjrf^SJrTTfa TFT5T SfiEj I
t re i ire mm i i ttpt t Pwtt i
gTmf^TI t 3% I ^T: I I fdiUldtt^ T
1 Manoscritto w, commento alio sloco sovracitato 1 46 del ca¬
pitolo Anucramanica.
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
CXXXI
2TT H^UII rrejT ^ ^T|T
^ZTT I ZTCf d-^pUUlM-
fef^rn^w rU Tfa ^g n £sNt srts-
r*nfa ^Stftfdfi[ffl 5f?T i
II testo dice : seicento capitoli , ecc. — Ma sommando i nu-
mcri (dei capitoli) dei sette libri (del poema), 1’Adicanda e
gli altri, secondoche il Muni 1 li venne indicando a mano a
mano in questo capitolo (1’Anucramanica), se ne trovano
soli cinquecento sessanta; come adunque si dice : seicento ca¬
pitali, ecc. ? — Di piii in qual modo si concilia quello, cbe
neir Uttaracanda vien detto da Cuso e Lavo a Rama : I’Adi-
canda c gli altri libri (del poema ), o supremo dei re, sommano da
capitoli cinquecento e? — Inoltre, numerando (i capitoli) nci
sette libri (del poema) 1’Adicanda e gli altri, si ritrovano sei¬
cento settant’ otto capitoli; come s’accorda questo? — Si
dichiara qu\ (il senso del verso dell’Anucramanica): —(il verso
dice), quivi vale a dire in quei sette libri (del poema); —coi
numeri vale a dire coi numeri indicati addietro; — ( siotten-
qono) centinaja vale a dire cinque centinaja (di capitoli); —
(piu) sei vale a dire sei unita; — e venti , il numero venti e
una maniera di scrivere atta a significare cbe (quel numero)
1 Titolo di personaggio o di scrittore venerato per santita o
seienza nell* India. Non so se pel Muni il connnentatore intenda
qui Valmiei stesso riputato da lui come aulore dell’ Anucra-
manira, ovvero un altro Muni compilatore di tal capitolo.
Digitized by CjOOQle
CXXXII
INTRODUZIONE.
puo avere il valore dell’ undecimo segno (numerale, il dieci ?);
e cosi il segno (undecimo, il dieci?) congiunto al segno sei
k 1’indicazione di sessanta 1 .— Quanto a cib che fe detto
neir Uttaracanda, capitoli cinquecento e, mediante 1* esi debbono
sottintendere ancora sessanta (capitoli). — Quello poi (che
si asserisce, trovarsi nel poema) seicento e settant* otto capi-
1 Quest* & il migliore costrutto che ho potuto trarre da quel
passo oscurissimo e strano del commento; n& mi confido certo
d’ aver colto appieno nel segno. Pare che il commentatore voglia
indicare il numero 10 ovvero la decina colla sua espressione di
undecimo segno {jg nr ffft . Cominciando dal zero, e andando
in su, o, 1 , 2 , 3, ecc. il numero i o si troverebbe appunto T undeci¬
mo. Non veggo come si possa cid intendere altramente per ottenere,
come vuole il commentatore, colla cifra 6 il numero di 6o. Ecco
attraverso tutto questo guazzabuglio 1’ idea bizzarra del commen¬
tatore. Il verso dell* Anucramanica sovracitato dice apertamente
che il numero totale dei capitoli, che compongono il Ramayana,
e di seicento venti. Quel verso tradolto verbo a verbosenza nulla
mutare di luogo sta cosi nel sanscrito : « di capitoli sei centinaja
« qui e venti ancora noverati. * D commentatore non vuole trovare
in questo verso che il numero di cinquecento sessanta. Che cosa
fa egli ? Riprende uno ad uno, come e uso dei commentatori, tulti i
vocaboli del testo, e chiosa in questo inodo : qui vale a dire nei
sette libri del poema; — centinaja vale a dire cinque centinaja ;
— sei vale a dire sei unitA (o la cifra sei); — venti: il venti sta
qui per dieci o per la decina, dunque sei decine, sessanta. La
chiosa e veramente strana anzi che n6; ilia i commentatori hanno
sovente di cotali stranezze, quando si mettono in capo di voler
per forza far uscire da un testo un senso che non vi si trova.
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
CXXXIII
toli, nacque dall’ avere alcuni malavveduti fatti due o tre ca-
pitoli di questo o di quell’altro singolo capitolo (del poema);
ed b quindi asserito per fallace discerniraento. — Con nessun
riguardo eziandio si aflerma (trovarsi) nell’ Adicanda ottanta
(capitoli). — Cosi Vimalabodha.
Gli sforzi, con cui il commentatore si va qui tra-
vagliando per conciliare la contraddizione dell’
Anucramanica e la discordanza d’ esso dal testo del
poema quanto al numero dei capitoli, non sono al¬
tro che meschine stiracchiature, le quali fanno un’
inutile violenza al testo, e non tolgono la diflicolta.
Io penso che la cosa si possa dichiarare in questo
modo. Quando fu composto YAnucramanica, il nu¬
mero totale dei capitoli, in cui si trovava scompar-
tito il poema, era forse di soli cinquecento sessanta.
Piu tardi, stanteche la partizione del poema in
capitoli e senza dubbio opera dei rapsodi e dei
diaschevasti, e non di Valmici, alcuni avranno osato,
malgrado 1’ autorita de\Y Anucramanica, introdurre
nel poema nuove divisioni, e moltiplicare i capitoli.
Di cio rimangono indizj nel testo del poema. Il ca¬
pitolo lxxvii del libro primo, per cagion d’ esempio,
si trova diviso in due capitoli nel manoscritto j. La
somma totale dei capitoli del libro primo, che si
dice nell’ Anucramanica essere di sessanta qua tiro,
Digitized by
cxxxiv INTRODUZIONE.
si trova nella recensione Gaudana di ottanta. In
tale guisa adunque saranno venuti per nuove par-
tizioni moltiplicandosi via via oltre il numero re-
gistrato dapprima nell’ Anucramanica i capitoli del
poema, e pervenuti al numero di seicento vend.
Awedutosi qualcuno per avventura di questa dis-
cordanza del testo e dell’ Anucramanica rispetto al
numero dei capitoli, avra voluto rimediarvi. Ma
rifare nell’ Anucramanica alia fine del sunto di cias-
cun libro il verso, che sommava il numero dei
capitoli, avrebbe troppo alterato il testo. Si sara
contentato adunque di mutare il verso che con-
teneva la somma totale dei capitoli di tutto il
poema, siccome quello in cui la discordanza appa-
riva piu manifesta. Supponendo pertanto che il
verso, il quale sommava tutti i capitoli del poema,
slesse dapprima in questo od in altro consimile
modo :
girTTfa aftqri i
E quivi si noverano cinquecento e sessanta capitoli,
egli v’ avra sostituito il verso che si legge ora nell’
Anucramanica , e che ho citato piu sopra: fljfptrf, ecc.
poco curandosi poi del massiccio error di caleolo
che nasceva da quella mulazione. E poiche il nuovo
Digitized by Google
INTRODUZIONE. cxxxv
verso conteneva esatto il numero aumenlato dei
capitoli del poema, fu mantenuto invece dell’ an-
tico malgrado il grosso error di computo, e divenne
cagione di torture ai poveri commentatori.
Un’ altra discordanza del testo del poema dalle
indicazioni dell 'Anucramanica occorre sul finir del
libro sesto. Questo libro, secondo 1’ Anucramanica,
dovrebbe terminare al capitolo intitolato
Morte di Ravana. Ma nel poema esso non finisce a
quel punto, e si stende molto innanzi ancora fino
al capitolo che s’ intitola Radunanza dei
Risci, col quale comincia nel poema il libro settimo.
Ed in tal modo tutta quella parte del Ramayana,
che s’appella Abhyudaya ossia prosperazione, la
quale, secondo 1’ Anucramanica , dovrebbe far parte
del libro settimo, si trova nel poema unita al libro
sesto. 11 die pare essere altro indizio ancora che il
poema ha subito un nuovo scompartimento dopochc
fu composto 1’ Anucramanica.
In fronte al Ramayana e posto, quale pronao
d’un gran tempio, un magnifico proemio, che si
compone di tre capitoli. Nel primo il divino Nara-
da, la musa Valmiceja, dispiega alia mente del vate
tutta la gran tela dell’ epopea. Nel secondo Valmici
inventa lo sloco, metro opportuno per cantare le
Digitized by
CXXXVI
INTRODUZIONE.
nobili cose, che gli bollono nel pensiero; ed e visi-
tato da Brahma, che 1’ incoraggia a por mano alia
magnanim’ opra. Nel terzo Valmici si raccoglie den-
tro se stesso, e medita intento 1’ idea del poema. Ma
tra il secondo e il terzo capitolo del bel proemio si
trova in tutti i manoscritti Gaudani frapposto 1’dnu-
cramanica, che ne guasta 1’ unita e 1’ armonia. Es-
\ sendo X Anucramanica un capitolo affatto staccato da
tutto il rimanente, ioho creduto poterlo senza colpa
di violazione trasmutar di luogo, e 1’ lio posto dopo
i tre capitoli che compongono il proemio.
Nei pochi casi, in cui, consentendo tutti i ma¬
noscritti, trovai soprawanzare alia fine d’ un capi¬
tolo un verso dispajato, ho giudicato piii conve-
niente riunirlo alio sloco che precede e fare una
stanza di tre versi, che lasciarlo disgiunto e solo.
A ci6 m’ indusse il vedere arrecati dal Colehrooke 1
esempj di stanze di sei versi.
Qui fard fine a questa prima Introduzione. Molt’
altre cose mi rimangono a sporre, molte idee a
dichiarare, e questioni d’ alta indagine a svolgere :
ma tutto cio sara materia d’ una seconda e piu
ampia Introduzione, die sara posta alia versione
italiana del poema, ed in cui, uscito da queste an-
1 On Sanscrit and Prdcrit poetry, p. i3a.
Digitized by AjOOQle
INTRODUZIONE.
cxxxvn
gustie, piu sciolto e libero esultera in piu largo
campo il discorso.
Si richiedeora qui, cli’ io renda con to del processo
del mio lavoro ed indichi i fonti che mi valsero a
questa pubblicazione del testo Gaudano del Rama-
yana. Venuto a Parigi per darvi opera alio studio
delle lettere sanscrite, ascoltai quivi assiduamente
in pubblico ed in privato il Ch. Sig. Eugenio Bur-
nouf, la cui ainpia ed eletta scienza, die si gran
parte abbraccia di queste discipline, congiunta a
tanta perspicacita d’ ingegno, a tanta efficacia ed
/ eleganza di discorso, m’aperse l’adito a questi stu-
dj, ai quali andra sempre unita nell’ animo mio la
grata reminiscenza dell’ illustre maestro. Avendo
ivi deliberate di pubblicare il Ramayana, posi mano
a prepararne il testo sopra i manoscritti della Bi-
blioteca Reale. In questo primo lavoro impiegai
presso a due anni. Esaurita la dovizia dei codici di
Parigi, mi condussi a Londra parte per compiere
le lacune dei manoscritti Parigini, parte per confe-
rire coi codici delle biblioteche Londinesi il mano-
scritto che m’era fatto, e raccogliere tutle le varie
lezioni, tra le quali avrei poi avuto a scegliere al
momento di metier mano alia stampa del testo. In
Londra mi fu largamente cortese di consigli, d’ ajuti
I. 4
Digitized by
cxxxvni
INTRODUZIONE.
e d’ ogni sorta di favori il dottissimo Sig. Wilson,
alia cui celebrita non e bisogno aggiungere altre
lodi.
I codici manoscritti della recensione Gaudana,
i quali adoperai alia preparazione del testo che ora
pubblico, sono i seguenti.
B1BLI0TECA REALE DI PARIGI.
G. Codice palmifoliaceo di scrittura bengalica,
disposto in quattro cassette. Intorno a questo co¬
dice mi conviene notare uii errore in cui cadde il
Sig. Hamilton nel suo catalogo dei manoscritti sans-
criti della Biblioteca Reale di Parigi. Ai numeri xx,
xxi, xxii del catalogo Hamiltoniano sono indicate
le Ire prime cassette come contenenti 1’ intiero poe-
ma. Il Sig. di Schlegel, indotto certo in errore dal
catalogo dell’ Hamilton, scrive, parlando di questo
manoscritto 1 : tribus capsis carmen integrum comple-
ctitur. La cosa non e cosi. Le tre cassette indicate
dal catalogo Hamiltoniano non contengono che i
cinque primi libri del Ramayana : vi mancano in-
tieri i due ultimi, il Yuddhacanda e 1’ Uttaracanda, se-
dici mila versi circa. Frugando e rovistando tra
1 Prnef. pag. xu.
Digitized by LjOOQle
INTRODUZIONE.
CXXXIX
gli scaflali dei manoscritti sanscriti della Biblioteca
Reale, mi venne fatto di disotterrare e trarre in luce
una quarta cassetta di questo codice, non ancora
indicata da alcuno ch’ io sappia, contenente il set-
timo libro del poema, 1’ Uttaracanda. II seslo libro,
per quanto abbia svolti tutti i manoscritti della Bi¬
blioteca Reale, non mi riusci di discoprirlo; onde
presumo die non vi si trovi.
M. Codice cartaceo di gran formato in caratteri
devanagarici. Questo codice contiene con qualche
piccola lacuna 1’ intiero poema. S’ attiene general-
men le alia recensione Gaudana, sebbene di quando
in quando ne vada lievemente differendo. E notalo
nel catalogo Hamiltoniano, pag. i3, n° II.
BIBLIOTECHE DI LONDRA.
J. Codice cartaceo con iscrittura bengalica, i cui
logli s’ alternano un bianco, un giallo. Questobel-
lissimo codice, dono del Jones alia biblioteca della
Real Societa delle Scienze di Londra, contiene 1’ in¬
tiero poema in sette volumi.
W. Codice stupendo di grande formato con iscril-
Digitized by CjOOQle
CXL
INTRODUZIONE.
tura bengalica in carta gialla, avente un commento
perpetuo di Locanatha C'acravarti, il qual com¬
mento egli appella Manohara ,«il dilettoso.» A 1 finir
di ciascun libro del poema chiude egli il suo
commento in questo modo : jfo
(il titolo del libro) EFTTinI «Qui
«termina il commento appellato manohara del (il
«titolo del libro) composto da Locanatha C acra-
«varli.» Questo codice, ollre all’ essere corretto
quanto codice possa esserlo, e sommamente pre-
zioso in quanto che arreca nel commento le varie
lezioni di piu altri manoscritti, di modo che si
puo dire che ei tien luogo di piii codici. Esso ap-
partiene alia biblioteca del Ch. Sig. Wilson, il
quale non solamente me ne lascid libero 1’ uso du¬
rante il mio soggiorno in Londra, ma mi consent!
generosamente di portarlo con me sul continente.
Manca a questo codice il libro settimo, F Uttara-
carula.
U. Codice cartaceo giallo di gran formato, appar-
tenente alia biblioteca dell’East-India-house,notato
nel catalogo al n° 2771. Questo codice contiene il
solo settimo libro, F Uttaracanda. Esso dilTerisce
bensi qualche volla dalla recensione Gaudana; ma
Digitized by CjOOQle
INTRODUZIONE.
cxu
le differenze sono leggere, e il pid sovente consente
con essa.
Ho fatto in Londra le piu diligenti ricerche per
rinvenire il manoscritto del Sig. Tod, quello che il
Sig. di Schlegel descrive alia pagina xli della sua
prefazione; ma non m’e venuto fatto di trovarne
traccia.
Sebbene fosse mio proposito di pubblicare scliiet-
ta e genuina la recensione Gaudana, ho voluto non-
dimeno avere sott’ occhi eziandio manoscritti della
recensione boreale. Quello tra essi, di cui mi sono
principalmente valuto, e il seguente :
B. Codice cartaceo in caratteri devanagarici, ap-
partenente alia biblioteca dell’ East-India-house, con
un commento perpetuo di Raghunatha Vac'aspati,
intitolato Ramdyanatilaca, «segno frontale del Ra-
« mayana.» Esso contiene in sette volumi 1’intiero
poema. E notato nel catalogo ai numeri 42 6-432.
Innanzi che io termini, sento esser mio debito il
rendere pubblica testimonianza di riconoscenza ai
ragguardevoli personaggi, i quali, secondando le
generose intenzioni di S. M. il munifico RE CARLO
ALBERTO, contribuirono eflicacemente col loro
Digitized by
Google
CXLU
INTRODUZIONE.
autorevole favore alia pubblicazione di questo in-
signe monumento. A1 nobile fine cooperarono gli
Eccellentissimi personaggi il Cavaliere Cesare Sa-
luzzo, d’ogni letteraria disciplina fautor generoso
e prestante cultore egli stesso, il Conte di Pralormo
gi& ministro degli affari interni, il Cavaliere Luigi
di Collegno gia presidente supremo de’ pubblici
studj, il Conte Gallina presente ministro degli af¬
fari interni e delle finanze, Monsignor Pasio presi¬
dente attuale de’ pubblici studj. E mentr io atten-
deva in Parigi prima a preparare, poi a pubblicar
quest’ opera, mi fu, conforme alio splendido e nobil
animo suo, larghissimo di favori, d’ assistenza e di
cortesie S. E. il Sig. Marchese Antonio Brignole-Sale
cultore egregio delle letteregreche, Ambasciatore di
S. M. il Re di Sardegna in Francia. Quanto ai pregj
d’esecuzione che potranno venire osservati nell’
impressione di questo testo, dichiaro averne tutto
1’ obbligo alia gentil sollecitudine e alia squisita
intelligenza dei Signori impiegati alia Stamperia
Reale, diretta con tanto senno da un letterato e
scrittore eminente, il Sig. Lebrun Pari di Francia.
E qui sul finire, un pensiero d’ amore e di spe-
ranza a te, o diletta mia madre, che non m’ acco-
glierai piu afl’eltuosa, come solevi, quando fia che
Digitized by
INTRODUZIONE.
CXL1II
rivegga la casa paterna, alii! troppo presto vedovata.
Invano i miei occhi dolenti ti cercheranno fra le
domestiche mura: io non potrd piu che col pensiero
contemplarti in cielo. Salve, anima gentile ed elet-
ta : a te s’ alzeranno di quaggiu perenni i miei pen-
sieri, i miei affetti: la tua memoria vivra eterna e
sacra nell’ animo mio.
Gaspare GORRESIO.
Parigi, il di i° Gennajo i843.
Digitized by L^ooQle
Digitized by v^ooQle
Digitized by v^ooQle
Digitized by L^ooQLe
(ihimuI cfTr4icQij
Wf
3l»sHiehR(
ifr^FTm^PT:
HI^IMUI HH^HI Rt ^ ^T^tTFt I
H^tqriT ^ rlrft slM^^fl. II \ II
sTOfrT ^c|>|(HH«h: {FT? I
^ci^iPiM»i«ni{l : JUlfNirar: II ^ II
^ FT H^I yfferm #} ’ clN c TT felH I
^cfaHliMel l H I M rT^ cj l ^c^ gR; ||^||
I.
3 N f ic|<i ^ »
^ crf^W^ ^ I rHlfti jlWHrlH s II1II
Digitized by
jmm
37t H^UlijUNri^: I
*pfer fHOT ^nr: II * II
3^TT^m: ^TT: I
c|<m^ zmtw Kra^rfn s n > n
f^Whfr ^frFTR^W^: l
HsIlHO^Irt^Fim^rn' STfa f^rfFT IIB II
5fT 3^: I
s&: arangq^TT: iihji
wm tff^TT 1
II Ml
^rTi^$W£ arft rTWrT: I
pt sn^f^r ?rt 11(3,1
^TrWMMW^ell ciicrHi^HI^ SR: I
j^TH'iIh^IH^ rT^UrMWH II t; ||
JrPU^m - p(MH ^frtFTrTT <|UiM I
^FT f% ^pTNr^fF^JpflT ^TT II $ II
^ WlfH ^f^pTJpfojfT I
^rlt 3 ^t H^HI: IUo||
prt *TH pi^{ : I
iJUI^fh! H«£l4jlH: II n II
Digitized by
H
gfeH i gfeH T *^ Wft*#n^ g rg iH^ut t imil
f^TWt J^RT^: <*^lf)cf) R^j: I
H^IHsil 4 bsiig^P^H: ll^ll
snsngsn^: ggsfi’ i
*RJ tHicWrhl^.-: IW^Rtrf: 5RFRFJJI \& II
mwg: glHN^T Fr^TkT^gwgriT: I
TOT: flrWR IslHshWt fsTdl^M: II VIII
W^sTRWT: gfW^T^H: I
^fWTT frJUkfM WWJ llUll
^ii^ifesTi iiv^ii
frigHEws Hiy({iHTFTT ^g?T: I
ticmPigrij ^ Ri^R' ii ii
*T W: *T m> #*n ?T W: I
JR: ^pff^T: II U II
R-HciiHoi i
FT^rft 3 T?(hM^Fh! II ^0II
^TFTTfe^r: ?m gw I
*R^T TOM R^rcaTjCR! ^T II VUI
Digitized by
t {\mm
: SETT: I
{FT RTOr^rTFT f^rt II ^ II *
H^JUITOM (Ft H?qq^Ff 1
^ WJtmpfi fqHT ^T^r: g?T II ^ II
HMlf [hM ^T Htf T ^IH ? I
^^TsTT cj^HTO^H I
faclIHH ^ (FTFI H|rtWlPl*NH WWW
fT Hr^RRTsn m4m1^IH TOT: I
tolTOlHW g?T ^TT ^T^r: fot lUUl
^sPIFT^T^;: mlHsjlH^'MM^I
iqtjchiH Pifoi laj raferr:
rt #n^sn<Tt prw i
rTWlft TO Pwm^paTsr MW^II ^ II
FTcfn^fUlH^I Hl(iU!igrfHI TOT I
^oWlsl W^Tf FftrTT TO qlHsTrTT II II
SRt TOpirTT {FT fen^TTO 5PTT ll$o|(
%^IHl JZ T^TT <^|'$H ^ I
SJ^jf g? «RTsTMr^ II ^ II
Digitized by
fft^TfaT SRJjftfr HRrHH 5TI
Rn$<L Ifer Hffi fs re r m i HHicH i^ u
rT5T <£)pM *FT: l
35 TTTT: 11^11
hDhRh^^: mf RTCf*ft ^TTsT *T: I
tfQ^UR|^ } U^ll
RRft HH flFt ^^ch i r<HH<l I
JHT ^T: F^WTfenj^grf II II
(fwt gerr fopr Rm ftot i
H^rft farlHNldfi HIH=hl<NIHl Jp£ lUUl
tirt g rriFF^H^rTt e|R|«U^PQ:
jjzm H^TWT: ll^oil
fqnt M*iir*ii ^isi(P*
{rmh! 4 cr({^ pf wh: n^n
^TrTOrT^ : I
^ lfrrRlfo l lils4 pit H^TO l: ll^ll
^nFT ^is«4iM ^TFT I
StarfalHIH rRT H{HWsl: II So ||
*T =hlHHHc|lQc< TJ^tm {I Wi$ I
stffofl v rffiS TSf {1HMHH<M^4I II %\ II
Digitized by
jjmrn
f^pTTft SIFT 3Wt II S* II
f^nr ti ^rr 2^71^ ^ 1
♦JdltrUi ^TTTrWTrr^ rPTT II S> II
3J | *HI<^Hfe T sUII%rg.qiffrEJ I
rTs^T fr M^Hulri^uH n ss 11
fop qw t *TPT FT? c||HH^^ 1I
clHHM^ T JFm 3R ^ II8HII
'hl^lW ttotMl ^ I
fl*T^ tft tlSUl
*i$*^Plc| pff 2TTTO^5^t •
^TrTST^ sIH^HiHcllRr^ II So II
Pistol s^wwr }iwt 1
RrT! S^H^NIcWI<UIHHH^lTdHI*i II St: II
P i sw t h jvft mI^iwt^h^mhhh s$ 11
Ffaw^fH %* u^ifur i
rT?Tt STTfa^i ^TT ^QrllcWfasiff UH°U
^TTOt Jispift RFT ^IHlMl H«fcMc?T I
^r^Tl^id: ^T!T! ^♦jT^rTs II Wl
Digitized by
qritfHlufttffa^Ft *1 |(Rh TT^FTTT: iih^ii
*T «Mqcii ^FTt (Iqui ^ \
^n^T 3 rTST^tf ^Muc II M> II
sPTFT H*£Hl(hl rlrT: I
FR HtqiEHl ^IrHsfi IIH^ II
hi # Ti jpj siiiMq iihh n
3pi g fo^rf ^rft wft ^T JFRT I
{Nop Srftefrnft [\ HA II
RrT:^(Hir=hlJr^^JJ^sRnyri
e n®i r *t *£Tt J3T *T^IsFf IIII
FT TT H*iq 37ftj*T 4]^^^ I
<=r>i’5^rj N TT ^ f^o^MAI II Ht II
JT*m 5RTFTT FTrT: I
IIHHl
Htqq qq*ii^i*il Ht*iuM I
^WI^H^IHslli JTT^ff II ||
^TT^rT: TRIillHl ^{ qi HsP I
Wlrfl( ^JHHI Trot cTRJTIT ^ II ^ II
I. 2
Digitized by
jmm
m mfm wmrv> i
^ II ^ II
giftoRrTFT (IHW I
^ gTR^T^T^T^^T n & II
f^T^rt huimkjNHH ^ I
snfcH3 r 5FT tT^ ^M'lHTH ^HT‘» llM*ll
gf^TIH g jvm rT^T smFR^ CTfFT I
(MlfcHcfRJcfT g^J II K\ u
prt^HUr^t g^ qH{lW I
qf^T J 7 ^* N"^T *i<mlsH II U II
T5R3; WHIHte m\UIHH4^niT I
HTf^ gFTTrTFt ^ sWMHVU f^FFT II \g||
fft: ctIhhhihw ^fnn
gificft -=ih(w: qt ^h^ft ^r n ^ n
rTrft eUH^ilta I
Q<m sRTOT H^HNW^ fW II U
FFFT r?t rKT: f^TT Jt I
f^T^yrt g*rg$Mt f^t 11 go ii
FTFft^skfy^! gqwt I
?R ST^ST q^rTT fas^TR */W : II ^ U
Digitized by
FT5T grfN^^RTljprr ^Tf^FFTT^r I
tjifloiiMq rlfclSM ^cT: dr^PTI^f^ II ^ II
i^MIH^ fFTTir f^f^h^TT H&5|$| ^ I
wm g ii ii
IT ^ ff^HHHIUJ I
f^P nt*nMm*im f^gs^TOFIsTT II o$ ||
FTrft JpIFT ^THTr^lFTIH^gHI«t^fg: I
CTrfMlsMfawluf ^3% ^IH I HM II ^ II
rTrft FTft HTOIM JTf {M'UNIMrli I
TftrTt ^JW'HlH^n^^HchMrli II oUl
Plcl'ti W^Tfw^TFf MG[frl |e|pH*ti ^ I
ip^RT ^faHMH^MIHW ^tStI^II ^11
^ wgFrFp^n q^r hhimhIhn i
f*TI(H*a g^lf HgHUHriJ I (ss II
WPT ^TrHIH §TRT%nH^I«l^R I
h*i^ f^nrr ww fit ii 11
rlrft ^TUT jff FTft I
ITHI%lltM ^Ir^T II t:o II
m^PTJRT H^IrHIH fRT I
H^TFTTH rT^T TftrTT *#H% II n ||
Digitized by Google
FFH mi rftt I
*fj£^ f^mFTFTsn^Fmfw ii^ii
< rfMiHW ^rr^fT^r ngrT (iw g i
Fg^FRlW RFT: tlrjW^ H *% II
?T*T JI^T FTfT ^prr FT I
sp^^tt mmnt n t$ n
^rfurr ^T J^RT^T ^J^JRT! I
H^ciRfjiuiiffi«T ^r imn
FFTT : gpFT! HS^rT: 1
HlfflN rirft ^FT: FHT IlMII
y^nnin ft Fftrrr s^fft fhtj i
FTrft sngj'uiiiitfiiijj^wwO^n h^oii
TO Tf I
TT ^Tftwnr^TftfTt TO f^FT^FW II
pit oHHra i
frlfFFr^T{FTt TFTTOT II ^ U
^»T: TT ^FT 5TP3T {FT: tflrlIW3T ^T I
TFTT^T Hfy4IPPffPF!r£ll *o II
?Tf^5TR sFTT ^lr|pT! FT^ <(l^o|! I
{FT: Hlr T Ftylim ?I?T ^T^F^FT II h U
Digitized by
\%
tffcw ^ gf^r: 11 t*n
TOTM'IHW^rr: fqrJSFg^FTT: CRIT: I
ufrn^{FTt ^T^TTFfsr: U H II
Prgf^rft hWtJS: prfsfe 1
Ih{WM 1 Jpf^TIMIH^ffri: II ||
!T 3^H{Uf%f%r^TOf% FT *T{T:
^pftnf^WFTRT^TTT: HHII
?T ^TrlsT m faf%?TFg Rsslfo sTTO I
=T ^rrfer >ft frijr <ro linn
5T rTFT f%W {if HTHTTOTaT =TT^T: I
!T I^FFt *r ^RTTnft JT om^irTi^q^; II $ 0 II
wsmmftjt mi i
JI^tMH^llur *rf% ^FrfrT 11**11
*1^^ {Is?t Q {mt% I
^ r|cM ^ ^O-fFF^^FT OTTfoarfcT II H II
^pfa^nftr ^n^ihiPi ^r 1
{Pft{ls^lHJWl sI<£IHH ilirotH II \00 II
fr H^UIUqsM : ^T^ilftwFR: I
M*"Hi tj^^l G <l<THl l ?r {TH II ^0^ ||
Digitized by
jmm
HI«UI 5R:
pnrr cft^RT jjtttt: ii ^ ii
wmi?v htott^ihhimh: i
mm SFFP-R II \°% II
m q^Fr^rf yjajft i
^ g^flHI^IMH^gUM^NUHlrW II \°% II
{RmilH&W FR ^ wfsTFT II W II
H ^ fejR *T3T qS^iWHfc^rT. I
FT H^l HJMHIMlirf rffeR ll\o^||
^RRFTt ^faqMeWtalrJJ
srfeR: qw^^Ffkrq’
t
fllcR T% ZTpjfo H^MHlMIr^ II ^ II
^RR^RTW *T^mTRfNtq ?irf^hFR
ilri^llS HI^U*i RR
*R^: ySR: RH II
Digitized by
illRchlui ><
II.
g nzm g^rr i
Ri^uf^rfi f^tqr^T?# imi
^ pTFI £sTT ^ H^THpl: I
FT ^ Ri^hR-HI =TT^ yr^MFHI *II
jtt^: i
rmiq^Jl^gMIHl sFTFT II > II
fT g^rf JFT rTT^^IrftoT I
sFIFT RWrilt ^krHlfyfftHrlH: II ^ ||
^ g?T rflafHIHW rFFMT : I
f^Ff giif rfcmf h irm
PTJSF'R^ rftef HT^TsT PlOTHM I
gUM ^N 1 5FT^ ^T HssFTFIT M?4I ^FTi II k II
^ rfl^ ?FT $TfaT gsFT grR^IFpr I
«R*I^o||c|j||^ rfff^ HHHHFT II 0 II
3F3RFT MW^I<IM ^n^^l^Hlr^yTs I
TO chT^TIr^Ml ^ FTTr^FFIT WJ fMfarlT II sII
Tf Jj(tcf^HI<lyHli|^ JH^^I
^F^RFT HH 11 HI
Digitized by v^ooQle
{\nm\
FT R|^$FHI^I<W Zfftm ST I
sFT PTeTT sTP^T FIST ^r ^rxqrr: 11*0(1
F T^ te T ^ ^m^rTfTf^T farj^TrTT : 1
fn^Hiuniinu
RHi HHH I rf)^ fgR^mtrT^ I
ffl^wnr ftgsr ^rfn iivui
FTRTO [H^HI^rnilr^l^HIH: I
ftcr- ^rgppft f^n^t gPwPwt 11 ** u
FT ^tfwprflrn^ ^RTH ^FTrf I
Vgl ^{]<IHI ^ gf^RT II *31|
rt rPTT
ER I
Rl^^WHT ^TFT FPIsIIMH II *H II
FR: ch^UN^rCHIHlI FT feftrR: I
feRT ^TTt gjteff Jjgft FTt s TO T fe< llUll
*TT WTJ\ gfrTSt FTWH TOhI : FRT: I
^^f^TT^W-ft: chiHHll^H II *© II
FTR^gWJT 5R7T f^FTTg^FT^FFT^ I
JFigR STfaFTT ^ fTORJT^rt TO 11*^11
goffer tt an^ sn^t FT^gfagR ^ i
TRrt qrra HTRTsTFTt 3R: IIU II
Digitized by
hhi^: i
JtitoHto to gpnriHwi^Uh) Hof m in n^o h
f$Mt vfBT FTFT FT^T g^WT^fFT I
RWT yfasHII^ gjt: 3TH *\ II
WWW Wf ^ReHHH J I
iW farW^H^IMI^IHR *TH: U^ll
rPH^c<MTH lrf Ir^l WT^TsTl H^TgPl I
gtrr^wn^T fwm ii^ii
*T ftpi FF£
afTHHlRw II *8 II
STIsPIFT FTrft sT^TT FTO^FTT F*T I
F^PT rfH^HrlH IIWI
?t F^T H^HtrTO ^FT: I
crmf^r: own ^rr <wt m^h&Rhh: ii^ii
ysfqFflH % qiW<fl*H^H J I
OTnrft q^H I HMHeUgf II II
SFTtaf^T^ ^HlhTd I
5nv4i«h^ ft f^m^rnt fft. ii ^ n
sqfay ^rrRn^ HWit5*"1«h&fn*i? i
rtiHHg j WTT eUrHlRh^f r H ^Tf f gr r l; II ^ II
Digitized by
h jmm
RR: RfarfRR JR: l
sTm^IRRRRRT RRT ^lHU{ T M T!T; 1l}oll
fiR llWIrRHT 5q#RTRF%feRT I
#¥W^FTW^mr^U ^ II
RgRiR Fnft o^R^g%rfPt i
R^f Ulrf^FFTT#W47^r: ll^ll
^RTFRR <M£WR RTR3RT RfaR: I
R R^CIRRR RT^rft 11^ II
(FPRT Rf^R pigfaRRH I
MH I rHH t JTURrft tRt% ftRRT #TR: II ^11
RTtORR^IRFTRRT^HI^I^H I
?TOR R R5R RFR #TR: II II
JT*m RR^TRRT ^TiTRRT R RR$T: I
^«3dlSi3 R£rT3TOT Eff^RTIIHU
H^I^NH’4 RRTRT^FT FT RTRWTFT I
J1RT RFJRI^oil
RTfRR RTfRFT RR RFT ^WRgf^rT I
r€ ^^hrr r ; r H ran f ^fa^iR w^w
r r rh i ^ rt ch i fa<( R hIr^ 'I r i
^ j mm f^it rhIt^f n^n
Digitized by i^ooQle
^rf^RTTIT
JTT^rT WPPTTrT FT^T: HlffW I
HN?UHIMUIW rft^ ll8o||
^c^IT rra^lrT^ftarT I
rf?r: nRl^rt o|| t rHiPhRft*f*l 'Tpt ?T?Tt II $\ II
rTFT R|W4IWH: Wt slj: sTtaTO FRT I
ulMHIUlT: HI^«T NIHHl: II8* II
H^r^KT I
flt ^cd l ^UHi5 ; ^^HTilH s II 8$ II
FTPT gfi^rT rft ^T^TT%pT qfarT: I
fr^T pTFTnt ^o|IIM«£ II 88 II
yto ng fat s^srrf&sTt i
Hqd * re Hl4>^HM{TW II 8*1II
i<l^cjTll«W^H r Hl^L
FTrT: $T (FTFT ^IfdHHI
TO{: m^nTOrf^Rt
M^IH>j ^MH 1 ^ : q^ II8^ II
jmm ?iii<«=hiuj si^toihh
?TR fefnr: *FT: II
Digitized by
jmm
hi.
: I
lUll
ht^htHjj nft n * u
h<4)®wh *nfcm ^?t vfirim j i
sFT Hcfl^HHi II ^ II
<afaw ftm t ^nfri Ht^rii hhim wni i
fafewNMw %r ii d n
^ m ^ \
^TRTf^T: trnm*n f^rfwi^T^: IIHU
rWlPm. (FIFT^XIT jwmrti i
W SFFTFT ^ mTFR II ^ II
^T$T: sM NHI r 4 ^ H{UIHc| ^ |
ct^hIhi’ mit ^r ?fe £msw u <211
PWP^TTW^T^" HrTFT H=lrH I
HfTTt H^lsIHI II n II
HTSIsl 1^51 WI I
^T4rJ*H FT%ST ^"HlilHH mt II Hi
Digitized by
idRfhlui ^
ERT^ JTRR farfST FT^FTf^Tt l
qiichl^Tp^ch Tf Hl^TIHfHbllHH II II
^fflTHTH WT I
SR^WRIT sr f^RT ^TW huh
rw*t i
SPRR^RRH ^ ^WR^FRR II ^ II
TO^T^rqWrMI
i£R S^RRST fe^Tjf FRT lin II
m IsT^Ru hI: {TRJTR ^ I
hi(Hw mref^^^iT ^titfrt n \8n
sTTTFTlI^PR RFTT7 ^TRFT I
cfi^R'^iii r^rrt m mr n vui
2RR ^FT %cf q".JIR ^7R FRT I
RFTT'T % CRTIR {TMW H$Tr*R! II U II
jRw^hiPuiHH gy13ui wur i
cth4m1kii<h rr u \» u
^rf^rawf jm gq^rfrm^f i
FTT(INHiq W ^l^lPlcllHH II V: II
RFT (MRP ^HMIH'^4 I
T^T: CRTFR ^mum R^frl II II
Digitized by
^ (MWUl
^ rT^ I
H l flqq g R ^r h^tiTtS Nt ^T II ^0II
q^TT^nt^ *TRRFT ^ ^T I
If T ^ I ^R ^T H^lfHHM^rH II VUI
{T fl ra ^ t rTprt fartf ^HrftrT&l l l
II ^ II
ifirflmwfa <m i
{R T fO^rn %r jmm ^ ii ^ ii
^PTHTHt ^r sTfsjcSJT ^I'-jUI I
*tIuie4<ih hIhrt Fm ^ u *8 n
i^^itttt fn^TTf i
5Fn?qg^Ff HJTOfrT^T cTOT imil
^TFT R^T HMN^rTT FPTT I
vt^m cih^hi ri^-i^rPFi^ ii mi
TOMcMHcllfa *T45TT W FPTT I
c\
{WIMJItH ^ HfUliHMIHH fWT II ^ II
FFFT ^ STgSHI HrTHrfra ^FT I
drTRTlf H ^ ||
T^fmR i
fwfe ^ 5pj HWHT^-j FW II II
Digitized by Google
^IcjUlHT tflrlMlfa rfifa ^ I
tMI^uiiPw* ^ ijujchi(i«£ui ?w n ^o it
4|tj)uj|tf|5r JFFT *T7^T ttHUlH I
^f^ftf^Tsist II II
^TTTrWTrfHf ^ H^WlTT HW I
{Udtliii ^TfrT (M'JIhI sPT ri^l II ^ II
ffcmw ^THf ^ jift i
SRFTrT ^ ^bhfeRIHFT NtfNIrM II %% II
MIM{ls^^T fRFT ^rt TO Mt^TrT: I
^qrwffmrt ^ fro^r ii ^ 11
SR ^jfrt ^ftrMT F^TIM ftjt 5^ I
ffTfit H^yHUTFT fTOsfrf II Vi II
&mfm\ TOT ^FTt T^r TO: I
^ n %\n
FTsT ^iuiicii*iH c n TOT I
£JT ^IH’*H|' ^ pTFT RR J^TII V^ II
q^H l gfajjW ^UM^^ TTT ^r R I
^iH^^l^ ttf FchMMNI^Hgrt IIVMI
f^TT 3<WI<!T ^T3T fRTWT^T I
fa rPTl H lH ^ ^ rff% II ^ II
Digitized by
* jmm
m H^flfael l rHH : I
rT^T Rift gPl^JtN^I gR - ! II 9o ||
cJIrHlfoftMl FT^rfft ?7ll^l4i]lJIIMHl I
^TTrft r1H!*HI^ II %\ II
R rft ^F^TniFT 4itf*ll[=fi4*MHpl: |
3^1%^ rWT c^ldN wuifiiq-MM - Pftldl II 9^ II
srnf ?mm €i«j?h< fm*m wti i
JT^TH hPt^Tr g UMHjblUI^IrfH II 9$ II
gl^frWR'p; ffonsR%r I
mzm rrj| uHiu i %P(Pcifi u99u
Refold*! TH RTTTR: I
sUfrTpT: ^Icj^Piddl^ H 9 h II
^n^rnm^r rrt u %\ u
^ij^| g dt STFTT RJRFjfRRfR: I
H^iiitMigMiHm fiwmm u 9o n
dlpcpFT rTPRT flrf rfW N^Nd: I
gu*i {trftct n 9* n
fra^Tuii guM<=hrii rwrt r rrttft ii 9^ u
Digitized by
$1*0^41 {rajJl qfrm irio u
^l^i3Tl {FTFT I
iru 11
sWrjWl rFT *1^" l
IIH^n
HMl^HcJr^gtrT: ^T5T g^TrRT: I
wiliterH«£fa r fai ii.hsii
rft ^f^HHHWTHWTt ^ciliqiifi l
(FfTW ^ H^HM^Jliqai II M
r T ^ f liM rT i FRT ^EPFPre; I
FTWt^^^THT^: HFT HTfafFT StHFTt 11‘IHII
^UtrTKHHlS^ ffFTT Wf^FTT: I
STCFpnHTT FT? JTfWt rff II HA II
SH^t chl^UH^l JllrTH^t I
TOT: FC^nTTH^T *T^II Ho II
Rl^rWfa OTH I
?Rfrr*^^5rHHM^9hH II Wl
UM)chl{lfcwl ^TTfir WOWR $^41 I
f^^pfpTt f^tht qgjr# ii h* ii
I. 4
Digitized by L^ooQLe
HMHWHHpSfci II *<o \\
y i Pl jW? ^ q^T >
gcf UmWH T H) U K\\\
^rt qgt ^jtttot i
?nwit cftrft gfr: $ u ^ u
^nj 35«hH chfi^lEHH 1
^r gfaft: wIh^Kih ii u
efemrf Hg^J I ti r i i
qinFFrnft Fn^j f^fWii^ii
{TsTOMlg (TsTt ^r HHl^y^llMHi I
mvsrn ^pft m rTm^^r m^^fr n ^ u
RTf^t sfiigW5T ^T ^ IHU^fif<rfi II k\ II
^rfrRtg fa^mm i
yj^yH(HI<lHlH^i ^ R^riHHi iKoII
grfwrflgftTOt i
^HffranHR sra FivfivRpr^H u \* n
g H<lrH^f{H I
STltf ^THIRTTI HR II ^ II
Digitized by v^ooQle
air^uiA ^
^ft; i
II00II
Vgm l#ri FTT^fr MHIrTl rFT: I
35TFT HtHHT (FT: TT^fitq TPTFT^: II o\ II
fficTTPl^H Ps U H : I
f|^ilWrfl4p;^Ct n ^ n
^ f% stmt Hq-rrarrmP^^
^Tfq- riqlcMTHWl I
*H^^fejFFT|rf
H^cl l rHl^H 5FTTFFT: II ^ II
rFF^^(IMcTHU^nf<HI<
suiWHi *mm i
TT snfa (FT! TTf%rT: TFTTO^
^rRTffe%FFr^T lloSlI
5r*m (THTW ^r^lUi" * !TFT
rjrfh• TFf: II
Digitized by
* jmm
IV.
Mm^ls^FT {FTFT I
wr ^?f fasr l^raq^fe^u * n
qfer^T ^cd[H<HI^IH^rlH I
HiHHiHiH^ I H gftlrFT M S II
HIWMIHIH l - f^n^^rTT*lHMHKqF^ t
qWlH I IU1 f^H T ^ H^I 11 *
FTt gfaMt fltfirl'cft I
EFT q^f^i w ^rWf ^T^rfll 311
frTT g FmrT! ^rff JTWW1 R^TFR: I
^cdsfsr q*fe ^TOT q^llHH: IIM, II
<ui4)ir r ^ foprr ^s T m i ^r fr^M
?r ^ sjnprrf^T qinr q%ftrf^T n Ui
V=PT^ rJrMtll I
sR^FT^#H: Moll'
I jHfrq^ J qfirFT I
^ TmPT J^TFFT: II c II
qT^TfT rjr^dHHH^HI^JHHTkrT: I
*T5T MHRmpi qiqiHI 5pt II ^ II
Digitized by Google
nh^iihi \
cm Hi{$*wt H^iiiHH^r ^r u v>ii
gl^l l f t gaftFTT i
Slfch T Hf ^r^M TTTt ^ q^TF^I^IrJrT II nil
^MlyiNufH <^T{m ^ I
^HIH^U T H #JRmTT5r !R I1II
^ JTp^ ww ^g^rf i
^ ci^ T fvra r yar^rT n n n
*TT3TTfa r Ri: I
ijmm sottft wm hh<k>h ii \8 u
fcuficiH^ui g^mrr i
f^?JT 3T qTMMl^IrT: g^sPT ?pPT II n il
c^airMi ^ {TOT %%?JT H^TTFT ^ I
^T^T: ll\Ul
cTH^wt ^ H^W4M: gf^frRT I
n^ft N^JIIH^UI' #T: ll\o|l
C^pT W piFT ^TdUim H^lstfrfl: I
FRH TTn ^ l HS^ TWICTTfel y^TT II II
rnr^m^R i
rTVi^lMW II U II
Digitized by
*<> {\H\m
miimHPigrere r sfirffwre ^ i
^T5T 'nfNlFT ^ Hr*R It *o II
^^FTT^TrFT I
JT^TfTT: CP^cT qfep qf^f?T?T: II II
[^cdiM r |GPTf7H ^iPrHMHf l
fa^lM^T ^T ^IsF$&Fr q^chlrR II ^ II
hRihi^i^' ^FT I
^J#T fairer ^ II ^ II
tli^rl ^ir^iH cftlRi^W *l«£lc*H : I
OTFt ^IMolHIR ^IHH^'H #TrTT II ^ II
%sr ^^rPTrar i
^ft sFFfiFI ^T HJFT: II II
Hlrlltfo ri ^ ^PTRT mT^: H3<l^rT: I
gp ^fjte rr hmhJh ^r n^Ui
HH T J1H 3T {FTPT sllHff^R #TrTT I
sUH^irMHI ^Tt^TFTT ^TWRT^TO II ^ II
5jsrmt H^TTPT ^ I
dUM>-dNlfHHT ^ II ^||
flrfiiMr sFprfe*. sft* irt ^tst ^ih ii n
Digitized by
’t wr& r S\ sffa t; g i
STTrTOT f%q^IT {iqq*3 H^ T r ^H? ll$o||
SFT: qt feffa H<M]Hd|chlUiH&H I
M^lPiq'hHch^ft ouiMIriS^ ciHr^ri II ^ II
*3tefr}H l w te ( effort ^ I
<HHqiU? JT*m H^HU ri ^ilH^m T II ^ II
fmr^' q^rfrrt ^ to ^r faHsfn i
gnFT^r J^Hsfn II^ II
JT^FTraTfi’ Wtfft ^ilsIFT I
ll^ll
H^ i fi ft i
3TOTT*fTO^TH^THH: q^: IIVUI
Wliq=h^H ^MimimHqHI ^1
H^fWFT^ rjtrf^TsTJJ^fq II^ ll
^T *T?7TFT H^Tr^H: I
TO H^TsfFT STF5PT II II
TO 1 {TRFT farf^ H I
cren^r ^ ^mPT ^r: q^lHfrt iiwi
^T^ nPi ciih^hi ^mti i
S^i^uii ^ ^jift n ii
Digitized by
^ (HPT JFR ^ ^iHi ofrT l
qrg^n^nt HFTPT fcWsfrf ll^o n
H^IHU^OT HlrlUli ^ I
Jtl^MUl H'^IFR: \\%\\\
TOT I
wmi mm hA: wm^i ^r ^tf5h n a* u
^ siWuHiPi i
II ^ II
STFT: rfrW ^ 4ll(lW«hlHlfT FfrT I
5T5T H«fcMI^{uS«h tflfaWT U ^ II
iM^IWtelT ^T 5T^PTPT I
^T II dH.ll
^ nlSMmjifa im^t i
sr n dit it
yrfl^UlWHHMTft: ^ I
H^ura OTTrt ^ JJJshfcWsfa II ^ II
focMW ^r WFT ^T I^IFFT*. I
fW fPTf^TFnT: II foil
^5FT gycl^iy sWTljiSN I
sHtqMpNW gr f^ T fgl T^r ^ 5TCR II Sfr II
Digitized by v^ooQle
^T%nrrr **
FTCT II Mo || V
f^FT ^r Sjqt fr^T ^TTHTTOlfm: I
FTfrowT {RFTT: ^TH^IT: ^llHrT: IIHA'H
Fftw Frtor %^r ^inFng5Tf^rr i
HII^PMHUHRTl |MUIFTJ(TrHH: It
Hi'(i^ ^pft ^rr hhhMmh^ i
Fftoror (iwwftr u ^ n
Ht^TWT ^ JIBUTI
ffirTFTT ^fTlf ^ #OT HOT \\\%\\
smg^t mm fflriwrer wi i
rTvHtUHT ^r F^T {TWIT R^R II TlII
^FTT ?TW?t W N^rm |I^FI' I
slEIM^SM %5T tfr*hl^ ^IFFT: lIHUl
^i|{l'slFT J\m frTT^T slHWMT I
^4k?IT IIII
o
^ mfter^nr fh i
o ^
^ ^TPTf q^H IIII
^ ^TOT FJFfnt FT ^l|TN=hHfa FTrfl
mm ^ wisri mim iihHi
i.- 5
Digitized by
** jjm ni
^Trf %^T5T f^T TOI^5 II ||
SFT: qt ^rff g ^TUt f%f^F?mtf&rf I
^^ I pll^inft ^FT H^IrHH: II U II
^.gHVJH ffsn^w s r cth i
yifl^ur stfjft ^jh^hi qfrfSr n ^n
prg?ftsFiw ^srrf^^trR i
qHH l H ' fcflffi Ur^rMI^H <TO II II
sniHgiikg t ^ 3 1 fere! i
^FTi ^fsRTOT HI^T^Wte ^ II *8 ||
fatwfi ( i ^mis i ^ grrere n vui
yicjfiHiqSsn^ ^rf-^Qi ^ i
famwff mm ^ ii u n
ggfe qfFr {ftft q^trr ^ttfh: i
g*TRT #T f^TFT HttHUM W HM: II V» II
OT HvHlirHfW ftFT^T JFFT ?W I
qtfkw ?wr to ^ i mqUhjh ii ^ u
yni<H ^ {ftft MiH{nni ^ hxt^: i
ymm ^ttft guifclm *t^tftct ii U ii
Digitized by v^ooQle
^FPTT I
^ f^JWTrT^T II ©o II
mzp fl ^t^jt Rwi<ji*w r^ii ©\ ii
U liln^H ^ ^H{m T i H^ T HHi I
^3R ^TR R R Rj^ T sTR #R: II ©* II
cfillli ^rjrfPlr^rn foF*tt*^JTRPT tfisIH I
RTiiRR f^rargjcrmg wm\ u ©$ u
stNjrts ^ Wt HTteRT^T ^
sfN+Ri ^mm q^rnfaT^^ ii^ii
sr: qt M^iiH ^Ttrr g^rfer i
^gHrMciH r gjgmra ^r ii ii
RHl'tiHI ffijlN ^5R qit^TfrfrT I
^ II toAH
VI
xzRxm r^troth ichmhr i
TOW^l^n^ciuiH:^-g^T l| oo||
^FRR {RTJTR J^RR: I
RTO sTRRIliR ROT II ©c II
^^%n;?MWTfRi
qr^nfe ^?r ii ©* ii
Digitized by L^ooQle
tmt i
OFfM ^ HIHTMT jmm ^ >RR ll so u
JiRfri (wnVri ^ ^^rcrfn rwr i
?mWR ^ HlrllHWUi rRT II z\\\
^ilHRlIU^ ^ SRH^ ^ ^ I
sfr^t fjniTt ^MHini' ^ hfr ii ^ u
fa^imi w m^5RWRT i
^nw« wr spffrt n ^ u
37THrT Wit ^ I
gi^ r i^ nr ^ spjt% r^h: q^n^T; n s8 u
ro<H ^ IHFT 5RFT ^T I
^I^T^CTH %* ?Wrfe ^ II mi
HIHNI ^R 5^: WFITO^r I
sIlMcirygQS^ ^Rt: RR: II *K II
FRT qqcHUlfaHRT ^ Rl^USH I
^Ffrirf^^r >r#t sppRFr ^r u son
il^UTOMT ST ^fTmt {R^R I
^J*R: J\wm H^rirW II ss II
«^m5m fftfTPTT HURTH rPR ^T I
RfRT ^SR^T ^Ff |MUIHi ^ II ^ II
Digitized by
HHTMT ^5FT ^ ^ ^ I
IwffelFT ^ WfeT II ||
qtrlr^^lHIH II h II
^ f^lMHl^rfl ^tT*HU|: I
^ttt smr ^wuii^n: ii ^ u
m ^ m^FU *T3T RfcJ^T: fTUlt 3TFT I
^HHrTqiR «filiii *TFT «h)[rfri II H II
FFfMt ^ mm ^ ^rniT g^rfran i
^TTT: II W II
^^nf^rara ^ i
?FT: crt T% TO <J g^hTUTIHfa FTrT UH lI
TO {FTT HRt HWTFTrT: I
TO rift OTHNH^MIHIH }TTO: II H II
CTTTT }TTO s plT ^TWTFTTH (iqui: I
mm TO ^RTTT s'JWHI'c mFTTJT: ||$o||
^tot^whi ^tttpt ?tj i
qr^t wr mfiH jrprt 11 ^ 11
^°PpJ7t ^nffa: : I
TOR TO R^R «TO7 ^ Fpftw 11 H II
Digitized by
* jmm
jvm g sjgpf: ^ i
iuooii
{IFTJT tMtW: I
Ffll^rfNH^PI T F^Tr*MI II W II
TO {FTFT W*T' HgSFT ^ I
Hrwgiw to ft^t ii v*n
Fqrrf to m^ro h^ihh j i
g^IrTIHT^H TO ^i(y|UIN(cj ^ II II
^HI(U|cf|cfcj ^ ^{ThI^^STH I
H^TtTf {M?|«*HI HWT^HWOTTT II \oB II
^'ptw tarn ^r i
to wn 5ro*r rTfim gfcf^r ^ n m ii
tow (imcwh ^rpwt ^ toto i
g^nfi^ui to tot n\oMi
guro I
pWTri^ftmoon
(rmfdroH ^ ^ i
yniT^H %sr dy^^^TFT TO1W ll^osll
yyww toto ffe w^Fm ^ i
toto tojt {muihi ^r u ^ n
Digitized by v^ooQle
Wn^RTTTJ
<*k ^Mcnu^M TT^FT ^ II Wo ||
Priiui JWhUlUl ZTFqrm ^ FBJHJ |
gyiciy^ui ifa wl^idr mm u w u
^F^T^Tniw > i
^rf^Ri^Sci ii w n
«r4t ^ramgspft: u w$ n
*Nhi<i^h1«^ m\ i
^'•-MWMHI^Iliq ^HH I II v$ II
^IHlHNyScI HWHI<®|t|H«ll II ivill
^m^PT ^T^TrT I
jvmm fztfzrfm ft'^ti w«ww»ii imUi
^7c[ ^ |
R^FTFfer ^ftfrfrT: II Wo II
{TW*T ^ mmift HrFR ^TJTFT W I
{T^ictumlSq i|^iy4 H^IrHHl: IWWI1
5RHUIW f^Trqt (TO ^ I
4i]N«*<i«iM«i ^ FlTHllilryiHHcl ^ II W£ II
Digitized by v^ooQle
$0
jmm
'TlrT^sfcf TO JtlsMlcWiH^H ll^oll
toft i w^hi wft jjzmQ ^ i
HT^fofcr to jvm*t ii w u
^e|MI fTO^TO wiUf <rl«c I
%5T ^ H^'IHI(' FTTTT^ HfWTO I1W II
3TO (T^FRTO rfT%3 f%WT: I
^r*raPr< ^nrnt Fpt u wii
WllUli ^ TO SFT TOTOFTO^ ^ l
^THIT ^IIWM'^l HW \IV&
TOT HTrlt II m il
TO ^WTT^TTTlt TTOTTT: I
f^mrrmm^r FTF^rft (nuiw ^ ii v*Vii
^TO I
ffirllMI HTOTO jvm ^ TOTTOs IIW ||
TOR TO Hldim ^WH«£lrW I
eritr^ra W^dlfrWl TOHTOTO II W II
srfHTOST ^ FRT ^TOTFT: I
5l^lMHi ^ HTOT^Hlfa^ ^fR I1II
Digitized by t^ooQle
^PTHsT^FT I
IrdTlH^li^liH: unoM
g T F F ffam gf^R^T ^1
^TTfH^fHnt OTsfloH II WII
TftFU HisRT»l5T {RWSlil #HT I
gsMch l fl^ui ^ {TOFT * E£ T cHH ? II WU
^th^ium ^ wfci (rawwi mQ ? i
illHMTH ^ ^Ff f^fpir q^ ' IHWi II w n
^isiiHiHui^fii^wHoi ^r i
^K^ih prut ^ un^n
WhTOTORT cTrTFT^HWH I
(1*1t*i M*i\l RTJ^FT ^r II WII
»fts|{lsdM<IH ^ HTFTF7 R^THH: I
gsfNlSl^ HmifT^FrlSci I1
5vncw&siMMHH^^iyi^«hlrfH I
?W FRHUH H«£lr*WI II W II
QiirHl^iHiHHcnJvHferi^i^i ^ih i
JSftFfSWgrHPrlII \%z II
fhuihi J^yn y^iFFi: i
STfJ^chHI smgR^uliHdHNH: ll\^ll
i. 6
Digitized by L^ooQle
** {\H\m
^iT^T ## ^ I
ifiFTPH^ ^TII \3o II
cModw rff i
ciir4)*3NrctictnilH ^ ii ii
^RTJrT: I
{\mw ^ iii^ii
*IHi4ltfflt: 51#: HrWlt FJWHFT ^TI
^nnt R^JTFrr R^iFFrr u \fy\\
OTT ^prf^t II II
rc#: mm #t: srNrat oth i
5f#r ^RH^TTfnr fttspr^ $ih# ^ 11 v*hii
W: Ml4>lfrm T#T: I
m m qr ^iHiHt^ PUrfaSfa ^tPfrrr: u W ii
^peftilHHi ^fr u \to u
f^i frf 9 TCT#rt *m i
MJ^IHIHI^f ^I'£c(4h II II
q ^f^ n q^TTTT q: m #?T:
Digitized by v^ooQle
infechiui
9R^trr r TR^:
g^3T ?T^ II \8* II
^rt^ ^ i h i mu i fl Tf for n^
^T^pf: flif: II
Digitized by
V.
HUIj pm f%rT I
?imt: ^UM'hW^t ^IHfarMsFri' II \ II
W\f ' HTTlft^T VsfTfHrT; I
q^^fof l fQ T *T mrT q^rft II * II
^ ^ «hlirP&cJ«f5f |
f^Rt ^UMHIWR ^HTWrfHf?T SfT lU II
rrf^ ^TrTFfFf I
SjfrlFJPpf^T II 8 II
TOTrfT gf^T: FFTrfr ^FT I
fu ^ vnt n * n
WtWT JTH FRTWtoft Hkfa^rn I
rfej^rr HH^I*<TTT jN - MfjPlHHI II * II
mmi TO^ufo n^igft i
hTIhhI ^tfnr fawiirfr H^^iH^ftPirR n ^ n
y£w?*Mf^T yfaHlUM«£IOT i
SfftfHrTT ^HHTifnr dHmiMl "jHT II 8II
Digitized by L^ooQle
So
VI.
g*ft HHI I HEffe T H TT ; I
(i^ir^ f Pm T: ^sTOT^r ; II \ II
^I^UIIhIh^I *Ffyrlt I
rft%g fspgrT: II ^ It
HlfaHH faqHpOT I
^l^^cUirlqH: II ^ II
3T%sTt qgf^ STsTHt ^(farl T
fTsTT ^I^TT ^TFT : II ^ H
FFT HPTTpm^T ^clJH«jWrfT I
m^Hl^g^^g^UIMIH^cIrft IIH.ll
^g^sH FTfFR gj I
^T ^^-m^irrHI^II ^ II
^ ^IrrqjH^M: g^ Rg: I
^ TO TI Hl^g ?! ll^ll
=t : ^rf^fmFpfr =r mi ^ 3T i
iuii
^IH^IrHI =T fq^pfT JT I
7 [ ^Tt HT^sl: II ^ II
Digitized by
a* Tjmm
^T: HOtjH ff TI I
gslrU ^rFFTST ^T *JIHVWI T^T: II X° II
*ng$rt •Hi^i* < =ri ^rrf^Rt i
Fm gTfrft 3T qfctrPf IIU II
JTFJ^W^t 5T ^iiuiitil^Piwn^ I
=TT=J^5=f ^T RTf^rT^: II 11
HHii^HiKi*fw^r hiwh^^j i
H^ rT[f^rft sW II II
t<=i c r\4Pi^ni«im*i x H^r FT? RstiriM: I
fa'frTIST grfFTgl^Tr^ll \% II
*7 ^TT^IrTT RT^JF^t *T ^T^’* I
JT j:^ jpr: sfife ^TFft^rT: || U ll
iq^lIrJMHiyFn^pJITfNrTT: I
Hl4*lIHy«M|WTI«Tr H^H(UNIHM: II \^ ||
HHIcH3 F L /T ferft !T ^TrRT: I
HPjfaft HW^RHTs ||^H
HTnffsrrf^r ^Tifafr Rrgfr jt hmimvt: i
JTOT ^JMMWT JTTT^ (TsFTHWTT^ II ^ II
Digitized by L^ooQLe
?n%»TT!j 8 f
<^TrT:
I
R^T: Hr^N(iMMii: II ^o ||
*TrT^HNI|H4i(: ll^ll
qrfclrFT I
W r TR%^TJT :jf^t II ^ II
^TtVTHIHRlchrMHi ^iNPlcllHHi |
jpr 3ft H#: FTT Ri^R<q ||^ n
c hM(si^^m^ii4 ^gThim^h^i i
h^cTi^^iRi gtrfr : n^n
HWcfhfjJTTffq?t: II ||
: |
rr T^: || ^ ||
^H^4^Hi|H^ FFJrTT I
m ^trfr r^lHk^Rrlfr: II II
^^WtsFTRJ 3T HTPT^FTT |
HT q^-^T^Tt ||^||
rU ^THTHItTl 5Srfi{UII$Hi
i I
I.
7
Digitized by
jmm
*T ^TirF^TTOTrj;n ^ II
jwmt 50^1# ^lsl<4llf«TT •TFT
w- nrfj II
Digitized by
VII.
Hfaurq&^ i H I
crfwt o|H^e|«r II1II
WMr£j sp^g HHIIHMTT R#IH: I
g^rang^OT fcpi mi%H ^ht; imi
^sT^ft f^m: RHlSfl I
^f^ ^fayrgr vf^n^n ^ n
^Frt (sr^Tgfn nlfasn fafrdRm: i
hIhh^ ; g&i^HT twi^nwi^w n b ii
^T:^HNM:57TTTT: fWHg^TpWlfaui: I
3FJ3ITgidH-d^ Hr*W*fi^Wni: \\\\\
R wrf ^H ^ i
fohli& T etiRr i sD ii K n
q* fi^Rl^ ' chri i: wfe HH<Rfn: I
*tatHkfeii) JfWWin II ^ II
^TRmfrFT: I
imi
^IHMMfadMI: iqrfjtlrrH^ftrn: I
{ f ^ rll ^ OTRt fawnffret nU\
Digitized by L^ooQLe
^ jmm
q^fel^TT: II \° II
M^ ' mifa ' ^C T: jffirRrT: f^^Ti I
tHmi^ci r jprFsn jt ^ itt^tt: im 11
TOW g*THHl 5T ^ I
H^cMHIHdflHHMr^Tqill l? IIV* II
qf^sUH l H I H^JUI l fclcT Ti I
q^l$g SmirU II Wl
mm* aif^fn^r: i
rl^t HMRh\‘: ll\8ll
^ jvi i
t>r^HIHl<^fet {Tf M^lI^Tri' II n II
ow U'SH^rKrte’if g^rfw ^ i
3PTFTfl#^g {TsTT ^T^Tt vffelrT: llUll
TOT: qiHMIHIH qM^JW^I
^^H I U I ^f\ ~ L TT H*f ^TTgffi: I
: STfTTFFT: || \o II
Digitized by Google
iiiRchiui ^
*T t|iRf=n
hvmi
{ T HIMUl in f foU T ? ^FrifTORT ?TPT
<RTPT: fltfi II
gitized |y
^ jmm
VIII.
RRT *l4iWTHRI R^rRR: I
gRTR rl^M'MW HIHlar^: gR: II \ II
RRT fcHMRt R#IH; I
gRltf RT®R^R R M5TI^ II * II
giH^rfr Rfrf fiRT RgRTftR: I
Rf^riR: R^OTeR R: WliH^H<=hrf|lR: II ^ II
rHIdRlEfo ^IsTT g*PR HpgTH fPT I
sftaRTRR r£trr dRiyug^i^gi?^ u 3 11
gcjgrfl guirtH T gR# RicfrHdRX i
R^ ^RRT RTRr^gfTCT R^RRT ^R IIHII
HHr$R T { t RRRI^qRTRr^CTteT^g^ I
RfR^f fRIRt RW RR gRRg^R II Ml
RHWigRt fRRTTRRT ^irT ^R: I
^irT isRIrTKTfR gift HfR^fcT II o II
R RR RTRRR^t gfRJRt RR R^i I
RFR RR1R1R RTf^FRTRR 1 fRrJRfRR IMMI
RRTTgHt R^TRR RfRRTfrT R^IcRR: I
tRt%g RfRH RtR RRRTRT RfRRlfR II Ml
Digitized by
Slffi farT^ ^T M^lf^H II \o ||
^rffrwsi ^ g rf)HMI<: MH Wl^|
Ml^ril {IsTT Hl^rfrT ^l^rl: M \\ ||
rl^T otllrUMkHtTi Hfa^r^lH<I^Ull I
gTO «i^.qiPT=n) 11^ II
iHrcfSJT rPTT ^TsTT FT rT3T I
CT^TfrT 5CTfHH> || ||
H^FT: ^Rft% r T tef fl rl^f^T ; I
w$rt m\ ^ vmfzp u \3 n
f^mr^grf ^TsT^fr^miMWHHM un m
STHTO g 4 l«^l{lsi grt I
g?rtSTFTtfcrf^RTllUll
^TFTrR^J $T ^sTT I •
%SR*T 5W: ll\o(|
*T (TsTT Sh^iIh I
h<ihi^h^hi£m yfny^iH fom n \z w
3^tf%FT
UPlqrHipH fwf II U II
Digitized by
it jmm
^f^T^TT^TsTT HftmitrH S^rfrT I
wm sRir^Hwi^w^s g?f n ^o n
R R (iyl RR.' 3 JRT RR «i«£tari I
R- nW\ mffrU cJ^Ph FT RR II **11
R^Tf% f^FTf^T 5 HH^ I M I R^tH R: I
•gi^r^ cfRFTRRR^HfR^ ||**||
^MRR: spTRR: R qfacfltfR: I
FfTTR J’^T fRfWR Hi^pFfelP™ II ^ II
gR I
FTNfRRpgtn^r frt g^r ftg^WHir^n & n
R^farfR RrTt^TRTFT : I
RRI PFR^f ftfapIRT 11**111
Rrp R (TsTT [ctfac^irli RFT I
*RRft jf^rTt Rl^ft t^<l 4 lHpRHi II II
^R RRT-R RIHIRI R[RRIM H^IH^T: I
FTm^FT ^Isffrfcel^: URITRT^ll *0 II
^ r gRRfwffRiRj
f^TPTH H'^IRsU ^fR#Rra?#R II ** ||
RHr^HI^HiHlH R R^R RRT I
RfwR wfm Frf^fFT r rr ii **> u
Digitized by
<W W $tMiW<l I
H^IUSfi rftw() R^iq^l: II ||
^frT 5pJT ^ q'«H*1Stq]clJ
cTFT JUMIrHH: fn^^pferTFT ^ II ^ II
jpr: trnf ^n^RT^nr ? i
^ p pi^PT f ^rr^ Trr mfrrn u^u
• ; TFT ?FT: II
8
Digitized by
{\H\m
IX.
^IH lrl || \ ||
3cn*ft f^rnrt crf^rf%rT: n * n
^?=rfH§r: sr h infant f^rcnnt ^ iu h
jfaM^HH^rliq^li{ft : I
HlHlMpll^jm^ lUlWHIHlMfri' SRTrJJl & II
J T^5 ^Ttf^rT* I
3^iw: Ml^M^rTT: 11 HI I
rTT fFTR^ I
HIhIMpIT OT sftJTM«iV-iftH II K II
^IT rf^TTFT rTF^TsTT Hr^qM |e^ll<«HJ
rrf^rfH: H^r# ? rRT rTF^frl^tROT II 0II
q^TT: I
{VA^JJ q«^^lq gpfTTTTT FT mi fa 4! II * II
Digitized by
g^^'iH«iiFtfr: wm\ gft: ii^ii
sn^a^lWHl %FTT JRT rTT f^sFT ^T I
HrirTg$ rf^r F Rf{ re RHi ; in on
rIFT ^fniRf-M flffrpTFT ^FrT: I
f^meWTtfOT cHJJrHHHI^Hl: ti n II
^fa<=TI ^ I
FFT: F^R HffUfag^lRR <pr: II ^ II
fef F S hliHHIHl ; 1
JTFIFT: 5 RhFT j ^Hcli^lH: II \$ II
s^fw^uq-Hr^rMHH F I
^w(^simPk: n\du
FsTR FTT: CR^FT: (jFT ^fft^RT: I
^Rlfelrl(3: F im II
^rh^t srmtm: mAn
^FTt STtHF FTfctTR F I
*Tl<lP'M c h»i -cjUlSI ||\0|1
^jRHsFRFfe ^JiTFT ^ftatT: I
F^ir: crf^frr ft fthhihi f^hi: ii \k ii
Digitized by
> jmm
rTf^T fafWrT: HTCFT *lrT: I
^i^cfi^iwi^RT h^jh^ht; n n
fn^stiH I hi JTfH m> ^tT: I
fl?T II II
sr^ft g^rr ^pi j^fs^R*. i
TTrt^l^ , * , ^l silrl^rj^tfttn^ II II
f^RIlUi+gHl {TsTCHFTt M^H^lWrT 1 I
rrrar ?r faWf ^t sTgi n ^ n
^sTgprrf^d^iMHt?iiirT! i
^43hH^IH^T?*T H<fa<^TT: II ^ II
grRT (5f TigqwTJ
^T3T fesH vT^T# STTT *V> II II
sng err cimIh^ihw^hi^ =t: mt i
iK^frtrTT fchlH^lWrT: f^Tj: IIWII
4A^I^W<lrHHHMiggU«l5*)H I
fqrTT %TTT!3^t STFT *T^f: ^fiTWTt *FT II ^ II
rMl^^T: J5T 2^frT ^rf! I
£T j^HlifHIMIHIWINTft HHIHI^f II *o II
tortfori SffarpT^T I
OTUrit ^TjgFTOTffNrT: II ^ II
Digitized by L^ooQle
rnr'JsTT^: «3NWpW*Urti I
rTRTT (td^lMH II ^ II
mu gsft UrUm g?T: 11^0 II
m«iii4ro*t<l*i«i U I
Ulrty«$f ^FTT^sTT<l<=fitHi: \\%\\\
3FTJ SnwftfSJIT JFRW *Rt : I
3T^t FTT ^Tr?T ^r: ll^ll
WMHoft ; wi^hIhiPi uwf i
Mvrli^i’insiirtiPi ^ ^Nh II II
mm q^j! I
mm ^r^Tfwr ii^&ii
rffifl^ftPl^ HMr^qklrllPild g^rT I
H<Rl^Hl: IIVUI
%T qlH^R0^.: I
: IlHlI
*ft « ^HMlfa 'Tt^TW g^frfin^ I
murmmu f^fg^ ^ i ch i ^g^^ n^n
^iMi^fi^cfiRu qKH|rl||HI^ rUft U'< i
*p£pr u gjR-ftft utm y^Rrft sumwi* n
Digitized by v^ooQle
m* jmm
gjFT^ir^^FrTTiH: sapper l
F^TFmr FTTHT ^ FTsfcl F#TrTFT ^ 11^ II
g^: 3^T rTTi f^T: MMMtnn: I
: II It
rng araqy? qgc?p?:)
ERflT R~ pRIH^I^rT IldVIl
im TT sPT PT ^ H^H l
yjFFTFT ^ rT II ^ II
^IWT: J5T ^HlHi HlpH^Pl I
Pl'HIHIil^^W <5T FTTrT rT^W II ^ II
?T rTFTHHt ITT
!UlyHR^% JST I^Plt%»rr frf M^H
gcigrfi ; TOqfq^T afaR T^t r^T I
7WWT: ^pTFfNRT: II &H II
qpq^Rlt RT ^T WoHlP^ ^T: II ^ II
jmrm yjHi^iRiT hhImiPi i
shllpH T|I^rl 1 4> I ^HMH'jPltf ’S H : II Bo II
^TT% ^T ttm FTWt HTTTH'PT % II foil
Digitized by Google
ST.ehrfelWg JST OTSR I
wmm?^rm> w%U\
3f^TT (sWlH^IH^Uq FT 5FTFT ^ I
^iq^JW ^STHIsNIR II Ho I!
RjftoTRrIT ttVZm ^HWHf: I
FIRT ^ J^tTHiqTri ^umir^fsi WWW
^ FRT I
pt iuwiwwihRi wt iih^ ii
FT3T gsTTOMRlt <JH^UlPNRl I
MJdrT^H rnWT^lirrRlrRHl^t IIH3 II
JFHFT J#T ^ rnS^T Fh^^JHI: I
SfFftaM rlrf: IIM8||
ftHIU'/ch^T f^f^TFT ^HIFW WWW
5 Ft HH^rl JJM HI^IrfRj'HM^rRT I
Sj^JHIoFW : WWW
qr^MRW&cllHW^pll I
garter m?v ufarfktHjiwi
q snq^gFT FT3T ^TWTt HiNI-jFf: I
Piwq 5f q^rTHTIOT qnwr: UHt II
Digitized by v^ooQle
wm rffr: i
f^r: *?Rrt strictiihHi
S^RRRR ^ ^ jftj sftfaR: I
^Hl^tdy T gR 11
HHlfrRf g T sT^f ART ^ wilfrfln \\k\ II
^n^RR5J^R fqPTTt!3^^rRT ^ I
^pp?*g H 5l^Tqf RR^T II II
rf^TRT ylrTIRT H *RrfFT I
Sfqipft *ft ^firR r^MH^'(HlfR?T: II ^ II
RRT^T R^R fRT H^fat W I
^TsWWIggiq^ II ^ II
cjtfu|c(|JTrT fRT H f% *RT I
Ur^R i -Ja r ^ f^TTT ry qfr ii Vi n
y«NW 3^fR 1
RR:j^R^r hmm^r ii U ii
hhi^rj
FRT Tilq^ipT RJ*fTR^ $f^frf II V® II
^ RFT rT^T qRJT R*ft qRRRNFTF I
JRrTi 5n^T RRT ^RFT ^ II ^ II
Digitized by Google
^ FT rFT (istiPr^strt: I
H^IHsTl: STIrRI Ff^ wkl II U II
^RTT^ {THIRIT ^li^hllK 5JW4^l*sdH •TFT
^T: FR: II
9
Digitized by
U
x.
^ R^TsT *T gf^rt I
HHr$HI{l&{rT. SJrT H ^FT TOT II \ II
^TsTT HfTOfFT ^T^TW: I
^tftt ^T^rt to #tr : n ^ 11
TOT cFTO*T5Fr JTfTO^T q^TFFT: I
^Tqj ^TTFT H^WIFT 5TFFTT TOT ^TTTOftT II ^ II
^TsTt ^HMdFrJ rfhm<(t Hf^PSTfFT I
TT ^TsTR UnJlM^jfrT M^ll
SFTTOTTO TOF TO ?Trf I
TOT TOFT TOTT cj^RlfrTf IIHJI
TOT ^rort tot i
^TFIH rlt TO TOF 3|l*?1M£itolF F'* II ^ II
gfrPT^J F FIT TOF H TO ^ i|r,?c< 0 1
TOt ^TT : fTOTOTO 7 * 7 11 to n
FIT eh»MI*JW^R y<IW^ ^ 1
f riFft tout tot Hf^p^rfrr n z n
Digitized by L^ooQLe
*iR=hmi ^
FT q {FIT ^fr q^FT: frTT^T: I
qsnrf mm? q q rx^T !
FTM^TH q TT rt : II \o II
g^ l HTPT ^Tft ^farlHsW: I
F T Ht^Hlf f gRFTWT II ^ II
TT W ?pfRW^r dHHrjfe^FT I
MHIUi=hHH JTRT c^fq^Tr^Fft JJ{j II X$ II
^frT g^rr ^t^t: fjrwi gmwr i
c|Rl«^l|^HiH<' cHHHdeftrlJ1II
grot ^q c^fWFjsrt i
qRm q FFprr rFTTcT Ur^q^TH IIVUI
qt vrgsnrfr qfWT {mT gtftFTHWR: f
gq^qHir^^irf gqr?j*pwr n u u
q{fqg HTHTPT: Rj()f%fT: I
qragjsrcffa EFnrft feFTfFn n \o n
Tft^rftrq f^f^n^^TF^^FIT *iiIrl[V^ FTrT! I
FriHqi<aO prt qft^niw^piH: nvni
Digitized by
t* jmm
{luiHHiHciH^t II If II
Brft {IsTT EkMlidRltf4l^rt I
II II
^ Mr<t>rTWT 5FTFR mrfr: I
HUmEfoFT m^r^rTrft cMHHsrfXll ^ 11
I^TrU FT^ grTT X ^ ^ ^\'\Uri I
?PTt II ^ II
rPrfrT ^TsTT FT^m JFFT rTF*T ^(Hr| : I
l*T sffaH II ^ II
m j\3\ ^T^T: <Wft *pf II ^ II
?R7Tq^rMm 3%T cl^RlHl I
qiWrl g^«£H4IM »IMI jMMfi*ilHsfT II II
Fftvfsr?r si^F^ wi^ m\ ?p: i
J^nfpllH^unT: 3^ffCTTrR II II
g^ rc Pft r mzFijz i
Hi^Hi^rfr urn mi*™ htw ii ^ u
rRI*JFHH*H7 I
HH^fm J^rfFT FT^T HTW II ^ II
Digitized by
i^tnrTi ^TsfT ^ I
sgsilr 5t ^ ^ W* ^ u *rt n
dHWHI^MIH 5 WW* fem I
wt ^ q*riggq*i?hH n >o ii
m tflsTT ^T^r: J^jTOmi^Ui: I
^T: iritot ^IT g ^ TTf ^HH 3 1 WH I cH
f^tq FTHH'fiH II V*ll
fl - JT^T ^TTrlWRTr^l
FTOT Jt ^TTOT: 11^ II
rTrT: WW$H ^TT U^| FFH
H^>4lHHl<H $TfiPT fefr II $8 II
rlrft ggf^J ^ ^TsTTHHIilH I
IIVIII
?pp5jJ CTOT JfTf^FIrr: I
frl$Hj(Hc|IHM *R : ll^ll
TO«J<smMlRl ^TFTT^IilHi I
gg^gsroinf ferrflFff u n
Digitized by Google
Oo
{\H\m
m hvmi
(\H \m
JTPT^R: flif: II
Digitized by Google
XI.
cW t rot ii \ ii
H 4W{FI^ uRl^rml^T^I ^ I
^ I H I H W MHHch l ^U ll f^ ll * II
<#f?T ^ fT {IdUgdiT ggtsrwjHTW I
FRII| 4 TW gqH % II
H^IMIHM^i^'R J^tFFT W H*TTHM I
ciRiwygnlnw^ 1 ^ wr^ u a u
Heft (isliqql^q gH*?t*ipTrri R^lrt I
IIHII
gpnM^lte s^r^tn^jn^ mu
jp^rfwt ^FIOTT: i
srtfwsr f^T^IR Hrfr?T HH^HM II <o II
FT {TsT^FT g^rr gH^tr^rftr^T I
gw ^ sII^T(rIH8| ^T vm I
Digitized by i^ooQle
<* \wmt
HHUIrTk^faMT fTsTT I
^ ^Ff ^UIHd^tf II \° II
chl^rft % tirllrt^TlMM^ri l
rT^fqiflR^T%*Tf^: HUH
rT^ ^FT^T HFSH I
TrfqgSlWfo H^rTt 3Tfa ?t?FTT 11 ^ II
5T5RT: ST^TOrT I
rfrT: HT^f?T FTOTT ^l^limvt^^M^U W II
c|R|«U^|: cftrTT: mm 3 ^ rT ^ I
!F ! n ^ n
fPT^r; ^ gpra fgrg^mt i
5TM% fw Ml1 1 Wl
^r w mim *rer ^ i
FHT: q^Tt^H^TfsTT %pH4pMlfiFT II U II
gwy sjdlly ^h^cTmP^httht^ i
jpu i MlrifrM T%ll\oil
STCJ fll^MHi flrpt ^||h4h I
m\ ST sraffT f^ VlfattHfewlOH I II ^ II
HP^II^ qj rff? ^fHi^flMHi WWW
Digitized by Google
^ hisihh h^IiIftt ii ^o ii
^T^cii’iK^^R *r ^m^PiuIh ^ i
TO ^^TgHT: II *\ II
3 RFT q^lFT faTOfcT I
rWmqHRftfa 'FT W: HHI^IH II ^ II
rPJT HHWsfefM Jlcrfl - : VifatfUlcli I
^ »yjmw r ^Tf%nrr: ufa - ^ ?r imu
FTFft felFH {IsHHHTHrJ* crf^T ^ II ^ ||
^fcaHi^rgr i n ^ aiH^yEwiH 1 i
^rt feppETj ^3 ^ *^rf*rcr : 1
jHm^UMHIdlBr Pl^illH^RfTJ II II
^T^T: m' II
1 .
10
Digitized by L^ooQLe
jmm
XII.
5?T: TO 5 qrrf:
sTforor zftm *jtoft;uIh^m srinu
^^cilr^UHHI qicw *iH(^T: l
m> Fftarr to qron^Rgfsrr: imi
TO ?T fTO
g^r ^rprt *pr h $ u
eft bdfl TOTT %T Hlft i
i#f?T5T*T ^WHH5lcflif5THTFT: IlSlI
H ^ftf^TnT jl
FTHt^l wtoh fafSTIM IIHII
OTif^l mi^i g^r: ii^toPPm: I
<ft4 f fcfth T MT^T w: *$TOT TO II \ II
toto ftrfOTrror ?m wfa: i
eicrt ^cfl^^fg^ i n^u
TOFT HHl^i HTOt {'HTOHT^ I
zf? ^ fTOJJI s II
3TOWT: T^WT ^T {MT ^{JUMpcM'i: I
^TOrmTOrfe toftt stot: spit: n * n
Digitized by L^ooQle
gRTWT: I
rm gl(sw n i qr^rfen 3 £fa*f T { T: \\\°[\
^NIHT ww: CTjf^rTT: I
FTOT sTR^t %5T ^Ffef sf^vffsH \\\\\\
^TrTSm fTr^FT =T <J <fejT I
flWapjft W^sltMIM^Rl gHHfFH: IIV*II
HOTH: mtmi-'
MHfch4g ? TOJT: J^TT: RlIrMH^I II n II
Hmnfa {Mtw ^sTT qroFT I
*m m gf^i^rf jt 11 \8 u
fW >tcft: 5^=5 cfUMro ^ftht i
rlrr: ^f HHURI e|R|y II mi
FFT: yH^HT^^fwr Nl^5l4lr^linil
II \0 II
HHHMH FTr^PT ?T§$%T I
HmrTTmfFf S]j sFFtf II ^t: II
Rferf Hofall^S rim ^ frfert I
FRFFT q^PTR fWN pffcT IIU II
Digitized by v^ooQle
* jmm
SnpIT rfrft c|l<*u I
mi TOfMH HrTTT |UMc4lf^H II *o II
mw {IslEi^W rlHT m Wfi&R I
FTOA^IsIM gt II ^ II
Ugt {IslRi^W HJif Hpk£M*T I
fp^- HlW< HHrfrt II II
g^ <cfH=hT$T *mm wum i
zmm Ri^j^cR^rs g^iy^- ^ m$ku u ^ h
<ifa m w h^um traHwq *tt fot 1
^sTFTi || *8 ||
HMETM^ f^t ^I'Fr.H^I-M^I
c|R|«c||chi H^pTT g^Fr^rTFr^T II ^ II
dm^lH^^'r^TiT IIMT^TTH^W S(^|
?r ^fFTT COTt (TsPjmHTr^II ^ II
gW: aqrft ^TT wj I
rTrT: W ^TWTT II ^ II
rFT: 5Tt?ft II *z II
# fT^#T?T f^R I
HMsWI M<IH^i f%5MH vm. 11 ^ II
Digitized by L^ooQLe
00
rlrT^i^kUl^MMIrfl *l«$fer|i Il^oIt
^ i *m< m sf^ ?mt ^ i
rlrft clRl^s tjvTirTl ^lsn*iPi^*i«cilrjLH II
iifiqTfTT ^IsIMWcC ^IFHIrJJ
m AFfOT ft II K II
MW^TPJFT 3^: <i*llR.H: I
gW q$T: HHT^TPJrr: II ^ II
HH-HfT; I
tort =UUJ^ : W W f% II^M
spf fcp% sUIrlklrt: I
rirft ciRi^yg^h nd ^ fenrpr-1
HW 3^PT ^HIUMI(far rRT II II
^HTN (IHIMUT ^Tf^mr MWi^^ff 'TFT
5I^F • W\ * 11
Digitized by v^ooQle
c jmm
XIII.
m f^rr vm >
H^TEfT3fftlull
srepfr jmtm h^tpm; ii * it
f^RT PHPT ^qr^TT: I
Uc^J i ifo Ff ch^r^rf^THrT: II * II
uiMi^f r i^np Tf p ^$^H src rorn i
H ‘ 3H r fa 5TWT?TFtIIdll
HWl^TT m\ f^frH #T fa^FT I
qr^TT rt §Rg P IIHII
P ^TUTi ^Jrf?hHl qifa I
JrTK^g ^HyqRrfNrT: II K II
zfifmt ai^uriM^ fw snrm^RT! i
RTFF^qsT 41 ||c|t 1I HIHI^lfacIlftH: H ^ II
HIN^MUIH^HI^HI^(1 fef: I
HHlf^HlftHWlI PTsFTt TOrTT P ^ II * II
rT5T rTTfp R^lll
NN#I ^ II Hi
Digitized by
of
^Hq^lSMchig {Islcflg ^ I
OidlrFfl^HliH FRPJWT ^mfrT II to II
wm giH to tojtow gwr i
rlWHl gun WT JHH silH'UH $rfq“ II \\ II
IIHWMr TOT ^THT dM^HI TO 1% I
^fernnt ^TRt HIHiH^H^ II \* II
awjjlrt ^ ^TTOT gsTOlfaftl I
HifcdNjfirivmr^ mwr, m n n
H^hWJUlWIST ai^MHT^fcTHI: I
RTO RTO ffiTT SHHHr ^ T fTO I II \Z II
T37? CPjrt ^ TTOPT I
^FTrfTTHtgr: wuNjfi In % fen; imu
{RTRtvrMTTJiFnffTir MMHcJ ^H$rTT: I
jpi^cRnrrr to fero% qr5twj;iuMi
TO: mfr ^gcJI^^Wail I
cn^: g^ l pHHf sft^T: ^Wf&jfiTO: II to II
5TOj^Tt TO: ftRTOTTrefNH: I
Sn^TT ^riWJT rHT IM9hl<X fa^flrWH. 111S11
TOfwffT 1 TP^f^n^T^fin#r: I
J^rTlft p*3*TO ^^foTFf R^l^f II U II
Digitized by v^ooQle
jmm
^Tf: TOft JSTCTT TOT: l
^ft fwr^fwn Jm#m sfrf^T u^u
ST ST ^nf^IFTFOT ll ^ll
^f^rrmwi^n: CIT^OT: ^lR , {T3r<T7 I
FTT^T ^ qOT5TTTrm%^: II ^ II
£l&HIH*TONt <c(<I^HMl sqf} I
OTTFTt FT? ^ ^q - l^l: II ^ II
H«^*&iqn(li n f^ t q^tOT: Vmi3M: I
q% HHHc|flrr5r II ^H
fe*uf n fe T R^rf^ T: g^rn ot ; i
WTW ? ^ S^lMHHfclH T: ii w II
sn^Tf^TTTH ^mtfsr: fS#: few% I
II II
rragq^TOTrJ H^T* FFFTfrT: I
^TsT gsj5t m> II ^ II
fafaHI^W^ s ^ TT gn ^T U r fech^PT : I
sra^sr: frrsrri^ ii ^ ii
^faHi^ T M^N^ TT HI sf^ffT^cTT: I
sT^T: TOT^T ^Tft^TFmT II ^ II
Digitized by
r -\
4rl^l •* rPJT q - I
||$o||
HHw{ltjm3ct HTHl^aT: ST'+ifrdHI: I
r F£fT FR 5TF*T^ silHtfri fH&: II %\ ||
citferFr i
^SMI rf rT5T g^ijj ||^||
C\
*FT HHM^T yR»«rii II II
rF)'%IHqiH«^|: ^SJ^IM'IHril fefT: II II
5PFJ^T: cftrTT: r1<lRl^: I
felW ^TFIWT f^fer^rRT II II
^f^W^rTF# g^NNl^H^g^l
r&*m ^Tf^tsT^^lH^lMcll^ll^ll
^TPTt &iWMK4i 3^^IMI I
^TFT rm ^T^T ^fr^rTTR f^TTW ||$o||
M^MNI [^cftatii I
flPTTSI%TSFTJtft jm tFT: ll^ll
^TOIT ca^ir^H^l ^PTmi Ff^FT^ I
Hhlrll f^ST ^l^.®Ml(sfcli 11**11
Digitized by
srafe g ^uii fet i
3?nt ^ H ^ fo ff <^URT fm^TT II So u
H^IMd JJT ^ I
Fmf nfeff ^TT ?T ^TWt II $\ II
^%rr ^Pfuri ^isTT d^nni ^r <fernr i
27Trt MlrlH^IUli i^U'MHTlrflHsf W II 8^ II
^r ^rtrh g^nfpT ^fnt i
ililrWT: U^Mr^r^chlHilrCSf ^IMrlrfT^H ^
dMlrW srfWPT STF^m ^ 0^: I
5M5JPT *T FRJ IT ^TsTT II 8S II
^m ur^ir yyldHHHt fen: i
?r5r nmt arinfrr% frt ii ^ it
HHddl^HHT ^Tt fen^l
^rPr ^;: $K n
d (TsTR HHM^cjl^H: I
II Soil
imin pnw in^inr ?r#wrf
snifer: m> n
Digitized by L^ooQLe
^chilli ^
XIV.
^TsTFT tJH^IWWTrT l
^ ftSXU ^3TTFT gsffaT n \ u
RrT: BWT ^fw |
cRT (isf) f^H 1*4*0 f^mr^Rgrft 4^0 II ^ II
fT=r^T: FPRt4t: RHi4J gRR: I
apR RWTT: II $ II
^TT RTCJRR HI^IMUI: ag: l
^RT(t Hl«=haTHI^ <4HMi *T I TTrT^: II ^ II
*R Hf^rTROT I
^?-g- HW^R^TTR^OT^T: gg: ||HII
TO H^TMM (IdWW R^lrHH J l
rT5T RRfRTTII k II
m ^TsTT ^T^T: jawf RRRFT: I
RR: W?f: ll^ll
ffv ^ g^lHVRT 3=T: ^HWT: I
r^FT CRTt II ^ II
#m q m rtrft f^rmR i
mtgw ^njj jaiSril^i^grTi: 11 * u
Digitized by
^FTPirn
FT fIRfmfrT I
* n HMW t^Sr 5ft f^T {TRT^ faiTPTH: II *o II
imm ^ '+iiHHRR'^n R^rfw i
^r*J^Hi^rir^c|IWR: II W II
ft! vn foqq rc ri H^Sft n i
3q^r dl^^rfix COTTfftfRt 11 ^ 11
375: qmFPT: rW e^nnt ^ Fmr 1
plrlll^cfft sn^^TCTt 5 TFT {T^m: II X$ II
FrfF^yft ^iH <q r M^T^r rri^rn^i
m\ qiJFT ^tT: cfifliT II \& II
^TFTR: I
HHM rT^Tft - RT^T H<fa*T H«ftlH^ II nil
FT RP-jqfFT I
FT: ll\Ul
5 FTOT: qt^rfR STf^RTT ^frT: I
!T rT 5 T RWTTfrT R" HMT-STfrT RT^rT: ll^ll
riIIis^hIh ®r rl^ q ^ 1 Jh^Ih I
H^lHH I ^f l H<=h^H II W\
^^cHUMT^T rift HilJqlflrTJ 1
rFFTF^T: qrf^ RTT^^NUIIcft=h{NUIIr^II II
Digitized by Google
=NiRfWuA 'H
3TO FTI
ftUlftrTt ^TOT sl^^wfl^H ||
fa i^rKfrw mt<mt j$ff\ : i
II II
HI I fa Id ^ rfacf* ^ FFW I
ST^FT g rT^ft rng^HT^lrTMflll *? II
rTRTrTJT Hiy^nfa SfOTs CTFTf Hfa^fa I
^frT gpTT f^rT <=tlef*l a^UII FFJ^T^rf II ^ II
\m\ Itlsh^UH #f?TT: I
fa^Wdldl^ldl'^^T II ^ II
sT^TCTT *HHT^IHW^IMlfarl^fa! I
rlril sl^fl II I
tJIrfMFTfa HI^HRlfri^l I
MRIH^HWIHTrfl: J^Tlf ^t II ^ I
frT HT ^nfXnTTFT fa^HTMd'dk^: |
^ ?tpt ^r: g^T: II ^ II
^TsTT ^T^ft ?TFr FTn^g*n^rPT: I
^rniro cisn^R: ft ?rra: n ^ n
toiIh! prawr w&nfi ^?n 1
tlWIWftillf^pr TWf FTRT II ^ II
Digitized by L^ooQLe
FTFT >TF% f^jg sHT^T I
^mf fairer ft ^/ 4fagH<£iH n^on
FT (H^rTOI 5%: HWWI^IMUl: I
rng^T Rrft <^l(H<i WIHWiJI $\ II
*lMl FT? c^rfoy TTTJHFFT 3T! FJ^T! I
^FT $rft ^TTOT ^ ll^ll
31ft ^t wftft fertrjf^ g^T: I
m fert ^imdl^Miiiirijm u
»ngcff H^nww r Figig f t h^Ih i
FTfrt f% ot sratt ^tHfit n >d n
FT rrn^R ^JTFT FT^FWTf^T I
FHTi qf^lvfW ^ afarTIH^ 11 II
rTrft^A rjit 3^t l
?PPT TT^H^Tt I 3*11^1^11^11
FFTf ^tT^RT^ FIFT Hl^tlrjJ
^TT^^^fFTSFT JI^T Hl^rli srf% II II
FT f%^^ r iR<5iH4:^T^T *TigGTIHJ
^^M^HHril 5TN7T(T^FTm: ll^ll
Wit cl^HH (T^rrft Ffl«hchHi^: 11^ II
Digitized by
rHishmi H^TT: I
^ftt fcu^HWR) aircn f^rt u do n
Hfwrr mm3 wn i
^TT: HTTFRT ?T ^P-R II9^ II
FTFT^W q^rPT I
y^yiril: rFT 3^FFT ^TFRT: II 8^ II
rt^ri (NUI^4Jr)slH
^TgwrRR ud^u
^FTIOT 3nf^RTT!T ^tcuinwImim) ?ift
m> n
Digitized by v^ooQle
jmm
XV.
fiat (iwnw rTrft ftiuii
*T -jqrfrTWlH't^ R^IHHl: I
frag^gf^ftR? : imi
rT5TPFT MsPTIHW qiN<=hl<|Hy4 I
CTTI^r *T^frT II y II
^TTfSF^ ^rnR^pnn^t’ 1
q^it?FPR II9II
^hh^iwin ftsro^nrjf^Fr i
hhii
mWTt fqrf^FTt ^^l^J I ^HlMHi i
^tllMHH'Jifii qtflfacl fori II Ml
Ulsiwr4 fcjR» ^TT pf ^rFPmJTrf fol II ^ II
^Hl m^TV ^Ml ^tTT Ml^i I
^^BIUsTlM W lie II
3#t qteit uiwhh g i
HHdM rRt fem: || v II
Digitized by
s g^T m^Nr^l *i^iyiH: n \o n
cr^TT Vc|{Hq<l I
R^TsT WWW
^ fft {iirr f$n[m croirffasN^ 1i v*u
^lUfilH^ rRT I
H^qlr^FTrTt raWrMW<l II y$ It
fer^TM ?t *T#[RT I
T$ 3 ^wir^ toh^RPTh n \$ u
hsii<*»{ J^IUI ^ sp|Hl()JMcj?£f I
*w r y<?fi«T: drain in ;r(Tfw ii.viii
rfpq^ 5 TTO*T 5 Ttf?t ET^HH I
cjibMcj gq(HWi^: CTfaq^l FT: II U II
^ftr^rRI^Irf WH I rH^H ^T: I
rlrttn^ri ^rt ^SfT n?»[q^TJ*i II \o II
P&^«IIMW FftcIM^nMrt I
rTrft ^1|*4: BIST rT^^Hf^frf HUH
: CTF2T farliH=n*R! I
CrfTOTO ^^MllH^Hdeflrni U II
Digitized by L^ooQle
0
jmm
3#t I^rTHTr*FTJ I
II It
m fpfT *m TO^rJ£*T I
$ Tmg’q^vS' *T y^rfqqr: II n II
sjgfor fen f^r gf^raw ^ f^t i
^llclRl^ rF^TOH <c(P|pH i
?igf^gpRmg^^Tf^T: ii^ii
firil *^i®l* 5IWT rijriH f^T?
?m sj^tfr hIh^tT g^r i
^Hiy|Hli<rqHHHTtsfH:
3FM jpfigq^rt 3*n^ n ^ ii
FTrT: FT ^TsTT HHMrM FTT: f^HT:
5T1]5W: ill^JVHMfl: I
W ? 1 5*tirft *WT f^T
HH) ?T qto^T ^rUTT II ^ II
qiMHlrqFrfHFT
q^$T: II
Digitized by
XVI.
i tojft n \ ii
FIR: mFTsTTg: g^pTcTT : I
^T?IH3 c| g rTW sBrn^m^^TOIrn! II *11
rRT^ff rTTH^TIrj BWt I
cftfrl^H *HHT {TsTT IU II
Tf Wh+ilH JT^g qgsITfw: I
cftrTt^lfFT Ht P^FFT ETnjrT *TT II 8 II
FlW H^rT: TOg ^iW RWM^Ui I
Wt f% fJrT^: IIH II
^TT ^rfan ^fafa^HI I
M^«HMiu4ri F^rfr ^umri^lUJH q^TT II k II
m f% 3^n q?FfrPt I
cltllKU^Ntrj FPTT R^WT: II to II
il*iMfilci'=iM ^ ^irfel ?p: I
STTTOIlfa ^hrfafrmT ^TTf q sTFIH II ^ II
hhi^kw! {isiT g<srr ?T rf ?fTr: I
W* nqTrTT: Ff^TT f^f: II v II
Digitized by L^ooQLe
t* jmm
^TTWTf^rT:
^TT {TsTT \\\°\\
J1H5 illfSf^J PTO^?r: I
u\d^K\ 3^ fcsftrl'HIH. WWW
^RTM {IHmu t fllffow IlsIHUW 7m
ton m : n
Digitized by
3n%nnr &
XYII.
rfrT: syjpH: I
CPT^t STTtFTT FTT^f 'Sl'yui^l ^Hir'lfa: II \ II
SRftoHIH) ^TT% fliyMMUl fcftarTT I
^fWT ^ tff^TJT mi ^^sTHH ^ II ^ II
MH»i H^ril Vllrjl ^^TT^rTHR' ^ I
JTtfn: §^irg^raR5iqjnfN^T^r n$n
HfijI^HsIlfach I
f^ft^iLdHchi^^iHi n a ii
g^r q^i^HI CP# 3( 5 fUHl I
<4)<?tKta J^7 IIHII
3f^aT JW *TT fT^+ilH: g^pFTI I
^l&m rM FT^TT: II Ml
SnfeFTT ^HcflH ^^TSTTFTW spiFHT I
rm FT^ gfWTT FT?ft II ^ II
^TRT:^t gwfa I
H«£WW STTFTT ^clIrHsli gwt IIT: II
Digitized by Google
» jmm
^RTr^rlrft U=hf^Trl I
g^srmr: ft jt^Rt *nfoFh FjfsRr: ii * u
FRN'fwq- ^TsTRqf^ : Urimi^I
iH^rfer g^frT rf II ||
*lPl^eH • ^TsTT TTMi^TrRT I
3%: U^cFrNT 5FFT ^TsRt^ll UII
^twm ^ gftirt ^ ircrR^fi i
TT^TJ f^rT J^FFTt JFPT^fcri II V* II
rTrT cTT: flsfr: JmW c*|Uj|favhdU||: I
3rg: TPTPfer felFT rTTJ II II
capita Wt*m gMt Ff^FTt f^Ti I
cR ^Tg FfrTrt pTT HrfdrHI^'Uff II \8 II
F f% *TTRt f^R": I
W UII R^ : HVUI
>rt ^r gswtaR ^cfM^iMPii^H i
ilroivi Hrfr wtrni t^%r huh
^rf^rftr {isTT g |wf frtftc i
511^1 IIII^FRnTT: 3% jftrg^T ^FT II \<o II
^ JmrTT fFTiyrFT g^lSTI*? ^THf^l
fr: f^fr ^tt sretf^FTT: u \* n
Digitized by v^ooQle
OTf^hlUi H
^isfT ft i
OdIrjJTfa 4 ^|M II II
s*Piqi4l $T ^IsTFig^T^T f^slttTi*i! I
Wltti rK?g *Ts£^TsT V*fuii^r5PT 5T?TTi II ^o ||
^*>1 JWFi MVI4^fjHH<l I
sswy '*kj $m\\\ jm :wfar imu
gfero gff s roi fen PiHP<H ? i
•^q^r^rT? gf^rT? JSIsFTOrfNl^! II ^ II
^^vrfq- HsRcfj CF# 3IHVIW<I I
RTlff ^Plt II ^ II
SpN HHIMMHN r^T I
mFgmi fl^lHIrM: rFT^^II^ II
tqMri R - ferai? f^rrfa g^r1
^NIH) SPTTtf: FFTf^^: ll^ll
farTT ^ ^F^qT^Un^^l^l W> I
JSlWUsf FFT fspft Hwfer faStorl: II II
FIH$ri ^ ?rnt 'M^ilHIH ^RMJ
gsTrfg^J^FT ^IsTT ^rTRT II ^ ||
q^stg ^ {Rit g^fnt i
Hrj\rq *jp^ { flfqqJd ^ II \z II
Digitized by t^ooQle
1
H {wMUi
jm «Ras t e r pa re nt mmri u ^ n
^TFT
HH^r: Fpf: II
Digitized by v^ooQle
XVIII.
3 m\X ^TsTT dl^UHdcflrij
sr (h^<m ^ g^rt II a II
g^HIM <=T II ^ II
^Ptqi<tjq Ri^tli Hr^r} feRTfFT I
rnitp mr^ wihhi imi
HH^i rRT ST Rsitin*i: I
sTJTFT FT? *T3Tmt 3RH TOWI?^: II 3 II
nHFsr sr ferw fti^nftinrRr ^r i
^HX nqff^m^raTq^ P i ^ll^H iih.ii
gpiM m f^T T^mii: i
W$V1 ^rHH: II ^ II
igpfo f% rfr^^^T frf I
M«=n*i r ^ H\HI ^I^ft ^i^Mui Hr^noil
^FIHiMfrJ ^sTT^FTt f% W> I
{T^t R ^T rHH i II t: ||
^TT g c^FT FTP! fetFJ tJH«£IM2{l I: I
JFR HfH*li^rT JH'HIIHMH rRT II $ II
I. 13
Digitized by
^ Rl^dtfTsT CTOTrft femfWJ I
WjdlHH t q*ftc*TT STRWg- trfgfi I
*Md}stiym<W H^rf W U
f^r: tpprftre^ ftfa i^Hrifefrr: i
arj : mm fii^rr g^ ^ft % n n u
dHdfcftdJ T HHUIrf^l
f^T^sTT sMlrjiH^lpT rmrT: ll^ll
RrT vi^TrflR ^ d^rf^T: I
HHT igr feflH fl^F^glcf d~ ^Fmt 53^; U\$U
^tt g *RWt spi i
tlHI<H^ l H^m : d^MIrd^KT W> II VI II
SJeTT ^HWffl: I
pT^FTT sl^ l fel T rj flOT lUM^Rfd : lUMl
cf^TT ddl *i«iH’» wildddd I
^rfrFTT udf**i s^rfro iiwi
SJT 3 gfenfrt 3T!F*T tT 3?r: 3?r: l
4^r: in^u
TO % FTOrT sPT ^Hld rT^ H^rT I
<#irr ^ {IdM^M fe^rPT: II II
Digitized by L^ooQLe
mftW TO^fFT HNIHH I
RrP ferlrPT II ^o ||
Ulf^lJUsNil^f ^OhIhIRTh : I
^FffrT IIVU1
FRT^ I
uta *tot: srfPrgsy ^ n ^ u
FTFj: Ura ^PT: qff 3 * mTO feOfR I
rlrTi 41 mi ^Veprd rTT: f^T? tt*i<ri'f*rtl II ^ II
%TPT rTq I
?r nt Jm^it hhiRh^m ^ ^ft ii *8 u
Sit f^%jpT ^T FRT f%FPT q^T JPT: I
HlftcIN FRT fet II^HII
srg^ hhI^h: i
FfrTi JOTtTT JT5TRqH^rT: II II
«TMi^ri ^TfHc|l*135F?I feTfTrTH: I
^HH: sr qft II *o II
jrm ^t htmu! sn i fouii ?m^^hhhh *tft
Wl^n - : fllf: II
Digitized by
\00
{\mm
XIX.
fer %er h^wi i
ft4HN<UFf m FR frRW t II \ II
dTrTFrf^in J^nf^rT I
Md^rHy i ro ^ffc^r n ^ n
iH re p qt ^r i
fern 3fTt ^TFT #rPTT II ^ II
srarsr ott iumwi ^qihii ^r i
hw t |m ^t <^i(5h ^r it s it
^TsTt ^1 (Wl fa Msl fa'^rTTFRT I
gfrRT sTTrt ORtT gf% Jc?Pt IIHII
gfRT ^TOffcTR WT rl<IH5ni I
*R: II ^ II
SRFT ^ITrHHt *R I
c T ^IM q^ft JtlEf gfrRI II to II
fcRt qf^IRRTFT I
tguiw^r fftt; ii s ii
^li*l»nil %^r'«h=r»Ml ^TRR^HT I
gmf cJH^cjfq sp^cT chfnitgFTT II Hi
Digitized by
FTTHt Osrijrt : l
si^Hsnijwi« g^H^HlsRi i
terrawt ii n u
chl^MI ^T^r^UIIHHHsIHI I
toEw ^HH t ffi^lfuiHI II II
*r f% ^fkin'r jmm wm ^ i
^TN^ftVFft sllT ^FTt (isTlqril^HJ I1II
s3j: i
»\8ii
mr yfHvrisTHMr^gr^ i
^IHHIlcI^ JJHT: || \H II
rTPNUJIfHi ^rpfrfit tfttfeHT'pft I
^ ^rJ>f|l||^HI<sfWH IUMI
H^til *lH Wfmi ^5T* • I
wflFU ^ H^TfHT ^ y^lH«WfasRH: II \o II
^<0HH«W ^W! I
WgVFl FT^T^N^-f-HMIlMUli: IIVMI
*T ^fjPf^l^mt: gt^nrcft: ^rT: I
^ II U II
Digitized by
v* jmm
rFTT*%rjf{q‘ ’Hyl {l«il {Hi I
FCTt HH^rfn: II ^o ||
sNHIrJ^PjfH' rt dT*lUH I
q'sll^ ^Ft q^TFTT ffTtTT STlrT^STsf imil
Htvrfqr foRFT^TtTFT OTW^fa q^rTT? I
^i<j^^iR;Rq T id , H ; h^ii
P\ W& rFTT Hl^lHWl fFT =T 1% rt f^FTT I
* ft^frT {#T ^ g^rR^T cT f^RT II ^ 11
HJIMIW WW TO 1 {RH^s T H ? I
Ff^rurfafa slum qg^RT u *a u
H{HHIlfa J?npt {THHfa f% HvHUl: I
5T®: fTOT^ STlrTT rTFmlq- FT FFTPRrlJI VIII
^ Tmrnmv m Minified tttt; i
gf&HfH r <q t : RrgSnqfl^: II ^ II
rRT TJ5T {FTt ^Irtch^J I
qsnf^W 3J5T spjq* h#§5t*. 11*0 II
ijU T folfylH i FT ^TFTTH1% OsTT: I
{FT ^VrfqWIH STFT rTFT FTOT frf II *s ||
^TOrtH R{Tf W'> I
WTFTTFT FiH»l{TWqi d<MqMfT: II *$ II
f
Digitized by L^ooQLe
i
v»
^ ^n^nrf=hl&<l j I
j^lHrl^ fonlnw HtiRHI 3j5t: II ^0 II
^jpr ^mRTH: I
^fe TT ^HVi^H : ll^\ II
JT^mt g Tf feh Tl fc gTFT
Digitized by v^ooQle
^Fnqrrf
XX.
g fo# ^rt jym ? i
f^t^ fiig ri Pi^ \\\\\
AHTfWJ ^TFI FOTt f%rifalJI: I
f^ft: W$M^wf{ shmfam: II ^ II
l«-L 11 * II
m H f^j^HH I i«THH 1
^ gJi^rfnnt ^ i
M^j|<twjig mr fa4jN()g ^r iihii
fi^iuii ^ *ftfarg ^H^niri ^ ^fer; i
sRqW T r^iPl K II
?r mfo crfrraw ^ft gg; i
sFTOT 3^HlrHg^JM{li*HI«t II © II
4W{m gFTF^gjF^mjg: <frlH3iW lldl
H" g^T ^ufiqs^ti^pT: I
H^lHWlM^ l un H^wiHH l f<H : II Hi
Digitized by
^JIsTRvrawflUl: H\o||
srfSt Vi^lRui: |
^FT^FT P[: q(TshH: II \\ II
RFT Ht5e| F^T: FFJ^t oUsliMrt I
jftFITJFftg ^FT^TJ^if^grrf^FT: II ^ II
cih^Fi wig ffeftg ^ ^f^t: i
?M^U^(Uri F^FTT^rtfVF: II II
chIHCMI «s|tHlPclrll: I
dblNHM^HI^-Hy^l^HI^II \% II
F^FT 3P^^ HiHHI^IM I «t I
f%fft ^ wfi g ^gHHHH II nII
JJWfeRfa FTrT^Ffn^!7sTfen^5|% I1U II
qrTtflFfiT ^3FT CflflMgH<HHH l<t I
^TRT rWT s# ^tuit *Hlfal!li II \'o II
3 T H<=h lfF F u l fill tj yTI H f F ^I HHi I
^ h hi^ff^^ 3H ? nm H{fani n vmi
fW F 1 ^3 F^raFTT: I
3 FFTT^ 54H^ JhHh : ll^ll
i. *4
Digitized by
Digitized by v^ooQle
\00
XXI.
gdfr# ? g fOTTfe ^ ^ I
II 1 II
rm q$ft f% ^TdlPlH<l to I
HIMIcflJ^Hl^TlJ 4 < 4 >RFI qfarT: II ^ II
?r f% Mi^ig a^r mri * g£n ^5 n > 11
?r ^mt s^t st^i^n ^ 1
^r *it wm JTTf^r: grf 11 d 11
rTFT^^nr^r^ra^FT 51155:1
sn^t ^iPl^^HHIr^ll'UI
m\ ^ (isW^H £uyifa 3 r h^ihW i
HIVWI^MMi^Jhim Huinl: ferii : II K II
Rrft^mT^r: HTTOT: H^O^ 5 1
gnj^ gf^t ?rj ^rmrfe srm^: n & n
Ft^THFRT^TTrTW ^IfarlOT I
muiHfi c nafc T: f^rr ^ ^ifau^ftruT u * 11
^ {T 5 n ^Hrl^FT Ur^*l ^Tl rttf I
J^IHHIHM CT^FT: r 7tf^ ^ITOT II £ II
Digitized by i^ooQle
I
jmm
FTtT: ll\o||
rTrft ^stlqdi ^ I
{IWTRT f^TOR II \\ II
Hf^HT fm qsn#T: I
sqrftm ftf* *r f^rorfasn* #r ii v*h
^RiwhR>h1 jm t^ihhi ; i
Jlt^Tfa m™ Mr^q^Mr^ll II
iir^Tri ^ rTrft ^TsTT I
mtfvl' m<Tt cUchlfH«i jflrPMI ^5T II \8 II
M^I^HHI flUlffcftll I
q^TT ^ I ^g^rHlftch l QH IIVUI
yiu^w qRrTPT 3WJTJIHH TO I
tT(HH-<ch RR rlTOT rR #t II UII
gRRvrft^fari! ^TFT: ^tf*T R I
^Tra^rft'i’fw% f^T ^^i^Nlril^f^t: II \0 II
II V: II
ffl^l^ y^iiijl q J=frf I
rftrft^FqgjJ^ter rTcHW4MHHI^H II U II
Digitized by Google
WU % FPTFT sF*T sTilqri ^ fJsDlqri I
dlPl«fcl^Nlri ^T SjfrFJsM SHIFT *T II ^o ||
^^cnlM^T 5Tnffai% ^p|t|j|q |
cprTfHr^ rTfefe RFTt^fa gspf *F II ^ II
^ntFf% fcyg gr g r g>H«£Ri ^tfgrer I
>TOF£»intm^m R - piH<t4 yldfcWrl II ^ II
gf^FflFI^rn fenlng^ I
gtopron ijurPf^^
gf^FT: sPTF ^FII ^ II
jvwm snffen# fo s n PH i Jm
m> n
Digitized by v^ooQle
no {IHWQT
<r ~'* XXII.
rFfplT {Irii&g FI STEERgcrigPFrlt »
Htf T ^ sTT fa^lf^ ^sreFTcT ll\ll
h * ii
q^^fWTi chlH^rT! UIIJHHlfaffrT: I
MJ'RiWNIrWnR*! ^Ff rh^JMlPrffl IU II
fo^fWrlVfal I
^ sfifear TO FIST ^F* II 8 II
^imHW 5 I
rT^TTT jj£R III l^fat IIM. II
IhUHMRfT: I
iW*^WHIr^HW£§ dlH^JWRT! II K II
5T f%% ^P=f rT^T I
M$l(RlWl *FT rlR^H«£lsft?t lloll
MrUHI<l<RiyH 5HWT [shM'IM^T I
^l l (f T ^ 'TRTfT^wfWTTJTrt II t; II
mfci UlH^IClt P* I
<T(jq ji? t q tre ^whihhot ii * n
Digitized by
iuRcKUli m
*iMI 3JTTi ^ cisltli I
f^g hh^ i mI u \o n
fOT ^ UM^T[H HsfleMHHpcfrf I
^mnmrf q r hHh t MH i sreft ii n u
5T ^IHHIHI 7 *! TOTrj Hjwft I
?T ^Tfr^n^T 3FFT^ g*n^ll ^ «
tiH i ^^tHfof r griroTt nn ii
<=rqT ^t4t {FT crfFT WSFT I
^ ft nfHsIH T pf ftfftftt fife {renft II ^ M
{FPF£ HH4H{l*ift I
c|Rl«^Tft qtvTcf *T£rT ft II II
ftf^ qTffe I
rTrft pf uft# £ Erf^ftT % II H II
<s«|i3m % qftt hwtt m i
Ffc* 3^TTT IIHUII 11 Wl
ftf^ft^ejsiMfft ft^TNft I
c)R|^Ug^ : ftft ftrft^Tft fftftsfa II \* II
*ilHM cftlH: tlWSI M^l MSItM ft^ftft I
fl?n ft m ft ftiife II II
Digitized by v^ooQle
w {mm\
^frT FT^Ffr
H^ld^Hqflrfrft H^lr+ll
S^^FFRT: ^HMIriJI^oM
p nw ^ i lfo i iii fanPNecifeM mi
5Tf%: mi II
Digitized by v^ooQle
XXIII.
FT^pIT 3Ti%rfl jm I
g^ rf re fawt vm{ n \ n
% grT?
•T q^MH I HW TOTFT ^ JV^\ IRII
d^i^uR grfr qqr iot i
SRMI* ^HFT5I qtrWlPl nRhI^M : II ^ II
frfrTSqjW^q^T: I
JWH uidMkUW W ^Mlrcifq II dll
TOr^^mnT gqirft q PUUM^': I
IIHII
^ FET J T fir gJT iH =T fl*Tt J pg H^lH I
^TFTt^qRfnqr^r q - %R t ^^trh ii ^ u
•T qi^iill^Jl^Ml !T ?T g^W^: I
^ *r ^mgtg qfart^q ^>iimg non
{MWI^ g&HHft I
sftfeg gPna i feq *t ^ft ngn^in iuii
Rc|cnft|^lfui qH sflrfW *TFWT i
g&qlFTi^Hngin w^hot^r iiHi
Digitized by
TI
^rf^rr =rsf^rf^rfR-^f^rf^rr^rf?r: \\\o\\
fW ^RF^grTl^^ cntrrr: *i*h(h F f^IrTT:
rtor imu
s^pmq w hh~H<mh^h i
imn
MfuiMH4lPlMI^ ^T ^W! jjskflMW I
^ ^ ^ {H hwi5tjr#t imn
5OTT fT^ {FT ^TT I
r\ Hi lJ ritdrtl Mlr| HM1 II II
f^TT {R# #T ^ 3#t ^FT JOT fTt I
f^RT# ^ rT|j% II nil
3FT ^T Slfrl^rT^r rPTt {FFJT {^FTt* I
*n*^i c ii ^rr ^nrtf^Frt' II ^ II
$R HiN^FFT fT3 rFTh I
MtH'hrfal ^TFTrT: # ^T ^ ^ ll^ll
spH f% H^lefPft {fcCUTt *TFT {RFT: I
gsft ftWTJ ^j[t yTHT^^^ulW ^ II ^ II
;* ^IrhFtF fl FXHF wig J^TFFT: ii n ii
Digitized by L^ooQLe
snf^rnit m
emit I
iMRg CT #ft f% q^ft 3J^I II ^0II
?r (mm vOmte t ijrr*. ii ^ 11
ST f% cjlifdHi cjl4Hl<rr ^ 5T: grt I
FfrTSTW =Tqtf ^Wf^TTfrRT H^II
SI*RT rfcHli) RR *R^T ^ *Rt: grT’. I
mtfo * fanteJ i fi g?tfrrftf%isfo ii^ii
sr cmhi^^misuI gft g^rg^rt: i
*nfNrer g^r^rf^i^ j^ft: ^ n ^ n
rRlfa ^ fiFtenft g^^RCFft^ i
rft f% sTTifr HIMlRrHl f%R II II
^TRRrR f^RT UlrlMlrt^lPl STgJT I
w*m g r gH^i T ft ^ ^rt^: ii u
^fm^^i'HTMui sriR^nii' ^i^icfTcw rr
snftfer: Rf; n
Digitized by t^ooQle
w jrnrn
XXIV.
rT^prT ^FT HHI I
3m 3fZ3\3 R#rfrT II ^ II
gjf ^igfa^fa »
{NcilUllH^l ^ Hr^^cdiK^ : ll^ll
qwir^^ wi {TsF^iiProfH mm i
toiulHMi ii^ n
33 m #tt gjfsr HMHiftnTf^u 8 11
ffirf ^ H^gPi * 1
crfwt HW^TO *TsflHfa<H5F^ II HU
^3\mU $FT sTTrF: HltfliH ^3 *3* I
Ht^l* fFFT ^T 5THFTII ^ II
f^3 FT% R^IIH: SFFWfjtfrT 3 5Wt I
JTP^VW 'JTOlfO Wrj ^$rJHf II0II
c +irNt^i l Iri UIHsilM JT ^T^TFT I
fenftsFFH HrMK«: qTWTmfa imi
^Jrf ^TT ^T: ^iffifi q^fr^sTtaST: TO I
ArTOirKlHi (FT {IsF^f^sfe II * II
Digitized by
sn%nrrt w
$HI*sTH$fn^* PIT: |
gq- %^f q^i I
^r bflJoiHi TOt fa^MR crc ltHfa ? imu
f^sm?q^ITOT^^ jtelTO: I
r- faitfin jrrtvr^ gfc wr uv*n
<TlMH $g TI $H [<od l ^ l UM^H ? I
qiHMHI 5jf cfl^Hl^rTHsRHI II X$ II
^f^gsrT; fr gr mHi ^imIhhhImhm i
H=MLM 1 H^IFIH^ (ttorfi sTMlP^FTT: II \S II
sFTT ?r Sot ^ ^ WUMl H^W I
MMX^nrr^Si^ilui srfSx ^hsthi nnil
'TTOTrt fra- grn^sTHWIH% sFTT I
sraw [^TNjhihthm i «i°hH*fiui ? n u u
fOTTsW^MW g^^l!M^Pll
^lu r iH q g gtn uiiH^MHi n vo u
fTTpr^cfiw^; fraipHl H^mil: I
WWhl^WlPl Willful II VS n
rTT^T <IWH4^UI (inm H^igPu I
^TtfH flFft sfcelrWlUM II II
Digitized by L^ooQLe
w jmm
HsTKFTfa ^TrHH: I
»T {TsF^ Picti^(MrJnf£Ri M ^° H
fwmi ^ i ffo r iK gfi r ycii^
^fcfo r: flif. II
Digitized by
xxy.
yzpgGl {IsTT ^T^r: Hrf I
H^H^ T Hy Tr H nt II \ II
snft fcTFTTrWf ’TlrffH: frF^ I
fctf ^cfcjRl^ -JiHWWHW imi
P^T^%TTWr {TsTT ^T^T: ^rf I
^ jRi^srnr Hwnig^t ri^r u > u
rfrft cll^cn^gTpit h\sIHi: spT! gf%; I
fenfaror pf ndn
TOT ^liirHT^ gg^ I
^TIHIIH.II
famPra t TO# FT ^PT:
TTOT^t *Fsft rf ?THl(HRl^mr^U \ U
femPbuiri ^pt ram I
u^Hfjri gnrrr non
fawrPra rngnt i
H<igs<iH j4f<) q^’ fe re fsHl imi
^jnyi$PH?nui1 i^gnrog^ i
f ^r g^ qg; mnj jhi^iRw to# n S n
Digitized by v^ooQle
^FTRJTJT
{Ftfr eTOJff R^l(H^i'T«PIFIfT II \0 II
^rQ {FT sFT H Mfefa=T<lK^*i«£ft I
3cr^nfa?r* tt cpftr: iinil
JJ^TTIT 5 ^ fro ^FTFTfrT^FTT rt^41 I
^ SFTt H{T 5TTOT ^rf^TrTT ^%FT II n il
=T ^ grt CFTtT 5TT ^ffwrf%%&TT: I
{ft cfRfiin^Ml iinn
H^FTpTTJFJ ^fll^ I
^ ^ttt^ ^ q ii \% ii
^trft HlrWfT<Sl (PTfT^I 3T I
^ffiOT& T 5TF3T WITO# II nil
sMHitN ’ di a r HRgTH^ IrT ^ I
*r?i{Fr Rwf gl^faw r: inMi
WT% ^ I
^rrr fsrj nftsyfa ^ {fft linn
fatTFr^TJ^ f^tT I
a*ri% *\$rW fa4IMl4^Qt^FTt: II mi
^ieS§5H3[sh chHsl^H^ 5 1
%FrFT prtf^H : lin II
Digitized by L^ooQle
Rrft {Fit sFT FT^Tnisi Id* muni R^nJ I
JJ^rlfa^V^MIHfrTrlt {Fit *T^TOl: I
risite m iHmftni imu
{I'HWilt fa*dlU<M RFT
<raRm: tpf: ii
16
Digitized by v^ooQle
XXVI.
vmm g i
?p?OTTrT MuftiWT^ II X II
IH^lrra 4HIWHT I
^efrg pff ^g rTTrT *n*fr«RP1rrJ II S II
rTF^J: ^ ! -*FT 3 1
^Tm frf^ ^ sf^gsTlUIHli^ II
f^arrf^ rrrfRR i
^f^fqg fHT HRdl^rTfSig: nan
rTrTi 54MMrJ^lliqT f^lt feWTT I
^fa^rl J IIHJI
HHUHlU^HM^linr guq<n4uli I
pt <4'4igj gn*r nwigfw m> 11 Mi
^T FT^TWlt slIrl^g^Hl gft I
Mu^gM ^Trarng^ft ^ihh wh non
^WIMHWft gf^r: 1
frt ^tg^r *?t n s n
hmIh^ ^ r g^rr g^^gfti^Xi
3HP*lt ^FTt (FT *7FTPT II Ml
Digitized by
RpfHTHmX^FT I
FITnj *T ^ rTOT g^T f^T R^FTT: II \o II
sn^wqi^rjtrf $h!6i«^hw(h i
g|T H rT5T m> f%FT H^I'rHHI im II
^IHtM ^ Ul <1tM<=l I
(tWTOTffrft^f rT^Oi ^riMH II VUI
RW^^HHJFT P1W: I
mftl' fff: *SFT ^ chlqn^H^IrHHI II ^ II
^id fa^lrUrirl !5WfrT (N=l I
WHTi ^HIJHFFITrlJI ^11
rlHIIMHI^H: gTTff: ^TRFT I
rTHINrMH^ FTRH q^TOT: linil
*FT g^MT . ,
feCT ^(HIW'ilH^irl^^H^l: II UII
^sFftW SHTFT: I
gwrt: rri$wn ii \o ii
^ prm SfFT: gWTFFT I
^ chFTT^H {FT dtHIW^ FFTT II VMI
FFTT Hd^HIHd FFTI^iw ^TT I
mrrqpuArn g^rfr ^wjfft min
Digitized by t^ooQle
W'fsf TOT ^ jrfTOTP# I
^IHHtH UNI (c4H [d fafa'M i 11*o n
firtiT^ q^T TOT <fwiPj{P|^ ^ I
H^IrH T H : <hlHW« CT ^ pT im 11
?jpm jyrmt snffon# ^ r nr^HPc^rmt ?m
*rff$T: fljfi II
Digitized by
?n%rnrr w
XXVII.
rlrT: JPTIrT ^wiIjjfwrriF^Tl |
ieisiiPl* JJTflFT II ^ II
FT 3 w£ R^TFTFTt g=nT: |
&mvz gnt u * n
?rf^ JT^ CRIR *TT^ *=hlcHlrMMl II> II
Rrfl^ JTPTt ^£lHH)<<*>i II 8 ll
rT^ ^FT! yPl jiq I
^nR;un fror^ f&m sttof^to: iihii
^ 1 h i hjf 4 i I
wm HiNiww wqm frot 11 k 11
^roriw^ {ft tott PrPfir i
d«fcurtl HlRl^ MHlrl^rl^^lMti II <3 II
*TWH IrJ^H I I
imi
sn^cjlnPlcifH^IIHWl: 1
^rf^fcrfSt pr TOFT CTO: II Hi
Digitized by i^ooQle
v* jmm
^IsbrJWl HHFTTFlt I
rftt <&UIH1HTO siiHrJH^I^sfRl II \° II
SgT ^wii im ii
H^OTT ^tt I
Itt gRTiiuT T chl Trr foi^ i ii ti ren ^ r u v*n
H HFpRiul fef^cTlWT I H ^fa r fe rT I
Ri^cuwci^^Jisi'i^'jy^Ri'H n y$ n
Mc41 chirF^As i q | ^ cH 11^4^ : I
5 ^: ^fhrf KiH^JH ii \$ n
FTig^r HMlcTlcW ^ I
^H l lHrf TT HW ^TrT^T (IWltf II Vi II
m sFTT^: I
HHdm ^13Tf¥ ^MHIillMIHrTT: ll\Ul
HHN ^FTT HH*T ^FTPIHtT > I
s&taitcr mfwr t%ft n ^ u
Frm^ HNiiTTrn i
gtnmfrT^: q^RFrfefr-R: II ^ II
^fFFT^SfT FT FTF^: ^ilH'vJH^ ^ I
PiyiM^H^’i 7t #^mR II ^ II
Digitized by L^ooQle
*RT FFTFU
FRT^ITFT gcftrft ^ ^{HP(<H: II ^o ||
^ sRtjft FFTrft WTFT FTf% JlfaMH: I
HHsUy ^filTOTF^TpR wffrTt II n II
^wRr^Irl rf^T: ^raiFFR^^I
l^TFT HIHiHc|Trt ^FTT Fit ^m#^rlt II ^ II
sFFT^t faTTRrll I
HHsll-y gT^TT W^I II ^ II
m 'tiHHI J^FTT MUd'lfl ^.lHlNTnl |
SIFT HlilH^HI ^TFTt II *8 II
FTTJoRT ^TPT g^PT I
Hl(W ^TH: gstT?W: JfW^WT: ll^ll
?pt sfi^ pr HgHri^j g<i*am i
WI& mfrsmfrT FTT3W ii ^II
ffT q^HH I shm ^j Jl^ilsIH I ^r r: I
?fiT ^ ^ trricM FmWTR^t m[h II ^ II
^ ir ^HHltHlrq srf% Fit IWfoft I
$mm*h g=r: u ^ u
MRlUMI W)*ifaUMI 4rtll(<HHHI*fal II ** II
Digitized by i^ooQle
w jmm
rPTT ll^o ||
^riff' tw i qut ^Ti^hui3 ‘ r m ^nsRgtgft rt*t
H ff lq q: Hjf? U
Digitized by
XXVIII.
2[frT HHHUHMHI I
fTT(lrty<l(^W imi
^F^Wl ZRJ q^TT: gPigJIN I
*m HMHfolW «FT IPJI
^Ff yf?I
^l^H T^ r T I 5FT 113 U
OTI: MsfrcfiFT! gq^rTT: lid||
FT^ ^T rTW qfeil fad i I
^qr^^^rn^JTFTRFH; IIHII
^THNm^FI^^TFIT: fWT^: 1
^i^ril J’snsr 1 % ?r Eraw $ ngj 11 k u
^ rTf ^yr ^^HSTI^THl” i
gsjprnr g^r ^ hiJ inPiP^Ti non
q^ft *pf tflsflMH 1
JTTft^RPT f^^lH ^INKMddi JT7T II t: |1
g diH^lfrEFjfadfR I
rtli'Hl gd*!l II Hi
I. 17
Digitized by Google
*ii{N otiist^ Ff: I
W: q^HJiWIi'hi ^H&NIrJJI \o II
fJV g^^^tflTTT ?rflf pT f^frTFRM
mNHH r fe PT rTT^T I
^ltJr«l<Mr5HHilWlttJPiH J£T II V*ll
^ rTt pffTT q^H^UIT I
iilgii^iiiii^ Tr i g fa sri% ^q^Frt nxsu
7 \ f% cfiMH^fTTOT 4|H<I^Uli I
% FTt^g ^FJH ^pT^T II \8 II
?t ^ tot ^nrfr i
CIsTFIT f% f%rt HPT Sfirfet II Wl
•JsnH*f*J5Rf 5TT Hril^UhW^WMLI
<JlcH ^T ^T liefer ^TST STCPIi II \h II
P#jfWRM ^f: FTCTrR: I
m$ srf% ^TfrPT *FT ^sTTf^rf II \Oll
^qn gjiQci f%^r i
Rtistot 11 vmi
f%fFf felT ^FTMrffcFT I
JTfTrft rfmt f^TT TOTT faPwifaHI II ^ II
Digitized by v^ooQle
«lRchlili W
c^ToaFTIHI II *o II
wOh^hi JTT^T ^HT: tJ^rW II II
2[r^ {IHIW Sn^TOT rlT^lrqFrMIH
Wrf%: II
Digitized by L^ooQLe
w jmm
XXIX.
(m: crrerfyrj kr cRpmm spree?! u \ u
^ fam hhiI^I hrt mi i
famftrerer mft n * 11
fq^f^R ?rer mgmpgn i
j^ i ^uu i R re ^ im m gm n > u
H<H<Urfiq , HT ^rfef 333 II ^ ||
^cCgHil qgs HR ^pHw 3 ^R: I
RI^KH=h{lr^rfl3 f^P IIH. II
FR f^RTT ^ITRSHmf^P
FM H3THT RIRHUlHMlferTT II K II
h£hTHT f£T fsffrn fa$HMHl I
gmm^^JlFJTrl: Jp^firfHSJrT: IIoil
rTT Ml(o|^ f^TIR fafRRHT I
srfrtoHimWIMWl ^Rt HttHUH^X II * II
mm m^HHT ^reiRT fnfjrr gm 1
HtHUHIUi spOTT im ^iIhhmn^ II * II
Digitized by
flrcjsKrai w
^TT To ^ ^rTt I
f^rTT qfrjrTT ^f^TJT qf^JH'i II \o II
H^ij^rWiRui) I
H^firfaiHfo rT fFW HBNrf n n n
^ rTFT ^iurw rrn^T sffNgf^rr
ssrt ^ ^Thi^ihhimmI ii v*ii
HWWrhft ^3FT fag?bTHSFftf^ I
FTH^f IsNfthfl g<^HI ' i II U II
fegrofrfo ^mR ^ i J i ^i^Jn r man
ht rt ^i^in sttopt ^ifa^HI i
^rft ^ ^ ^ 11 Vi M
Rt ^rTT ^irTrlt ^ SgT g^fatrRT I
*ng HTf^ftr g^rsr HHyswnji u u
s^r ^^fm?r: fee: i
^ ^r: II \0 II
f Tt ifrHI^°h*fl! l kH {MWlfaHHsiU; II \* II
?T fffa JF& I
H e flMliNHHHHm ri q( q V|^tff IItf II
Digitized by v^ooQle
n* {\H\m\
UsUqlagH I &f frlUlflK I sIHTlHIciJ
m^irntn FK^rffr utrim ^r u *o u
differ ^ *T^rT chltfHFTI=h (WgyHI II II
g^W f^TTpR 3?p%: l
*Mwr£5q q?JT firT? HSTfatorfrl II ^ II
ferrftr^fq- HTmrn^n^irftfqrr: i
twgnww ^Hdcftiii ^ u
JsFTt ^Ff cRTFT! I
TO i| 1HWRM<WH<I< *PT II ^ II
57*rre ( t h t w snO foint' r n rchN^ t
.^hIWvi'i nrf; ii
Digitized by
m
XXX.
m m *sFff &rzi fas n fujl H^iyPi: i
a^FT^FfPlFO' ^^toNIt^II ^ II
Fj^fafFT pr ^ ^fnrr i
q^Ff ^ ZJPJlfa HcTiUM^IUMIwh: II ^ II
(FT (<SM^rR^r(H R" II >11
SWlUIIHfa rffaTOT fafuirTTHi I
Pf <UiH^ ^ UsTOfe l fo T fo ' II 9||
^TFT (FT ^I^Uli I
rf =hlH=hc4' ^Tf% Ft IIHU
^n^r r^ft 1
famish ?r ft ^r ^nf u \w
*&W ^ I^r IN <tot i
W ^ ^Tf%^ II & II
^r (tmFT i^iur< hmI^h i
U^T ^nE4pT*f J|^Tl!n^MN4 II ^ II
#q i l^cht ^wirfH t RW rTtf^TT^fy I
q*fagf ri^i^ ^r jsfa u Hi
Digitized by v^ooQle
m jmm
ql^UI RTfa R MlVI $41 fa I
RHOFft pT R#3H II ^o ||
RT^TTft RRT \
RiU R R fr w w r r- n n n
HR^aWTRWf^^ i
r^t «fcqR i # q RrcRT fari \\V(\\
graft RS i{$WPt RRtRtfRRRTRRT I
cT^R c^h^H °h|MH R fRiff U ff II II
HH I RH SEEPR fRWT r ^rfR ^ I
cpfrt gftw RR rlRRI^fatTH U \$ II
h<h!hi^h rr ^J^Efa f^pft i
JII-M&fM rTCR^ R^F* R ^rfR R imu
rfal^fa^ t Rtt ^^ T rT FT H I
^ T fH ^^TTR^t II Ull
RTfa gr^rnt RfyfaynJHTgTH i
RS^T RTJR w RT%iRTJT U \o It
ffatfafa RTRrT R^RFT R $<(lfa R 1 I
RRT RRT^H W H<£IH1RI^HR R II \* II
RRtRRRR RR I
Rtw ftrftrt RTR Riy RTftR&RTRi^ ll II
Digitized by
^rrf^ror no
<ih^n ^ i
wiftr 5#r ^ftrft^Sr^ n *o u
il^ r ^ rT l f^ H fU r^H^l ffiT ^ ^ t ^ ST 1
srai# apprt ^rr yjRfjfP(^{^r n n
5ft {FTFT ggftrft ^T TI HH^tH 1
sTOrTt'NT gHHW H^ I HW T r T; II ^ II
ST H ' ^fc l ^ l fui ^Rfafe r ^q ' lrHs! I
3TJ5H rTFTtvT^T H l ^ l tui fPTOrT: II ^ II
mynlPi h^mi$ jotwhiIhPi {m i
rTRra^T FTrTt {FT: TFTFPT ^ qT fU T HI II ^ II
^rt ^ihIih Hcfiu^cn^pn^r i
rTF^NiUJ FTrTt {FTt RRJTfHST H^igPf I
CTfuitlrM MUMIW JFRFT *FTt ^ II mi
5FTff { T HWUt S Tl iftti l Ul i|^l4IHH<W *TPT
fif^T: fljf: II
1 .
18
Digitized by v^ooQle
XXXI.
rTrft ^rarfrop^r ^ inn
jj^FTT^t^fFT HiWsQ«rf^5t^Rr i
v#\m g romt TOt qgF^iw n ^ n
fenfrot h^i^t: i
^HllH^ r H imi
3^T H^ l ^H^ I Ul ' i ^IH I M l lHrlrlsiH 1
$ to sF^rort oi^n^^m^fTH 11 a u
Hrq^HrTOrtTO ^ ^ ^T I
CTfWT!tRTft TOIIHJI
^TOt lUHiiftfs 5frft^;: u K II
TO^rPft R^HPT' g»TRt I
S^frt^pfi^i 1 *1*^^ II ^ II
tot error: fer^ i
w jroft ^ n * m
ch i Hml romj ror^r +ihh£h: i
sFTO; Hufe rr TO ^ T ^ ft MNHfrWT II II
Digitized by
-v#
#T sFW: I
HTF^T f^^TRt HsllylH^IH«ll \\\°\\
f^TTO T: I
^'HIHfa 3J^rW5THHMlJlPlc|rfHI^UnU
37 ^ srro^F^-^T ^^iiiHiriH hmImhh i
sRII«£ HMfa rW TrFH^TF^ F^ 11 II
f% i<cd|>f{irr^FIT: I
3TJ: CnWFTt {FT FRT rpjpnfw: II II
FT WT {FT !# HWH'«e R^IH 1^ I
JFFrTT T^FIrT ^TrJ fFWFT ^FFT II ^ ||
FFTT Hl^lH^ylHirT {FTt'i’J^FT rTF^I
{fthft^t f^rr H<ftror u n n
^Hfwld 3^7 crirlsFgqWTrT I
FTF^f^FJFT FFTT {FTt faSTTf^T *T«&TJJpT II UII
J|^d *FI{M{HslcflrjJ
erf?TFTTf^rP ll\oil
cHHMIIH I
SrPTTfcT {HUffa f% cMHH'HH)^' II \* II
faHlRri dvJlculJHHHI*Ji|ilunfNH I
fr:qrCT: FT gPlW ^MI{lrf)H^UriflH U II
Digitized by v^ooQle
^ jjmm
g g v$n<M : I
garni to: fitersmqt a*t i
HwWIi ^ ?ft <JF?t rfa ll^o||
l \ nm \ snffoiui sfer h ^ h =tft
Digitized by
XXXII.
m HWMHWJ FT^t : I
mrftsrt h^ihsti mmsfF&n u \ u
gtf|!i|JTt {FT c(IHHW H^TrHH: I
Rl&wi ^r ^TT?Ti q?r H^i*wr; u * u
fi^FR^nr HWIsft 'f^rTT: I
srfrH^FT ^TII $ II
SlfrjT f%^?T J(T4(l^RsffrT: I
^Hlchl| l s4 Sffit cMlc*HH<lPoTH: II ^ II
rlrft FRT qsT SSFIR wf^FTT: I
4^M: g^TTJTT IIH. II
qsH^# I
Hc%rlHi II \ II
FT 5T cllHH^W m\ I
^TrTT f% TOFT FT II toll
THferft ft9KHHFT*l#^=nM r s|H<Pfrl! I
qf^TsUI^Fi Fpt cllHHliW 11*11
q ^FF lf fr i re ^f TFF^FTFTT: WHlfafrf I
FTF^'hlH^M: II S II
Digitized by L^ooQLe
Q eft ^rf $*ft sPTrqft I
<l<J*l«£itl PlRfrM II \o ||
f%^RRt hh fn^rfr i
sifair fr *TPW(ish*i ii u ii
^F J UT Hi^rf ; i
^sgT ^ ifhr sfRF^fep ^T H^I^r f I
Bt&jsftw<i^ tchHisi^r{f=riwr; n^n
^ ^ firPt ,
feffifaraift sjfhr ^n ^rft^r ii \$ u
^ ^IHMHricflitM' I
^dlcr^tsqpir^m ^TTRTEF || VIII
g^M^rr mm: ^ m^4m 1
HMlfq H^TT ^FRFT ftmm || ||
^ rft {T^ft cfft *FT I
^*rt«T| cfpiui pUTT R^cl^irHsi || ^o||
^+uwa{ (FTFT^|Qh4I?II *m || \ z ||
i^r^tlpT fft mm Pi chIhh: i
Ht 3??*T H«£ir*iM f^lfa^Hg^HJI U II
Digitized by
(HcHTHU l Ml^ l iq ^rn\ C^lfsSTT ! II ^o ||
g&rfrim R p M ' l ^ ft rFTTtft { T H rTr Hi n l 1
R^g^FT^t f^^TlfH^f fFTTWft II ^ II
^PtT^ <()^i *T?T FT g^ppi ^ 1 ^
fp* ^rfftr n u
Fmf^rT^: g^TT f^Tf%^t H^igPl: I
STlfigtT FW^I ^TT FT^^X^ g 11^ II
ftt ft* PwngPi'pn h*h*hui : i
CPTTFRTFT fa^ l tH^H^H II & II
^gTFf {thimuI iiif^my ffemPiciiHl
STf^nn’: II
Digitized by
jmm
XXXIII.
pi: wmf&R'' i
chM^Pi^ sri^r ^w r Pra g s n ^ $ imi
^TFF^^rR- f^TT^ I
m gi ^ gft qsr^f^ wimi
fRFT rTS^n i
g?n: cftrTT: ClWg^n^FT 11$ II
ftm JTrft #r gPPfw M^P^Jidr n 8 ii
^1HH^: ^pTT g^TT ^rTTFRt I
351*1 |IHFR HHtHUI J IIHII
iiPi^ ^ NiH* $t h^?pt g^n ^jg i
{WIPPMKh l jft f^RFTs WIUJ^folrT: II \ II
rriFT^W^^T H^IrHH: I
OTrafsrf^^gw hRrcthu non
fsriw^T m. hwpt i
W sIscIH ^T?IT^^I^IMMHli%rri lull
jftefFg^r mm cn^fNrf^Tsfir: ii £ ii
Digitized by
rim ^TPTT CTJ'cfluTl I
*nfNpsr y n fralg n ^itrw i n \o n
?T rlKiWrtcfl I
3^ rl^iui zrm (ImI ^TsfNrfNFT: IIWU
fw<i^jiiHiMH* mrt * Punrat ii n
^hiw 1 >J
?rfF7^^nr hhi^mPihhp^iPm n n n
rh^i^t Fnrt pr: i
*ll(h\fH T^T HliH^HHpclH: II \% II
gqiHNHH'+il^n nl^SJHHpcH: IIVUI
ft%R miHIH I
*Trf^rOirlrt {FTtH WUHdcflr^|| UII
rT^TW Rlfhr *TTHSM Wl^rl* I
?r ^ n \<o n
Uil^l l ^IH gTt f^rm^t : I
UMIs^Rl f^T *T fod ^'H^N II U II
i. *9
Digitized by t^ooQle
w {\H\m
SPTRTf q- ^ c^iModH^TI^m (I^i I
fHsfMH *r gjTtat u * 0n
^rt% ?r pit H^iM^ru i
g^r*r gf^rPr: u ^ u
gpRfrfHgnifa ^ ^ HTfatT: I
feiHHiwcHj ff g^rat tiwfuii n ^ u
rrf^qH minsv fsrsrrfosrt *Fzmn i
4£|5iR «hlJrHliH<H^lr^H *$ II
f^ftvrfFT fJrt JJ^oR^TT I
W 'ttot frt U ^ U
^Fnqqt Prarftrawt rft
Srof^SH fpfs ||
Digitized by
xxxiv.
5RT eft cR {TOfWlft I
^gf^rfH: WfH’jJsIHt \\\\\
CPnHWf ^ SF^ff I
n * n
IU U
^ it gfiuwfeH F rg qfouHl i
5TI5TWM z&t Rt gsr: ftt ^ II8II
^cj^iWTrlWI^I^M^l FTTt^TT: I
IcI^liM pr cTOHH$Jc|eJj|*UI
hEm^ sR oR^ T H f ^ficf I
W RIWHWR % 5PT II Ml
pt Rift rjtftiJh i
Ri^IJrT FTR ^t=r^I#r 110 11
BI^rT fr>H Rr^FTFI r MIH^rf *l«c^»ti 5 ^
IUII
R Wefi R M7l\*i<i^1ttiJ I
HHI^rj srmiT: $R sFW 11 * »
Digitized by
jrmm
^r: HI^TT FTFT tolFRVt I
JT JrT* ll\o||
H«^lrHHJ I
qff ^TrMffT chlJr^T H«fclWlft[(rTt HtH II n II
rl3c*p KT rTrft {FT* UMlflp re ft »
II ^ II
fiwrft sft^r HiMIHIH^r SR^lrTT! I
337%^ rTrft TOF? faMIHpffaHi 51% II ^ II
T^%T JT%2TT% %£’• fenwf^rr: I
3fft sll^cfirftt i^HSFT Rlrfl^f II \% II
H<filUIJJt||ejr*T RrT: %1^FT g%: I
3f% i^H i tro imn
^ ^r^ T Ht g g nr n re m> ^n^i
qg^f % t H nn i% HHi(lmi^qifMHi imu
HJiqfeMTOfo yHilHHlH^TffFi: I
H«SqPi II ^ H
?r jtptt ?^ra% ™h f^rnrrt i
5TTW ^If^piwr: ^nuiHl^MlRlrn; II ^ u
JTFT FJTFT PFTT ^rl^FTI^T: I
: llUll
Digitized by L^ooQle
?nfofJTTTf w
PWHI^PlHfrTR faSTlfa^HI #R: II ^o ||
m prtvr^rfrf f^nftspjS ft^t i
H^lfe?r: II *\ II
^T^r: I
H|1 jPl^ l fH FT1R pTfT ^ H^RH II ^ II
^If^ril ^FRT^PT FTPT^5TR I
fgr ^nfii sft H ^i Tfe r i sn^gcr^5ii% n ^ n
{ROTT ^flUIH\lHQ| I Hl *TR
Wjfiw v r - FR: II
Digitized by Google
no
xx XY.
'TFT R{Tfw: I
R gRTR^ RRRFTFT RFR: ^nrrf^FTF^ U T II
H^W Tt (llUHH : ^4u{iqmHJ l * U
rng^FT jjsh I{J1F^ I
qSTFTt qiFFT gRTi EM T HTpif R {m IU »
fqg^ RRR hI^IHN'HI: grTT: I
^lUMN i HM i H i g syr^^Tft^ nan
fptt pu: #WrT gftamFFfHT i
f^FTPF^ ^FTOT ^ ^ I T^T IIH. II
rWl^sTI tftfmi HrfsqtIfFi jt 1
M*fi(URHHl cT W filffosi II Ml
’^ft'XET RR HIHW1 ^\JhHHsFT: I
^ g i ^bt ^T:eraMchi^ h^^tt; non
gRTR^ R^ RTR RW fR^rTT RRT I
qwrr FngwH t rw rt^r gffan n ^ n
^RT RT RFFTt RFT RRt {FT R^IrRRJ I
g ^H^nfa rn ftr r^trt hhih i R t hI n n
Digitized by v^ooQle
$SRIFt'R {TsTf^: FJFRTFFgrlF I
FFFIF1F pKft FFTFIT II \° II
IFFtFF3TTf^RTFTT: I
OTH$FHIi|Fj f^jf^rft m\ II n II
MIMrql sjrFHHIST JTFF |
^i*i\ crpt sIj^kMHIvO'^cH^HI : II ^ II
m Hi^Hcii/1 a fo mcri F Fi gfe i
g F^Tt qi^f^ II II
F^F:FITOF^ FT^FFF%vFFFrT: I
FRIT HPjW> F r ^HfeH FT iF T F || \$ ||
rTFT FT?TFF 5JFT FFlti F^FF^FT: I
gFIT^TFFFi F^T FTJ cl^H^gq*^ II Vi II
F^TF^fF *jrlMl FFFT f^FT *1l^H I
3HTFFT: R^TT^T: R>^H T H^H^ \\\K\\
JVHWHHI! F^T: ^TF F F f% FT^F I
RHlW^^^TRJRJIFfsnT IIWI
FT ^F ^Trlt FOTt ftrTt FFJFTf^F I
^TO: HHpItfM F*FF RFFt II \* II
farllHhh 5PTFfF^FF F: qrf farTT I
FFTT^^FFTFt F Ft Frft FfFRfrT II ^ II
Digitized by L^ooQle
w (HWMI
FTFTtH4RH ^TFlf^rT: I
spre ^pqr rTT: F HfaJWIrHHsIFI II *o II
rTT: ^TRTT cTIJFT HUT McFpfaF farj: I
qiqrT^gf^ FFIFT: H^ffsTl: Hl^l^WC II ^ II
W^rTT^firlT^RTi 3F8T: ^l^fi'Wl: I
?fT HUI^rT^T ^TsTT FFFFT ^HsRlr^ II ^ II
OTrTT J5I: *FfwF?TH I
^sTT:>^T fHT HHlfcm J{1FFTT 11 ^ II
rTRT FRRF ^T ^FTPTFT Ml*iH! I
Ri(liH^{nH jtpit ^f^twptfft ii^ii
cl^H ! I
m4h4t 5T 5FrflM»J3^rr: IIVUI
Ucflfosfig: <=hlH=IST FFT: I
fqTrfTFT: FT *FFFTF 3PT II ^ II
farlt F RFTrTt ^ FRF I
F F*t t^ l f{ia r: 3F^ RNfafa II ^ II
^fg^T: ^fqrft ^ 13 : CTfe 2 FTI^Tf^T =T: 5PTt I
5RRT sM^iMF F^T: JssfifrTT cpt II ^ II
^ rTT^TT cTST: gFT ^3[RPTt F{rfFF! I
H r ^FR FTrfT {FT ^FTOrTf^ ^ "
Digitized by L^ooQLe
J37Tf$T; Jrl^lMipl^rfT ||$o||
*H*l(i f% HTfiUli WH 35ft N^d : I
^l*si *T M^UI ^ *rfrT: imil
JfirT ^ sfjrT M^IMi : ^TTrFft^f I
MHirj^ulril^ d^T dam? II ^11
5 ^HHHM ^ W&T' I
M^niPi^n: JSTferf^ITpr f%rf II ^ II
RT: ^^TTHH: *T ^FffR: I
Frmt ERpT TOrt H^MIHIH *T^lid: ll$8||
^TfTT ^ rfTJ c ft r dltri^ ^ssD'jiri \.' CJ^T I
rTrTtCPjfrT rF^ II II
«hM ^ «£<d) hH I
^S^rTT ^FTT^ f%FT II Hll
rf d^T^Ui {FT fF^FTTH R^rFT: I
dFT JT^f rRT il^ll
£fFT q^WIW fFq^q^Tidl^ ^ I
^l$Hl rTrft (FT H^lfarllrHH: ll^^ll
fTTW^^HTT ^T MINIMUM I
ft Fit *t^t: crtaFT gf^rt^nr: iuHi
Digitized by Google
ns jmm
fa I
gft rirt jp**ff ; Rg^ ndon
srir wf^rr RiRTORf^R frt i
^jld^ 1 R$RT cRt’RT rf^t RRRRT rrt ii &\ II
RRT^T RrTt sll«£UT faql=(H I
*RR R ^ RF£ Hrfl^HM^il^l II^ ||
^v^rq^cfi RsT Rf RTCRIRT ^sIH I
R$ ORRt J5T q^fcFIrf II S$ ||
5T^tT ^frT TSTTR! RfaHR^feM s RR: I
R (islBf: ^{l*l«4iciyir^rl^r II 8d ||
fr l pq^i RTR ^HfcRT <R|lsiHH^fRi I
ft ’gRT q^rr h^t ^Rpft^fNrt ?p u ^ u
R^RrTFT RT: 3FRTJ I
R RRT^T RRRt R^fT H^tairi II 8* ||
^ ^IRH RR HRlHHWflrHHI I
ITORR R mm HIHIHg<Wjffl: II 8o||
OT^T R^T%T: I
RRR ^HlR gRT: mftng^HQd^l: 1l8c||
5F>J3: R^R: RFRT l^<IMiJUIlPc|Hi: I
RT RT^RT gRTT: JSTRTRt R^fafR: II II
Digitized by i^ooQle
illR«hlUi TO
^JrftST^ r[ (IslM 51 ^rFT It M,o ||
gRTfr lftWHIH F^qjRl fad |
rf cT5T R$l( l ^PcH g S RWri I
jftrTT 5JT RpTHH^ ^ II *U II
4rm«f ^FTFTUt ^TTf^RTHT 5l«^^nfqqi«^] R*T
: Rf: II
Digitized by v^ooQle
jmm
VU
XXXYI.
srjsr. \ II
rTPTF R cHRMIRt JHHWgRPIrT I
f5Tt 51^1grT: g^gRTR R 1 rRT ?ft II * II
gSRH R£R: J5T Hf^RTT R N|l^ I
RTfr: RR R RTtfrf RTt% OTJrft 11$
fgft {FT ^RPt r^ r Ih I
sUIIHI+UdHlfcTCR JR^R WRR II B II
RiFTfarT^RR ^IrltR ^flHrl: I
RR1RR grft {FT mf^TR H^IMI^II: IIHII
H farTT RR RRTrRT RTfa: HrM^IsfiR: I
JTTfRRt^ ^rTR II ^ II
fFpTT hPm! RTFT RR RIT SJHRRT I
RTRTRrRRrll RTR RRT% uiH^II<HT IIoil
Hr[dHdl^ R^ Jim g^TrTR I
^rmT t R^R I ^ T RT CTfRT R^TH^T IUII
Digitized by
PTT I^RcT-H^llftlHI I
RMfarj rTHT^^fTT RFFft R*ni$ll
5Fft^ I^Hqr^l^u ^Hlpl Ps^ri: I
RfTFRT: ^[Rt (TR PlMHsH: II \o\\
m\ tirM^rf) RrRWT(TWT I
qiHglHI H ^l RTH l Rf^RT R(T II n II
r fwr {^h^h i
fFT^lWFpm: m^t^rfPTR5TRRRT ll^ll
^TT (FT HHlRTffT: FRFT R?TFT ^tfRRT I
3tTRT RTFT fRTffrFFRt ST II ^ II
fTRRt^TR: chTJrTR RiRT RiWTt RR I
fet RsF^ Rt R i^Hnflt^Rt^ R: II \d ||
ft«KIW*c|: Rif R>HR1 ^IMMUl: I
R3PT RRRT 5JTTTT T^PT II nil
g^UIKM^UM RR: fr^fRRTfet I
R^R^RrTI(TiR: ^FftfR%TT^rt II U II
3^TR RFTt ^Hi^l^PRt I
^Irf H^^HIR ^Rf^R II \<o II
HSTTR(lfu| RWTfR ^ R^R(IR R I
RW^Rrrrra ^rrfr faRirfreFn: ii^ii
Digitized by L^ooQle
w jrmm
IK II
erf: n
Digitized by
XXXVII.
ggj: dRumT} *i#t; i
iMinrat «r msfcft fenft=rt'fMWTOT u \ n
c n)^ir<4i«iifi^Fh« guHiHi f% R - ferr i
^Nl fl^IFjqTFFTT *i*i*iiMiPf^)' c (M II5? II
r^prlrTO ^nft^fcr f^r fcmf I
JFR^MIHW ^T^Xh^II
tftor: gfasiHl'JJnq: jf^FFrferT; i
WRq^TTsFfeiwf^lH IIdll
^pfi: nrg^TTO fenfe ^ q^; I
{FT chHHLHM FRT || *< H
fft ^r q^rsn^t rrf^wit *m *pr i
ytf CRTT WlR'^1 q^T q^FT: II ^ II
rT 4 |p 4I ^pTHFT JTrT q f^qw FRT I
sfliMT qf{rTt mj ^5[: 7{Wr: lion
rTiqgiqsMi I
3^ : ^IW: II t; II
FFqiwl{ rFT ^rRiqmq^q^ I
rFT; PRT TlrF/f fqrj^qqTi || £ ||
Digitized by L^ooQle
TOT ^FTrT^d %: l
fafa^sfls^lrflt gRrlHWHU It \o ||
fogrf^T Jf^FTFt H*PFTrT: I
SRTcT*r^T^FTtfamffeFPTOT HU II
jro^srtgffe^rfa qfer ft^ht ^t i
JT^T JTFTT II V, II
rTtfett r^Tgffe I
sIHUg fa IT^FITt cft^T nWJFT II II
?(H^ t I
rm sEI IMUlWfrPT >jf% II H
R^fcrJ jf^rTT {FT HMlHIfTI fOTI I
HHfen fen ^ ^hcjhVh^tii n n
FTPTt nfWT^s#^T f^HclrT: HrlT I
3HT *TFT rife jjm II U II
m grit Ji^wPiP^Tt i
^ ^r IT *TOT fl^HlchW MHt I
^qunt^if grit JTfe H^HCf I1^ II
gjfTi[^ r ^TT^tR-Uft I
qWTrt M^IHrT: qriffetfelT: ll^ll
Digitized by
^T%nTfT
tfef g T Hy n ^ m rrmw n ^o u
HHigiHm foij ^ ilrFT{: gcTt 1
{jOT FT^PTFTFT 3Ht rftWFfJrTT II n II
^Hlrl ST^TsFF HrT {FT ^Te(rj: I
JT^T ^ ^f{Frt ^gT^fFTT ^F>FTI II ^11
rT3T CTNlMg HlchTlHHl^i’^^T RsFTT I
JT^FT {FT H"c%Hi^H {rTT II ^ II
{FTTOT ^Tf^fn# JI^FTffFTFT
FTTBisr: TFT: II
a 1
Digitized by
jmm
XXXVIII.
m&FR rrf^F^FT: rt 1
famP re gjsmft^ *t^Hw’ frirafer! u ^ n
chfarTT I
qT pRT rlt JT! sfirjPi^llH II * II
n * n
j^rprr^FT irp flmuR^n
^ RTg^ HgqTJTrn II d n
q?^fiRtHi i
^ $pf?T PuHiPt*l IIH. 11
T^XHT HRSTFtcTt oU|i5diggqd^ I
J{T (FT Rllrl^uJl R^FTTH II \ II
3HT ^T FTW^t I
fSXftqjlFFq^oBTSr f^T ^felrf TH II0II
?T dd<=hH<HIWlflrTrTt (FT q^lsW I
rTrTt^T iqHIH^{liFTT: II ^ II
q<4)rqrHft T HrT fl^T ^FT Hl^frT I
^Tvf^FFq g(T* HfuWFT ^JsT II * II
Digitized by
'iuf^hiui US
$e|$4 H«£lHUl tl4<Hrii^H ^FT II to ||
g^njit stSttftt^t i
im u
=T ^fNrr: FT I
^r^HclTrHHWslW *njRrjqfR II t* II
^c m 5T I
^ FfkfRt n ^ u
rTsT: H*o I
fTOTtf% JTH-HTsIW^HIMI^ STfT II V3ll
rTFTTr^pT tyl{31rHM II n II
TZ ^tPri-^ 5T I
llUll
RNH H^HI ^rti) I
^fcrF^T^sT: flsjfrT h^Ihmi mo II
R^ftt H^Hr^4 g^ci^prre ^ i
^jRrT ^TPTF^FT FTsft ^SFJrR II II
^frT^ CTt^lHi g(Hr!Hl: I
^<=1 jmitnril ^T: II II
Digitized by L^ooQle
(Hh Mi
g^w: ag*ffa ll *oII
«TTTTT FTfrlT^HHI I
rTrft^T: 3Hf^|! II ^ II
ST^T 5T ffc cligvi^PcIH': I
c l ffiHI gH^fa t FT^rnr: wrwr: II t^ll
f^*T in^W^ iflcHJ^rTOPw I
qsr sTTrft H^THsTT: II ^ II
^vTjqqsiq^l
H^T HHRlV^Tr: flig FTTT^^Tspgil ^ II
sthhhi {pt n^imPi^m rTFH
II Wl
Wle^rM FROTTF *FT ^?T I
STOPT 3175 II II
3^t ^ ^rnfafa I
HHW^tiilufl II Wl
^^HT^Hi ^Hr9h)t|<=h^MltHI I
5TTO% g f H q l^ rft JT ^WrTOftfelrf II ^ H
FTT ^T 5ETf^rTt<cflgHf^t *7^: I
HffHgh l H f^f ^Wf^lrlt II ^ II
Digitized by L^ooQLe
*T mi m ^ifa^rTH fiftTHsTH: l
1%J^r5PT^ 5J^ ^ ^IT ^Sl'. Il^o ||
^T FT %rT^t {FT St^OT Pl%f<r1: I
JT^mT! SJ1J cnlr^M 5PTT^ ti«c<Wlui! II II
fl l ifo l U? 5 H I HI<fclc+4 >TPT
II
Digitized by Google
xkk jmm
XXXIX.
rWWUlfrT^St sUH* I
HHIMlrlHHktW fqHF^JTIW^II ^ U
3g^RT g^T: TO facTFI^ I
nfumnnif fer ^fr ^t ii ^ it
?jt JT: ^rft JITT^rTT J[T I
*T sI^I'ciJhI^IIM rl*TWFT H«^HqT II ^ II
jrlWifclHIH^ I
Rr^f^§r gjmrfnt <=r f% sr*. wu sift: u 8 u
^RT H^Vll'+HR^rT: I
sl^lT *ig^T cfRT fa^llH^Hdcfir^II H, II
mf f% ^ignm mr> httot g^T i
rTOT rR^Ft^T JT TO II Ml
dl<M3PR n^T JWfHfpTT q?T I
3RM HflFft rTFTt^Jpi £HWH: II <9II
sHiMd l HcfiqTI T RsRigqR^i I
HftSTfrT II * II
^rpsfST 5Rt^T! u\imw fWT^ I
y^HHfT*. ^ flFIWT: gHJTCj: II Ml
Digitized by
rTrT^HWRr^TTilPT Frf^rTT: *$?> I
srfii fadm i * ng j[t f *r n \o u
i^H lg fna dlchH T H ^ H Tt r^H fjj I
a i wi w i R to mv ^ jt^tt n n u
? u1hm i «t <re*wri &mR ■ i
35JF* U^t R^sit msfrllfafa (m II II
rig^T rfrft H^T $.m*l*iiH< ^T? I
wrfofr 11 \% u
rn^T^ rlrft JI^T ^cPpHTOF^J*?! I
gjj^r Jit *^sts u \8 u
H^ffihT rlrft Jl^T rT^sT* HcW^r T 1
gj^TT ^ ht im n
Rrft Jpf rT SJI{fa<JH)sTCTT I
HlRRfT: gro rlf^ll U II
ildlHfllt 51^ *T^TT $RdsTCT I
^ m^uiRift H^rgyM FTrft 3ft II V? 11
ppftt rlHHWWslP^H^W I
^FT ^T(ff 5THT f^TPT ^TW^r^T II \z II
rmf^WW ^Tf*T H^UMRcUdsilMrf I
*rer ^mm^ crer srj j ft rere r ? \\>f M
Digitized by
jjmm
jpf 5 TOTTFTTg^ffTFT I
fltaTjfcpTcF^rl^T II ^o II
siirl^Hplfa RrT!5PjfrT I
g^rf wii^Hciifedsii^' gfa u u
JHT(^l>Tc|r^rlir H^lli^HH^jIrl: I
II ^11
FT J^FTrtt ^SJTTTCTH^Uli: I
FRT ^frl^T: H^lsIM^II ^ II
FTT: rTFT^FT WI ^r^T I
Wl^*n«h*W g^r: WIFTt RTCtfrT (m II *8 II
HHttil^qHi 3Tg: cnilrt^M ^f?T5PT: I
53ft^ sPTTrT ^JTFTt hR^jIh JT OT: II II
FRT'T: JPfarf^l^ I
ffohi: Ki^MIHigH'Hl^fl^^TFt II ^ II
Ft ^ Otg^drl^sIW I
H$I**J1FT SfTIfrRT s^#f II ^ II
C^FTHI FTFT: ^ftt TOT FTTFTt TOFFT: I
jgm TT TOTt #TO^frfrTTOTr qt^rt II ^ ||
FTr^^fferT ^ti^TOT^T TT ^TTftr^T^TFT I
STTO^T^T ^TO^^TOITF^^lll II
Digitized by L^ooQle
^hwiuptH hhhhh^Ih I
^^^g^TTJTT: ^r^lBi3{|iWl: ll^o ||
FT ^RTt {FT JljflHKm t W I
^FT^fPR: JUMchirfH? imil
fFl \ m ^rffoi T D T $ *Tl ftrqFrH T q
^T^TTf^T: mi II
22
Digitized by
\00
{wm\
XL.
ftt mj ^f^rr pr ^rt i
3?r^ wtrri wnw imi
5PTh2ITf^TfFrt I
FRT^t *TFT 'FTTPH UsTT^FT: *T TO: II ^ II
N^Hi^rn^RlHl RFT TO: I
FTrwf^ft iuii
^^HiHi% TT ^m i uiF FT I gfo I
fe#TT II 8 II
FTT^TT ^ H^yiFT: Fm^TFTT: I
grom : ^TfOT frift iihii
FTR HMHTfrfyfrTt gfr: I
FFT7FT CTT^j: UH4<=IHi ^ II Ml
^TfTOPT: ^TsF^HtofH I
^frT rft% II <3II
sFTf*JrlT ^if^^FT I
qf? feTOT sHftNfcT II n ||
^PlH^ HRH TW I
FT qTO II $ II
Digitized by L^ooQLe
?nf?oRTOT w
fwr g^rswfa'vjlH i
*TO: ^ II \o II
hm1(h^ . ^t ft i
iqN TO 5 TT II \\ II
qw *TT cl^Mrli TOT II ^ II
hh\"h^: gen^iSwl i
3* *mi (ft smi^chHPiP<Hi ii n n
^ y^H^lIui ^UmRhI rTO I
sto^ ehlPTj^iiH ii ^ ii
C^RlUi rlrr: fm TOJrTT I
sftr ^ ii mi
3 FT ?fiFFT q^rTT JSf ^TgT SOsnMrT I
SIFFTSTT ^ OTt FPT{TFTsT llUll
Jpf ^JFFTrT I
<rfe: 3 ^h^iRii fro g*% ^p%; u \* u
3FT^3 3^3 ww#]; i
FT ^ R^rTT HifjqRJ IIVMI
FFTFTOTFT: FR ^rq^rq^Tsfro: I
^rfe: 3^H^UIli WFT ^ ^ II u II
Digitized by
{\nm\
q ^ crtrTTi I
^lUIIHf^H TrfV felT PrfTfHfT: II *o II
RFT J^g^^TH ^ WraW: I
fRrP H^ch^ T II ^ II
m ^T^T R^rTT Hpl^RsTFJFT I
n ^n
*T fpTT Pitot ffS ^ftoOTOTt JfT: I
^ q^lfpt fpTT ?^rrf^ II ^11
^TTW { T H T M 3T fl T ifoh TCI i RTH
^ITf^r: flrf: II
Digitized by
’MlRfhlui **
XLI.
^pIT OTPtT < I
3 ^ T _ r q^fj^ gf^ ^hrfeHFf II \ II
mlflPK l P i HW^ f^Frf^ ^llHHf I
q^rt^r q^TT m ii * n
Jq^jpl^tdrn <l*lH^N n«£ttfoej I
SjqrTT fatrl(f (FT *FT(W CTftT II % It
m§T^ ! ^ H Hc|H^Hi tFT: I
^wii414 mzjn ftftarn nan
rTfFFJ^T TT H^IrHH: I
*Tf^^Tt^?TT?Ti <JUMsWT$FT: IIHJI
RFT ^Tig^t (FT ^F^T *T^T: I
4<yHH4c|i\: TFT(FT FRFFTTII K II
*WHWHI FT^^HM ^uflddHI
rFTO qflFT RFTt^HTUUcU^n & II
nfFF^^nr T3r ^ 1
TO^T: flgqTil«J MsIHW H<l5j^ll * II
Digitized by
yGoOgl
RTO^TTT jpF^T: FT qi^PT: I
^T rtH*J«£rfi( HHcTl^f pFTFPT II f II
^^HtlH^IHRNIM ^T: I
rfr^rW fsMrll TTsF^^TTf^?T! 11 \o ||
im^iqq-cj: ^T hRh^^Ri Mlffefq: I
^ FTHIs^^cjlr^M \\ ||
^•sNifri H«£l5tirTi I
•TPIHt q^tvTEf II ^ II
3 FT^T ^rft^ Rlirtiquil I
^ITjqTJlrf II \$ II
qt^#r (HIHHiinl ^Hsfd fFFTrT; I
ft ^pTT HMHI^i *T JSI^T q: II 1|
FFT^tRhI' frPT ^RcfiH^HNrH I
CTtF^FT: 5TO?T^TT^^T^Pt II nil
MisH Pi Pf*^*fll J ^l^ri I
«WWHM«fcrfl( RPFTTTm *RRWI llUll
^H%FT: ^FTf^rT! Fllqi^JIMJIUIW^ I
^ WlFmft Ht qt m^rl^l^fH inou
JRiT: I
«jghiR%? r3 ?t: imu
Digitized by
mnfo r ui
{FTfigsfqwf^irj llUll
*il$IHIMIH&WI^5ch] M^jflHH l
flrfHj: U^c«|y| ^THT^^nrT M *o II
fH^tFTRT ri^lrtci »s*ii^ flT M M
rtjiftt ^uiHiHini mm ^ i
(*itii*itjtiuii ^ ^qick=t»il *h&i*jJI ^ M
f% MlsWlHi R - M$*flfui I
^Wt fifftj! f^TJ m m^TTRFT M^M
^jg'rfi: M^T: qrf^?g: M ^ M
flrft^T: H^WUllWqi I
TOJFHHHH: ^ fWT^TO^M ^ M
rTJ*f^c|i<i4 *i«elr 4 il»H H^I*HH*itl! ^T! I
Sls|5F^UHWl: fiMIH$Pf<( ^T: M M
*sFqH ^l{THd: I
firP M^M
^FT^fTWnPl FR^TFHT: M ^ M
Digitized by
qi^pIryitUH: H^R^TrTOTTf^ITJ II ^ II
^rrf jFnqnt ^li^hrrir 'jftqllq^ui *n*r
^jr^nf^n nrf: ii
Digitized by
^oo
XLII.
FTOT ^TT^Rt yfadlH«£: I
3^: IUII
fswfcf *ft sPIF^fFST MHllrMFrld felH I
FFTMt dTFT^^FT chfTHHF4o||^,H: II ^ II
mFT: I
Trajra jsrmri iu n
facTR^ra^ 5 SJ^T rlrltrl f^f^TrPTT! I
^rf^fqHJR^T: gfemTOFt II 8 II
^ ^TUTt I
^RrTTfff^TIp^t IIHII
5 fimi trrwr Frar fpn ^rrfq- ^fani ' i
Tra f^rT^ II k II
^Tf^RRTT ^ H^felHH frf I
*l$i|UW^Wl^X^<H^<Hi II o II
JT ^FTWFT FT Fra I
far ^HHTH T^Rfer Cmfr =r: II e ||
5J3T J5TTTTTT FPTTTrRT I
PiRjhTNN TrainM^cpr: ^IH< ^T: II * II
i. a3
Digitized by
v*
fpmrrra r - RiPFat W i
illH^rfl{HKTF«r ^Hrrfr: tiftetdrC II \° II
Wl{H<lrTO>T^ I
refa: crfeHW ^IH^^ II n n
fj?p ‘g*l'H4rl rT^ <(4^’* MQiriWH I
ftr^n R^TT#r W?ldcmFOT I
HHIslHM<l^lnfr HIHIMrlH^nPtrTt II ^ II
q^r ^ ncfftr jtsO Ri( : i
HmJhqIHT {FT rf^t ^HRf tdHT I1H
rf ^ 5^# fm %rt I
rpFTFTT f^jqt H Vi II
<fiimHi r ^ reftfPT I
H«&lrHR irttf*tT linn
rt g ^T^P^FT ^T tTJ! I
f^rr fftRt hRrt h^RiuiiRX^ n v° n
Wl{m i r* TsTT {FT rfm\ f^fHJ^t I
qfWTFTfq- ^Rr ^dlHRN<W II \* l>
mmt hIhhtt i
rT^CT^FITf^^^TmrTrT: II Hi
Digitized by
^chilli V*
atr^FFrt qgffo ffef ^hc<h1h fa i
^rl^HIlHi ? g FT <4'gR&WIUj t H*°M
^>CTr^rTyi(M^iwR^t i
rFFHTrPtf fl - fi^T ^THtf^fenJT II FtII
flf^rTT: f^pT^lftrTrt I
y|i|rl(i f^T JIFTT FTrTFT FR^sTT: UFF1I
^imi I
FOTT uWH tF W *Ttnr>rfa AWT: II ^ II
^g: ^fqFT JTH^T ^TW 5PJ I
^ FTFT^FT : IIF^II
VPWFFl tjH ^rCTfffrS‘ frT^frT II FH II
HHWHIUHMH ^PTIHI H^IrHHT I
HW{T#fFn: mW&U' H^IrHsTi: II II
^?qW IIRI^TUT ill^chlUi RFT
fe^rf^r: m> n
Digitized by
XLIII.
HWUHdefklehi (ISJ'HTH \\\\\
pFF^T ^»T : I
*H4fi l iH&mftlH IUII
C\
cTTT JT^tpTT cTsT chl^fi I
HMffi T M i^ f rlfHW ^TT faW( IU II
fuTltf: mMijtIi^m^ *TT I
SjjVfo ^gOTT^FT: II £ II
httxttt j^tfrt i
^l<IM' elf^rTfasFJH: inn
fm farifatflri q-yHHg^HI
wfl ijTR J^FTT W II Ml
^HTTJrt faSWH W: frt I
Htvf^frT Rl.CTMHI!miHHc|i^H II oil
FT FT U^ui f^TT ^TIHIHM rTFT: I
fqrpn^qiryy^ ^ ll s II
cPfHT g^rft^gqrft ^Ti I
rTgcIN ^RltfwHTOlrqpTFT: f^Trt II £ II
Digitized by
^ rm ^r: I
zmtri *m*m gj n\on
ira^q^TSFr: i
^pTF?: H^N il^ml^HHfq IInII
FTTT g rR^I '• g*3T sPTPT I
*T3T ^T: II ^ II
TT grftvT5T I
g^llr^ £JT II
OTNc^rpTT FT ^ ^Wfa'^frl: I
r^rq^ftTRTJFT^rf^^'H TOT IH$II
ttfnt ^id^Tuir ehrfehTHl s&rfmn i
UlHHltflf H«£IH3T RTO^^TFT Eftf^ II vui
mH^lftrTt HHtrH I
f^FJTJlt *TT^t (FT grfqTrlJrhrlH II U II
TT ^HelcfkTSW *T«£I5M: (
ITT g^T: J^OT sret^ET rfiWTrT! H II
=hfaHHWHMH ^TT #T H*MHl: I
TTfeFT <lrJH^MWH^H: II \*\\
JTJT f^Wrfl I%TT TTf^FTT ^T I
HFT^ftfrTHHT^RT^MdlchTTT^ II U II
Digitized by
II ^o ||
JTJFTF PT R~ I
f^TrTt ^ JT^TT ^FTT^W II ^ II
il^ l ^HrTHf^ T qpffe TOTTFT I
mr^rTTH^ f^?ft^R#r n ^ n
^qy|c(Trf ffiTT ^fen^TFRT I
(Erf^rTt ^M'HT^T MsIHWkH^IW II ^ II
h ^isfpf mm?z ^tfet ^h*<h i
FT^ gcpfeR rRT II *8 II
H^frJ T guI^THI (T5TT I
q$T HHIMMIHIH HllH^*THT ^T II Wl
^ qqt *jlHlfH?Wt H«fl^lFT5 I
jrprram ^t ^TMii^^r wm u ^ n
34 JIM I Pi^iM 35^ 'hlVlM^UII i
fsrwm^rTfnr mihwpit h^IPiht ii ^ u
jvwm hji^mhhiIuhr
flROTf^r w u
Digitized by
’NlRjhlui
XLIY.l
FTrT: (FT FFT^ I
(HMIHIf^yFftT ^rf^T II ^ II
TT (FF I
rTPT 5 PFPT^ftFf^T fa’ijrl • II ^ II
hhw i
(FT FTWTT H ' ^ I MMU { II ^ II
i|^ 'I Nrn( W ^FT Rlchi : I
■MHq i Qs T rt 5iFT TT% ^qfcFHTH ; II ^ II
TT^TTRt cl^lUIIHiHrT^iH : I
rWWHI FFTFPT R^FFTTJ IIM, II
H«£IHsll q!r%fHfrfeFT I
fsRrfS^^ifili ^fnntJiiHMi^H^iiMi
fom ?ivmm fth: i
SJJTf^rr R(Tm^T =hlFT^Tc|!)|HlfMc||^HtoU
3^FTFF JTrft (TsTT Ht JWTFFJTT I
jm gt Pif^rcu j^wt: tmi
(IsTT^Tphrt (fc}H5^H I
*h <t h t; tt%t gat n Hi
Digitized by
FT mt ifhFjSfvrgcFi^: |
3^1^: TOW TOT TOTO: II to ||
sM^UM l ^ I
nMmhrU^ TOTOTT TOTO^T: II U II
TOT cj t fafo| T% H TOT O TTT rftfTO: I
^ T y T H I TO TO sT^TT STOTt SPffte^: IIVUI
5pT: q^n^^lHHN'{HlRTO: I
TT piPP FRT rFTOFT ^ II
TO^T *T^TTOT sftrTO^ 5T^EG[ I
JT^TOT <* c^ TOT: ^TffrT II \8 II
H^ l ^f TOt ??T sT^TM V3TO T TO I
H^lHsU: t>HN^I{<' TO: II II
^ rf >FW^q^fTt WfcT rWft TOT I
TO: TOTJTOH HtT: ST^FFTl^g: II U II
JTJTTOTTO rrfFT^^TOT^T OlfTOT: I
jIt^HHI: TO=T: ufarTIH^T: II to II
^ TOfFT^T HMHI^" OTTO I
^T^XTTtf^JT^T^TO^t^[: II Wl
??TOv=TO5T (TsTFT TOTO^TTOT^: I
y^N spri TOff ^T^frot u t* n
Digitized by
nrRchmi w
rUffcR I
^ II ^o ||
^T g JT^T Hf^rTt !^T ^frl^HI I
$c^i II II
H^HII MI(Ui {TsF^f^Rt^: CTfiPJTrli I
JipqT: OrR smi ?T ST^lfn II ^ II
FTWT Ml^lMHT(" ^T *TPf TO | |h
%JT gj:H^ ^ rTFTfrT FT eT ^HT^T II ^ II
HHcj*phi ^TsTFr I
3TPTP5T J^f JT^T TT firf^T EP?t II *$ II
3T3W pnw S n ffo fl lii >T *R{ q M(H<re RFT
W II
Digitized by v^ooQle
v* {\nm\
XLY.
fm H^lHH (TsTT \ II
fH(PMM: I
SFFT: FTTTp^feFTT R^HHKH: II * II
m grrr h^ch^h j i
3HFTfrT: ^rirPftf^RTOrT II ^ II
‘m i
qFFHT ^TO?JTiH ^r II ^ II
rfrft f^T^rfJ I
PWH^cn^HWI^IchWJli IIHII
sim*TW f^t fsfft'+fcf mrKT' I
<M^MtsTHfatffiltf PPf II Ml
rrfF^TOT mrnzp ^IRT |
^FTR^rTT{FT ftl^wiHHHsW: llo||
rT5T yf^Hli^rTT I
JT^T T%*fTT ^IcHI^TT IKII
rFT: HH I ^W T H f pT^T I
JI^FTT: qfprraTsf H^I^TOR II V II
Digitized by
FTF7FT JFT^T I
sOTRT HHlRfUJ ssftrT: tisW*H^T II \o II
mtmj g^r n^r OraiqjiifHHi i
gNMrfi sTJKIH 5PfT II n II
rfrft^olPTil^rfl qraT: RiVlulltrWI I
fsTHfipn® {FT # 7 fa^trmT II ^ ||
?Tf^WrraiTf^^FrFrR f^rfWrli: I
tm ^ngsTirmr sr^rr ^TkrmR^: n mi
FT^HtFT il^iq'rfHytl'H I
f^T^^cpirnT: TFftj[PlrftsFT: II \8 II
TOTfe: g{J|BivM ^W^UMH I
j^HiRr^iH^iviXg mm jttft fat n mi
ehfajrlrlt ^TTT ffet I
faFFT ehRl^ri 271%fa JT: ^TT llUll
TT^TFR^ FffaFT enRl^i^41r^*4: I
RiyHiOpi^STHlfH^N m&u
fa(^TchiJ>TH^ri i
CTTl!^: «(^Wiry15: * fan mi H^PJT ll \t: II
^fyTWHTH WTt ^FTVUft: I
H^^H'fT JpTT TTFT My *U lrM II \ $ II
Digitized by L^ooQle
^ jjmm
JTFt CRT: |
d^r: HilUlilr^cfl ^nrF^rTf^FT; II ^0 ||
OT J^WIHiq^RFT H^lsW: I
H^PIH Fm cFT II n II
fSTlPm fl- m : I
inTO^CTTf^rTT^^ ll^ll
^rflrHIH: f^T JTrTT: I
ir^rftfr spt ftnsra ^j*m'' n ^ u
sT3J¥^F^t HH^IMH'{|i|TnT: I
snrt^fg ^ftor gf^T Ji£MH<rrr r^r i
HTft^rt {TsTfaT{«T W^HHlRsiH: II ^ II
m\$ H«£IHsCTW n^T TOTt^5^nr^ I
h^ih^^cih! imn
F#JiteifafisiFn ^HHirfRdft^r i
H^Ni|«c||^Hi II ^ II
^hh-hIci ^(wngiii i
^r: HPfilUll: c|{RTHi: II ^ II
JF^^ra^r: |
^ran^rft?prHTft^ngm: u^n
Digitized by
qrft Wtifi JT%^rIrft JT^T ll^o ||
sFTFT R^ITg^T I
tfJleTTHTiTt {IsTT il£MI^IHW<l ll^\ II
rl?t ^Trf STJ^TTO: I
FTrff JT^T ^TTrTFTrTrf CPJ: II II
rFOTTO I
Wl <i^iHtii yiiqnii ^T^TFTsTT: II ^ II
f^J^T^T ^T sPg; ^FT H^iPqrll; I
rn^^T R l f^H I «t ^T^f? H^HH R^IHHI 1(^(1
sF$U g^JM: ^ I
rTT^rTT H^II^H ^q ffi|HIH«fch IIVIII
j^m^wrfnr ww& t^ i hh ; i
^m: ti*i^i*i •TTW i^iiril IIV^ II
3j#» fttjtt ^Jifa ^rt% JTtwfrr i
’TRirfr%Twf^?rm^ toft: iuoii
HT^rT: JTOn^^fjf ftctrHIM I
?T jf^rTT {TsKHN JTF II ^ II
teuiHT fllj rft% f^rTT I
JlfirT JFHIff: J^TOT Wfl^ltd ^ It II
Digitized by v^ooQle
nf^rfFT firmfcr ^ i
f=T#fcT^HIHIHII^HIiMHHli^; IIBoll
sfieTtakl MiqMrMI ^ I
ferftq* Jl^frt ITT JlrMT TOTT qH II 8\ II
>TTjft^ftfrT 'qiuirlr^rjril^ HTH tjdrl I
^ >rmrf?T gM 5 u^ii
HNH^ri^l^MI II ^ II
fqrTFT^HT H^TT pRST H«JsfT^TT I
g^T ^TsF^qrfrRTFFT^sfa II ^ II
tlsiHHlfrmiHI HrTT I
#fmtq^'unfaqrrrt*Hfcf*n u^n
H^cji^HdTT fTTrT rf^ulHHHsIHT I
JT^t yiMMHTHH JT 5TOT. q>FT f% II II
^{ T u r R t q^lfoiHrfgmt i
ilrjHTFrT^T ^Tfq- wfiwFT ll^ll •
f^nm 1 m rnif^mT i
3?Ff ?lfef FFT JT3FT MlJMHH^f II St: II
AT m\ IHT to^tt I
mr^TH qpt FTi% ^ift^rfFFT II 8* II
Digitized by
illf^niui W
m mi f rRf^T I
g^r^FTjmr *rfth mim u ho n
^IcHtq icIHIrHH R^tfFT I
?#T?T J^TW gf^: JFTOt ^ II HA II
iMHiH^Hi ^ mngisi i
Wl?rt Jlfawfa IIHHII
^TpiTT HW^sT^TT I
sPIFT FTf^Fft^Isf^TkHHIHM IIH3 II
H^ft^Tt^fq- {TsTfq: f^TFnTT^rfw I
^vjsreiw ^ i
ag*r^ ^ FTtor gqniHW iitui
^frT {FT JI^iqT W I
tciRd SJT9i^ II HA II
spf WWip pqr^f qNHHci ^ I
^WstlMHUsUIri J|#'MH{U| W IIH^II
Tpm {PtmCn ^ii^iinr ii^NH('ui mi
^rarrf^r: m> u
Digitized by v^ooQle
XLVI.
fsTFTTT q^T ^r 3WRT II \ II
W^r^mn^ pPTT^TTrf I
i i ^NH<nt to hv\xw ? gpf imi
^T jft ^sFft JW ^IMl^HI I
^ft Rl-HMrlTO ^Tt TOWJ^T 11$ II
FTH: ht T&ft ^ ^ 1
JT7TT PnUlPl^THT rTT ^it II8II
RrT: TO I
3^FT {FT: FrfPT NH.II
JIrTT HJMrft ^TtrTST ^ ^rf I
HrT^T: H^^ gt ymt klTO lf II Ml
Rt: gfatrfl nft ^‘Hl^rJHIMili I
FOTT S^frt HfH^H II t; II
FHTt gh l ^M I HIH famfo i ft H«fcrgfa; imi
3rft h\HIHRT HtT: F gPlJl^: I
mvmj ft iH^HiWIWT^PlMHclHHIl * II
Digitized by
fe gr i FT R gftr T*ri ffeit it \° n
FR ^ft H^(ii®yifH^lfH< FRT I
yi^licH^I ^FTTFTf STF2T rTT II \\ II
^mt {Mctef)** feTFTFT T^IHH : I
^)»jiH^l(H HTT^chlf^HHHpcIH: IIV*II
cHm HI Ic|j^rtlr*1*i5 I
ferial H^IrWi: II ^ II
^rTT F’FT JH^FT J^T ^TOTJ OTTI
tot spj rTt TO (TTO II \% II
TOF^fiTFpt prf^H: 3^T r^rt; I
srf^ R^isftfi: fdcTj^H^FTT: IIVIII
sttfr;: Rrfe gsrr: ^wtft rs£fto: i
RTFJTORT: mmv II u II
Mf^FTFHrTRi I
^i^ih^iSm m ftr^ ^tto n v®ii
FfojT RMMHIHd yfe^RlfefR&HI I
Ff^rTT II ^ II
TOTtTOt: RRF^FR CTf^J ^r TOMth l
RrT rt^ilrMrHIr) Hl^ rTr^tfiHflHHrTi TO II II
I. 25
Digitized by VjOOQLC
^lpHyrHHHp=Fnt II *o II
^frf H - fam felT HH^efyuilOT I
RTSfR ^TST f^T rj <4l^R» imu
m$ fM^FTFTPg TTn^rTFTT^f^T: I
nFnr^HFn^Ff^^H^II ^ II
q%: ^fert'THoF^^FT rTTHFT^TTt rRT I
f^aiRT f^rrmt i^iw|uwi*wT n ^ n
^qqVMHHiqJ^UII^RT g^fet I
3*nprmwimtq^ii^n n^n
4IMfHq^UllftFTm HTCT^TntfHT: II Wl
c^UTW RrT5 ^TT ^1^ <3«i^ I
Sr^rTRT J^lr^HWI'HufaunT <^4«4 II ^ H
f^: JSTT *T rTT ^FT sH^cf^UIIHsTf I
g?TT: ylHIWIHil^ ^ rRT II ^ ||
^IM^U^I<^T: g^T I
iiqiH^ W ^ rTFTT^HMI^I^» **jrlT;
^j’si^nr rrsrrat *rftr^ #Fpr 1
r l F n fo ngifFFJrt ^11 Writ U ^ H
Digitized by v^ooQle
m
i
wg II II
I
Pi«£r<4 ^ f$r|! <pll«l^lS'M tfl^J 3^Ai : I
q^t mu H^ ^T pTjPlH : H$8|1
fe^rrferft gg^- f^: i
rRT ^r gf^rrr ?t^rt: eftfeer: mwm' imn
'HdlffJtl: erf: II
Digitized by Google
jmm
XLYII.
SRWT^ft >lrfl<(H<H5|5ftrtU \ II
^R^rriFT i
^gh^rll^lH^ Tft 3 ^ ^Wft^HFT II * II
rR % lUsh^rt P 5T sMfa^fH ll ^ H
rUmttR ^R SJ3T Rlffa: ^WTFRT I
H?g^R M«£lfisii Rfa II $ II
sHiqmfo 3 ^ pr ^f^n^ftfeTrf iih.ii
gyf cwh«£ 5T «=r nfaRfa i
H^lHsTT: MlRlMT H WsT Fit II Ml
FTFpi ^T WWlfrT sPTPT FFR gft*- I
jr FifFi^^gw f^fFTi ^i^wn non
^UW^ST FTT 4n(H«ifFT I
^rMHr j HMWRT5 q^t HHtHHlR^TfTi II c II
qffoft FcTT ma^ l ftriR I FTF^? I
nPtrj i g t gfNTFT 3^4Hn i FRT sRT II * II
Digitized by
fnf^nrr
UMHe|HlsV^I( rTPTT: ^ I
HWI^i rPTT II \o II
5I5F2 H^3 «h5f|j f^frT ^ I
jh ^*9 g \\\\\\
f^frT: !TtrTT H^I^T(h^
H^icfi *f ^r srfrfnr 3^ u \* n
^KTitur ft ?^Tfo sn<Tt n?r; i
FFl^ pFfi^ J5T H'HIMIHl II X$ II
Hfalttifa uf^HW f% (T^IHNmtH I
^4.1 RrT: TO I VIshHlH^ II \8 II
trm<l f^FJR f^FT: gOT II VIII
HMyfa Mlw: <fHHJ=isli I
=nrtm^i Ri^Wm g*i)<^ ^ sT^lTT II II
rIFJT! i*l{l^ Iqcjri I
mw jpf qw mnq^nn n \cn
^ jpfaf Fmm i
to^^ri sJHKIH ^rt WTOT fi^T II ^ ||
f*i4Hwtn^i Jpfi <=|[aUII I
gW^ ^FT rlfft II II
Digitized by Google
a* {\nm\
*TT rT TO: I
f®p|^ ROT ^tThR RTOT: 11^0 II
R’ «^7iotil R «^n«4 ^frT FT I^Iri^sieflrj^ I
fR^ft RRR: STsfit ^ II
f*RR: I
gmfrr ^rt: frPjftiT n u
FRoUT rl^Tt ^ HilHUUrfHli^H I
jpf ^ J^RRIR^fR FF*t R n ^ M
^rRT^^FMnt illi^hmi' JPf^ RFT
RTTRRrf^T: RR: II
Digitized by
XLVIII.
g jpf Rrft Rfa; i
^jsnpfisrrn u \ u
^FTm^TR^T^ ^§£JT • I
rj^rariFri^fTOs imi
^T JlH'ffq- ST5G?T fi*T% I
^ HTT^TT: m ^T^ft RH II ^ 11
^Tclisnct^T: HWcllHWH^J W&S I
H^PlHH gW iUM'clHJI 3 n
^FTt% rPTFT^ I
f^%Tig FP% fa*f(g HcjlMMI II i II
R^uF*^* *l^cf|tf*!d*ilsi*ii! I
FmOTF^T*. m 'FT II Ml
hhu^tT^h gm mu ^nni ^ i
35TR UI«JdcfWHc|HRsdH {m II0II
a t ffrR ^ TOT T^ Htairl r^lrHsin I
mm R^rT RsjCT HHI5PTI II t:||
^HUIRm: 3^T ^^ Hf^FTT W II Hi
Digitized by L^ooQLe
*>o {\mm
ENlfeaR T vfl*r^fl^Ppfer felrls^T: I
fR^RTRR R*RRRR RR \\\o II
h ^hh^wI ftt r HfaMfa r mm i
^T Rt fwf fRT HTrTFjJl q^FTt II U II
SPRg%f^T (FT tiHPfttelH R: gR I
^T^T: R *i$*^i«jforl! J[T II II
RST rTTjfem R: I
^cu«al(3T (TsTR: JR: II X$ II
iM^IMigrRsfl ^T fe^R: I
RRR IhIhRT (FT^Tlrft RTJ^ RHT II \8 II
fajtIMHT grft (FT I
^fRteJinl%RRfeF%w: iinn
g^psRRRt (ft rrtst ^fR f%RR; i
JR I WWIlEj RIFT: HHsTIRR IlHlI
TffFFR g'rFrrJFfi?^M U IVWl TR FFJR: I
HiufyifagH^ifa fsrra fegR: u x® n
JTOFR R^THRT! Rta^fT: gRfaRRRJ
rIh^t T R T *T$cfR gRfaRsRHHsTR: II \s II
RRT JRt^R chTRTrRT qTF^rTt RFRR jff I
*FTTfRT H(?Tl/iR OrIrRFT || II
Digitized by
9 n% r mi **
^ WFrTT ^TTfrT^T : I
H'^TtHHI cfl^rH II ^o II
^PZT ^spff ^FT g*W ^rFTFT% I
ST: 3W g sH^ gsr S^TPT II ^ II
uhIhh ptt: gprr mnfegrm?r i
Urg?,^ H^IrHIH ^OTHIH ^TTfifer: II ^11
QTO^FFRR'T tfl^i^iMMUliri^i I
mfa'. JSFT %T fjft ^^H^cflrl^ II ^ II
q^Ttsr^Mgj|^rT5r TO P f^T *p I
II ||
f^rf^R ^wm Mg^firt u ^ n
{iHiqft ^i^Tiri 1 mh(hhhuih) pft
w^rrf^r: prf: n
i.
aG
Digitized by
* 0 *
jjmm
XLIX.
£[ZT F EF q^FT$FStaF: I
qraift uh(tHFF RrotPrffwh u i n
^ JHI^I FF^ JFi TOT f I
fem ^rnimf imi
q^LH^HHFVl sr^N^mt iu n
m4^ti %f?fcntr^Hl'+ii^H^ iidii
qw f^riH"^ emit ^fift gq- i
^whiRh F^fifFFi^t n h n
F^FT UHIUiRfIhfR/h: I
F{TH(qft eftft rmrT: II * II
F^rRFH ^FT qFIFfT ^'^q^l
ferawrt FF {RTFHT SRT ^T ft: H to II
fFSTTfFFFF: gFT yH^%f%TFR: I
FfrTFt pm <JFt ^FFT Ft II * II
HH > q^FFr^Tr^ y*iri: FTST I
^FTT F TFFt FF FIFFTFTFFt FfF II Hi
Digitized by
rft Jp'g>Tt I
g^Flt ^HHH: JPig: W* JTTTWT II \o ||
gferr^ f%fot ftsH zr ii n ii
gfa l Hfo g fr^U) g f Hf P f^^^H : I
^IgiH^ltH ^T^^FTThI^HI^H: II V?ll
3 % ftpt ^m^h'swrm i
*T*T ^RrTT^I^HHI^J ^T: II X$ \\
n~ frg r iwifl i gpg q?qmrerr ; i
*rcr to ^Imi-h^ihhi ii \8 ii
jftn^FTFFT: gnqt WHTHM^IrHH: I
f^FT : qT^^nfaiT: H VI II
FT ^ FFT ?nfe^FTFrf^Tt gf^T: I
tiqrti^^iKU II U II
rlWmi f^rf^TFr ^FTFf%f^T{: I
gf^ra^ ^^mf^i^irTn \& 11
^g^TFT: ^T*MVFT ^ nrf^ gWT I
#i tflvcPKiPi gg^tfnr ^ttii ^ u
gfn^iqt TO STT OTlfa q^TTT I
5 rfrT J^fqTII U II
Digitized by
\w\m
frrrf at <=hh<i i
tj^ 1 ^ J T^ II
^TFTFT *rt ^T I
HlpRTi n^|^c||cWH^rMlPi<H9l<flr^ll H
gqtftr qf^t^TFT % 1
rBt^^lt iH^IH^sTT^ff: II
wnr^^ft {FT 5T^rft J?trFT crfrT I
H«cHIMIrT J?lrFT {lUrlsFT II ^ II
gpftf rrf!#feFnw^i
^ FT FT^T SFtft ftTOWlr^qt 1
Ftvfjq- ^cr^?: yPld^FTt 3^ 5 11
I^ft (IqiidHHddlrll
*FT UT HHI^m trldlHfa JRH II ^ II
qF^rTFlIfT 5T fcWirff I
iUdHHdHrfiW tt{!^UI *l«£lrHHI II ^ II
odl^H: TT rRT ^idl^rTldT II & H
FT ijM^fr Hpfr FTFTF7 IIII
Digitized by
^nf^ETTIT W
HUIHHI tH^lr T HI ^TrTrt H FT ^lfMHl ll>o||
3OTT flS%rTHT ZRffcm f^r^T I
q^Tspr^tt^FTt i^a i Hsl ! imil
^ifwfFT FT UtTTFTT I
r^ifneu gj*fq far Fqfrfa^Qfrii u ^ w
i
H^IHsfT JTtrTqt i^nf^ff U ^ II
goq^i twwisi fai'qi^uwfari i
jrarr gjsrt n %% n
^?qW{IHIMUI ^rR^IUi ^I'sfil^VWJWl ^TFf
^Inq^uq: ot ii
Digitized by
** jmm
L.
^ra^SFrFTRTT: II \ II
$cfrti riMtil fcTCT tllvi*4 faiahMl MM I I
ArW c i^grTO ^TfRr^lfun II * II
frl^T 5ffrNTTr^HT ^ f^IfFIT I
111IMHl&UI FtoTFT frft M3T II * II
ffmt gpmrr: Hftftwi •• w^m< i
?RIrf ^FjM^ II d II
lUHshrilefo: ^T^TT I
3TJ: fejlTm^N'I^H^ rR MMWtll^ IIH. II
w mwtt: jysrrsri^njftf^: i
^nft f^WT M^TT Oq^rT II K II
imidfrj f?rt%r: gfcgWfl- i
McjrligMMMH rHJTFI IIoil
rTHi'MMHi ^rrift Tp^TT <TgM^5T I
Imh i h ^t; imi
^pfFTim^lHi ^FTT fqflft ^r: I
3rfPTHMc}MUII^IMlq<iH<l II ?ll
Digitized by
EjinTrr
FlrTJJPjfFT fRrl^i c n«4*ilfsH! I
RRvtT ^ri RR RR^rf ?J R II \o ||
^oto
flrlHfq mizp T ST godiHrlf t sIR ; WWW
FRRTT^RfRST firRWl^H TRRt I
rn^RRt R^IRRTTR^RRT WlfR^IrTT II II
f%?nrfRRRR» ^i (in • i
fel l iH R [ffRfFR aWW IR H RR: ii^ii
R R^TRWT FFTRT ^kTH^Rt l J>°
R^fr RRRTR: \\\&\\
RRRTTRTRRT RTRT T^lt RFTTRRTfRR I
^RTOT^rTT^t ^RIR&fwfRST II VIII
r^uiMHi RW ^IJN^HIHcl I
RW^^RRt I^iwr ^RT ^TRTfRR II \\ ||
RT f% JTtrTRRTRiiFr jfR^feRT R*JR ^ I j
?1MIUIIHfa RfNilRT M^IHRT ^TR U\o»
?fR {TRRt RRTT: RT^t RJJ^rJRRT I
RT R Rt ^RRIRTR FJRT jftRRRTfRR II \t II
^i^ivTiti^tir^i^^iqr^^rlHTHRI I
n(iislyi«£ ^sTT Fit [ql^qrj^FI^r II II
Digitized by
jmm
qTTTrT ^Tr^l
?ng HTfefrr^rar i
f^ir m^fm frt (hh r # t u n n
jftrFTt^ *i«£IHsfi I
' KW i m*W< JTWm Mc^Mrn i ^ 1>
wtei 7mm w* fjriqi^F^Tr frt i
TO ^?ft R^TOT: II *$ II
^FTt^fa r^Tt illHHI^'MfFn^ I
5^M fgrf^^rTFnssTTTR fafarri ofr II ^8II
{IHlWlt ^nf^TOT il^l^fH 57FT
W fltf: II
Digitized by v^ooQle
LI.
rfrTl HTJfRT Jl^T f^ST HHttHUI J I
famP rsr g^fFT qsrera: ^ imi
ft yPwii^Fr vzr qswwH i
fPrfefoFI sFT^FI : II * II
^^11% HMI^lHcllfHHi I
HHNIrTHT f^MIUTi <^IWliM<=hlI(Uli II > II
^qrl sTF^TCTRT ^ <=4itii ^rTTs I
%TRi crffeqrft 5HWTt ^T II8II
{1W: *P£FWT5 I
Wrm tiiH?%i uhii
fa^ l Praffi srrrt ^rw fafsFra^! i
I^IHH ^ 11 * »
M{lPclH : I
famlH?T PI HrfFT ^ H^^Vfrr f II0 II
H Fit sm T yHiHtHH ? I
MU^ I HRM MMHI^Hcl ? II z II
M gri * r re mmti ii ? n
Digitized by
jmm
m g Fw frn^i^TFTrT i
u \o u
sFRR^rt^ ferTFTSfr H^M: I
(TOR Q ^TsTT Ffwfr: ^ II N II
frlTWf^lFIrr I
dyijHm II II
TO qWjf^f frTT I
OT MM^hHIcll^Hl^nJIHHTr^rR II ^ II
^Tt^FqgjJ#7t^fFT & H^'I^H I
MdHIMf’T JTFT 5TST1 tT U^JI: II ^11
^ 5TT % MsIWI^fiTsHtW I
rTrTt Wnlffs ft folTPEg ^^if T ilrfHJ ) Vi II
4mH l Pl«g HrU l HI T I
{HRT^lp Tggr#rTrftFIFTO^TrfuTT: llUll
iJPlim^T ^HIjrf^T I
^I^T^rft ferfTTpgmrft II Vo II
yftmti ifr n n
fam yjHI^I^W^R i
^T^T^TWTft ^J^FT *FT II U II
Digitized by
sH^RFT «i«£lr*l»l • I
^I^TFT rft II II
rraiWFI^nj FT I
towHPmi fen^FM *r n ii
JTtrFTFT I
JFm 5|gqS^ f^5ITH^NIH II ^ II
^frT H ^l FT sTT SR^ m H ^I F I H I
f^ar f^JFTPT II ^ II
373r¥(TH)MUi 3fi<fon& sH WPHt ^TFT
^TWT: fllfj II
Digitized by
w {\H\m
LII.
FTFT cR^FT ’pTT fenpRFT #RT: I
^TT HldM'^ *T^TtFTT: I111I
jftrFTFT Fjrft ^WFTHT 4fi(rTfm: I
(FTff^R HM f^FPT q^T q^t II ^ II
niHsre repft wpft ^thhtHuH i
illrlH^ ^TfeH>TTTrT II ^ II
srfa m\ gft w *ft ’ttht mnwft i
^tStt u*mm h^i^: ii8u
STfa ^FTTO % MW ysll^lM H^IrMM I
gsit tiHSTrft mwis^wi yvjj'.fwu linn
(HIM mMMtI ^iri*i I
m Hign^f a^f&rr u Mi
srfq 1 'filRl'fl HI til *T FPTrTT JMl |
Pli^lT fr5R M II o II
^Rr CHHM TO JT^T ^rfWTFfsT I
g?ri^fwFTWMlrltM^FF^H IUII
% JJ^tHT ^T^q#FTt^i% MMI«£h: I
SfoUIrfl M^TFRTT: <JsTT 5TF/T R^TFFT: II Hi
Digitized by
SPR RFT miM d£IWI i I
Ur^cC R mHfrF t ^ II \o II
•TlirlshWP^ drftd W I
wm jj^jtt crm imn
rPpTT 5R?r HFT mTf^T^T qfacT! I
JnrTFF^Rrft ^ II
^Ff?t d rjw f^TT cnot^m d wt i
fd^llfadUl m%rT ^ H^THH: U II
#T RRTT ^Tsn^TO^fd: I
*T^THsTr m d JJ^: ll\8ll
?nfer rft^ pr ei^Rt gfa i
Rid R.rWF(tR fayiiHdM<llPffin ii nu
^rTt ^T H^IrHd: I
q^fl Mrtfdrafr*T V*Xtm d^TOT: II U II
{Idl^l RTFTT ^WrFTf^T: I
R5RT I^MIoli^ BsTFlf qiFR {rT: IIVMI
faHH^HWdTrT did d«£fafc[! I
pT^T gdTf%: II ||
^HWgHW'Wl^faHTd H^IHfrT: I
FTPTJdtH^IHdl fenfd^t d^Fjfd: llUll
Digitized by
jmm
TOFTT I
^ T R r ^ W H^ I Hsi l TOTO! TOHf I
q%^ 5 FTm^ff u ^ 11
ft%: qrcfniS^ ^FTTf^r ^ i
fw^sroft TTsTT ^rsTillH *R£iq!UI: II ^ II
f^rann - : ii
Digitized by
LIII.
ft vgi fsngrfsral h^nh? i
raft [^hmi^O rort qj imi
Huiri ^ H«clrHHI I
3TPFR sTilrfiMH: II ^ II
3TO^T ^ rRT #TH I
fgiHidi gfo^; n
5T ^W ^ITOTsmrFT: I
rRfn^t§t f$TWj ^Trf rRT: II £ II
f^JTpNl H^IHfdl ^H^IdilUlFHMI I
W& ^Iwt gPlHtlH: IIMJI
{TsTFT (d^ifdd H^irim: I
m jttRst ^rnr: gtr: n ^ n
^Tf^r^rT
Hsiii QTrrPTFT f^T |lddrM mPieh: II o ||
Zforljf gjjrn >pTT: W I
Srftmjt frfrrTT: ^ f^t i^gg^H lit II
^rfiRiFPj fn3^ ^r <rfrFT i
fSTFT Ft gdtfQg ^FPT II Hi
Digitized by
{\H\m
^TsTT orfW ^ I
icHUllH^fl *l«£lristitn*iril II II
fOT 3 9^t RT R?T I
q^TOT {jFhMpM^ q^FTt II \\ II
mt qrfwt gPi^fFT? i
famfirefo t ci i ^gq rq q^rfer nv*n
grfrlM ^r[iH^lFT RFTFTTFI I
RSJ ^lOTIFT m\4 crf^IrTt H ^ U
nte n ufa^i g RqrfoR; hmI^ht i
foUdHiH Elite s qsFftqj qq^rT: II ^11
^H ^rt H^lqirf: I
'ftdPlr^^cTl^isli ^sTT ^mH R flrTT II W II
^HHrM HilfcRRR mRm* 5PTt I
R II U II
R®q R^TIHsT: ^TIWfPT qf^rT: I
Jlfamif R RW^gRRWsFcT RijqT II \0 II
^ ^FT £TsTR qTW: 3RTR g I
^H^M^WfRT g^T: ll II
cjibH^q J nwf qfe qpprq ^ i
mu f^PT Hil^HfFTWIVg HH Jr 11^ II
♦
Digitized by t^ooQle
4M^«hlUi w>
h^ihsH mwt i
cTcH cfk: ^FT^T yrT^rW II ^o ||
^*5^ ^®iS fera' 5j^j *w i
JT3$i ^ II ^ II
HfeR^r fT?^ F r feq ? F ? 51
qFT^FT W ^TFr: II **11
rTrT ilfaci^*£ Hr$H I
JJj JMtJW q^HllH^Hi^hMI II ^ II
jrm { t h t m t *riEfon& wu*F$mz
^ift^PlH-HUi FFT
Bntot: m> II
28
Digitized by
liv.
i
f^r ^FTF^^PT RFT RrShRI^ II \ II
R^t r mym i
RH i P r ? H^ Tm fafaqinm n ^ n
^IMHl^HWTitf {Hn^R^rFTfRWT^ i
iH^I^ Ti^r RRT snmi
HH I ^IIi^R T Rf R R JR R l PifTfr T H ? I
HisMTfR- ^yufift jftrrfR' r - r^tct: n ^ n
rsrirX^F i
^T dR l WHliRHt^ fT IIH. II
RFT RRT RRT ^TRTrTFT rTRT FTRT ctRI I
?rfwfH^T^: ^Rn^TfR^T II Ml
gRHtR SftR RR Hcfa l RliR^ldr t I
famlR S ftR | | sIr4^ H
RFR:gjsFft {IsfT Hdl^UIJ^JIRJ I
RIHMJHpe T Hf^ R: RWr^HNI^H: II ^ II
I
^mm^r RRT 5T^^RT^nT RTR^ II * II
Digitized by y^ooQie
^chilli
iraf sfirm^nr ^tw *ft u v> 11
f% HJIcWHSeTWll ^ I
frmi^ wtt wft fenmn
g^ ytilrj ^IhHtFH ? i
f^rarifH^lur ^ttftt u^n q#ri?t n u
^ SfTH^^lTT RTfa =til^5l^[cri I
flsR fftq i fa 5 T^TT{Tftpft fsFFPT^T II V? II
^ q^V^TilH^M HHHWII^H I
vwmi ^imhm % cflf^rrHsirfi mi in^n
ST 5 T ^ 3 f ^ ^ UIUIMNI rfe ^ I
?rrarRft^ * srin?iH*?nN ^ 11 vi n
^T^T^qZTft foum Rff^vn^rWI I
TOfTT^^sTTHsf^HJTH?Fr: llUl)
HPTFT^T FRT I
^TFR/T ^TPT FF* II \<s II
^fiivwywr} SnyiP^ft^cfl^j i
F r pw™ ciicwRrai^;: ll II
^ ufl JJ) IW? UrT^ I
jnrjiFK^ *Fpnfnr n U n
Digitized by
jmm
^umiht {rot r £hmt% i
^rfRRJUHKJ^t Rhi^ufliiiri^KUni 11*011
^THt^IslIrn^ J^sTlRT *l«5sKli I
R RR g^rT 11 *\ II
HMMuReWtfirRT RRJ^RIRT RRR R 1
^p^Rt JTRT ^tf?T ^RRT 3PTFTT RR II ** II
R tflHrll I
RR ^TRTTfR ^McHlfafR <IS1MM5<41<1II II
^R^f^R*?lRR^f%RRR I
II ^ II
I
f% R {TRR fRRTR fafomWRT imil
^H^jvrr : fsKRT: RRT RR JIsF^R RW I
Rj^RT f^7 BrTlRR R 3JFT RTR^tf^Rt II *Ml
LV.
qrmg * hfttst q^r gft; i
rTrft^FT (TsTT II \ II
hImHHT g ^RrTT {FT {FTT H^IHHI I
SIFFft faHMFTW ^rft TOn^FTT II * II
q f ^H T cti T c|R|^H feFT^ ^H^ I HHI I
qi^T {IsTO^TT @ q^RJJMrTT II ^ II
•fqr WTfuT rTFT H#4lNHIrHH: I
qm i HHUF f feref HWTT cqsTfrT qTfife: II d II
^frT tiRrafim fj f^w sr gm gm i
SFRt flW qfJTT 3Tfe? crfrT {N3 1 IIH.II
f^TrTFmsPJ tG&mi I
sWWlftrM'JII II Ml
Jim ST ^rft qftch'ir^ cl^HH^cfir^l
^R|«WTO: || (^ ||
q^rH ^mr: g?r i
qmt {TsFpTTiTOf?T c4HH=hl$Trt: lieII
FTTFT^ cllchWsMlrlJ
whi<Ihci jifert n * n
Digitized by L^ooQLe
'T rTT MsiiFt HlF-J pFIT I
^ »H^r1 J^TsTT ^FTF^FT : II \o ||
!T f% rJrM HH (Tfjt [q^f^Ti^ri: I
Jim ^fen: qi^ ^imn
qrfr’rasR^lOT qw ^HcIth: ll ^ II
^grt) T 5|fi T ^ HcffilM f^ ftofT I
sRwm m ^rf^rfwRt nn ii
JT ^ftMFjr^dl^UlHI ^TTf^ |
^F^^ISFT f^ST SFRfT^ || \& ||
mm STrt F^foT RFT I
f wfosfl H^rcftf^Hcl J^TFT^ linn
Rt sF^SfrFPTtTT I
^Ff ^F^qr^fe HW l iH I^T HH : llUll
^JfFFrJ FFTT ^FT 3%?: g^MMI? I
gsT srfFfFT SFT II \o II
cTFJT «£HI<qlrt|'£i! M^<=ii: I
?th ii>iM^^Ff m mrrmFT toft: nvni
F (FTT q-priMW: I
^T^F^JTT?mFTFT II U II
Digitized by
f^X^rTT wf^fH^H : I
CTOFdt*%!^: II n II
Pl^W FT^T n<(Plf^c| qicT^: ||^n
^'H' SFT TOtT^hRm: I
rTrft^lfui *1«£lrts1l fenfeft'fW^TqsIr^ II ^ II
{run {Himmi ^T^TUi ^f$IHc||cfcj TO
WW: TO II
Digitized by t^ooQle
LYI.
m Riw^l ret Mggaqtf^T? imi
rPT ^HI^IsdlrlT; Mil^lsTT ^jeWPWT! I
4|HWpW‘sUrTT: *l^mWM: II * II
Ml inform *frt: su^fou^hiw«n i
()>T$ qg N^TVg g^: hR^IH+I.: II % II
Rr^nmr^l
HM<ltH ^t *TO ^Tsf II a II
icMUlPNgHIHT g STrT HHlIsWljt II"ill
zfim sTOrTT I
rTF^H^infold lUll
fNi^im<ihi qi$i§n H^inwT i
HHfif rn g^fa famPHqH i Hq r n & n
ifouRwigg*!*!^ ^r i
HcfliBtMmH ffi fa^ l lHMtrRH M \\* II
*Fp: ^sr f^Tt nrrt? i
3M^T ^TffoT: TOt Pr^WrTi JJrT: II $ II
Digitized by
^TT^T ^ fSsT: I
^r^T ^rflrHI^l TO41H II\o ||
H {IFTFT fHgsU crf^IMH l
^fen ^tpfui 1 ^mi^wdri im n
^^f|RTOfe%I®rr (
rlMttlM I1II
'fj'iRlr^^T cnlrM ^p^JsT; I
5IT7TFT 3f^t fenfWRITO II mi
H^itl ^Isitrl^l s[f% RlqRlri I
ETFH ^Tf^rf: Hfafoftat 11*8 II
fgsnftsrt q^icrer . i
gfuiUHl ^HHdcflrjJI nil
^Tp^Tr^^FT: II UII
Mlpl ^l^lllui 3FFTJ FFTf% I
HFJcfq^flrg'g ClirMi'g ^ rlTpr *T 11*^11
m fhRhft I
^hPmPi f^ m\ \\\r,\\
mn ^ l itu ^isiPfKPjiPf^ h^wt: i
#rrr q^TT 11 U II
Digitized by
ql^TJT ^ I
v&Fte rtq*fi gPmrT«t u *o u
ilUlHI ^T5R^ g^'Wlftr rTFT fl: l
imil
s^hnw rrf^rrfePT sftarTJ i
5JT i6|UgrTT jftrfT SWTt^T II ^ II
c i Rre^ fiiwiwSta *j*w&ur: i
SJTs^cnrT HMlfclHi h^t* • 11^ ii
c|Riy s^M*ii«l»H^lr i H 5 I
y^rflR^ foille<HWl<IRuitlPW II V *\\
TOIMI%T rrf^t hI^P^ IIVIII
*T^TflsfT crftr^t ^rrt ^2 I
K^I T fi R FRT 5TRST H(i^iH<H5^r^ll ^ II
srra*T fa^n^t ^nfer^RfH i
if NT fo fa FTFTT^pT afcW^RT II ^ u
^rg^IT MI'H'^fr ^OT sTOT^ I
^nfii ^uifwrt n ^ n
{FTFTTJT illi^hlUJ ^lriM^i<^i
criWPSIH^t RFT ^TWT: W II
Digitized by v^ooQle
LYII.
4iffl«n^f ngfr^ci frrer \ n
cTR rRSR ^r ^r’THPTrT I
farffaF^T CR^f rTf^fq- II * II
*n5FiF*fa ?t jnf^isr i
m *r ^rnr ^ m wi ^ *n^ imi,
di^i f^sr *7*? 57 i^PTQTfi^r i
Frm^r jtt%^t ^nfnwrrn u 3 n
^r^m^rr srirmfo^T i
^ ^ ^uf %sr ^?: gigqff rim u h n
yftjt ^nfq- ^fcft sTrfyFT^r i
«rm w %3r m\ n Mi
8SH 4l^t ^rnqsT&cffiq^ I
srtaur ^ur gsrc^ gisfit u <511
^ f^T ^fTrf g^FT rm 11*11
^r 11 ^ 11
Digitized by
mhi^^ zprii: ^h ^minl rmT u \° n
grraar wt ^r i
^tt ^T =hlMMH«T fofpff II \1 II
^FTFW i fn T mfm f^r jRwrTO i
crfw gq^PTTTt H<^flRN W<^ II II
rU^r tiqlRlI *JfTi I
FFT II II
rT^gwr ^T^T: HlRljO iRT5 1
Rsrfa rHiFtTrq^jjnT? n\8u
FT^?I^ H^T^tt ^T^nr^sTFTT II VUI
ciRi^i^H^^nfr i
dt^l T ^T MHH T F T ^ T cliWEI H^lcW llUll
3 cHI*Th 1^H ft* ^HTHlFTgi^ I
FT^rt flH’fT^rt ^vrm^ H^IrH-f: II \0 II
qfNl ^T H^H: FP£TT sSFFrrf^r: I
yiscIH^^Ui^J qftTWT ^JTrT: II \* II
FFFT ^ chMlftlM r H<l!J ^FT(: I
^ppfr ctRt? smt srt n U ii
Digitized by
iuRcfnui ***
5FTt^t FT FTsTHT I
ftjp£lrftfem 'l en^f^raTfasrt H^NFf: II ||
f^r w Ffta*. *rg m*m> i
^c|ijrtS JT^THsTT: SIWT ^T^TOTT: II ^II
falser TdQlMMH ^IHsftef ^T II ^ II
^FrTs^UiH HMI^TTfnT ^rnr%% I
F^FTSFTWto #W1T^: II ^ II
rTTi-MH *fl d^Te^l^Tir I
q^iHsiis in^gr^T n^n
rTrT: H ftraPT ^TT sfT^nFT grTHHHi I
H sPTFT FRT {FT H^UlPlRlH: II II
(\nm\ ^if^hinr mmh^Tcw
f^lpMuftsll RFT W(r: W II
Digitized by L^ooQLe
LV1II.
LIX.
WRT mm (FT : II \ II
5FFT FTQTTT ^Tslfq cJT II ^ II
^FpFjT ^^irtsir sPTPT I
c?TfaRT ag^: II ^ II
feWTfasrfafa rTSpCT f^JT f%f%^T5pr. I
J.^T R^rTT WgR^^II 3II
fTOT yi^trnt (miqRffT %T fit I
OTrfir hinhi^ =rrfer sif aro^r imi
^g^JT q^THsn gg ^ H^iyH: I
FTORT^ ^TfrFT q^f q^HIrHclMJI * II
'ftlrl g I
f^lfHIH II ^ II
FTFT gfc: HgFTm qyqfafH {m I
Jl^tWl(l(UIX'NHIHi ^7JTfrf lieII
Digitized by L^ooQle
w {wm\
ofam ^ #TrTT n n
Ur^ll^lHl cjRl^H FT m\ <Rfl!li ffof |
FTT: II \ 0 \\
g^TOTt clRl^W 20 rf g rTr^l
^hfrTCFTt FF3IHT rTT 3fPT II \1 II
fipTT rTF^Tq rTTftHFT I
fwf qraiq qqq^MHiHHiqq iii^ii
HrMUsUltfl f^TT f%f%^TW: II ^ II
I^Tjf q: qq^t^ qr?TPT: i^UIU^HJ
n\8n
CTHTIT^JIH>fFT JJ^THT srfTOH H«£lr*THT I
qg«hT*ft *F$m II VUI
JM^ws ^ 15^1 gefows i
qwft ^ m% clVrTTIH falHMJlUll
qqfH^FT: %srfqOTg^Hli^Hi: I '
mififl m ^r fTOM ii \<o ii
UrMUsUIrfi ^IWH JlIdH^i FFTfcHT: I
iJ^HH q^FT/TT^ qilMlfH FTWFT: II II
Digitized by
=MlRchH(i ^
J^s I
RFTI^rt J ^ft g^t *FT II II
WTFF^mZ RH
^^rf^rR: W II
3o
Digitized by
\wm
LX.
rTrT I
=ufa^lti {FT {TsIMpl^Hd^lr^ II \\\
Ur^H^iTr Tt^fH J§t J^fTT H^WT^TT I
R^FT «hWI<WFJJiqrTi II * II
sui«suRcr^Ri FTp^rg •
rr^f htj M^isifimfH^iF %fag ii ^ ii
Fwr j^rr: q^rr JTfrr: i
m> ^PTF^rTFT^ft^frl^T^rf^ II 8 II
qr^n^r srfwt I
f^FTifH! sff*t q>^Fi srt^t 11 h ii
gq^FLJFqrrt FTjt 3^ : 1
qisH HmcimgI sqRTt'FTt R Rq II k II
RRt rF^FT ^pTT s^McUl^fHHWt I
^TsTT yPl^l^rq rTF^ II ^ II
Mr^i«5tnrTi I
?Fqt jrfrTJriRsqrfRqj f^fifrFFgU*ll
TjfqgRFg FFprr fefywffat W I
^iRchiui nn
^frT SfT^T 3 {TsTFT fefevjtri FqPTPSFT I
W( i(T3JT 5TrftrTPTT FRIT ^T$TT H H
{R H5T ^T J^ l ^irl : l
^ffcrTF^q^t ^RT^RtfT^ II 'll II
RWRR^RT: ^Trft I
FT H^RRtRT HWHIMrli UrT I
1^3: *R qtjT q qrgmfqR: II mi
^<=h rlrft ^T5fT sPTlHI^JiH^rM: I
37TTWT gjt^T ^FTl^ f^nftST II *8 II
H^I'RIH FTrT: ST^TIRWlt I
Rtf*TR ^fW?T ST^im^fFRfcR IIVUI
ferrfosrfafq- ^r ^tr ft frrft i
qTnJFT^IqTTT^R ti^MinJI \K II
ehi^umg q^Rsn qra grcwNu^: i
iMMlSrMrHW ^TsTR qt^T ll\0ll
RhHWIHH$r4 FT ^1 5 I
• ^nteifqqn^snqraiimRHi w nmi
FRJcFRRrFT ^IsTT RTJ31r^5RJ I
5R^lr^CTnffRqTq?r FFlfcR II II
Digitized by
\wmi
5WWrft^fFT JJ^TTIT ^ I
f^pftr CTTTT: *IWJTO ^rffrf II *o II
H^l(i(] f^T ^T I
*f$'wgq^Mlrf rm toih w ii ^ 11
^Fj?t hI^T ferif^ w ^f^i
fT^fa SCrfni^R pftlff ^ II ^ II
iw cnf^rTT I
w ^ itflvI^H fflfarTI J ll^ll
^ IWH'H WW : I
q%m ?r JT^m gfnjiR n *8 n
spn^hcHlIlHl H^ITlfafa % *rf?T: n wi
rTR^ M I rta q c^rl cfiM U I; I
$T(UIWHHI >TSn^5mit ^rfT^frT II ^ II
JTFqf JTfFT UWlfa ^{UT^ftFT^ I
PiciriNrjH^iH ii^ii
jmm RuugJtiwl
=TFT W II
Digitized by L^ooQLe
snf^fiirnr
LXI.
■sm&R 3 ^TsTFT RuyiPisO I
Rw|1'4w5t imi
4W<*t ^wt dMift ^nf^r i
j^uf h - ntei [h ^ sthtoh imi
^RFI^riOTvr^ pirfirl^ FFTfaFTF^I
^rffriww ^ q*rcrfmuii
JJ^|iq#rT ITT M<rT£l5H pRTT I
11 ^ II
^HU TTT ^ FqJTFT ^fTOPrR I
ef^t rrR^wq fsrf^r ngRi^Ri u h u
M^IHTsTI: ^MI£M ?TW I
Rimra g^^FTig^t ^rt^fer n \ n
%t MM^c=d|UM^IMH: l
nffiEfa ^UIIHI Htoin II o II
q(^r H^rwef g fr^t: i
*^ 3 <TtaFiTO flg^nw’TH imi
m q^FT ^MIHHc{|chJU^R;rT: I
FF*T H'cfli^U *FTT ulrhHiTrqrT: II ^ II
Digitized by L^ooQLe
jmm
mrKjmr i
m*m ^pgtn^fn ^ f^n rFffcrer^ii \o n
3^: wrarral'f^q- foglTf ^stfH^ ^T! I
HqlMmf^rir! g^wfaFnft^iyMi n \\ n
WRJ UfrTi^lH I ^ rTThR: I
?IFTTft^%*T ^sfepTI II VHl
srftrwr grot $TrT 3Ftw^rfFf i
?rj^r ^rt spj ii ii
^rf%PTt msi^t qsr ^rraiFT^r fai^rr: i
gft f T Hl : ll\B||
di^uii ^r r^tftftt gwnr sn tmFPfteFf i
^rf aifatyfri fenfa^iu mfrMi: nvui
f%t ^ I
gP reng fo qW?rnun
TO SJpTT f^MTTTTt gf^jjTGT: |
^ ino II
*TT5nfwi I
TOfarTT I^THH: TOTO ^THWTT: II II
WFTTOTO^R ifim sfcftclrW I
HTT sTTfeTFTRR *JTO: TTJ TOT: II ^ II
Digitized by
f^frrrar fejrra Rkw^PdtH u ^o w
qf ggypr i
^rr: n *\ II
yiUlltHqwlH^rft M^sfctelHi iFrT: I
ffifa re i *rer ^ij^ fgrr ^rflroQr \\v<\\
^FT firaTpRt H^TgR: I
l^JTH H^l^sT l ff T tfH«tg t H ^ H T3 1H II ^ II
^TTW (IH 1 W g FT FF^T^
^TTWWTt ^TFT ^fg rT H ? tpfi II
Digitized by
{\mm
LXII.
R SBfofaqjJrqsq I
RTf^^HR^qTRJI \ II
^M(H^rr$^rai<i^vi|^iH fagR; hmi
RRIWR Rt RR I^JT HR 5 I
MRH R i nf l ^ur RRff il^HHl^Tf rT II Ml
frf^: g^T: R^ I
fa WT fHR RRs RrRR gPljJIRT: II8II
far. HH^MIHiyI^llHbWMlR[HI: I
m ^R|=h<IMI<WMH| 5FhRt >JST IIMI
R faF£: H^IHH ^R^FTTRt Sfl^ini I
srfafiiqt wn^STiq sreifrr {tfaT: II Ml
RFTTRORRfRT q$ft M^cHrti H'^UII I
fafa r rrt q?r tnq(l() q^r f^r n & u
q^f^IJ^qi^ falTfRRWRsIRTI
RRJ 3R^R qR! R^RRI^RWR! ll^ll
RR^RR^FTR fanfart H^IHM'i: I
sfarsnwRRg^q: hRthrhi: ii S ii
Digitized by
illRchlUi ^
rTFT mr FRT I
fa^lfa^VsT tyidh^H ? dleHH*dqi^|: n \o\\
HFIW R^fftSTT I
PRT HTOTsf FR^rTT: II \\ II
FFT: ^tWTTf^t felTf*Rt ^'RH: I
SpPflRI HTRlI^IjiH^TdMlH^II ^ II
FTJHt ^tqVpfrTFT
^T FWff^TTT =Wrf^T ^HlsTHT II Wl
feifr w^i(i(in f^ jt^ i
dMIHSPTH qrf KiN^HMI rMWf II \8ll
FTsTR rTFT FTW *RlftO T^f 5IsT I
3^ic(icw mftft *{imq u vui
qfr F^rf isFITfw g=ft=Tt TOrTT FRT I
Rf^j rT JTrf f=TClj MWIIdd: II\Ml
fR: g^TWt WM I
fiTClftCRT pTJTT foMJhjhHKW II Wl
jj^mqrf^rft ^ I
^chl H$«*UI tol|RHRd: II Wl
STO^Tr^qi^lfa N%HfHdH^IW^r: I
H^pii cH»h HHI qi^lri MrirTi f^: II II
i. 31
Digitized by
^ |HW!|
(apgipRft fSfeTO frllrpR FT i
rlfit g<^IHM~lMli |l? rt4sl l niHfj^ rTT: II sjo II
4IFJsl<RlSt *n5f «H'fl'tH<jtrlrl: I
FJfT II II
F^TFT *TTrf IIV* II
gjT ^ W ^IH^fK?fNFT: I
II ^ II
RrT: fgy, I
f^nfef n^TFTFI^^ 5 ^ 5 N ^ H
m ^TsTT raw Jjyilliwf^drT: I
HMlO ' d ^^ n ^ n
HH IUnfa MHIUT&: M^I^TI^T *WT: I
5RT?r: ^nfet htot ^iiHshPig*n§fo» ^ n
^r: gPi Ji^; i
^TrT: I
ii i {i^ w qfew JTFpT ^3gg?H% n ^ n
JFR HSfflfaW &IU$>fryIrW^lrU
H^ra i iii T ^ ^ iftr ffliuflmPr trg ^r n^ n
Digitized by i^ooQle
fnfefiTTTT ^
MMtsiH'l g l
11*011
Rggf%TT tffrrr ^h^Ih (m i
iH^HH^IliH ll*\ II
^rfe^g ^ Rrajf(«fc ftreg i
^ Tn ^ T HR{Fil fpT Fwm im n
fgrgrf^g rT^r^Rt frt i
4ro[H^cfig?r^ ii**ii
rlrft^Tqg: ^ TOlWTf^T I
H^IrHTHl MrfHII^FTT^RT: II ^U
^Firf (TWI iUi^hTOT
Ruii^wifi(l^ui to
RNfy'rlM: flrf: II
Digitized by L^ooQle
w jmm
LXIII.
fayiPwwqlw i
ii \ u
CT^fTt ^UlMMrTl f^f I
f^FFTTqrft qST%rTT; II ^ II
zfiw&ti *pT 3^l(UMHI^r{|: I
tWrM ^W T; ?t rfe ^Tt^T II M>
*i«^lrlsii: 'J'xn^uM+iifcH: I
FFT 3ST ^HMkHUUH: II 3 II
W( rFTTfg ^FTrft I
^M(i q ^ {mq% ^^sT rqrT iimi
FTFT% qsTHRFT I
ulRlri sl^ FT II Ml
RX ^TTmtqrrf qgi MMqifocf i
FrfFT^^H q^Tt %Tt llsllHpl^Hsieftri II & II
crg^f: qll^ril {TsFJ^qRTfq FT ^rft ^?nrj; I
^fNriit ^q srfa^rr u s ii
mq^Tri q^TFFT FT FT qggqFFT I
SF'T qTTTTFPT 5TfPTT q^FT qrf qqFFT II Ml
Digitized by
STOIIMbM: ^T^^sn - I
g^j er^nfenr iuou
Hil(IWT ^RTfo ^ I
TORT5T rRT R^RT: IIV* II
sfwttot: ;rrc i
s^gsf *r fei jj^mTFR ii ii
^riW^T^flwr for ^FFR^rT I
FFT:^TWrf^rt yzi JS'RHiRh: II nil
JRTIHrR^WgrTOrcm^^ I
w ^ i^sTItTh ii vMi
^ rsr piR flsfm*T i
^FT ffaTT e^^rm ejl{RsT || nil
^TIT IT rPT MiyM *
^h4(h ^^t grR#r fesil tth ii Hu
mtjfi fRrrf: RFT^ TiTWT FpR I
$<!<*) II II
IT J5T ^grftr^Rcfte^: I
^rflchcl^ ^T RTrTT M Mitlfcwl II VM1
3o|N^^IUli FT {IsIHlH^ ^T: I
il&shM g?T sW ^TWT: II II
Digitized by Google
>r hhiQ^’ chnMft grfj^ qt fifct i
(tjrjuri 3EPTT ^T? nT^TJT ^rTT II ||
RlrfUlt ^ ?!t gq I
SrtiqibRj 5^ rrfF^fHWi rfer q II ^ II
sprm ft^t wrt ^toN^i
[qg^^ T: q^ft^FT q II ^ II
f^rt Wl ^Isl^ig qt I
m\ ^ I d^^u r g^r:5FK rlrft gq: II ^ II
JJ^T q^HUlrll sflTFT I
^RTftqr FT ^FT c*(lP=IH; I
fTTsFIFT rTrft q?T HHiqfagHlrW II ^ II
^FTiq ^IHIMUr ^l^=hfT!T ^IHH^dl^l
gp:iTlMifd'?Kq) dFT f^qferFT: TTF: II
Digitized by L^ooQle
illUehlui * 9a
LXIY.
spT.Sfa HMI<T?T FT ^TT I
wrf; ^h^?t n \ n
rTFT f^RrTFT5T SpTJSfaft *T^FTfrT<’ I
cpKt fenfire ^rf ^ imi
ft (iuf^Mt fort faswjui gpft?r ^r i
sPTPT fmw gift ^ » % II
*T *KfFrT HlHl »T fartl *T ^ ^HF^Ti I
^ I fjH ^fFT *TT rTO m^WRT r f II 3 U
^TsTT ^T frFTirf: P7T»T W2F£ TO I
WTt cflqH T fa PT FFTT 5T ^ jn^ fa IIH11
R’Rlt »t dHHWW %TFTT I
fq^cT J=T fW *TT II Ml
h 5>H^H ffiT I
STTr^RT 5p.3TO F?H4=)IH<H5)4'liill oil
35t#P#I prarl^l
i)FHf T { i!T W r ra aw ?n?ft'fq*nJifT: in; 11
3TT tlPlf Tt sngft TfT' HUU l lH^ld f I
rtw sftftfRRST ftrt% II ? II
Digitized by
ft qj hRwTw 3^: grf inoii
srajm: HfaiW JIpTT rfftf ^T^rT I
hMm^Pr n^ n ^n sto^ ii n n
W[m HH^ T UH^k F T g^-: grf I
mtfas W FTFT felt FTOT II ^ II
^ EH i gfwi^l
HrPiMMfn^ fcjraragg: feprf^t II n n
?TT%TTT!T W
St *TfaferfFT cjl^cj; |
H^j[rl : II ^o ||
rt ^HW<I I
3^T^{|sTHHM 0^HHNH imn
^Isrf^rTJ JnW ^FT HT ^HTrHH: I
qg^*r^: at^^THHi wtm u^n
rte'Icfcl^fa^W *$8l ^HHMrl: I
sPTFT ^frfrT: q?R FT3J II ^ II
^WI^JHH frFIVIUi I
sp^sta qg y* fR^qig^ftnT II *8 ||
FT ^ I
WURfHH^UM II ^‘11|
rPR cftrT: H^I'^H<I I
snjf^- mmur g^stora jjm ii^ii
H^r^TsTT 3)fjqjri rT^FT q^f^HH I
*Fpq^r: fipr«ll^ll
ftMIlPbil** q^fTFTT ^=Hl(IU q^TFFT: I
snrniTt town n^n
pnqfr sniifoiui ^r i H^ic^i
WT qg^ferlHJ flrf: II
Digitized by
w {\mm
LXY.
grrf g sHWH I
^lUI^ ^T {FT rrT^FFFTTf^rTT: II \ IT
H^HH^cTl^l ^T: g^t *
ft fere FFmt^g^T imi
^g^iFF T t sT^TT sW I H I ^ qTOrf I
fenfefefa FFpnr gnwu: tk it
rFT %T dUWT <*>TFF*T H^rFfTT. I
ills|i| I HIFI {T {FT rf Hyftofirj {^ II ^ II
*FWT ^TFT g>iMl felTferfe af?T I
5^mprgng^wr iihii
rft ^Sffen^T Wfit $Rl<*rtr*TsT: I
^rjrnrfrFTt {ft m gffemfer u * u
FTT ^T *feiT fere 5R I
sMUfet^cIHHi *r«fl^H{T$fri II «=> II
^ferjft^^r gfefwfefe i
^T eT ^FT frft %t ^ UlcTI IK II
JFTOrT^T:
Digitized by
=NlRehlUi w
*rf^FT eT^^TsFTHT *TsT^ *TT II \o ||
^rrt^t^THmilTnHlHp^Hi I
cnwt jj^kr HiNWMH u^vi ^imn
pirT: ^Tn^ITFR^: II U II
^ fT feS T FI^fe f ^ rPTT rRT I
FTTf^rcufiuMHlmPi nnn
m ^ jih FrfFT^f^n i
sPif^Hrj^rRT f^wm^rrm: u \$ u
fTFFferW ^ sTR rFT FFT: ^ ^ I
h 4 toft f^r: ii n u
5FPTT ^HfqpTT *TT RTfaq^TlT firt I
^*®*i rTVRiXni ftsTT^: nun
rfr^rTT ^ofl^rfS^T fPIM: I
g^rffirqf^r^r suiihItt^Jh ii^ii
g^HI^IIM ?TrJ ^TWTffFT: i
FTTOft g^T^Jt II \z II
{FT ^flU lI HlHK^lH : I
wT^rf^TT: nun
Digitized by
w jmm
q^Rfe r^rWrrtqra*t^Rr^THren iuoii
qr ^r HW^filOT HMMrMejgsifn i
fH^rTd r H ? d^iWTdl^ l ^ fFT CPTt II U
^iqt fwf Sferr sI^JT I
^dcTi<Mil^ci rT T tfH f ^ f II ^ II
q# (^ ( Nrfe r rm: j>%^ T rH 5T I
H«^fa^MT ^rm FR g^rT II s$ U
d^nm rf cR: gqT l
smf fer; owit Rmw«£ ii ^ u
sl^RRl^ qira^lFPTHMHlfsfH I
^ q* RrT rPTfwt II II
H^JM rTrTt sT^CT d" rm^t foriPOT I
^IHshlTOlH^PT ^f 5l^diH^I?T II ^ II
dM^ l Rf T rTT^pT ^IHpK^ ^ ^Rl* I
rFT5 ^Tt pr s^leT dHdmfq I^fq II ^ II
^c^hl s 4MM) ^TT M^Nlri I
famlHdU fo Ffe FTO qt[FTt FFT« II ^11
sngH^n Rq?r: ott ^Rq^sqripf^Rq^ h ^
Digitized by v^ooQle
wf vwm qtfrwo mi Ri* s i
ftrfint sTcHHTim!^ r^ t afq- ^im> n^oii
^ fmt rTT 3qTOrTJ l
TO f^f% chi II ^ II
FRFT CT^TTWrar rfrT: Jfljfi: g^fw I
FFTltog^W ll^ll
^TT^n^TT prf H^nr^H: ag; i
ssnwrf^rf qRW'Hi^H ^r II ^ II
{ FT TO ^ r ifonii ^ I HH^ I cM
%H«MfHcflH) JTFT craqfew *pf: II
Digitized by
jmm
LXYI.
FTOFFTfWI<l Hill
^t ^ t nat pn H^ ’ ^U T #W I
crraf^r: tgtfw u 5? 11
^FRT FFTF^t a feufe: 3T<I t-IH I
*T a^r^frT ^rf! 11 ^ II
rTFTTr^pT a I
RIFT HI^Rh^JiIh rTsftfW a FTTHtT a II9 II
rT T g^R rTrT: gEfit ^ T H T H T fH i afci I
a^j^RT %ft: iihii
^ftrf^fT: ww aa wfm> II ^ II
*Wl^ t 5 pTT ItP W I^H I
rPjftr JT^ rTTHfarf 5RII0II
^apr^islH ^tt i
fRT 1R rfHl^t ^^liH^HHNMftllT;||
^Ttfeft ^TT ct,^H^HW<l I
RF^aiilMrlWHIIW^ T^WMI £ II
Digitized by
=NlRcRlui W
RR: SJRT RRJ cdl^rfl RR I
^ mflrRRt ^ n \o ||
rt^r r gwrer ^i^ TTi w^ri r
rtw rrPiu5u 4>ito t r ^ rJ 4 n w n
R^RT ^rrfRfnFTT R^RR H^I^H: I
Rl c RRHR T ^rM j*Rt HHl^i II V*ll
JR^HN^cKRH pilH<l/iRH R I
RTRT RTR rTTfelR II II
Rr^RFT ?£TR RTRR^TT I
prt frfaR Rlf ere R R RHdcOrjJ I \8 II
WltflHMR {*R HTHIHi|Um'g<l I
HHlt^HIHMl RRT tRlHIRl«£ RRfa^ II nu
erfinriRjri ^R^m^jl^Hi i
^nn^[ TOfe 3 ^ttt r Rf^sifR ii Un
prr ?ihhm!' fRT MRifel h^Ih: i
HRIOTIRRRtRsfifaRISRIHUIK: II V» II
RRT ^JHT W* ^IcH*im"Y ^i I
RR RR 3t^t »»^n
rPTRtvfq^Tt %R: fiR£^T tl RT cHH t I
Rf^Htol^FftTR »J5t sRF§TrRTRRTrRRT inHl
Digitized by
gcft Ifol^TO* ! RWT§ OWT U ^oII
%t g feTT H frTPrapr: I
qg^Hy n fe r aret Pit^cu^Fn imn
( I H I M ^t fl T lfom ^IHH^eUcN
^ronqt RH ^f^rR! ?pfj II
Digitized by
^T%nnt w
LXVII.
*m$ri rrfFF^gft hIhcmiPch i
^mrt ^ g^: imt
^ rf ^T 5TFR%TW I
o|
rPIHlli m Hfefe qft ilfPiHXH 11 ^ H
fBJMHHHl ^ftrTT sT^rmf FTTHT f^f l
3Tgp%*T fepTT: W^IHI: It ^ 11
3qW%ftmt f™f^rWl(Hfr: I
^fartl hIRhScC rTTTTT rf fqgrf*f?P II ^ II
^ ^TFT ^R - |
^ ^ rTFT q^ft^Rrf M H. II
Wfa'
ztn^m f^n m\ jt ^ awn ii k u
^Fqn %5* ^iMcfifn ^ll^rT: ||®||
fft *T J^TT gcTOrTT ^ I
?wrrtHi^(i[^Hri ii t;u
flrT: ^g^inri: faHIH«^(:HJT: 1
f^rarfw ynm ^ n Hi
Digitized by L^ooQLe
w {\H\m
TO^ TOTTOTO 5 1$ I
TOIWWTO ^rf% ITO II \o II
cflrTi ^rfcFTrT I
g re n- rrot^iiMi^y n nn
Rrtm^ 1 TO *
frd l ^fH^t gft$FT: M II
qf^ mrf to to^I^TO 1 ^ FFT^ft i
rirft to to sr TO9 'tt ii n u
fafofffl'i FjirTfe felT TO WV' ^tHI I
rTTt^r^Tt ^TT ^TrfrT: TOT^ ftrTTO II \8 II
r TOfr^ ^frT 5 TO% s^rf^t to: I
^rTlTOTOTOm^rTT im II
rTO TOJ 5<^iouM*i^TlH I
tott q^ airt to 1 ^ q^fro n U n
rTO snf^T TOT TOTTO I
alrHIHjf^ T ft ft^T TO *u«iqyH II V^ll
TO ftft i
TO TOT ^ PTO : 11 ^ n
fTOfftTOfa q^IrHI Hs^T ^I^UM^tH I
^rTfirq^rqfTO ^TTTO TftTOTO II II
Digitized by L^ooQle
FTsTf^Tt ^ 7 : I
fay^in^ ^r fwfwrt n ^o n ^
JHHIH^feM: ^T ^IHH^UWIh^ II ^ II
sFFfi: HIHfcr-fkT f^yifaiT rmtsmtrli
tpftvT^VjJl^lHl^fFT *m % d H^H II Jftll
*JsT ^H«TOT: I
gwr: g^r*. hihi waster *rar n ^ u
^ cnforfa^ i
%WM4I Ft ^RchlKHIHf H^IrM: II ^ II
grft HMI H*£lr 1 sfl |HUI ^ *1«oJr*lHI I
Ff^jFT: CTF3T ^ FT^: gFTTFT ^TT 3pjTT: II ^ II
STCOT rR FFTt ^dM*N ^TFT I
siwtt jjui i^ifr fer ft g^wr nmi
rjfa^VlMi ^TRt =TTTTFT % f^Pft I
'hHchHl gf%W rF^rT ^FTTn^t II ^ II
3T! 5PTTH H^rT ^ ^TJFvjIH % JT! I
sFFTT W HTHHiiTTHH^FT II ^ II
gH%£ sf^t FTTOTOT: I
y^Riuigqi^ mt wt u -i n
Digitized by
jmm
WcUHJpflRW gWHWl II ^o ||
^RTCTOt illl^TUi"
fl^fErPT; flrf: II
Digitized by
=NlRjhlui
LXVIII.
FFT : SWIFT RlHcH ^rT^FTT I
H^IrHIH^IMIr]^^ || \ ||
HH^fitair fcrflFTT ^ftlT I
^ H^IrHIHl rTrft c||cWgc|M ^ H ^ II
fksj for ^[tPr H^rrW i
HcIHIMFTMg *n*ntfF2fi H^Trft ^ II > ii
NHFrHI sH^*H ^IrMlI I
WrJcIM ^Tchl^^i n d ||
£J^t ^TfiPTt rTf^NHjril I
^"31 q^TTT^FTfa f^fFT irm
FT fFTEWt gqiF*# I
^FhI^M ^gqt qw 3 ifif^IH: II Ml
^rg^t srt jm Hrg^ fFrrsrfw: i
^ifit vF^Rrm q^r ^ Irrsirr non
^ft wnft ftpr. <ret h^InIh; i
FIW R^TFFT! II s II
gjf SJf^i I
f%TO f%FT R^teT^II * II
Digitized by
sfc {wm\
MH l iU lrfg R t Hflf 5 g^i I
HH I <jfr l pT ^TfnT *Ff*T SilIrW'l'Pr II \o II
rT^^HMlflTIT^rnTUIUHM<l I
FP7T g^tv»T^: II VMI
vilrisiifa RTT rii*M£iPf *i«Jlslttl I
qgqT mfr iiiw r ^s rn ir FTT ^ r ^thht ii u ii
H<H<ci^clHf R^IFR5 I
f^rTOTfq- g^rT II \$ II
<4t%c*tfT ^ ^TT ^UllPelHi I
^HH l ifclrll *TMT MlKrW t P lsTT II \8 II
FIT gqT ^MHig^Ulr^NIHT^ <£T I
q^frTFTR^ gTFf n nII
rFftgqrRJ HTsfer: gRT *FT I
g^rmwr n u ii
cflj&arw M w ifffifo qg: i
^ FT ^igWTTT FT^g: II Wl
FTTIRF^FT^ sTIFTT cjltf FT^ I
fFTT^FT^WTr PMH grit CTfrT II v; II
FTFT^FR (TsTT^T: FTT^FTTg^ I
gft^RT A: II U II
Digitized by v^ooQle
FT ^JlrHHHNyTT q^T^TT: I
^UT H^rflfa^T faftvIWltfUtHJl ||
HHlW^j: fiTTH^l: I
hhiRh ^T #!Tt f% II II
FT^T UHI^T ^^^iqPri I
^ II ^ II
rFft TOT ?prPTt W FR £P£p I
^cMn^rHI^I ^ rT cjlJlPlH I MH '. II ^ II
rl^TF^f^n^T f^?r I
^TFW {PTPT rT^HUriM ^ FT^J: II ^ II
$fi<r(taui prt ^rarFF ^t i
^OTtftsfFTR FftFTt ^l^^i II ^H. II
^ri^ ^HIMUl Sn f fo nrr s I H^cl l chi RFT
WT^FR: RT! II
Digitized by
w jjmm
LXIX.
sHHflq family I
^5FT JT*m rrftfrTUldsftsfq II \ II
^(IqHVg sTO5 Htvfrnr^snf^T ^ I
rT^^HlqrTT^f?r H * U
sFFfrT HHTl^Vr: 5Tf^T 1
g^PRITf^: *T$ II
g^wnt ^rfTT«i’^ quimhiht H«jWwi i
ij4Tn^: u 8 u
rlTHHk H'^lHIMHl' rT^g: I
g^FTgsFT#t rPjgf^H HfW: HH.II
h^hIhhim^ft i
*iw*t ^ m n
RHTHrT^f! g^lT sFT^s CFJrT cR': I
^ ^ft {HHVHUll II to ||
^I^^TFftrt q?^g Mf =ft JJ% I
{IslfaqW FT^g: IUII
RHgqjfqg mv ?rj: gpmT sift i
?r q^Hw^ifa rcraig u * u
Digitized by
?n%nrri -'I
wf^fi^TTTnt g m$m i
^ f% mwi ^rferTFTFprfnt u \° u
W ^j\ r 5d HdMlfaTOIsWT I
^TJSPTt: || U ||
fenfWTOJ fT^pTT sRWiFT ^TFrT^T I
wmim *FTnWT U^HlrlfTrHHI II It II
T^T I
^fir ^ift ^wnfrr? u n n
^TOJ SRTOTOt TO TFTWFT rrsg: I
*tw FTFmgpT mnwim ii^ii
^ VF0 f^f rfterftsUH q-TMITHI 1
Meldbtl H Id^lfa *TsTOTHr?T mrfnr WWW
cii5>[HHd ft gsn gmr WTO I
flrfi^fad FT^IHfrTRNd^TrTTTRT II U II
^rlHWrlW^I H^TFTT TOTOT: I
siFFTHifaM^H TOT^^r^r ll^ll
TOT fHTT FTTOfa ^'MIHIH dRdkjJ
M^q3d TOT (Wt oFTTT^r II \r:||
TOT 3^t H^THIHIK^^ iWTTO: I
dTOjcT Id^rtiFT IWTT TOTOFT II \\> II
I. 3i
Digitized by Google
R^R RRRt HlRRT sRT= I
fcRufRiT clSf^pIT (isiM Rt R }TRRt II II
sTR rlR*l*t<ls1l fRRTCRTRRi I
srtr grafenfesi ferrfRRiRt ^ n ^ M
R ^TRt <R|RTrRR: I
R^^RRT^fRW II ^ II
RRSRTRT JR ^liHHI^f^fR R ^RT I
RtRT ddi|HIHTRF (IR <^|^lcRR II ^ H
RtRgr^J^TRR RfrtRT HRTcRt^TFTT I
Rtrlt <IRTlfR (TRPT gWPRT^TR fORTR^* II *8 II
RRrTtvrg^R HHI^rft RR M^iHH I
£RT RRTW sTRR^R: lUHU
fRRIRT RR {TsTTRRTRRfJ ^{t RR I
g^TR cflM^hTRT: RlRTR: R II ^ H
RRT ^ R R^RR RRPT Ft I
^fRs gglf^R RTR&^TRR^R^ rf *ft II ^ II
#fR^R ?#r3^t ^5
RTtet gRRTRIR Rf^^TRT R^RR: II ^ II
37RTR ^TRTRnT RTT^RTniT RTR
^tRRTTHRR: RR: ll
Digitized by L^ooQle
LXX.
sFRR ^TIFT JrRI^TT: I
*m fa^fairr mteri uimH^ft \\\\\
h ^rat fcf^TT ^rTT (iwr I
H^ I rH ' H rT^W ^fR II ^ II
OT^tfsTT: TOTmt TOT HfwpT I
^ldP^H«h l 5 *rfWPT: II ^ II
WWT gdlH: I
<T Hl*hPritTOlHH RlWIR ^PlRfri II 8 II
Sf^MlfaUUIrll I
^!U{8i c(|cWfH< IIHII
SFT^ ^T q^T pTT JT^T I
$StM'MI*W HIHTPT Hq(lR>'rT II K II
qgT WPT q^PPT H =T^T: I
RnuiPuH^wwi foamier cnfsfe: non
grTT^ oO^g^hfrT M^lfTT foi^FTT sr fl” I
ffafo^nalRfa g^rfir mf&n to imi
RT RT HR {T^JwmFT RHH'IH I
qftfW HHMR FR gRTT THTHrTT II Hi
Digitized by
^ jjmm
• (HUT sMHlfarM sT- 4HFTF< II \o II
rTFT mRT W^TT ctf*%<^l g?TFT FT I
UIH'sTi rT^H^TPT rU^jairj*l«£Ri II W II
HTTTlWr: fl?3sR: H^l^l: I
gfore#r jjm ^Fn?RFT^ gpft n ^ n
mfR- ^efa^ ' t r i % reJfo c p^ fw i
g^f^mfpr ?r fr~fciH' wii^ii
^r at sR^rt (TsTT f^srmfFT qrrffe i
RlMJ l lH^lkM^MIH : ^IHIH^HH forT; II II
^ ^fr^r: ^rr ^mr i
3cfT^- clR|^rf<^^fr^cr r^rfeR: n VIII
i
r^WH' ^ llUll
vzzftm qrrf?# fjH^wi: i
UMU<M HtrTl'TI {FT r^H^ld II ||
^q#TfrT: I
Fpq^ft FT5T il^THHH: sftmrt cjq || \s II
WHrMcf FT^TT #OTI flsTT: I
w O
TTHH^I: qTFTFT ^TTT II ^ II
Digitized by
=yiRfhiui
FT ^sFft FT^ 11 M^*itir^ril! I
w&mi ggpHis n *o u
^TqW{TH™ yi(^chmi- SRch'^Hellchi ^FT
FmfnrFn mt n
Digitized by
^00
LXXI.
rTFTT {T3Tf oUrflrllMi ^Tf^T: I
{mi sfi^yH^P^nyyirt* 11
W ^ ^WHI^T JCSFk?T I
fife ra tHlftg j HIHI^W^^FT II * II
i
HHIMlWtilFT ^ Js^Ht WM^tR II ^ II
etfwt eiii^o rar siN i fcH ! qnwrt ^j: i
<0 J q JPr i chlrMIMH^rl^TI II ^ II
^ fesfT: UMWH 5 Frf%rTT W I
q^T +IHIH4M1 R - Hll|rTT f% *TT II'(II
^rTO?Tl H^W^RT HT I
^sf (niq^ri non
rf ^mT [MMliHiqgnMrf i
3^FT5R^: EftrT: ^IHM^HHMH: IMMI
^l*lri rf q^l^TsT f^TT y iHl^fFT *T Jp£ I
JSPT^iqt: tftffl’ f^JT 'XFRTFT II * II
Digitized by
f^n amt arfwt i
r^JT STOTT *T^PT: II \o II
f^n*r PiIsThi fayi f^rr *r ^siri i
tt^ h^t fim stItottijto: im II
W*T TOfirT 5PT STOT TOT IjhMI^ri I
W^fft^fFT jjm ^FTT^WT TRRTqT: II V*ll
^t ^rrfqr H^ffilllWWIJIHHT<«fe I
grft ^IUIl(MHH«ll II \% II
3P SPTTH H«fcl(Ts{ iHN r HTOrJH«£lH I
<JUM^I«£HfapT: II \8 II
FTRrT^FT ^TT (TTO ^IJW<I I
3^T^ sFTOT f%f^Tt II n II
^sF^ aiH^ FT ^ ; FJrTT ^STT: f%FT I
M^tH q^T rTrchff l jTrfff II U11
PrnT^T^^SFFffawf^T: I
FTOTsTt sFTOJ: ^ f^FWTTTOT: II II
RrTJ TlWgf^TOrr: q^TFTOH I
qrt Fra - FnwfrtRT u \* u
OTFT: ^TT ^TT: ^UMHIcjUl^lrPn: I
q^WWfeTi: ^fTOrT: q^t II U II
Digitized by
w {\nm\
Em i g re jm i
gftw hhhir ^trh*. II ||
HflBRrni^T <TI totofrT ^lls^lrlj
ftoto 4qr^r gltofo^reHii ^ n
gn ^Tfn ffsFz ^f^r: ^tpt: spr: i
sr^t gtnr n ^ n
grftvrf^r H'R! I
^TFT^jqH JSft ^Tt IhJiIhhI W II ^ II
HtHHTH W£ yRT fWTT I
3c*pt 33^ ^T famfH 3T?T #TrTT II *8 II
rft ^rrfq- pRTSFI ^ eftfor I
3ctrh tot fr gwr^ tfr: imu
FRT ^TsTT to WIT ^ffaTI I
fRT toto: torTt ^MH3'Hrf$pt II ^ II
^ftorFFT: m> II
Digitized by
LXXII.
rTrT! CPTTrT sT*T3T: I
35TT^ JOrTR^ (U II
%TIrlT *iHi^si: ^f^n^^ftrFnSPTI *FT I
^rasT ^frT Wlrft ^Tt^lVd RJT^ $pt II ^ II
fq^f^Trft I
f%*nHi^M tgm; n % n
cFT^T ?^iH^l(H *THI^I f% % *lrT: I
iitari f% FT *FTT {TsTCTtFT: II 3 II
r!FJW STWHI^HUri *m\ | it
^iH^iMMi w ii hii
*T rIFT Sf|'IHHI<MrJ{ls|J|IH ^OTsT: I
W yirfcIrilH || ^||
f^PtT mrTFF^ sFT^ ^ H«£)^fr1 I
^zrffl^<^MIHl JIsTT^II o II
*FTI£M g^FTFf f|HTR.Hl II t: ||
Hp^q^i^MrM itffa ^«i ?p I
H^iHMi ^5r *Fj[taw n s u
Digitized by
fir^TT^r yRiiq^^Xn \° it
Hfenf^T: I
m %f utoiyitf wwm imn
qfawcre ; ^rr {TsTT Hfwn^i^i i
fT^g^WTr^rT?^^TsTTFTHpM<H: ll^ll
^qTfTPU ^ FPT^I (IsTT ^l*WIH: I
cJIchl^i || y$ U
f%f|rt^ I
ST^TFfTT^fwt W[^f: ll^ll
mrf^^nrT: SOT tT^H: I
vi q^rirr 5T: gjfqwf qsn§Fi imu
3cTT%t ^rt *FT II \K II
ill=hTO^t ^TT TOFTt farWW I
HIH(lN: TOT *T^: sfJWi: g?T: II \® II
g: H%rTCT: J3T ^njTFJ *Ht: grT: II \* II
FT ^TsTTHr^STTO 1
' grT: sftTO^fa^f^Wdfl II U II
Digitized by
^T%nrrr w
H^IHsTT ^TTTT: JSTt SIsIlTrl I
^TTTTFT g grTTT ^ I ^ H »
4H{iwi«t<igSr f^ipr gsfi(fa i
h^tot: u n n
gg*n*grft {Istt g^rrat i
gi^cfiqiH : n^ll
^TFTTH^ ^'THsTT: g^T: TO3FT I
ferftalr} U^HfadJl ^ II
wm fEFT%rJ H^rft 5TH f%^rr: I
H^TTTr^g H^Hsil STfarT: flHsfWrT II ^ II
^n+Irj^l rRg^^tdsllErH I
^?R rFT: *T II ^ II
HTT^TmT^ ^TTWFTW: I
f^ftrt^^rr: gsrt f^ftaFr u ^ u
Hiri{sn^^fTOf <*>$r^i*i (gw^ii i
g^n^r: n^u
<hrHW1<l ^c^lJIHHI WFsT: I
g^PT: iUtfUIW SrfcpJT: g^MIHII ^ ||
^flwiwiBisrufw irifan^F^ i
*T(t: aspfiTt agg^u^u
Digitized by
LXXIII.
cftW ^FTT ^ l
5jg ^ef ^PT r^T II 111
^T7Hfrf^5 rTt^ fsTJTi I
frfa: q ’ lHMHIrHI ^cfacMrli II ^ tl
RFT g^t ftf&HFT SI^NI^'HylH J I
H HI I fa sR^t JTFT aH+FTM^NH': II ^ II
crmt i
grffe: iiSu
^ c hril|H<=lrl v 3^ ^M^lril '• I
^IHHI cFTOt ^ SJrT: IIM.II
^^TFT ^ gift ^T#f: MT^I
^mI'IhI H^THT*t 11 \ II
^g^rrgrT: i
^y^ril^eiifa *t«fci*ijl o II
I 35 ft g^r: I
*l*fipTT jm grfrl^T: grT: II c II
3^5 ^Irf^WliM^fte' ^frT Fff: I
^MteFT||$.||
Digitized by
w jmm
SPTRiRT grRTFftr^frf^nr ^frT ^R: I
R grT? ffrT^TT odslIRrl II \o II
$tH()Hgr renfi Huffflfrr fR^R? i
^n^rtfft^HojWTf^ 5^(tol 9^ H W H
rTRT JR5R RR RRRRT R^IrMH: I
^fa^RgOTTR RTRT RR RETRsT: II ^ II
Rt g SW rTrft f^TrTT RR I
JTRRsT PT^T (TsRcR JTFT: II ^ II
gf farTft ^PfiH FTrft^ I
RlRj; ^HTOFOTt Wl()^<H I^II
c^Rt^RR RrtRRR RlRiTW^T?ft gR: I
g*FRT RRTcfrfkft fRfRcRTRRt^ 1 HVUI
R R R UMMJH R^Rr^R R^Jpl I
[d^rM^JlRH Efo*frT<^fcT {TRR II UH
HHHU^TH R^R: R^RRIR RRT R^ I
^rRT RRRT^TRT gR^RT RRRTfRR: II \o II
fR^FR RRX RR5 gR^RTR R#TfR I
RtTOR RTRj gjR^rfR¥ R^TRR IIV; II
R^ftRTRRR RTRT R7RRR: fSIRR: I
^TTRRf^Rt^RRRRTR^gRRR IUH)
Digitized by
snft^nrr ^
^ftrTT ^HiM rt^m^PiVli ^ I
cflJy^i m griT ftIttt g^gntaT iivmi
rlt ^FTFI <T#f ^W^FTTf^rri' II II
f^ T Tt ll^ll
< NH , rl^ J tT ^TsFJ^f^RT r£rf^ I
qn^pr; yfHqv^i^ u ^ u
^rTO{THTW*nf<*ll£ *TPT
PlHMIHHH: m< II
Digitized by
^ t;o jmm
lxxiy.
zmm g sr^i i
3^TR q^R H\ll
3>T 3HM^fr qt JR I
T^JTFT 3Wf^rt f% sR^RT FRq q It * II
^^^CRR^Rft Mc|Ml RjrT *T ’TfFTi I
Fftcnm sSrwrt ^hhvhuimUh^ imi
qchcduRrf ftiferUfa S£J FT^T I
TOT^^^^t^^^TslTf^PR! M^U
sRnfcr fer q*fiF^^uiiwffR i
ch^l l £* T ^IM^R tot^tr% hHU
^f?fr H(HwS q ^FT: I
FTf^T qq^q^RT q*T II Ml
g^T ^T^RTTR qqT^FTFRsR: I
m^T: FRFRR^RRT: IIoil
qqiHq qq (TsF^qqR c|^MR% I
FT^ft^fFT CRT^T JWmU q#R II * II
FRR 3Hqt*f Ml £w1: FF^T^nt I
IH|lUsl l tf7r : II * II
Digitized by
iuRchlui W
sR^T! n \o u
TOTJ H^ngq^ftnr: i
^ ^ JIUVsRH 3>T II n II
^rfa H^rrmj mgsrin riw^i i
m#f ffft^ gsr: jq; imn
^q^tnTr ^n(t I: i
j|^ Rt ^H^rni TOft^ H^^{)f^H i «i i> v$ n
3flT ^^TO^TFTt ^I^Hl: I
facJ T ^ UliinpH Mqfac{ ; IU8ll
^Hf^rfrT FT FT^ - <=lRlWi EPPTFTrT I
?f qnq sR^t jm f?n?rf^rm u n n
^^4T^ril ^P^fwtsrfFf H^rll F^T I
FFTTFI: FFFfe f%FRt II UII
I
F^ri^ifa fW f mwm> n^ii
fqwq F FFFT 5TTFTFT F FF^T: I
F^FT: f^fiFcTT HHT£qfe: qrnqt FF II \t; II
FFTT sR% qTJrt FF: I
{TFT ^?Tt UrJcIN 5£FIFF II U H
i. 30
Digitized by
f5RT FRfTO fW^-T TO I
HcfMR T R FT ftsF^EffilFT TOR *Tt II ^01|
^ rR TOfa 5T R rHlRrT *T^ Rr^l
f^rfTO^Wfqr *T*T TO^T! II II
FT^T: OTOt^FTTfa: fTOfa I
<ftffodlHW TO^fa ^TfR F% ITO(W II ^ U
TOft fHi&Hflft I
filMF T sliTO t FTO^ TO II ^ II
RfRCn^Ht^rrfTOTf^TORR I
JT^pn^r ^fifnr TOfrorort n \% n
qrfm^feTOTRt R ?F: ^TOt^rTO^t I
f^pr tototot pt ^i^fw n Vi n
^FtfR c|R|^ | { | ^ fqs&TFr ^HlVrfrf : II II
FT JRT PiH*J (Isli RIT *t*eH v ri^i I
j=tttttt frojsr: FT TO JT^RgfFT II II
TO TOFT^f f% sll^rijfRt ?T^p: I
ft ^ jRgftT^r ftr;^ n ^ n
qqfr+H Rf f% TO TOTOT HTOTf l
^ airlHfol l i nT TOft T^F^T: || ttf II
Digitized by L^ooQle
3r*m ^ihimui srrf^hiui ;tft
^■’FTTTfrTrTH: FR: II
Digitized by
Google
LXXV.
(Hi Rsfi jft^FT R^RT I
?m f^TH FTR" ynffTr^yraOTfT I111I
sgjfr h^hhi^h: i
f$RR (TRT FT RT^PFRR' II * II
gRIHUTfa R^T 4M4^HTRR I
yz\ tih t h r ^j£& chhhsnX ii % n
^OTTfroft (TR^^TrT
RRT J5TRRnRt^fR’ RRT JJRFRRrTR II 8 II
S^trT^ RT R' |
^g^TRFT: irftWTM IIHJI
5JRT ^HmI^MTIR^R m RRFRR I
ri(MI jiTCIr ft^ ZVft ^fcHlfiRFH II K II
FT R (TRT ^T: OTTTFrf^TRTrf I
•r
^TM{HRr^r(: to 11
FrFTRTPTmT
! J?TfR*T II s II
^ 5 T^Tt £{FT: II V II
Digitized by L^ooQLe
^r%nx!t w
J[rT: feTT
q^qr^qw q - {T ^v^s^X ll \o II
OTTTT: FT {TsF^>T£ F fel^T H^W^T I
rFT TTT^ 11 U II
fFTrTT f% F ^t TT^ 3FFPTI : I
9h*l II II
^FTHT: qr^TRlt TOT c|l4*lta^i I
MrMqN rTrft {TsTT HRlH^n R{Tf£pT II II
TFFT: gfcT^ ^ SKFrerr WH^T^H I
FFT^r ^Tt fcHI(W tWW yWWf II \8 II
Ma^jFiPiHi mm: I
m b| J{f«| rsnf^r: UVUl
' r
TEstt^ drUrO^ 3*dWFir TFTrft ?p I J r
m ^ {fr: ffft pr nhmh nun
HprTssiH^lfi; ^r^rt ^r: 1
nWTFTFT rRT qlw^femT^II \o II
rTrft {FIT N^HTg^R I
{Ft || \z ||
tflrll *1*1 tjrll TT*(^FFI^t ?T^ I
JJ^TCT qTTW qTfW pFTFTT II U U
Digitized by
** jmm
hshuiui^ hmI^h i
vm mto (m miRjihi n ^on
rFMgjeRT sFFtft H}ff*=h*figH I
^TFTm M^flPTT Hl'UI^n: MTftm^ II II
g i g SR lfr Wfr sR^t TcMHddX 1
Hjrf«hlr4i Jj^mr pt miRuhi qrogwr i u ^ u
m w: MHclrTT: I
jchIBth gtf M*f j^r fcFFg gr: u ^ 11
sFTcRFT gpsr: ^pIT MIUfY*fnH^i$W<! I
^pl l (H ^ r ffp wt lUHH^ i gHfar n: II *8 U
U^Rr uf Mfflr TcT? ^ MTOFT I
^TT t>H^lirMMHrOT h^^ROpt: imil
MMTrT guic^ rTTsTtf^TT RHS^nTT I
hmi^mR; t gnwRut n \K u
*rg}T£RT: I
gg^r srg^yM cftarraig^rt *k&i*jji ^\\
sfjj^^TF^r ngg^w^iun: i
h^hRhmmmfiji ^ ii
^5T ^tRft g ^ i
f^m FT qit^T FTrT 3^%: II ^ II
Digitized by
qRifr ^hh ? i
{ ISf MjMql M^o n
^TW^mrrt ^Ti^niT ^^nnt
tol^l ^TFT qrawfRTFT: firf: II
Digitized by
LXXYI.
m {rat oUrflHwt 1
^ 7$om\ siiiiHlri^rr I 1 1 n
[cjyifair jth riiH*i^si r i c ^ PiGkwIW i
jt 11 ^ 11
T&f JJsH rT^ I
J'&HlPl ^ ^ 11
HHitwrf nr mm\ gp<i^iM<MiiPr ^ i
tt i\$\$nm MMiPf fafa*nPi ^ n 8 ii
mi mnn^nifr ^rnx ^ i
^ ^T q^Tftr ^ WHH^lpJRrT IIH. II
xJrJ^-c^T I
Tll^^rT IlMl
tjciufm I^H f^TFTFT ^ TOFT: l
^tcff^=T^HHT^TTW^ tFT lion
^ ^T rlHHsUGT qTife I
gfad fer forfeit f^f^rrax* u ^ u
Xisii^a^ rrf^rfrr: ^^ihw; i
rpTfiPI SfRlW i<h # 4MI FFT: II $ II
Digitized by
fi frftsi^ i
rlritsPg: Mfiiuil WNI^Hs II \o ||
*^IHU n^Rlui I
Hll^l od^ril 5f7s!T ^RlW II W II
sr#m: gflm: 'Whi^jiiSh q^rnrr : i
to g^ || ^ ||
{mt ^i^hK g^T ^t ?rt gft: i
^l«WgclH< qr^q^ff II ^ II
3q-Rwt Hq- ^flx c ri%nft W I
^RlUTI fpiT: ^*TTFfl\H WWfa FT II \$ ||
cPit: ^rg: ^T il ' ^H^ I ^ I
cruj: wtijvmf ii nu
f^r: nnm I
fsIfTf ^T sPIfTgJr^ H^i^cIN^lMfi llUll
TlW W1W HPl'til Hb^rW: I
^5fMMl ^l«l{lHNlVli3c| ^c||^U \0||
rfrft {slfa twim Hpl^l <n<s^3rltl! I
STFTFFT ^SJSTsT slilHUiHMlt^Ui II \n ||
|^C=hHH=hMH]yH I
iPi(WM II II
I. 3 7
Digitized by
jmm
5Tt ^ {£ HRTTf^lrt II ^0 ||
(iMiH^HHTf^ I
sH<fliq rT {FT VgT*m TFTFTrT II ^ II
clRlBUg^l f^TT^: $TTf%^{FFnT: I
Hilrn^ r fa : *FT HsIiH^^grt f*ET: II ^ II
gsf {FTt^MHIflr^T iUWH*JJ{® &3 : U ^ H
<=ht3<M l fo TT5fifa: ^T5T U ^ II
^frT W AT rFTt^^ I
c|R|«yyim f^TTT: HFT^Flt It II
{FT g^FIrf WtrS OHt I
gq- w OTT*T ?T II ^ It
gfFPT^X TT rri ^lIHUrg^T ^T FTFfft^ I
{FTt <W{fa* {FTg^T^FFTt It ^ II
^W{FTTWillf<^IUi' sllH<i-UHHIilHl
RFT qTTHTTfFTrFT: OT II
Digitized by
3H1tfRTUi
LXXYII.
(FT ^ R I
*FJ5 f%FT RRT Rif f^«r Rr^rT^rT HMI II \ tl
?T|rT Rr^fuT (FT R*^T) *t^R <^MI I
yScU^H^MW 4ll<ft< R^IFJ: II ^ II
3TRR ^FJRT (FT RRT ^Tr^T fsTrl l I
goffer %T5FT^F7 (TO II ^ II
f^frf Rrfa mw ciiumhh (m i
mt RRkTri II9 ||
^ TFTIWRX R cIIUHIHH *T5Fpf> I
Reft ^Wlfa R It H. II
FF^t (TsTT I
f^w^Rt hrt crn$#r: otttrT^rrIr u k n
(FT (fa: HJtlMW dFfclUI'W STRlrH=h: I
RFRTRT RR JRTOTFPFT II o II
^jUu f% ^cR sTTRi yell'd Hi I
rTTJWlfcaiM^nHHi R sfitt JR (4 fa M c II
3Wlch^cHl(lHi TRTprt RTRRt J(T I
r r!rr^ fR ffrft inw r rj^t4ft iiHi
Digitized by Y^ooQle
jjrnm
mi mm ^g^ng i
^TT cMgWF T *F*HH II II
*re HcfeH l g T E T %ft I
5TsfclFT: imu
SFT^ >f3pnt?T 5T^TOrfl
pi J=f 7{ q SfTrt {FT WViW
sUHffg ! OrTTOT^I
FT£OT J£Tt TFTOTOrT II ^ II
£ fcig^ft ^FT f^5?T rll'+i^M gFT I
faw f f FT mj «^4cf|Ji^ II \8 II
Fpff^r ZF Z pm vrf ^FT ggt3% I
f^t sig^^ftr ^HrFT *F[OT II VIII
^ ra^FFTt FF!% ^1= ^ I
4otfHlt<MHUIUIUHIQn$f7rfw *FT II ^ II
gj ^r illi F5T CTCFf: g^T*. ^H^nfc*rTT: I
R i iH°hu^F i fetter sigro sftfft ii \o ii
srferFt BiR^ii g^fTFit mi^; i
f^feFTFT f^FTt fej !^;fer II U II
|c|(Vj rl^l $qn|: |
BlPl^^fM fetter gfFTfHTFtoT II U II
Digitized by t^ooQle
^%nrjT
FTsT nssjfHTrf (
^f^HT > trllHrO^SI fllFTfa^Ts II ^o II
wmv frf^R! H^rr^nr: i
ETTfarit * y^H4l*lBl^Hc|Hi II ^ II
ftsjlHrT FTsT flcf ^v^Hlr^rRT I
^f^T^rt %*JT qgcrT ^ II ^ II
M^HssjiMrT I
ri|||HH^ffH II ^ II
^ ^ ct^i=i {FT qgpqftcFr FTrT'. I
httr *m ^^iRi^isfff ii *8 ii
H^IHsil: JsIIMlPlflrisTH I
^ T^r <*»l4^ sFT^TFT II II
3 firTf^ WTTfTO I
*s&Tt f^ ^Trj CTTfTFTt sjfe^llkrls II II
FT {IHIH^i ^ farpFT 5pj W I
SW^FT^T 5T5T snrt sTTFFFFT f% II ^ II
cjfeft fafsiFTT toft fig^t 3^1
^ttt fir^rf^r wwm h*ihh ii ^ 11
<WOTKT ^ ^TFTf^FTt F1li|{TH*j I
^TFTW^FFTTT Jlrft^ H^rfrl II II
Digitized by
w jmm
fist *N*tiw^fqr hmhiP^hVgi^ i
w® XF* at WfWIH: II ^01|
rrf^ 3^3 ^FT fifrj^ri 1*1^ *FT I
tp$m M^^Tri imil
qterc re ^r gffor ^pr*^ i
^ srarfafirpr^ wftftftft: ii^u
FT^ p I T s»H<mW pit {FTPT ^33 I
iH^cn^ff T rr^ : i^cfaHHagffr^ n ^ n
^rRRf^ ^ ^ ^ ^3 pFTT frT I
^^srwpjjT FTF^^f fa^l^UWtjTJT: IKII
cftfiul^l^ ^grHT f^ rt m\ \
hiIh^jui fr 3 3mn nf^ft >ra imu
«iki3^ cp^r *r i
TH^ Tfq - R^FTsT? TOT5T^JH^H IIH H
^VJ^TT H^f^T {FTt sTOT^ cfi^r-l I
ivm sHH^M F I ^Hl(RrH t>HlFFT: II Wl
FIX ^ 'cWIF^iq FTrft H^TsfiH: I
W 3 5Tt 313 TFWT H^rai: ll^ll
^IFI FIX?: TOf *
^FTt ST^FT 3^r: II ^ II
Digitized by
^ ft vm^ sort n So u
^ft g FT JTfrt f^?Tt rTTfriSdi I
rll^^fFTHR FT ^HsTFTl ||8\ll
*T ^FT%^t ^FT i»|c^l f^5jt *7^T5J^: I
11^ II
rTrft ^Wt pt ^l^lIrHsj I
SJ ^n^rt^r: FFTTsW^rtoT: II a> II
■^rgqikrn^rR ^t f^r ^rr i
^ s ns wIilH pt gn^qxm^sf n 83 n
{HTpPJrN^frsil*l^i«Jttirn^cftfl I
$F Ti %ifaiK 5 tot pf ^ r ^irHd n 8 h n
^wrm pr w ^ftt qgsjg i
T^PT % R“ c|H«lf*lif1 % || ||
FTFT:CT*|rMt^l ?T cIHlft HarTl giRlr^ I
HETIcdfly: *TTfrTWT IISou
rTrft sn^fir % jrfrT f^lt R^ftsT^t I
F?fchTCg srf%% yFTT^ ^ TTT HH II 8t: ||
sratf ^r^rnt sthiIh at aairM i
<T{iH*fi<*g FcrfFT ii 8£ ii
Digitized by
^Rrarjt
^ g^MT (ft srt HTOrii ? i
^jigsrat ^nflffwTt iiwi
?r *R 5ftn HfarJH#T I .
TO^cffi^TOH f^gwtfrT: IIWI
TT SIX {FTt g^fNr (^H^H: I
s T IH<kH* T { T H^ T faTOW ; 1IWI
FlrTJCPjfH’ 2*l{HsWI I
gii FdF^^x^r: crofcpxjm ft^t 11 n
niwn i%*TRg ^5 ^yciRsirn: i
TO^fafMR{T: T^ftt f^FST faf^TTOF II *$
sllH<UIH {FT ^T^TrHsf I
U^lUR^IcJPT sFIITO HHI 5 4H imu
^FTFf {ITOUI SH^TO? sTIH^OrftoMMl
TO WTH&frMH: m‘ II
Digitized by
?rr%nTTt
LXXVIII.
jih gsrrfatfg i
tR^T H^wmr fag; n ^ it
nimPNi ^ i ^ rfaT’ w^lHiqlH 1
ct^t farrt It * It
s TI H ' <Ull Jlrft pr: STCig I
^fafallfag^ FFTT c4MI II ^ II
^IHHIH^: gSTT Ogf^rTt g^: I
^i^ri- gpf it jin
Jirft g^r gm vm ^ngfFT i
Mlsifapii g^r; sutfc crfa irm
prt q^n t fg%^r n ^ n
gsrawfag%; i
mtm BTfaSTCTsTT jff ^ ^ ftfaSM II to ||
=hlyi'^4i gfw ah^hi i
^T MI^T^TT ^IsTfafarTi II 5II
rFT: flfat 5 TOTFFTP#FTt ^ ^T^Fff I
fimJsT^^^rfppngjT^r^ nHi
i. 38
Digitized by
RrT: a^nFFTTHgq^FT *3FTfrTT: I
H^rlHW^I Jn^HrTT5 JUh*FFT: II \° II
iqpfg g gr rTT ffTT ^HNrHI«^fa I
^cjiyifeT^iffTF^ qFTF{JjiirFTT II W II
{1*f{ gf^FTFrR >TrjftPTf^H {rTT: I
mu f^mnr^fsFft umu^m ii ^ u
{HMHIf T >Trnt gftffeT I
g fF fa fam Tft?n {wwwVH^irW ii n u
TWTT^: TT g RFT 1
mu {FT: hIhIMI : f^fT^H^rT II \8 II
^u sTHifFT uifmtu cr^rqt i
h!h'M( g FPTT {FT: TCFFTT TT^ TFTrT: I
fcPTt^f^FirTt FTFTT f^T{FT^FT: II Vi II
rFTT F {mf%rTt^gi3FTT
HH[Mc|igTlHlM<=h^l I
THrftsT {FT: g^T TT ^TtHTT
JtT: f5TOT f^gf^FI{Tf^rTt IIU u
2TPTP7 {FTHTHT V llu2 ^fhZTFTCT^TTt
FFT WFTTTTFFFT: TFT: II
Digitized by L^ooQLe
?n%«FTt
LXX1X.
^JFlf^IrT ^TTrTFT {Ml > grf I
mww^K H * 11
atf’^chmisiw g?rt I
arcMffi ^ yn&-Hig?rffrsr imi
HH I ^H r rf T ^ ^farfi^T ^ ^TT I
JFT^T jsr £T 5t *NHI*T«fcW FTrjJI * II
g^rr ^TOrR^^flgrr: i
JIHHIM)q^9hlH Jll^aHl^rT^RT II8II
3§sr ^TFTt Fr^’^^t'fJfTnirf 1
>T{rf ^W*jairT ^T ^sfk^R IIH II
ftst g^r jtt i
T^ lriMIMIH FRT JFFT >T{7TFT ?TT II Vll
rirffawjgsnsr gg g?t g^g?fiw i
uq^HIfT^ft Jj^Hfa?FF5 ^ II<3II
T R^rTT spr ll^n
farTf^r^fa I
frrnrf^f^T^igsn <{i*TrTifaiH n £ n
Digitized by t^ooQle
^00
jmm
FT farTT ^WTnTFT qf}WT ^ TTTTrT I
c(icMg - ^ r u n ii
JT^ pT HlrTR^JT^ STTFT l
^5t5Ti5^^rrr^f^r: hhiRrj imii I
^rft HIHIH^FT ^l^yHi^'rTt 3sT »
H^Hi^lUI^FTi U V* II
rRIKT ^T OTrT^: l
il l f* T 5F^ ff eFTT 2JTFTT ?^ajt ^tT^^T 11^ IT
pFTTOT^^Pn ^ CTtrFT I
^ sT^rfFT m\ J5T i^l^rTT FFTT II \& II
rn^rront g^r m\ i
Sipfernfaq?q-^c»Hc|«l^T Unit
f^ftFT: g^H^fFT: I
gu^ tin ^^HcjiTiiMH u^^i^r mc&Fi u n n
afTFIT T^FTWFT: I
^TTOT f%FT II mi
gU^m n f% H«£lr*TH: fmt J TfT >T3FT ^ I
fist tmf% ^i^hh i ii n u
^cTT: gif W* SKTHT N^IirlH:
OTOT l TFT r t ^TTi ^FTT^T feTTFFT: II ^ II
O \
Digitized by Google
mT
mi mvm i
^ fopT ^ Wf* II ^0 II
wayz ^ m\ ^JIMIH Plr^l: I
JFMcfhl^ig fW <TT(JTt Hof 3^T II II
HH l Rk^M I M ST TjTFT I
iHUIHUIlRfri rTH JT T^rt rT^T II ^ II
mminm i
^rf^T ^ FTTr^^M^UllrlFT5T II ^ II
$>c^4il H -pifr<HfFT HT^Fn^R: I
ciri^K^M I ^T ^ g %H4^r T II *$ M)
il i qsQs r Q ftrTt pt m forlF t s T H 1
HiH^iftyui^ sr^swi^rfi m\ n 11
5f^T T^fU H^rT: I
rroFpFFTH^r m< 3{(h^iwPt: u mi.
^ftct h^ttth ^ 1
Jim #TTWfr JlcdfaHM^ II II
ilcl^ M«=hl4IHIi<fn wfigrl: I
!jr^srf%rp mft ^TRFT f$r$TTT wt II W II
fft?Tr^fHCT^ffl !d#W<HI^ I
^■frpM {FTfafa II stf II
Digitized by
jmm
^fNrri^ *ft FqT^r Fr^^ni i
^ m wf^JiiH hhttHmi; n u
^rgwrt ^rft pt yRiNHiiMcji^ ^ i
rCTJi rr(hrs*i srarFfert rtii^u
i|rjJ|«IHHl S^PT: g^&j fnwf^T: I
SFpWlSIT ^^[(rMlPlpTS m> II ^ II
f^Jrtf 5 sRF^HMi'WH: SffelrTt I
*j mRhHIHH: II & II
g^fi: FP£ *ri% an^^fawf^W I
:^[^H||rHHc|I^HJ II II
5RTH FTT^FT: CT<rTHrftfq g*Ht^T^I
4iihhi< gt fag: n n
IPmHWIHHl ^ ?{T HIHH^IM FT: I
Iotihih j^tt: cnrft^fqi^iRui II ^ II
^cTT a £r|<=MH FT 5 [TsTT JJIIT^PTh: I
nWTFTIFT gt ^ M(HlPfri II $0 ||
^i^imTm^hi^IuT g^r^rgfari i
jwm qn^ferT sfft gngMH ii^ii
aHHIHIMHIMH I
FTgh&rlMHI* a fiwmwi II II
Digitized by
SlRcfilUi
FFT: aSftTMIHig«%T ^iRH: I
^ ^Hrj II do ||
^Mlftofl^i5dlfe r |^l-JilH^ui I
^rflfa: g^FTlrTg Jf FTrT aft^TT FT: II8^ II
^ *1lril*i«^ rT^ ^A^FrRFFF^ ^T I
{RTT R^T crf^FfT: r f^dMH'i FTrT: II ^ II
Crf^RMH:jt ?nr OTlTIH^lsWlfarl: I
^TOTJJ^ STTST rfl^sRFTJFT II ^ II
FT% RTFTH^JJ^ FT^FT: g^fsFT: I
3^fTW gg# FT5T JT^rT: 5fl<THi 5^: II 93 II
•^ JTHg HvHiTm H^‘IM^I^I
felt qOTRIFT ^RT^TrTcFTT^T II 3*( II
garr f% fag^isri ft f^r ftf^h : i
^^TUIIHRt ^pflRu F ^ Hrlf .ll 3^ II
J TFTTnt H1r{ehl4lfui ^f5T^ ^ H«fcTOl: I
gUTTI F#TT ^I'ilRu *McJTgjl 3to ||
rTF^T W/PT3rT STtrT: FT {TsTT g^FrWT I
bRc^tM {FTFT m ^ g^TTTFFT: I|3 t:||
^IH I MUI SI TE fonii H^rTFT
Hlni«i^i^^^n ^TFT Fflf: II
Digitized by
LXXX.
H^IrHHfHt eWHHdefirJJI ^ H
yF^K^afrTT f^rTF^l
MHM j^HH ^iti*$ui \ \\ * W
h1h^mn^ii(<t^i
^4y(TO«^rT&oTy^Pi^HI*lU^ U
mtsfif ^TTFFT: I
H^Hl^Hrf t rn^HHI«£fo IIH.ll
•^yfri^iy'd e t) c ^Mi H^FRT I
q^TFTT HWMI»fl«l(^MRlrTi U \ H
FTTgqTFT ^ ER^T I
3q3<I^I I ^U nt IT^Ht rTFTft^H^H U o U
fs#J Rl^lHIHTH JTOT NHMlPcFT: I
sTOT^T ^^<I^D|I^UITTT J]UN^ IU U
s.iiwirtjr ^prgwr; i
T%7TI^t ^ TORRHT !7T^Tf%rFrRT U $ H
Digitized by x^ooQLe
sPTPT FT ^IHsll ?nHNl4t|(HI(i I
fi^*iiui! SHriFT T%HMNI(MMH: II \o II
^t f^pr g^rFT ft: nun
SnHI^IH(HQcf H^rTFT R ^IrHH ? I
sRTFT ^HHFrH #TrT; imil
*J?T frot STT^RPTR FT: I
r^IFT FTslir rraiaflfajlH J?T: || y$ [\Jf
f^HIrHH: I
r|pn5q[^«T! FTpOTffl’! || \$ ||
^ *jt %ffT FraW 1||M• I «*
*JHI^<=nii*itaiij|i rf FFR f% || n II
WTWPfT^^ FT fa?|«^ ^ |
>^rft STWddlfi^ FT FR^R: || U II
FT ^T SnHNMMfcHM'J fFTRFT I
* ^lr*1H H^ril R T^RT^TOPT: II \o || —
«jR*! nila £rf Ihfqrj firj! | ^
fj^ nnn
f^rft ^ ^1^1^i fJJTFST »TTFrt ^% 11^ II
Digitized by L^ooQLe
jmm
qqT qq I
FPTT m qqT^ST^fa^T^ q^UrT: II ^O II
proffer fasiiufi HigRw q%q i
qqrcjq imii
^i^IrTKIH^t fw? ^FftfFT *TWT I
tHVHTO T?cq: fWT ^TT II ^ II
%mw *jmj; q q ^i r qTqfaqi<(H i
gftqprfq q fqrq^t qrpNT^H n ^ u
*T FRq *THlR«l JT^T H^THHT I
?^t: M) ^rr qqqt qq ht jfhi ;$ u
PTT q-^TsTiqPlRfTI 1
qt q ^TstoffRI^t {TsTT ^T^^^TT^II ^ II
qirrqFrfqt^ q ftt ^rrcrmqiqj
r^m qTrpqt^q feraTOT II ^ II
ffrffrqt^q ^F?T q^FT: fTHW^M: I
q*jpT^ q q^ q •TTIrRlI^r^ qi^q: II II
myfim sum qqq q i
^inBi^ i g Ih^h i if q Rra ig fareq: iiwi
V Ir<i i^T qq rT^q q qqq rRTT I
sTftfqjffqq fauirKriq qiq^T qtf^T: II stf II
Digitized by L^ooQle
^T%ntrr * o< ®
Rrit H^jrft ^IslWrU'hWIliMWrT: ll$o||
SJeTT {TsTT ^R OT I
^^i^iUtira^ouwiH^rt-^ (MriviuTl iuxii
uiH ' tiffo r rt ^IsfT ?^T flrfiR sn#r: I
3WRR »|yiti4\rtrM ^ntn^i II ^ II
4rM$f (HiMul %nf^r>icM
^r^liHH I ^ Rt H^HlM T ^ ^T^Tlf?
^Hg^HUFR RR WtftFR: W II
aif^Mnt wm n
Digitized by
Digitized by
IpftttM'hHI.l
Digitized by
Digitized by
WNtMIll
I.
{TsTTfr FTt grT^lHFn^ ^ I
FT^T II1 II
^ -c|f 4I^WHI^T «^^q*^grTT! I
sTTFTT: TOT II Ml
farp grTP% rTFT {Tsft *t«£iHH J I
{JUl^r^ (FT $ II
fT q^lWiJuTf^ }TTt
NriHlr[H^^!riHslHi ^F&TV> ll&ll
*T f% sR I
•floim&MHHpl II HU
*dTOftef^R^jpn^fe: H^T ^ I
ff ^Tt MlsWRRT^If FiJTrTO ^ II Ml
Digitized by
Gooq
w (Him Mi
^ «hr H^rll $%T hMt: || to ||
^«il^n=n4] ClftgsH! I
HilMH^y^: IUII
fll^snkil &dsfi]4t $<l^iuiulrlj}s1=h; I
fou^hmcft) ii Hi
^n^uifiiMi^ (Ts^TTlTTjfiTF^r: I
{isqc<ii*n$fa R|«uw*i q^ II \o ||
^[TPT: I^wlwt I
<H.Mh. Hl^l ^uiNirtctrtiri: HUH
^ fuTsT: flrWT^: I
JTOtJjUlqiSq fir'll IIVHI
*j{h r ^l %ng TOqFrIHIHJ
g^T faq^: II \% || ^
qnm^sl^ITf^T ^cr HMHHft R^MT: I
^Rr^r g wi ii^ii
felq^j fyq^^Hirl: Jnldcll^gj: l
H^itiefl H^rtll^t^IrHI QUT^fTH: IIVlII
FTslT^fT q ^FTTclt^ |
jw ii u ii
Digitized by
Vgr ^rt( ft n/^n /
RhMIHIH TTrTtT rRrHM^IrHHI I
ifa(T^ g?f (FFjfafayMpHHJrT II \z II
^ F^T FTFT ^RjlcTM^qfirl I
srfrfawi (FT TOFfafcT #H: II II
hi^^tD^FT (isqt^ I
FtT: tel^t(FT: CFIFTTTcfilUIN^j: II i>o ||
^|9hHHl ^HliHHH) Frft I
Fpf *rrT5T JJWFrT(: II ^ II
WF{ ewtii ^HgUMMI II ^ II
FT rTFT FTF FTFFT f^FTPT Tjfwl sFIT: I
5(^t hFnuiSci ^ff^Rtftt ii ^ n
TRFTH'NMHiyH'HfMrJI FfF^PT I
TFFFT: l|s$|| ^
F(FtM^(T$ <3FplM$(H«£l4fa II Wl
X& d^*H mj Ht^qfolci I
fJFnHs^TFrTF^CF^Fr F: II ^ II
Digitized by
m jf mm
R?T ^ Rfa RRTTT qPTcTl^HH^ I
HRrT: RR^TR HHIcHsi II ^ II
R H^H^TcRR q^RHM<l: JR*: I
sp eh winn jjtttt: g^R Rf% r ii vmi
RJ 5T 4RR?nj RI^Rl(kRgRRi: I
Taq^ffrlbn(i R RRRT TRrJRTrJRr^ll II
R^^RlHi R^Rf 5ll^UIHIHMI^HI I
TRRRT jm^RRt faHlRUfHgfl'h: ll^o||
R Mllrig R R R RRR^ETfR I
RRt'JRRgTJRT^ Rt ^RR $R I1 %\ II
RfSRTRT: R^TFT RRT RRR^T RR: I
JUR^RT {RR RfRR II ^ II
JUTRfoft R7RH CRT (TRTir }ffRT: I
q%T^NH IrhIhH R^IrRRT 11^ II
fRT (FTt grp <; T^TT^TR RJJT I
RRTWt ?TWT TRRRtRT II II
R R RRTR RRR (TR^^RTRIW I
RRHHl ^Wr>Tl(H.fRRRt fRTRRRH II II
TRRTTR RTT}TFRTTR R<TR IRHRHR I
R^TfRU^Hrlfl RRTR: gRR?gR ll^ll
Digitized by
g q lmfchUli
w
ffT^TIT JVR 3T I
JWmsft VgT feraT t| ^ T HR4 ll>o||
fTT^FT: PZJ {FT: q^HIHHIHM lUdl
^ STF@- ^ FFH |
f^ft c^cih^um^ jj% ii >Hi
rnWFTMf^rT {TsfP4 R4 HI <1 3TFP3 tli II 80 ||
(th[h-<n^ih SMMIH^h^'+i I
Wl J^TsT a^iw II &\ II
*T ^^'llrMslHIrHqrl
jpHTf^FT •s^r<ii c n c nm I
JFr^cJl^fa ^]chHI^
ii^ii
^pm {R1M% ilMI^JMilU^
*TFT OW OT II
Digitized by
jmm
ii.
HWf: I
^T7?ff ^TsTT «WK( Hill
^^^l^lrTT^RT HRS': I
*Jc|||s|jH$^T II ^ II
^ JlsH^nQrTkR HT^sRk^: I
cifere r*tv? h mt^gnp rit 11$ II
sflHRH HR** JHR jfRFRTFR: I
^FTPT qlq^is^ H ^NFT II 8 II
Z&i HRrft sRPT^ R I
M—HMf ^tq^rfef flH^lsMlPWrPI IIH. H
rft FRTrl crfrRFT ^fR^FTFTrRT I
rrji^Mi II Mi
t»F TR ? R RgjHHpMR ^TOT I
^UlHHH^I RH RT^T IIoil
FR: ^TsTT I
{R: frrl 'I rR WIT 11*11
H FRR RFRFT ^{WRHI.
^R FRRRFIR 7RT fR*TT ^ II ^ II
Digitized by
HhUl<Nui: CTrfNrrar <lRsUllrMI4J HTTOT: II II
gspniNr mv STHiwfFR: i
3qW^T^ ^FT^IT^sn-fT^ II n II
FPTT RW *T I
mH l ^l ^TFT FT ^flMMHIrHsi II II
JR-l4|My irf^f Ffr% fa^r|^4 I
fo-felff H^IH W HtH I H^ I IPm II n II
WHW' ^IHHrilci m?J)\r\ I
Sjf^pfrpT: JWT ^f^Trn^T^t II \& II
gT H l P t rm i; £Wc| CIsTT: |
HlrJUIH rTTORFft^RTOft RJTfW IIVUI
mm q*iwrs w^hItt^ i
JT^t mfa' tJBrfrrsspnrtllUll
fT5*5TIH^WOTOlt H^ilcf: I
^ ^ 1l\o||
?T UUIH: I
m ^nft %: u \z u
FT SSTT TOT <TO fFTTsrfcigj ?p: I
IT^tHTlTfFRTf^ faWPTAT mill
Digitized by
f^T {!s!T {I'TNI^CRIfTH II ^o (I
f^TfTHSTt ^T cd{iqMH {FFJ: I
fsfHFTT }*T%: \\k\W
^T f^TsFTT (T5T HT HPnH^lsH I .
"Jlff^TT II ^ II
ftHWIrHsi I
^cHtHlH^IIHHH I ^rHHH l ikH II ^ II
*T rf tlR^tri*11*11^1 ^qrll ^T : I
3cfl^ cFTT ^sH^^HgT ^WT: II *8 II
g?r: I
3FT^T JTTTTWf FF ^IWTsf: fcm: II ^ II
FFTFTfrr: CFTTW! Fspjft^fWTT: I
FFFT^F JFFTm ffa^TFFFFF^ II ^ II
fcFfort ijrrfcnqfq i
iJUNr^^TTF F SP^FTJF cj^ITM FT f%H ll^ll
mt MHMHIFMPT fff mhK’m; I
^TRpfiNH^rPi piw ^ei=nf^r ii n
FfT^IHCT ^3TT {FT SFT^FF FFT I
Fy7 OfTF ^ qfTTTFFT: ^TF^TTT II ^ II
Digitized by v^ooQle
rlrT: TOFT J^TT: CT5TT: II $o ||
^TFRTFTF^^T^ra ^iq^q q<qqi*j^ I
nwi
g^WT^pf: giHMIH RT^ff I
FTPTq^Frl HqlRu ^yi^rt HqM(i: ||^|l
rTFTTr^J^ dHfrHIH Pm^<4 FFTTRf I
^TrT ^ft ^T: ^TT R^T: W^Hqpq: II %% II
^ft^TFRW •qq^M'i I
RT T^TFT ^ JTT^T T%TRRTH R II $8 n
f^nw^r: ^snv^ii hh~{Ithi i
STOTfow ^TsTFT (MR 1^1 I
^IrFTR %!FT sF^: q%TT^rT: 11^(11
R rttr ivj
fHT FTrft r1HHq^*ilui |
•T^^RFTW JT^TfnT *iqi
?^RHHH^HN^^|: ||^ll
{ h uto t srate i wiKfc ^r^n^ r m
JTFrforta: m' u
Digitized by
^1*11^4 Ml
III.
H-dfl PT HHW (H3OT: F R5R II \ II
H ^ H^FTT ^rft *T ’SffaRlRc^cli I
5PT: II ^ II
I
II ^ II
MirTil^I F rTOTJj HH: I
pRT >RF STht ^IHHHiqrj g=T: II ^ II
[ilFHR^rf rRT ^RRIRR JF: I
Rfa 9*RT JR: IIM II
FR ^MRrT FRI JRRTWT JT: I
5TgPl^frT JTsTT FIT JtfiyHWgH^fa II& II
^frT tJriqTj: 5p3T JR^f^ FTJRf^FT: I
£4Mm1 JTsRRF 5^Y 11 z 11
W MH^mt JR ^STIT^rt JfT: I
FTTTT qNDJMRR 1^: fORfrR II £ II
Digitized by v^ooQle
sralmw i wl
^ vzr fag: i
^rff^rTt f rn ^f^ : II loll
m i lHH rPpm rt q((WI $ftq: I
^FFT JH^cdrjJI W II
{FT girfafFT <1^w£nl HfaT M^foirii: I
wfef£\ ZHWtF&t || ^ ||
sUrlft W-ltM R~ cHtdgiH gfa I
^TtPiyH^lri ^ W J^TtR II \$ II
^rg^nPr F^Tfar ^ i
^^^(^ TfT R^ ll fl srfpT rFF rHH : II \Z II
^r falfaj^FT ^Ffef FT^T-^lftwirlJ
^Ht^i sjMI rFR pT ^rjH^fTT II tHII
TO ^HM 5 R^faq I
SFTF3f ^ I ^^Hpfag ll Pl JiFfi \\\k\\
{T5F^ q rRT {FT ^THF^I
^TppfirTI qfrTrTT f% F^ l HH l: II *0 II
3qwq*T {FT ^5hf%: I
STl^lpFl’^TT: II ^ II
BFTCTt f% fafaWMIHl^lMi TT^ I
{TsTT m f Jr^TTFtfrT {T? 3T TOFf^frT II II
Digitized by
w jmm
£Ti^rcf% OTfnHT itfrV (I ||
WH jgcpirT: gsiTr^gsfgpeftf I
W 3«J#i f^Irt q^m^cifaitfchr: II II
rT5T eWRuNtrar *i«ita(qri)oi PT I
^ i ^hPimcK t Ir ijm n ^ n
HVHIrj^MMl^tJ dlrlHI Ih^IM PiMHIHhi I
^ ^HgclHodl ^fHH^Il(MHI II ^ II
y^WUHfTI^T ^t 44I s4Mdri: I
sijFfasnfa ehiiTiuM^RiMiPi f% u ^ u
p T cf T lHr m H^rft TO^T ggffo: I
HN^iPiq^ qm r dl mrt gpr iuh ii
^FT^ 3^rTta[^^TT^H^T: m?V 1
sWI^cff TOFTT H i gaM faftfe r q ? iuMi
fifig farr H^iuii siHP^r q?n ^ i
HrTt ST qtffPTlPf tH^n^lPl II II
>nf^rf^R I
^f?rg*T: fqrT^rfwwW^- II ^||
<rtwi ^TFRt %3FT gsTTf^m^ I
FTfFFT 5TTTT f^mPT Hlrj^jt U ^ II
Digitized by v^ooQle
?nr rrt crnem ^nfrt i
^rf MNH I H f g forll^HlH fof l>>o ||
CTfjR ^TlilfTT rT3T gpHI I
ffkT ^ JT^rTT g^TT f^t (IHI WfaH im II
rriFF^^M g H^INIHltHH^UII I
gPlgqtareWH T FTfrPTT HttHU I H ^ II ^ II
gm g^UT J3FT M^STlpmH I
H I Ml i qiHH OTFft HT s T H F <H II ^ II
mi Fft^fwqTfH^r ^ i
3^R JTHt pit cR: II $8 II
SF5T feT foppfafFT MsHMIHH=h4fuT I
Hf^FTT % TOT % STTCFT TpJ: II II
fltrTOT p!#t W ^ I
gqgfagqMifr ^ Hig^ i n^ r; n^u
mf^T Wt >llFcMpM*W I
FTTH % H^ll
^rT^gT g ^CTT i^M l Phtilfcri I
pmro ii^ii
pr f^rf sft^ ^rTRH qfppsw: I
5TTFfcj*T FT TW g?fi: II II
Digitized by
z&m *i!m sTFft^fFr g^r i
^T TO ^eft JJUi{l(lIyfrT: farTT II Bo ||
STTOT 5FT % Hfti: I
gfapH TO ## II $\\\
^cfij^Vt TOt pTt I
m^hihIhh^^t(hhiPcih: 118*11
H^Hutni to to TOrm pr artjqT i
fefidt pt prrfqpr u
%rorm^gTOTOH ^r i
sftfarf JTsd ^ pI^hEhIH^ II 88 II
HtHUI TOI^I^ERT 7 *! ^ I
T?t* TOgTOTRtrTt^TO^^fTOFT ll^ll
IIHIMUt 4IM)mi<MI& |H|lsMlqPlH^Uf
TOrpftTJ flrf: II
Digitized by
«U|U||chHU W
IY.
RmMIHI ^fTfrT: HT^Rrf^R I
gfrf^rf wm* qfegp^^ri n \ 11
il^jqqifj effljf W *1^51 FFfrJFT I
HDqvn{ l sMdlTO STW ^ qcTcFT II * II
?#f?r ^ ^ i
ii ^ ii
SqcjTHfarj ^T R^RT^TI^T: I
sn^f jmir 5^qTFm g^rrarT: IlSlI
w ppm are a ni^uraq^ i
^TTf^T jf^TfR: IIHit
rlHIilHifq {FTW{HIU|: mWV I
TOfaUHJET *THl^?ra!BR f^RT^H K II
frefcT ei(uium ^gn^i i H q^ f tfro i
Rrft^cIril^MiHlU ^TTr^F^T II0II
H %*t 5WJrT JJHHF5I UVl*M ^ I
fqmf^*ni^rHHic|N »'.H
«fl^ f^TT {FT qte{ l sqHqmfa I
^5 wtrni u u\
Digitized by L^ooQle
\wm\
urrTf^nrm^iT fe qk^r n^rfer; i
fen 3^: nten wfn n^rt qm ti \o n
n rRT {WgqNIH qH^rT I
;qn^qFrm ^$n nfen gk: n n u
rTrft q gT I3 £ F ft!T H 1
qnfOT qfr {RiProTu ^ u
g^Rng r ^rnkfe fek^; i
fprrfert ^fem^TFTHgnM nsfen u n h
^«^ l(lHQrf {IsISRH rRT spft l
HfTk^TTTf U|J|cHhRtH n^: ll\8||
n^fr ^5t nnf ^fsm sHHjri imu
^^%qferqt ^TsFrnf: n*FRrT: I
^ : imu
r^T fe grqHRW ^Ifkwfa^: I
^gjr^sRufer mtvte f^nr nwi
RifWig^cn fe nr tiOTWifrwi i
*jw\qfeT nnft n ^ n
rRT ^UMMiIhc< 1M! FI^TqTcqsFft sFT I
fTnrftwnqjTfnTqfT^q u u
Digitized by
Hsl1vWn£|rr f% sIHWIH^cufsf I
3r*pfrrgssFTt II II
^ 3 shfrp-t jwm GRtf^rP I
i|l«fc(sR sFThT cfrRT {Is T fyf ^ 11 II
fadWRl^Wai URT^lft^ FP I
qfom H p < W Iflaufcl ll^ll
HHUIfTHidU^I f^FtT {IdIFW ^T: I
FT^dR rTr^dfarWd<qriJI ^ II
FFT rRT gRTP H«&id)dM FPTTTT^ I
STTFR^T: Hg fT f g: gsTO: g^f%H It *8 ||
j^tht fdrpd ft i
fi^iuwjgt it nu
rf^rg^XT Mold'llJH
H^d^HllfdH Pl^Fi I
FT f^T
greffa d^UH H FlViH *PP ll^ll
^rrr^Rianr
FTFT ^Fpf: FFP II
Digitized by L^ooQle
jmm
J1H 3(1^ ^T ; I
^ q^n fcMmw rT^TT Hl^lM T ir t Winn
CTJJ^T fST^TTT qTsff Plf^r^rRT I
*i«c‘H^^fllMIs^i d*£»M s^Plrl'JWH II ^ II
m ^ UI^T TT Wr ^ Rt f%H I
FTOTt^f Wpmtrft II % II
^ror: ^rr PtarHapr: i
?taw fert: H^IrHsT: It ^ II
^hMIHMprmi f&n g of^ST W' I
fFP~ °hipj T H TW%FR: IIHII
rlrT: SpF^spTT ^T2 tjHHUlMdP^HT I
q^T FTyJI^IHlHl sTsTFT ^rWWH: II Ml
rJV*M WMrtSd uuM ^TTOpT I
PlHH d I WH ITT ^ feTT^ II o II
spfteri gpjTHTH II t: ||
Digitized by
frftelW {TW I
**itaiiPiHM:sjprr n$ii
R rT! ^ft^sFTJ flrf: SJpIT ^RtW^R I
cptrt {sFff ster ^ sftot qjt cpn n \° n
^.im n
HHITOTH*^ ^RlldlHNUI^ ^ |
fjf^TT H^CRi ^ II \t* II
fPIT*J tiefltj ^T I
^sTT: HHj^Hlto T: T t T lfr l 3l>HHl !r i || \% ||
JTFFTHt ? JTFlrTT I
^FT^uftjM i s Sjq%'J , q‘ ^FRrT! I11$ II
{ i Hiftg^Hy m; ^r-MjPPil sptt: i
mm WJ ^ ii vui
silFIlSITfa sflJHWT 3J^S% H^r: I
{Wlft^H % 3?W*jKh{ R - m: ^n: llUll
^pRiriwfeT: I
^IsIHTif: frT5 s #TT^flT {IHlft^R I110II
s^ft^ n ngp ? PimuiHHmff n i
{iq^iffim mz t: ii^ n
Digitized by
w* jmm
fpJT q : I
f% {TTO qfajlsqTftqqq II ^ II
?Rffnrw5 ^rpf^5 fpng ^ i
*wiii foroq cro f g4^W n u
*l«£l*lM {IsTT J I
TOT qt ^HIHTIH {FT {l#*fqq*qf?T II ^ II
FR ^l#n: R qqt {Rt q#jfrT: I
f%{iq qftrTT jfFrr ^7rWT{Tq^: II ^ II
^HHHl fe^qTOTT^I^rHH: I
qqT q qTrJJ i&iqTfTC T HHqiq (m: II ^ II
f%t 5^*3 ^FTT {TsTT ^qt^qq: |
qror^riro ^vmih! {to qq u ^ u
FFT: qjqqrTTqq <Tl(iUii FT^T I
f^Tt^fq 4 )Hc|tIH: TOt TOT^t sR: II II
TT 3 f^q: zgf emit i^qnqfrfqqqq I
{TTO gjqRR gff *IWT<I sR: II II
sTHIwhHh'IR: ggq FR TTOR: I
qqg^hnwqqNi{Hiqfenr; u^n
rTHWi<^q«iH45t
Digitized by L^ooQLe
q q falBMqi m
WIWV'
iiwi
5t*rr? {FTTW ^ f fe n chin^ ^ft^rfwmt
^TFT q^T: *FT: II
Digitized by
VI.
5Trir^jTOT*l^3IT! l *T^Tf^RT I
HWI<maM l tg T rffFR ^ II \ II
*m H^TSTT ^iH^lsTOi Cfct I
Ht|RferWclrf T ^g^sRT^ Tt II ^ II
Rt ?T g^T ^IHH$rlsHI$STT I
II^11
5TH % I
Richie fcr ^qn> mi ^i#i ii8u
3fm ^ «^rW Mftft: i
{IHH lfTT SFTticm J^IFT trfTT IIHll
^frT <JET rFJT fSsTCT ^RnTT I
™^rr ^^TwrRrr^i't 11 K n
w: J5J#FT fer ^TlrRsT I
{FT ^TsTT i]TTrJ|TTTTcf,j l| (3 II
FRFt «^farT! H^l sFTt ^FTtRfT^T I
gft Wfu T T mt (FRTrTT ^T #FTT II t: ||
^frr ^rmrt mm HiHHRrTT i
clFTTrT ^TT^TFTT II Hi
Digitized by
iMluikhlul w
chlq i ^^ i tmiHSTCl I
SIMHIH^^htffat cHHHdcflr^ II \o ||
3frTC FT ^MrT I
H^MHHIrHH JW ^T^HH II W II
Sw#f jm s fa<^i?i i
3R: I
fSOT qm^RTT nj H^sGH im II
f^t rT^*rlH I
f^W^Tt f% pH gjiferTT II \% II
H^tyl FT^f: ^TT^OT: f J*H(^^lr^l
h\hih4hn m 1 ^teet 3 i ^jfami« i n n ii
qiqPl^MI I
ftfft^tM w w w
?FFR FT%t I
^FT ^T^Tt ^IsTT II II
q i WllX W *TOT j:^fto^nfi% I
CFmTFMHHH^ erfern^TTFrTT II \* II
FFT J^’lOTT *FT j:t$FTt >^rjj
FF* ^ f% % ^IcRirT % PlI^FfT *TfrT: ll U II
Digitized by
w* jmm
snj: nlHua r ifo ri^t i
^OEFFR Ri g R sn^t of^H^nn II *o ||
m g f^^fr rt jn^rurgt) Rthj i
{T5TT <^HW R^RT R rim fRT II ^ II
g i ^H i gHcHcNH dimiii gnsrium i
{ft wicrfMVfi mgsFtt ^rt u ^ u
R{|faqjH sTTRT gfacftqn: I
jrfH ct {TsTWTTTt R II s$ II
RRRTf^ $T5t Hrft HT*UTRT$ R ^TTT: I
g^n% r arfR hhcih^h^ bt ii*8u
3RfaTH: UgyWRafr RF^FIRsfo I
HR I *U R Reft shtel^qi Mls l irotH II *H, II
?row f% IWRT R{rT RR SF^g I
RiTSR TRFlfRRT {FT {TRt II II
Rr^mn^lrt’l^ % RR: I
{*T J5T rMIHH Rt WfRRRtfrfrT II *011
RRT Ri{T M«ll {FT RTtHt^rafR Ft RfRi I
RRrtRT f{7 chl^TFR'i RT HlfoflHPlP^ II II
H*R{WI RR: g^TT^ft ^fRRT RrT? I
^RH{ui g^T ^rtr R^ft gR n ** n
Digitized by
q^41 *i^i qwfi^ H^Mcf)^^: || ||
^T^X ^pTOT faMHI^IHHlfciH I
rll<< nllri^iM FT iilrMI gjt ^iPf II II
cfT cfTfa I
ri^llr^f^T % *T?TFT ^IsfT ^vfpjq^liH imn
JT*T fot f%f%^rT : qt
E|^ST XTsTT gnfHWHIrHsI I
jpnT^x {Hg^x^^T
*T wfri^lq'xjtii II » II
jmmt ilMltdl=hlUi
^TFT Wi W II
Digitized by
m {\nm\
VII.
RR’feRT RH WTf I
RRJR R^T RR^TR^ RRTJRJRTRR II \ II
Rqt^M PfiRRrR «£p4r|l RRRftI2rT I
J>ri c hHUI^HHilHlrRTH RTRR^RR II * II
^imlMRWT ^5 RR Rp^HHIPliR I
■pvt ^ I forlU R BiM^iruJ^Bflw II % II
cfigRaif gw RR RRTP q^tvfpnR^IH I
qrpiJfFI^J^ir II 8 II
RIOT gR#IR^TR^Rf^RT I
3RWIRjfR ^falRRt 3TRtR RRRfeH IIHII
^fcy r n tw wzj {\hh£I RfRsafR i
SPiftRrft RRR^T £JRT R R RfRSlfR II Ml
Rt RRT H!tlHy)Ri RRRf fel R^t I
cftrTT OTTR R II ^ II
RRTrRT IJ^Rrff R fRR ; RrR^FtfgfR: I
{TR: ^ ^ q^IRRR^fR II ^ II
RTRR^RRTR R flRTR: faRRRRI
RlrTUlt R R RRTRT faMIli^-H^PR II * II
Digitized by
f%5tq?T: fJSPTfrT *TT I
{Fft ^Isft^n^T: H%liU : mo ||
ittcrMIUi' RTfeT ^ =Tl^ H^TrHpT I
flrTFT RT TFTTftwf (mil
H^rsrrfq- JFW( P c^ t fciHIH qx I
f roirnH^. jm swu tc to win ii ^ n
FTT STITT HHM^ ^ I
^ 5 qfirrw n n u
g^lT ^njsfem I
^4g^i ^ gn^cfir^ n \a u
5PTW J:*5fo|ifii(ri mkHiI ^FFtfq? 11 11
{TWfarll ^TsTT JVm ^ g cT <x T cU I
rTFTRFfTFT ^TM^Tt ^ ^T?TT >Tf^rfrT II\\II
jrmwri^^ h^t: ? f^ TFi ^ i
5T f% ^w: gm: m jwt h^Ph htRtRt n t^ii
S^HlHfa gsrmiTHchl I
^imHing yn^MHMi m^w vmi
rTFTTs^g gtg ^h-hiRii qrRRn: i
Digitized by
jmm
tisfo ?wr! f w i
FFFFFTf^TFT {TFT F FTrJJ OT3F II ^0II
Fri^FTFFgfn^FTF J3ft I
{IsMJtt'W mJfTTr^n ^ II
FT^ F^F HUTTTT F F Ft FTFgFFf I
wimil gpi gr crfo ^Pi ^ R t u ^ 11
gF g F{7T {FT: grsr {TFTFFJTItR) i
^T mt ^ Ff^^^FFTfa FT II ^ II
SOFT ^T f% FigRT F{Ft FlfarFFFT I
H?H^ I ^ T j{ FTt^r F^FT sTFIH II II
FFT7T f% {FT: ^PiRt FTFFFraTfF {FTF I
^nRh)^ IIVUI
HWIfl tr^HUT RRfF FFT {FT: I
{FFg F[F FFT F FW II ^ II
FTFFT^J|^3t grT: I
cH*T FT R rf gftaFFSPFT ^FTF^H y* H
^FFsilirFraFT^T: FTTf^ftT F FfrT: I
*T^FT H{rft {TFT Rft M w Thc| wfrT II St II
F g FTFTt {TFFT F^Ft %: I
FF^TFFT #TFf: FlFr^FFTrFsT: II ^ II
Digitized by v^ooQle
(FPT II ^o II
^rrfe PirM Pt^Hi m«4i i
{ I H* T »r Tr Wffttn ^ *TEEEl II ^ II
fin f% pr^r *T#r?ft f^fr
pT FFpTT q^PT^ I
=5FTtv;gfTf^r ^is*4*iic*isl
fern^uf n ^ u
(IHWUT ilMl^l^lUi RFT
*m*r: ot ii
Digitized by
jmm
VIII.
?Fr^fFr^f^sTR^Hi^gri f n n\n
ST g rt^T gl^cl % gfT? I
^ mtftq - j (T?t farWrlTH^ » * »
SFff U Tt ^1 *1 pt ipmunf^FT i
IT OT {IHHrT f sq JOT^Tt^ fot IJ<T II ^ II
H^ri 3^TPT% I
Ua i si+tel fq - Sfr: ^T II9II
^pIT^OT *T^T rTT! I
3^Rt fo|?Hf%rr?T fsnHmfaPl W II‘III
%i ^ft uwwrPr ft i
^riPTTm^ ^ chi{Mifa u \ u
^V*V\HW I
fafelJr«JIM II to n
OTT <* q^m^FfrqT^R 5T^X 1
HJrTJ HISJTO15U {FfesR^Ir^HT;ll
^cR^T Fm^rT ^T^T qTTHW I
cn^r jh^fi {FTFr'^flH^r^fk n Hi
Digitized by L^ooQLe
^ylaiichiui
^riwPiwiifH fcFjwi i
gsrt^f HWrAimiM \\\°\\
3^ J£W : rfr&m I
3 ^ ^rffarft IR: WWW
^FTTFTO^ft ^TFT I
^sTOriPifa ott gt *T3r fM^rasr: n ^ n
^ w^{ ^ isrot ^t^;; i
^ 5I5RFT II ^ II
rrfFI^R^frr TOFT {TsTT gT ^nf^H ; I
faffTOTOFIrTt^T toItoRh: *TO II \& II
3TUfi(i^UT TO*T TO ^T TOT frT I
ft sjrr q|t it to www
TT mtm ? q(HW3 FRT ^ I
J^MlintH rfe FMPTrh H^IHHI II U II
4l«lPl«l TOHrj^fari J^T I
?ft *TO HrflX HTrTTOfH^FT II Vsll
TOIsFT *T ^FTFT spfrfnr f% ^Irl^l I
aRtorrt nfznmsr j^t tot ^ttf# ii ^ u
TOHrlRTH I Mi ^^ Hir T H ^r iflHl I
{isfR *tt ftftfwr m HTf^ror t%to ii ^ ii
Digitized by
*** {\nm\
^TT gjimm jsf^rTT 'TFT I
rR 3t Srfarri ^TsTT j:^UHp3rT: II II
uHi<tefrr flra f^nrfr i
^firTT pT m *TTf*rT HSFT! II ^ II
pT^T f% R^TsT: f^FT ^fcTFTfa PT^rT I
Hlui^igcirfiPr ^rf^r f%^rrf^r ^r n ^ n
^^jm^Hrfr r ITFTRg i R: f*IT: I
q^r 3 rft^ 11**11
FTFFT qf^J^T MN5TT^j FRT I
|iHupndH i ^ q> ^ftfnr re ^ n *8 u
fcftr ^wm wm get »ft i
n Wl
?ft Hl{te r qiW5 I
{I*ihcIisH ^is^dlfa qnH ^r II II
W ^fsr cht?qTW ^ awfflr % gFT5 I
p ^FTt ^ H^jfa II ^ II
HteFT g^RH $q |lsqH=h^ I
%T qn^T qnfFFTt 3HTr^UrqUllwi?T II ^ II
HTfft^^T 37T^T HM^lfar I
Wj^HH^dST ^iqcrra fw W II *$ II
Digitized by v^ooQle
^yltyichiMi >*»
£s|R>TR IJMSfcffH IHH J I
jt sGtafqg srait * sr ^rg^fgg n^o u
?r {Tsn f% uiurwRr <r((r*wr^ i
*T ^UfHstifHri ItlffiFR (d i tm II
CTTTT^TFT ^ FT *l*M (T5IR f^FFTRHT I
IIV*M
m&WTSm HT rfMli^rn I
^f%rT|^TOMiN(lynTRl^rrT imn
i% ht dr^iuf *ji$f*faiii i
ij^fatfctvO 5TTFTT FPT STCT H^IrHHI lt>8ll
qFTt^m fet FT I
HH i ^ r ff# rft% ttwfti im u
^frt WUHI^I I
wffa JpT3^fT *7^1 ll^ll
crf^RI rfrft ^ff^^IT I
3^q^^Trrtf^TtMN^fH7 II II
5Rt^Hlc|stHTft Wt TOTf^lT^r I
STFTT qfei J55KRT ^3TT ^rf FFTT FTTT 11^ ||
zm MHFT^T [^Hfaufl I
^ sUHlfa f^T {IH^hlftH II II
Digitized by L^ooQLe
w jmm
JwlkrTT: ^TT f%UTT fafrTFHT: I
& m ^IH^T sfarT: Rw^iIhI II 80 II
3^Hl(R(H4ilHI<=hU5W^rlH I
fiwi^( mr fror ^ rto ii 8 * n
sm^ gfa*flH ^HI<IH^npTrf I
ll^ll
pr'TPTrTFTt i^lR^I^Tt *F?jj rHlH^lliH^Tt I
TOt *FT JT^rft fefNk fylsW II ^ II
jssr ^rr^spTFFT i
to; s rafamg h i to i ^i nddii
35T HirWtelllH f^T TOT %TOf I
g to g*t sr jth MdH.il
TO^T FT g^UM gPlCTH t I
HH^fi whIht^ ^riwrfH * ng uaui
g% ^T frTFR) WW I
^frof^r ft f# gHTTO^mf% ^ n &>ii
to^tot fro ^rto girfro i
crf^FT gn feref^rfo u u
^F?T T%TOTR^T gTO ^ 5PTRH I
JTfrpsiFFTOI^ JTTOft g^TO II 3* II
Digitized by
FRTfq - ^TPTt^^TT: I
giftqf^rf^TfrT?m *ft wfafo iiho u
^ vm?u 9 ^m\ jsstt i
5TORT WR ar^qvjH IIH\ II
JIUlefo 5rp=qt *t <=h^lfcr CECT ^H I
*frlfc ^ cfur^iui |(sil*i IIII
mtm crftrsim ^ i chhih ^ i
fJrllH^MI IIII
H«fcl«£ufui|(NlM g ^l^>|( cf ^ l ^HI I
rtqi-qiPi ^N r |l!MH|UlliH *TT IIH** II
*pf f^rf^rr Frm *rj(mi frt i
astont^m^H^RTrii hh.hu
rfU«^*iiM*id^: j^n^migyiT i
^ wft q^^ i iu<H Jcf)^ n hUi
^ ^T *Tt HHl I
^t 3TJTSR *HH H^rP Ul^ilfi f^PT IIH^II
*r *RTft ^ ^I|R|| RTH*l|l^5T HtsFT I
^luM ^rTW^icKHl ^T5ra?^|IHsH
faro flefaruiilH HTf^ft i
'* \\
Digitized by L^ooQLe
w jmm
^IuRh^hhhI^hhhi
FT3J f^TtfFRT^W I
f^rTT ^ FT
FFT^rTT HSWIT<tyT II ^o II
jrFT ^lH l MUt {IH^IHH>J I Mfas 1 T
•TFT TFT: II
Digitized by L^ooQLe
$80
IX.
^WT: fWTT^Iig fq^TFTJjt 5 F ! n * »
Fit fT5T crfrFTt ^I^TFWlfarli I
arm t:^t gsire ^ihI^Ih: imi
IT ^TFTT !TTOrvtt^fq- J|(iqtfT I
STOTT: pfwi: II $ II
toIwiRTh i
^T^IfTOlt crfHrltg& It ^ II
^TqjPm f^re fer srmR jifert i
i^rnm to^ft af^wf fit iih.ii
IT Fit fspptr : I
Scire {KfflTOTOf ^RTrfig^ftfH^ 11 K II
•T rK^afisIHlft 9hlM^ir*lPl TTJrT I
^ ^ i t^iHifH ’^re^rftr f^H i Pir n non
^ J:TOTO ^ ^TTfnt pfTOrTT I
licit
Digitized by
jmm
^rfl^frRr^ fafrunifanl i
iiHi
?mt * ch^Rr >nf^r i
oRPT ^T^^fCFT c W'T%»T 3T FTJ*f5FT fJFT II ^o II
^J* f^T cH*lcll 4 l < ti 'hi 3T I
^3rTT gur? 37T 3|T f^J^MHi II VI II
VZfZMl ^R^^N'^rf%¥5T: I
^ *FT Wf^FTFT ^ FFi>jft IIU1I
FTT^T srg^T I
<jfelt {R^Tsft'ffFT FOTX^T^TraFTt II \$ II
Xfejf c^-^Hi CP^TFT gmfFTFT I
^rf% ^H^^FFT ^TT RT ^ fi?TT: OT II U II
*T FT f%f%^fH5TFT *T c hrl 4 i«^^Jr^«^ I
STTr^M) sflMrMTN FT WT m II VIII
^iehl TTgr^IFT I
qf^ftefqrj mi H?frt pm nun
jrrfFT i^y^Hi^r^r^T mhihfti i
spftforri g % T%l%^f^t II Ull
tffFTsTKtT% FIT^T FT ^ FfiX^rffH^fa I
UfasTIH FTrft^ Fit FT^felTFT ^Tf|rT II U II
Digitized by v^ooQle
^c|*JfWrT*IT {TsTT WT TOT: I
gf^r f^nwr *p: qw^rFf-i: n U n
fcprt IllM^rt fffTTi H~pfr P l rMH^p T f rr I
ft ftt fsrerra n
*T sHHTRt pTtH Bm'H'{ 1 *W 1
cisftMpll ^ f^PJUT II II
^rt fT fire i
rlrTi ^ FTTT *F?H II ^ II
sihh i hIh wft ?t Br°h i i^ g H^ 't H i
Ttfi'SJTFT FFT mfFT g^HHIFHH: m II ^ II
Ff2T FFTW ^TT^R ^iPwiTHIrW I
gETIsT^TT ^TWT II *8 II
m\ otjt sfr *rer ^Tfrr *r i
FT^p^ FFTm^T ^T: OTJ^HT: II II
sRnrf^ irgiShr ^ret jrenpft f^r: i
sPragfacft%cr^JRTcf{Rm: ll*Ul
fircn^rftr ^riiw Jj^re J i^ c,r,,: *
TT^T ^RTlPl FTWTfiT slMWlfarT SR: II II
O
FTFFTTT R^Tsn TOT: FJUHlf^rT: I
STt*T^f ^R%nT^5JTJJIT^rn: II ^ ||
Digitized by
y<o
{wm\
FTrft ^ 35*1^ «h F Wll^H II ^ II
9F^it!i 3^ ^ ^ pPtt gq i
q%$H ^pft at aft <sr qq^ a n^o ii
gteW T Ei FPTT^ft ^t 3% wl^ rT; I
^HHialr} H^rfl' II n II
aqraq srftftr gqraat n ^ u
^ flrTOftGffafiT pr fiFTsfe I
HTrf qrfq% gq ^M^ITOT 11^ II
^f>T^tf>T:’l^n ^ f^t R^rf^T: I
qqq sjt m *p: u $a u
*l«£ril H rt«ilft«r»ril gq! I
iiH^HiMi fro ^ngcrf^r $ n vui
fqRlIrl vfrm ! qlrirl • fulfil I
cn^y|rr<j|pi«^rri 11^
f^tr g 3=T: a^T uCfcWIrfHlHfT: I
Ji^TtWTfNrT: II $o II
g?TH $hwiw £mi%Pt i
f% frf rR Jim W cTT qiq^TR It^ll
Digitized by Google
rrmMHHHflM fOTp^Ng^JHI II
g RM f rH^H I ^l I M PT gtf fr cT I I
(lsi^*)[rl f%$TFT oUlrfl rlhrUlH^lfcWI II Bo II
stec?f^t flcfT ^FP|5fc(*T I
WQVi *gf<!W grf II B\ II
5TT gfw ^T H&MHfa ^T Rpt I
sftfarT ^lrHHl pt ?T farJ3r*FT IIB* II
f% fifa J5T ££T I
WMrl: rt%?TH%f^^rFrr llB^H
f^RT gf*T c|T F#Trt %TT I
JTgpT^RT^frrej^Hcn RH llBB||
rl^tr^sMHHN ft3PT: gi^Pl^M I
srfr ^ aw^% ii B^ it
*T^T^Tcfc|q H^llUMUl
*=i)RUi {IsTT ^T^iHRli: I
m^TTt fipRT ^
^TRUftq^t si^qiPiqlrdi llBMl
Ffr=hFl ftqtfHiq)
^ JJ#ft^rm I
Digitized by
jmm
ztfUvqfcFl « 8(3 »
^nmw ^Mlyji e ruui ^nn^R
RFT*^' mi U
Digitized by
ANNOTAZIONI
AL TESTO DEL LIBRO PRIMO
Capitolo III, sloco 44 , verso 2 ; sloco 45, verso 1 . — Com-
mento di Locanatha : 1 nom: 1
M \ tT T^ {htto r f■ 3 f ffi 1 nrffouf^ri^r^j vwjh f^wjg^ 1
rT^iT crnjTnjrn^ mr jtt^ : 1 nrrftfn m Point 1 t-oiMHsuna 1
UdP h cTTfoijih ^Tofrf: 1 iimidl* 4 sTTrTT: 1
Capitolo IV. — Variano i codici nel numero dcgli slochi,
onde si compone X Anucramanica. 11 manoscritto g ne ha i46;
il manoscritto m, 1 3 1 ; il manoscritto j, 1 5 1 , piii un verso
dispajato; il manoscritto w, i5o; nel qual numero consente
1’edizione di Serampore. La nostra impressione ha 1 49 slochi.
I due versi del codice w, che ho lasciato fuori, appoggiato
per altro all’ autorita del codice c», che non li ha, sono i se-
guenti. L’uno si trova dopo il verso secondo dello sloco 72;
1 Sporro qui brevemenle alcuni passi del cominenlo di Locanatha,
e indichero insieme alcune pochissime varianti lezioni, le quali possono
avere qualche attenenza coll’ Introduzione. Nolare tutte le principali va-
rieta di lezioni dei codici manoscritti che ho adoperati, indicare a mano
a mano quale io abbia preferito in questo od in quel luogo della pre¬
sente impressione, e dichiarare occorrendo le ragioni della preferenza,
accioccbe altri possa conoscere e giudicare il mio procedere critico nella
pubblicazione di questo testo, tutto cio e lavoro che non pu6 aver luogo
ancora qui, e che eseguiro, ove il creda necessario, sul finire dell’ opera.
Digitized by
Google
354
ANNOTAZIONI.
ed b questo : f Uot?,A ^ ^mr Jm<TTi. L’altro vien dopo il
verso secondo dello sloco 77; ed b il seguenle :
pinw ^ oTUFf 1. La ragione, per cui ho omesso quest’ ultimo
verso, si b l’incongruenza che ne risulta. Si dichiara in questo
verso essere stato veduto da Hanuman in Lanca il carro
Puspaco (il florido): poi due versi dopo si parla della ricerca
che fa del carro stesso il medesimo Hanuman : fsr^T: 301-
ecc.Gli editoridi Serampore,perevitare Tincongruenza,
tradussero grossamente il secondo gtmiR non piii nel senso
del carro Puspaco, ma d’un giardino di fiori : the jlower gar¬
den (vol. I, pag. 55 ); ma laic versione b aflatto arbitraria ed
insussistcnte. Avendo io omesso per la ragione indicata questo
secondo verso, ho creduto conveniente lasciar fuori anche il
primo, che non si Irova nel codice g, affinch£ non rimanesse
contro ogni verosimiglianza un verso dispajato nelf Amicra-
manica.
Capitolo XI, sloco 19, verso 1. — Commento di Loca-
nalha : : 1 hrwrjft r rprf q
iI*M Flr'JVJ ; |
Ivi, sloco 20, verso 1.— Commento di Locanatha : sttr-
1 grrereft »
N Cs N
Capilolo XIII, sloco 22, verso 2, pado 2.— :
cosi il manoscrillo G.
Ivi, sloco 27, verso 1, pado 1.— cosi il ma-
noscritto vv.
Ivi, sloco 28, verso 1, pado 1.— farfR^romoFT ifteiT: cosi il
inanoscritto .1.
Ivi, sloc o 28. verso 2, pado 1.— Commento di Locanatha :
Digitized by LaOOQle
ANNOTAZIONI. 355
*7^:1 Wj^ i q i: (sic) (tf^pmTT: ?) ^f?T TO SJTT PHTTm^
^I^T?T WMrt I
Capitolo XXXI, sloco 4, verso 1, pado 1.— 3^ror^, ecc.
cosi il manoscritto w. E Locanatha chiosa in questo modo :
3 ^»r: ^qrr^Ttnt i ST^nT: ^f?T areTTTTTt yi^l<Ri r* I 3 ^SFi
TOTTOft
Capitolo LVI, sloco 16, verso 2. — Commento di Loca-
nalha : i mqPrc^ tomQft : i
4 t fsTJtq : i
Capitolo LXII, sloco 3 i, verso 2.— Commento di Loca¬
natha : qmniPi 1 ILare^ i ^ : odVrdUioT f q^ T crf|-
fjfo ecfiT: 1
Capitolo LXXII, sloco 17, verso 1. —Commento di
Locanatha : aichiuiiwoiV ^tti arorcrt *kafdg^FTrqirsrr 1. E no-
tevolc qucsta chiosa, che pone l’identiti dell* etere o dello
spazlo e del gran Visnu, e fa Brahma originato da quest* ul¬
timo. La recensione boreale invece di srmsnrooft ha :
^jniqirsn ^r^TT ex insensili prodiit Brachman; cosi traduce il
Sig. di Schlegel.
Variano sovente i manoscritti nello scrivere i nomi proprj
di pcrsone. A 1 capitolo IV, sloco 3 q , verso 1, i manoscritti g
m hanno TOTOJ; tulti gli altri codici e le impressioni di
Serampore e del Sig. di Schlegel scrivono Ivi, si. 107,
verso 2, i manoscritti g j hanno srra, tutti gli altri A 1
capitolo VII, sloco 3 , verso 1, il manoscritto j ha e ^T-
^nr^r:, tutti gli altri hanno yfef e . A 1 capitolo XXIV,
sloco 1 3 , verso 1, il manoscrilto j ha giuuuor; tutti gli altri
leggono ^Tn^oT. A 1 capitolo XXVIII, sloco 7, verso 2, i ma-
Digitized by L^ooQLe
356
ANNOTAZIONI.
noscritti w j hanno ; le impressioni di Serampore e del
Sig. di SchlegelsW, il manoscritto Ivi, si. 18, verso a,
i manoscritti g, vv, j, m hanno ; 1 ’impressione Schle-
geliana ha . A 1 capitolo XLVDI, sloco 19, verso a, tutti
i manoscritti Gaudani hanno Timpressione Schlegeliana
porta Altre somiglianti differenze nei nomi propij di
persone o di luoghi si ritrovano qu 4 e 14 nei varj codici del
Ramayana.
FINE DEL VOLUME PRIMO.
Digitized by
snrf^jnuf
: i. .q^f $
ii. ^nwr. n
III. chlodl^H^M j. ^0
IV. fig^Hfuichl. ^
V. . 83
VI. {TsMuFhI. 8 o
VII. ^H l rq^uFHI . *U
viii. gn^iichi. h8
IX. . Ht
x. ^^hiimI^mhh. K\
xi. ^ra^TOFPn^;:. <n
XII. MsTI^T:. 08
XIII. ^HMMsI=h*f. 0 *
XIV. {MUNMHJIM!. ^
XV. MlMfilKlFrlJ. zz
Digitized by
mixw. {ismltaui.qsr ft
XVII. ^^ytdilHH . ft
XVIII. ft
XIX. ^FpsRT. \00
XX. ^^HOrMprl:.
XXI. \oto
XXII. talfa?MI<*i. no
XXIII. ft*
xxiv. 3fwcii<*i. n*
XXV. fcWIU<H . n?
. XXVI. ^THI^HlHclW:... m
XXVII. ftH
XXVIII. rm^Tfrr:. ft*
XXIX. .
XXX. ^JJIIHUHTH. ftH
XXXI. sRWW<M. fts
xxxii. ifiOTHPicimi . \$\
xxxiii. fenfeiw:.
XXXIV. itnuirftPMW:.
XXXV. 5T^rTmT^:. no
Digitized by VjOOQle
mi XXXVI. .CR Vik
XXXVII. JT^rffT:. Vtf
XXXVIII. \h%
XXXIX. JHl(lr^irl. \kK
XL. Wl^sFH. \o°
XLI. \< 9 %
XLII. «hp 4 rl<rfH. \&>
XLIII. HJI^slUHTfa: . \zo
XLIV. .
XLV. JIJT^rT^Jr . \*k
XLVI. SRFTterfc:. U*
xlvii. \H
XLVIII. UHidflHIiR:.
xlix. in^i^nwr:. w
L. ^
LI. sRWHIF! . ^
lii. wrr^(m . w
LIII. ^yi^lHH^lTT. W
LIV. ^fwi^IT^FT^t.... W
lv. w
Digitized by LjOOQle
^0
lvi. ' ^iwpsFi^:. to **8
Lvii. fsrenfasrafrrerT. **o
lviii. fgrarfTOsremT. *>o
lix. miwiFi. *>\
lx. f^njwr:. *$a
LXI. sn(5l«iUiq:. **o
LXII. . *80
LX1I1. SpOTfiMshq:. *88
LXIV. ?F^fNW5. *8o
LXV. 5. *Ho
LXVI. ^TOTFT:. *H8
lxvii. fo^Tfroa^ierciTfa:. *ho
LXVIII. sRch^lchi . *U
lxix. *Fp%:. *M*
LXX. dH^^H^Ichl. *^o
LXXI. *00
LXXII. =h^|o|(Hi. *0^
LXXIII. sTO^TTWPT. *oo
LXXIV. jft^FT. *to
LXXV SW^IUli fTOT^:. *^8
Digitized by LjOOQle
r . . ^ 6 4
Ffjf: LXXVI. sn q^HHUW i.g=T \zz
LXXVII. sTTH^idHlehNN:. ^
lxxviii. .
LXXIX. . ^y}»
LXXX. ^rT^fTTJFR. ^oi>,
^nrHTOjnrt
I- lPl^^c?Ic|^TFT > .
II. ^T^I^IIHH .
III- ^HilgPlH-HUl .
IV- ^l^chlgcjlHRf^K...
v. j^ft^r^icrnFf. $tn
VI. *W{W(^e|H. ^
VII. . ^
VIII. .
IX. ^*THH.
Digitized by
Digitized by
sjfersr
3*
to
\
giffa:
H.
mb iwt
JPTWf
to
to
r#ht:
too
*
*ft[UTr
^UTT
\&{
to
Hlcrira-i
\to
^00
*
t>00
1
H^WIili
H«£WNli
to\
5?
rTRrft
rPWt
to*
Z
sl^Pl ecc ■
O
ecc -
to\
\
fof%
too
z
FT
FT
to*
\0
^Tt
Idem.
to
^rf^t
\
tFT
*rf
K
TT
n
to
wrt
f^FTt
Digitized by v^ooQle
Digitized by L^ooQLe
Digitized by
Digitized by
2 • sm ■ m in m*-: • ^w;
w " w - ^ .